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Storia e archeologia  Storia  Storia militare  Guerre successive alla Seconda Guerra Mondiale 

Amadei Aureliano; Trento Francesco - Venti sigarette a Nassirya

Venti sigarette a Nassirya TitoloVenti sigarette a Nassirya
AutoreAmadei Aureliano; Trento Francesco
Prezzo
Sconto 15%
€ 10,62
(Prezzo di copertina € 12,50 Risparmio € 1,88)
Prezzi in altre valute
Dati2005, 182 p., brossura
EditoreEinaudi  (collana Einaudi. Stile libero big)

Nella promozione Einaudi fino al 11 marzo

Disponibilita immediata
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33 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
Un giovane regista italiano, Aureliano Amadei, arriva a Nassirya per girare un film, e salta in aria. Rimane ferito tra i morti della Brigata Sassari in quel tragico episodio che ha colpito così profondamente l'opinione pubblica italiana. Nei mesi d'ospedale ricorda tutto e riflette su quanto è successo e sulla guerra. Tornato in Italia, con un amico scrive questo libro, narrazione e insieme saggio sulla presenza italiana in Iraq.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 33 recensioni presenti.  Media Voto: 4.12 / 5

Pietro VIRGILIO Cutensis pietrovirgilio@ungiornalista.it (13-03-2011)
Una incredibile avventura vissuta nello spazio di tempo necessario a fumare 20 sigarette di un pacchetto acquistato a Roma dal nostro eroe( eroe suo malgrado)la sera prima di partire da Roma per l'Iraq. La prima e l'ultima sigaretta filo conduttore di una vita scandita da una quotidianità simile a tante altre, ma attraversata improvvisamente da un ciclone che ne modifica profili, pensieri, atteggiamenti e convinzioni. Da un punto di vista letterario i due autori descrivono gli eventi con un linguaggio semplice, efficace e disinibito, spesso non esente da una leggera vena di ironia che stempera la drammaticità dell'attentato del 12 novembre 2003 al contingente militare italiano a Nassirya, attentato nel quale rimane coinvolto anche il narratore e principale attore del racconto Aureliano Amadei unico civile italiano sopravvissuto tra le vittime di quella tragedia. Singolare il contrasto che si percepisce tra la vita antimilitarista del protagonista, della sua inclinazione per gli ambienti punk e no global e l'incontro con uomini in armi, le loro stellette e la prorompente umanità che lega Aureliano ad alcuni improvvisati nuovi amici che ne plasma una vera, indissolubile quanto imprevista amicizia.- L'attentato :Lo sgomento prima, il terrore ed il disgusto poi con i brandelli di carne sparsi e le ferite riportate, non si possono descrivere se non con l'efficacia che le parole di Aureliano hanno nel ricordo impresso nel libro che va letto e basta ! Trovo forse qualcosa di non detto nel film, rispetto al libro, Quest'ultimo nel finale è pieno di considerazioni amare sul modo di interpretare il dolore di chi resta ed in genere sull'ipocrisia che circonda tutto il gioco del potere e nell'evocazione dei valori dell'Amore di Patria e della fede in Dio,nel film invece, le immagini di un Aureliano reduce ed invalido tra gli affetti e le gioie della sua famiglia ,vecchia e nuova, gettano una luce più accettabile sulla tragedia e spiragli di redenzione per tutti.
Voto: 5 / 5
Letizia (28-02-2011)
Un libro ben scritto, scorrevole, con un linguaggio vicino a chi legge a tal punto da immedesimarsi nel protagonista, in ogni sigaretta fumata, in ogni incontro, fino allo scoppio, al "salto", alle inquietudini che ne derivano. Amadei raccoglie i suoi pensieri, i ricordi, le sensazioni e le angosce di un civile in un luogo di guerra. Perchè questa è Nassirya, un luogo di guerra. Per ribadire a tutti e tutto che ci sono verità non dette dietro silenzi celati e medaglie assegnate. Da non perdere anche il film!
Voto: 5 / 5
...me stessa... (06-02-2008)
un libro davvero bello. la ferita che Amedei si procura lo ferisce. e fa molto di più. lo scava dentro e lo fa riflettere. o meglio, ti fa riflettere. e ti offre un idea dell'italia e della guerra in iraq che è nuova, ma tragicamente vera. basta questo libro a farti capire come vengono affrontate certe situazioni da qualcuno, da noi, da tutti. lo consiglio davvero.
