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Wallace David F. - Infinite jest |
In un futuro non troppo remoto e che somiglia in modo preoccupante al nostro presente, la merce, l'intrattenimento e la pubblicità hanno ormai occupato anche gli interstizi della vita quotidiana. Il Canada e gli Stati Uniti sono una sola supernazione chiamata ONAN, il Quebec insegue l'indipendenza attraverso il terrorismo, ci si droga per non morire, di noia e disperazione. E un film perduto e misterioso, "Infinite jest", dello scomparso regista James Incandenza, potrebbe diventare un'arma di distruzione di massa... Recensioni 1 - 20 di 21 recensioni presenti. Media Voto: 3.52 / 5MARA REGONASCHI (10-11-2009) Libro immenso, dal punto di vista fisico ma soprattutto della grandezza letteraria che rappresenta. Senz'altro Wallace è scrittore geniale, che sorprende per la tecnica innovativa della sua scrittura e disorienta per la creatività delle situazioni e dei personaggi che racconta. Leggere il libro, lo si deve ammettere, è però estremamente difficile: il suo peso fisico ne esclude la lettura in vacanza (se ci si va con le velige!!!), il suo infinito flusso ne vieta la lettura nelle ore notturne. E allora, i tanti che come me lavorano full time, quando possono trovare il gusto di leggerlo???? Mi sono impegnata seriamente, l'ho letto (ad eccezione delle note), mi ha a tratti entusiasmato, attirato, divertito, sorpreso, ma confesso che non lo consiglierei. La mancanza di una trama lineare e la sua strana costruzione crea poca empatia e mina seriamente la tenacia umana. E' sì, la genialità è di difficile avvicinamento... Voto: 3 / 5 |
laura (06-11-2009) La genialitá non é comprensibile e codivisobile da tutti.. mi dispiace. A Lorenzo: alla tua affermazione "nessun autore americano del filone 'postmoderno' è stato capace di scrivere un romanzo-fiume all'altezza di IJ" che trovo alquanto patetica e disfattista rispondo "Thomas Pynchon. Gravity´s Rainbow". Voto: 5 / 5 |
werfen (14-09-2009) non mi sembra il caso di fare una guerra di religione su IJ, se non piace si ha il sacro diritto di abbandonarlo.
ma se lo si è abbandonato non si può commentare, né recensire, non è serio.
Io sono tra quei lettori rimasti incantati dalle mille storie di IJ dalla prima all'ultima pagina, noge comprese, e che vorrebbero leggerne ancora e ancora. sono tra quelli che ha riso ("Fai ciao ciao al burocrate" è una vetta inarrivabile, solo per citare alcuni capolavori di Lui in persona) ma che nello stesso tempo ha amato Hal, e anche Mario, soffrendo empaticamente per il dramma indicibile che attraversa tutto il libro.
Liberissimi di non riuscire a superare le prime 60 o 100 pagine, ma andate a giocare da un'altra parte, e non disturbate chi ha letto il libro co n scempiaggini e banalità. almeno tra i lettori dovrebbe essere rimasta viva un po' di civiltà, in questo triste paese. Voto: 5 / 5 |
Paolo Pizzi paolopizzi@hotmail.com (08-09-2009) Capolavoro della letteratura o stralunato viaggio mentale di un folle? Opera universale o prolisso scherzo letterario? Da un punto di vista “tecnico” il diverso stile di Wallace a seconda del personaggio trattato, l'alternare una narrazione in prima persona con quella in terza, l'entrare nell'ottica dei protagonisti con divagazioni da narratore assoluto rendono Infinite Jest senza dubbio un opera unica ed innovativa. Però, come in un film dove si cambia velocemente inquadratura lo spettatore si sente spaesato, allo stesso modo il lettore con le continue trasformazioni stilistiche del romanzo si sente disorientato da un'opera all'apparenza sfuocata. Questo disorientamento non consente di creare quel processo empatico che generalmente lega il lettore ai protagonisti della vicenda, nasce così un senso di distacco nei confronti del libro.
Contenutisticamente, fa piacere trovare in un romanzo moderno tanta introspezione psicologica, tuttavia se questa non è supportata da fatti e azioni almeno in egual misura la narrazione perde di ritmo, diventa ridondante e si "affloscia su se stessa" , contribuendo a cementare il sopraccitato distacco.
Dal titolo un profano potrebbe immaginare si tratti di un'opera intrisa di ironia, ma considerato che sono rese molto meglio le parti tristi/violente (in queste l'autore è ineccepibile e raggiunge vette mai riscontrate in altre opere) che quelle ironiche viene da pensare che il "jest" del titolo non sia un elemento della trama ma una ironica rivincita dell'autore che condanna il lettore, come campione ideale della società che lui disprezza, a leggere per mesi le gesta disorientate e le divagazioni fuori luogo dei suoi personaggi.
In sostanza è un' opera che si ricorderà più per l'impegno che per il piacere di leggerla, più per l'allucinata cerebralità dell'autore che per la sua ironia. Non sempre però impegno e fatica dettano i canoni di un capolavoro letterario, non sempre compiaciuta complessità è sinonimo di grandiosità, non sempre innovazione è sinonimo di bellezza.
Voto: 2 / 5 |
Ruggero Fois (05-09-2009) David Foster Wallace era indubbiamente un genio, non fosse altro che per il modo in cui ci ha fregati e continua a fregarci tutti con questo libro.
Infinite Jest è uno "scherzo infinito" nel senso che è un continuo scherzo che Wallace fa a chi lo legge. Un immane flusso di coscienza di 1200 pagine che contiene molte cose notevoli (e alcune semplicemente geniali), ma che è composto al 90% da particolari inutili e a volte addirittura tediosi e fastidiosi da leggere (spiace dirlo ma è così) senza i quali questo libro sarebbe molto più godibile.
L'impressione che si ha è che Wallace abbia scritto tutto quello che gli veniva in mente proprio come gli veniva in mente, senza mai rivedere o correggere nulla, sfornando infatti periodi incredibilmente lunghi e confusi (e occasionalmente al limite dell'errore di sintassi). Pesanti, faticosi, lenti, sgradevoli.
Spesso si fatica moltissimo a leggere alcune parti (e intendo centinaia di pagine di seguito), e un libro non dovrebbe mai essere così, MAI, a prescindere da quanto sia famoso l'autore.
Sembra che Wallace ci abbia voluto prendere in giro, divertendosi a scrivere a flusso di coscienza (quindi con estrema facilità) qualcosa di lunghissimo, contorto e difficilissimo sia da leggere che da capire, fiducioso che, per via della sua fama, un sacco di gente avrebbe scritto interi trattati sui profondi significati che l'autore voleva sottintendere a ogni riga. Quando invece lui ha voluto solo divertirsi scrivendo a ruota libera.
Chissà le risate che si sta facendo dalla tomba a sentire tutti quelli che cercano di interpretare in chiave sociologica o politica ogni minima virgola di questo scherzo di 1200 pagine.