Voto: 5 / 5
Andrea74 (08-01-2008)
Bellissimo. Mi è piaciuto come gli autori mi hanno coinvolto in una serie di sentimenti (simpatia, commozione, sorpresa, rabbia) con uno stile leggero (ma senza banalizzare), drammatico (dove richiesto) e cinematografico (nel senso di capitoli brevi e dal ritmo incalzante che ricordano tanti flash di un film). Grande equilibrio nell'epilogo che svela molte menzogne e falsità, che mi hanno fatto indignare, senza essere offensivo.
Voto: 5 / 5
chiara mio.nome@hotmail.it (15-09-2007)
leggo per la seconda volta questo libro, a 6 mesi di distanza, la scrittura è diretta, frasi brucianti, insinuanti. Sembra semplice, facile...come può sembrare la guerra vista a chilometri di distanza...Andate oltre.
Voto: 4 / 5
maxkaloi (26-07-2007)
Pensavo fosse la solita descrizione cattocomunista della guerra e dell'attentato ai nostri militari, ma mi sbagliavo. Vivamente consigliato, fa scappare qualche lacrimuccia...
Voto: 5 / 5
chiara mio.nome@hotmail.it (18-03-2007)
libro scorrevole, scritto in modo colloquiale, in apparenza semplice..non il massimo della letteratura ma non era queto l'obiettivo perciò prendete questo libro per come si vuole presentare...testimonianza di una guerra atroce, spiegata in termini elementari per coinvolgere le persone,per incuriosirle ad approfondire una questione attuale inconcepibile.
Voto: 3 / 5
andrea b (20-02-2007)
Libro coinvolgente, veloce, un po' ruffiiano nel suo essere piacione ma efficace. Forse un po' "facile" nel suo essere politically correct, ma ben venga se serve per parlare in modo coinvolgente di temi difficili. Mi ha colpito per l'antiretorica, per il tono scanzonato , e per le belle frasi dedicate a "mamma roma". Ognuno infine ci può trovare lo spunto che predilige: forse è un libro ovvio nel suo essere antimilitarista (soprattutto nella tirata finale), meno banale nel descriverci l'umanità dei militari e il rapporto che con loro instaura un pacifista. La realtà è complessa, la guerra, che della realtà è un estremo tragico, lo è ancora di più. Soprattutto quando smette di essere recintata in articoli di giornale o in dibattiti da bruno vespa ma, nel suo tragico cammino, va a incrociare il destino di veri uomini e donne. Con molta semplicità Aureliano ci ha voluto descrivere il suo incontro con la guerra e come dopo di esso ne è uscito cambiato . Lo ha fatto con un racconto che forse non passerà alla storia della letteratura ma che merita, per la sincerità e umanità con cui è scritto, di essere ascoltato.
Voto: 4 / 5
luca (25-07-2006)
un libro in apparenza semplice e con poco contenuto ma in realtà profondo e significativo e lo è ancor di più in quanto raccontato in modo colloquiale con un linguaggio comprensibile ai molti, perchè sono proprio molti a non aver la minima idea di cosa veramente accada in iraq e soprattutto del perchè tutto ciò stia avvenendo.
Voto: 5 / 5
ampollosio (06-07-2006)
Mio caro amico Maurizio cRispi, ma come è possibile parlare di sistema dei mass media pilotato, di Berlusconi e interessi capitalistici e poi non accorgersi che proprio la casa editrice che pubblica questo volume E' DI BERLUSCONI ??!!!!!!!!! Sono queste contraddizioni che mi sconvolgono .... accusiamo il sistema di essere falso, e poi caschiamo nei suoi stessi meccanismi ... E operazioni commerciali come questa, inprovvisamente, non sono più tali semplicemente perchè ci raccontano quello che vogliamo sentire, sia esso obiettivo o no, vero o falso, credibile o criticabile ...... CI VOGLIAMO SVEGLIARE?