Se solo avesse tagliato 700 pagine, un 5 non glielo avrebbe tolto nessuno. Voto: 3 / 5 |
enrico linardelli pirobutirro68@virgilio.it (24-08-2009) ho letto infinite jest due volte, con l'ausilio di un buon dizionario, di un enciclopedia medica e di un trattatello sulle droghe. ho amato questo libro da subito. da quando hal incandenza inizia a digrignare i denti e a fare strani rumori davanti alla commissione universitaria. il libro è pieno di invenzioni letterarie straordinarie, continue, inarrestabili. si fa fatica a citarne qualcuna. la degenerazione della battaglia di eschaton, con quel finale da comiche anni venti, è solo un esempio, forse neanche il migliore. una galleria di personaggi indimenticabili (perdonate la banalità). sullo stile poi non vale neanche parlare. del resto ho sempre amato le note e le digressioni. val la pena di sottolineare che DFW si è impiccato quando già la vittoria di obama era data per ragionevolmente sicura. non è riuscito, uno come DFW, a contenere la complessità del mondo e degli uomini e a rinvenirvi una speranza. la commozione che si ha nel ridere, oggi, dei magnifici personaggi della Ennet House è una di quelle cose che fanno bene al cuore Voto: 5 / 5 |
ralph (29-06-2009) resto sorpreso quando vedo commenti che stroncano libri come questo adducendo motivazioni del tipo: "libro pesante", "non sono riuscito a terminarlo", "non lo ho capito", "libro senza ritmo", "trama troppo articolata" eccetera. Se non si riesce a terminare un libro si abbia la decenza di non commentarlo. Se non si riesce a leggere libri che richiedano, come questo, un certo impegno, si eviti di stroncarli e ci si orienti piuttosto su romanzetti da ombrellone tipo quelli di dan brown che vanno benissimo per il relax ed il disimpegno, oppure si ripieghi su qualche filmone di hollywood, spegnere il cervello signori, si parte. Ma abbiate il buon gusto di non commentare negativamente quello che non riuscite a comprendere. Saluti Voto: 5 / 5 |
Paolo (28-05-2009) Talmente geniale da essere noioso. Non sono riuscito a terminarlo. Voto: 1 / 5 |
enrico (24-10-2008) Geniale. Voto: 5 / 5 |
gianluca (20-10-2008) Questo libro rappresenta la più grande soddisfazione che la lettura mi ha regalato in vent'anni di dedizione. L'opera richiede impegno e costanza, ma ciò che regala è di inestimabile valore. Che genio, che perdita... Se cercate un libro da leggere con la TV accesa o sul treno, fatevi consigliare qualche titolo da chi lo ha recensito con 1. Voto: 5 / 5 |
vittorio pisa vittoriopisa@libero.it (06-10-2008) Ho abbandonato la lettura del libro a pag. 61. mi ero ripromesso di arrivare almeno sino a 100, ma proprio non ce l'ho fatta. Ho acquistato il libro consapevole della difficoltà che avrei incontrato ma altrettanto confortato dalle ottime recensioni date dai "alcuni" lettori. TUTTO FALSO
Per quanto la mia valutazione è certamente limitata ad una letturta assolutamente parziale del romanzo, resto sempre più convinto che occorre sempre più diffidare degli sperticati elogi rivolti,spesso ad autori americani (vedi anche rick moody), che si autodefiniscono post-moderni e vengono dagli altri etichettati come geni. In questi casi di geniale c'è davvero poco. Ho letto infatti con incredibile fatica e irrefrenabile fastidio anche quelle poche 61 pagine, che definirei complesse, non certo per i pretesi segnificati reconditi, ma solo perchè strutturate in maniera tale da confondere il lettore ed escludere ogni sua possibile comprensione e compartecipazione alla trama, che peraltro, mi è parso di capire, neppure esiste. Felice, quindi, di lasciare in tempo questo plot pseudo letterario, per dedicarmi ad altre, sicuramente, più piacevoli letture. Solo per chiosa: il genio è chi riesce a ridurre a semplicità le cose più complesse, e non il contrario. Spero, in ogni caso, di essere stato utile agli altri incauti lettori. DIFFIDATE GENTE Voto: 1 / 5 |
axel m. (30-09-2008) lungi da me far polemiche ma perchè permettere che vengano inseriti commenti ridicoli? un voto per angelo e antonio che dimostrano, oltre che scarso rispetto, scarsa cultura, scarso senso dell'ironia e dell'umorismo, scarsa consapevolezza della VERITA' (visto che si straparla di finzione), ecc... scusate ma il coinvolgimento emotivo verso un autore (e la sua opera) che stimo moltissimo non mi permettono di essere più ironico. Voto: 1 / 5 |
Antonio (17-09-2008) Diciamo subito: Wallace è uno finto. La sua è FINTA letteratura indipendente, FINTA visionarietà. 1400 riempite a fatica (e si sente) con frasi insulse una dopo l'altra. Il libro non si capisce non perché sia un capolavoro destinato a pochi eletti, ma perché davvero insulso, banale, ripetitivo e dannatamente FINTO.