Voto: 1 / 5
maurizio crispi maurizio.crispi@gmail.com (27-06-2006)
Questo racconto l'ho letto con molto interesse: finalmente, in esso, ho trovato una toccante testimonianza di quello che "veramente" accade in Iraq, al di là di snervanti ipocrisie ed infingimenti. Abbiamo sempre saputo che la missione italiana in Iraq non è mai stata "di pace" e che il nostro contingente è dovuto andare per la necessità del governo capeggiato da Berlusconi di tenere servilmente bordone agli Americani che, com'è noto(anche se pochi dei nostri politici lo hanno detto apertamente) sono andati in Iraq per assumere un consistente controllo - con la scusa della ricostruzione - sulle risorse petrolifere. "Missione di pace", "portare la democrazia e la libertà ad un popolo oppresso": la guerra e la sopraffazione si sono da sempre ammantate di belle parole per confondere e mettere a tacere i detrattori. Poi, poichè il sistema dei media e il controllo sulle emittenti assicurano ogni stravolgimento della verità, è ben difficile che la gente comune possa farsi dele idee "su ciò che veramente succede" al di là del vuoto e pappagallesco eloquio ipnotico dei politici e dei portavoce di turno. Aureliano Amadei con il racconto toccante della sua sfortunata esperienza solleva un velo impietoso sul brulichio di menzogne confezionate ad uso e consumo dei mass-media e sulla vuota e fanfaronesca retorica dei big della politica italiana e degli alti quadri dell'esercito. Illumina anche d'una luce drammatica e pensosa la violenza di cui è vittima il popolo iracheno e quella che devono subire tanti ragazzi che si sono fatti abbindolare dalla parola "pace" tanto strombazzata, richiendo d'andare volontariamente in Iraq per trovarsi poi costretti, a sorpresa, a dover firmare - per adesione - il Codice Militare di Guerra. Quando si è in guerra e si spara, ci scappano sempre i morti: dopo, è inutile e ipocrita spargere le lacrime del coccodrillo, a meno che morti e feriti non facciano comodo (cinicamente) per rafforzare le ragioni di chi sostiene che la presenza in Iraq degli Italiani ha una sua ragion d'essere.
Voto: 4 / 5
manuela gigix1977@virgilio.it (16-06-2006)
Non si può parlare di Storia senza documenti, ma troppo spesso i documenti da alcuni storiografi vengono celati al fine di raccontare la storia che Loro vogliono raccontarCI. L'unico modo per sottrarsi a questo triste condizionamento è ovviamente leggere direttamente i documenti. Ma quale documento riporta l'oggettività dei fatti e non è intriso esageratamente della soggettività dell'autore? Questo cappello un pò noioso per prendermi la licenza di affermare che "20 sigarette a Nassirya" è un documento interessante e soprattutto ha la parvenza di quello che vuole essere solo ed esclusivamente un documento storico! Certo la scrittura è giovane, frizzante, decisamente ironica ( e menomale che lo è!), ma il testo trasuda di intenso pathos e di profonda solidarietà umana. Quella di Aureliano credo che non sia soltanto la testimonianza di un uomo che racconta un episodio della guerra in irak vissuto in prima persona purtroppo tragicamente. Credo che questa testimonianza vada ad assumere il significato profondo di voce corale che in modo simbolico incarna il tormento di tutte le vittime di ogni guerra di ogni tempo.
Voto: 5 / 5
censore (01-06-2006)
Un ragazzo di passaggio in Iraq, racconta - evidentemente trasfigurandola narrativamente - la propria triste esperienza. E' scioccante vedere quanto affidamento e credibilità vengono concessi ad un tale racconto. Solo dei pregiudizi precedenti possono far credere al lettore che vi sia in questo libro qualcosa di più che un esercizio di scrittura su una vicenda personale sfortunata e che poco o nulla ha a che fare con la realtà di quel che accade in Iraq. Quanto siamo ingenui ....
Voto: 1 / 5
PIERGIORGIO picapurro@libero.it (25-05-2006)
prima di scrivere ho scorso le recensioni degli altri lettori ed, a parte un medio 3 non del tutto giustificato, cui andrea non sembra aver poi dato seguito come annunciato, i voti si alternano tra l'alto ed il quasi alto. e non sarò certo io ad abbassare questa media. non do' il massimo perchè le mie letture preferite sono altre. ho acquistato e letto questo libro perchè ho bisogno di sapere di piu della storia contemporanea e libri come questo te la spiegano, anzi, te la raccontano meglio di chiunque altro, giornalisti, opinionisti, politici ... la guerra è atroce, lo abbiamo sentito tante volte e per fortuna solo sentito, ma leggerlo, raccontato da uno che c'è stato -e non per farla- è davvero toccante. e quante verità che ci vogliono tenere nascoste ! quanta ipocrisia nel definire il nostro (come tanti altri) come un intervento di pace. mi è piaciuto poi il modo in cui Aureliano scrive e racconta: giovane, disinibito... scrivere come si parla aiuta ad apprezzare meglio la lettura e questo tipo di letteratura. quindi giudizio positivo e consiglio la lettura. infine un pensiero: METTETE I FIORI NEI VOSTRI CANNONI ! peace&love, my friends !
Voto: 4 / 5
Denise (04-04-2006)
Dopo aver letto con interesse “Fuoco Amico” di Giuliana Sgrena ho colto il suggerimento di una amica ed ho preso in biblioteca questo libro. Non mi aspettavo un dettagliato reportage socio-economico-politico sull’Iraq ne un resoconto preciso della vita dei nostri militari lì ma neanche questa scarsità di contenuti. Sembra il racconto fatto da Aureliano Amadei agli amici riguardo del suo ferimento durante l’attentato di Nassirya e del successivo soggiorno in ospedale. La scrittura è molto colloquiale e in alcuni punti troppo spiritosa. Apprezzo solo il suo essere palesamente contro la guerra.
Voto: 1 / 5
Eli (03-04-2006)
Ho conosciuto Aureliano e Francesco... sono due persone favolose, che hanno tanto da raccontare e che ti stupiscono ad ogni parola. Non posso che consigliare il libro... vi farà sorridere, ridere, forse commuovere, ma anche arrabbiare... perchè quella di Aureliano è una dichiarazione sincera di ciò che veramente sta accadendo in Iraq. Leggetelo, vi farà riflettere.
Voto: 5 / 5
pippi (27-03-2006)
Libro stupendo e struggente. Consiglio vivamente di leggerlo, soprattutto perchè vi sono celate molte verità nascoste ai benpensanti... Proprio quando si vivono momenti terribili, ci si rende conto dell'importanza delle persone che abbiamo perduto... Un grazie ad Amadei... Perchè troppe persone dimenticano l'atrocità della guerra...
Voto: 5 / 5
Michela chela86@libero.it (09-03-2006)
Il libro è stato bellissimo, mi è stata assegnata la lettura dalla professoressa di italiano e sinceramente non pensavo che mi sarebbe piaciuto così tanto. Penso proprio che bisogna leggerlo, perché viene raccontata l’avventura di un ragazzo davanti al mondo. Questo libro ci fa riflettere sulla guerra in Iraq e alla fine della lettura, forse come me cambierete idea sulla missione umanitaria.
Voto: 5 / 5
DAVIDE davide.vittone@cheapnet.it (08-03-2006)
Questo libro l’ ho trovato molto interessante perché spiega in modo chiaro le terribili ore dell’attentato. Aureliano con questa testimonianza ci vuole far capire che molte volte le notizie che noi riceviamo non sono vere ma sono manipolate e ci vengono riferite a seconda di come vogliono farcele arrivare. Questo libro sono riuscito a leggerlo in tre giorni e sono soddisfatto del risultato poiché per la prima volta ho capito la vera situazione dei soldati in Iraq
Voto: 4 / 5
Paolo Bertorello paolomagno.p@libero.it (08-03-2006)
“BASITO”! Questo è lo stato in cui sono rimasto nel momento in cui ho finito il reportage…! Io non mi ero mai interessato particolarmente a quest’occupazione italiana in Iraq e pertanto aveva una conoscenza superficiale degli avvenimenti. Questo libro mi ha aperto veramente gli occhi su quello che è la guerra, su tutto ciò che realmente accade e che effettivamente è diverso da tutto ciò che ci viene esposto. Io lo consiglio a qualsiasi persona abbia voglia di avere una visione VERA su ciò che accade in Iraq. Faccio i miei complimenti a Francesco e Aureliano e a quest’ultimo auguro una completa e assoluta guarigione!
Voto: 4 / 5
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