Wallace è un "ruffiano" che si atteggia, tutto qui. Soldi che si possono spendere decisamente meglio. E vi prego di non dire eresie paragonandolo ai veri grandi. Voto: 1 / 5 |
Angelo Ventura (15-09-2008) Non ci siamo. Troppa roba, confusa e confusamente affastellata. stori a incomprensibile, protagonisti senza appeal, un lungo, indigesto polpettone letterario. Voto: 1 / 5 |
Danilo (07-01-2008) Sarà geniale e tutto quanto ma finirlo è stata una tortura.
Secondo me mantenere viva l'attenzione del lettore è una condizione necessaria.
L'ho letto fino all'ultima pagina ed è un libro ricchissimo di interessanti spunti, ma è molto facile perdersi...io mi sono perso...
Lo consiglio ai lettori incalliti; solo a loro. Voto: 3 / 5 |
Alberto Marazzini (03-10-2007) Complessità, densità, profondità e acutezza sono indubbiamente notevoli, probabilmente uniche nel loro genere. Da appassionato di DFW, devo però dire che mi resta addosso un senso di paradossale incompiuttezza. Paradossale perché le 1200 pagine hanno una portata globale e omnicomprensiva del nostro tempo, ma che comunque resta e che forse svanirebbe se DFW avesse scritto questo libro oggi. Voto: 4 / 5 |
Flag (28-08-2007) Se riuscirete a non odiarlo lo amerete e, benchè non me la senta di consigliarlo, spero che lo leggiate. Voto: 5 / 5 |
lorenzo (29-06-2007) Un romanzo davvero notevole. Per quanto mi riguarda, nessun autore americano del filone 'postmoderno' è stato capace di scrivere un romanzo-fiume all'altezza di IJ, quindi tanto di cappello a DFW: 1200 pagine che filano quasi alla perfezione (ho trovato ostici ed artificiosi giusto un paio di flussi di coscienza), una galleria di personaggi eccezionale, una capacità di usare gli artifici narrativi - analessi, prolessi e giustapposizione in primis - davvero notevole.
E' palese l'ironia insita nel fatto che una narrazione basata sull'intrattenimento in tutte le sue forme - ed in quella suprema del samizdat a cui ruota attorno tutta la trama - si trasformi essa stessa in una macchina che riesce a prendere il lettore per la gola, costringendolo ad andare avanti inesorabilmente nella lettura. DFW è un brillante: riesce a conquistare il suo lettore stordendolo con aneddoti conditi da un'ironia (che spesso sfocia nella melanconia) notevole. L'affresco narrativo è davvero ciclopico, è di per sè una sfida riordinare le esistenze incrociate delle decine di attori della vicenda.
Il coitus interruptus del finale inizialmente mi ha fatto innervosire, ma pensandoci a freddo è una scelta pertinente e vincente.
Non un capolavoro intramontabile, ma di sicuro un romanzo unico. Voto: 5 / 5 |
ferrigno (21-06-2007) il più grosso difetto di questo libro è lo stile: contorto, prolisso, poco scorrevole. Se DFW adotti questo stile per rendere il flusso di coscienza (che sia un pregiudizio immaginarlo caotico e prolisso?) o perché questo è il suo modo di scrivere, sinceramente mi interessa poco: il romanzo è poco scorrevole e prolisso, punto e basta.
Però i personaggi sono resi in modo ossessivamente iperrealista e la storia è ricca di spunti filosofici molto stimolanti sulla libertà e la democrazia. Il romanzo tocca temi straordinariamente attuali per l'epoca post twin towers.
Voto: 4 / 5 |
lalli (15-01-2007) QUESTO LIBRO E' INDUBBIAMENTE UN CAPOLAVORO E WALLACE L'AUTORE PIU' SIGNIFICATIVO DI QUESTO PERIODO.LEGGERLO E' COMPLICATO PERCHE' L'AUTORE SCRIVE COME SI PENSA ,SALTANDO DA UN DISCORSO AD UN ALTRO , DA UN PERIODO ALL'ALTO.PERO',SOPRATTUTTO IN ALCUNE PAGINE, SI FA' STRADA PREPOTENTEMENTE LA PURA GENIALITA'! Voto: 5 / 5 |
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