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Faulkner William - L' urlo e il furore | Il 1929, passato alla storia come l'anno del crollo di Wall Street che segnò l'inizio della Grande Depressione, è un anno fondamentale anche per la letteratura americana. Escono infatti "Addio alle armi" di Hemingway e "L'urlo e il furore" di Faulkner, una coincidenza che avvicina i libri, diversissimi tra loro, di due amici. Faulkner dà voce barocca a tutte le ossessioni e i fanatismi di quel Sud di cui pativa l'interminabile decadenza, incominciata con la sconfitta nella guerra civile. La mitica contea di Oxford diventa il teatro di un insanabile conflitto tra bianchi e neri, bene e male, passato e presente. Il romanzo è un complesso poema sinfonico in 4 tempi, che scandiscono le sventure di una famiglia del profondo Sud.
16 recensioni presenti. Media Voto: 4.5 / 5guglielmo aprile guglielmo.aprile@hotmail.it (23-01-2012) Storie vive, imbevute di realtà, del colore e del dramam della vita americana. Sorgono direttamente dalle viscere; l'autore è sincero nel riportare la vita quale essa è, senza veli, senza reticenze: la guarda da vicino, da dentro, senza falsi schermi,anche nei suoi aspetti brutti, cupi, sgradevoli. Questo è il dono degli scrittori americani: andare al cuore delle cose, ti ci immergono, senza mistificalr,a ti danno tutta la tragedia, potente e vigorosa e ruvida, che è la dura esperienza. L'europeo invece, quando racconta, tende a camuffare la realtà, a esorcizzarla, a sublimarla, a dissimularla.
Scava a fondo nel personaggio, lo mette a nudo, senza pudori,, anche con le descrizioni fisiche ti fa intravedere la miseria che gli uomini hanno dentro come un abisso, pauroso,m non redemibile
guglielmo aprile Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Raffaele (16-01-2012) Non potevo non leggerlo, conoscevo le difficoltà ma pensavo di essere pronto ad affrontarle, invece ho fatto molta fatica, completando la lettura, alla fine con soddisfazione ed apprezzamento, solo grazie alla postfazione che ho consultato dopo appena cinquanta pagine e che mi ha consentito di capire meglio la tecnica e lo spirito con i quali affrontare il romanzo.
Non è un libro semplice e nemmeno rilassante, senz'altro interessante ma, considerando lo stile, riservato chi ha la giusta capacità, alte motivazioni e adeguate inclinazioni letterarie.
Preferisco "papà Hemingway. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
maxxam66 (30-11-2011) Libro difficilissimo...ma se si riesce a superare l'ostacolo delle valve asimmetriche e rugose di questo romanzo/ostrica si trova una perla purissima Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Walter (23-06-2011) Il primo dei tre monologhi è di per sé un pezzo di storia della letteratura. È un paradosso: il narratore racconta in prima persona senza però rappresentare un vero punto di vista: i fatti e i ricordi e le sensazioni gli piovono addosso e lui li descrive come se capitassero a un altro. Rappresenta l'opposto del Gurdulù di Calvino: lo scudiero del cavaliere inesistente chiedeva al proprio piede perché stesse lì a farsi pungere, era un altruista che si immedesimava di volta in volta negli oggetti estranei al proprio Io. Il Benjy di Faulkner al contrario non si riconosce in niente: è un Io senza autocoscienza, pura oggettività, è uno sguardo da nessun luogo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ilaria (22-04-2011) ahime' nonostante sia un'accanita lettrice non l'ultima arrivata per intenderci questa prova e' stata troppo ardua per me.
Non ho terminato la lettura.
Impossibile.... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Flavio (07-01-2011) Come le cascate di acqua schiumosa e marrone che esplodono rabbiose dagli scarichi di una colossale diga. Ecco a quale spettacolo paragonerei la lettura di questo libro di Faulkner. Un libro indicatissimo per chi è in cerca di pane per i suoi denti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Luca Stringara (23-09-2010) Entrato dentro Faulkner con circospezione. Folgorato dalla sua potenza, forse troppa per me e quindi difficile da gestire. Mi ha tenuto lontano per intere settimane, a un certo punto. I cambi temporali nel bel mezzo di un monologo interiore sono destabilizzanti, estremi, eppure così puri nella loro oscurità. "L'urlo e il furore" è uno di quei libri che depositano, senza grazia, crateri nella pianura della grande letteratura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ty_corey (27-04-2010) Un capolavoro. Avrei già scritto queste parole dopo le prime 30 pagine, e mi guardo bene normalmente dai giudizi affrettati. Ho aspettato e non sono stata delusa, credo mi abbia aperto la mente su cosa sia davvero la letteratura. Una lettura indispensabile, mi ha lasciato senza parole. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ant.74 (27-04-2010) Un romanzo immenso; di non facile lettura, ma difficile da dimenticare dopo averlo letto. Non sto qui a spiegare i punti salienti, quelli li potete gustare da soli; vi dico solo di leggerlo. Consigliato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Angelo 48 (04-06-2008) William Faulkner è uno scrittore che non può essere affrontato a cuor leggero. In questo romanzo, in particolare nei primi due capitoli, viene utilizzato lo stile narrativo del "flusso di coscienza", mutuato da Joyce. Per questo motivo può risultare all'inizio assai difficile la comprensione della trama. Superata questa difficoltà, "L'urlo e il furore" si rivela un'opera assolutamente straordinaria, i cui personaggi acquisiscono un drammatico spessore tragico. Su tutti emerge a mio avviso la figura del povero Ben, il figlio minorato, apparentemente isolato dalla sua insanabile demenza, in realtà testimone, a suo modo sensibile e commovente, del drammatico evolversi delle vicende della famiglia Compson. L'alcolismo del padre, la salute malferma della madre, amori incestuosi, suicidi, miserie e violenze minano alle fondamenta la storia di questa famiglia del profondo Sud americano. Ben e Disley, l'anziana domestica di colore, ne sono i testimoni più tragici ed impotenti. L'arte di Faulkner è quella di un grande maestro della letteratura del novecento (premio Nobel nel 1949); per questo motivo consiglio a chiunque la lettura di questo mirabile capolavoro.
PS: rattrista non poco vedere quanto pochi lettori abbiano inviato recensioni sulle opere di Faulkner. E' di parziale consolazione vedere come praticamente tutti ne abbiano colto la considerevole grandezza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ram (11-02-2008) Per me è stato come un puzzle.All'inizio molti passaggi sono difficili, la struttura è molto complessa, forse addirittura fastidiosa, rischi di smarrirti e ti vien quasi voglia di mollare.Ma poi le tessere vanno al posto giusto e il quadro si delinea nella tua mente e finalmente apprezzi la lettura di questo capolavoro.Personalmente ho preferito "mentre morivo"in cui la sperimentazione dell'autore a mio avviso è riuscita meglio nello svolgimento della narrazione.Tra i monologhi di Benjy Quentin e Jason sicuramente il secondo è stato quello in cui ho fatto più fatica, a motivo forse del più complesso profilo psicologico del personaggio e del dramma da lui vissuto. In definitiva un libro da leggere sicuramente, di un grande autore del panorama letterario americano tra le due guerre. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Gwynplaine lussi999@libero.it (19-12-2006) folgorante il primo capitolo. altissimo il quarto. osticissimi gli altri due. si sente molto lo sforzo che l'autore fa per essere NUOVO. destruttura il linguaggio - che è insistentemente sperimentale, tendendo a tratti verso un barocco tipico faulkneriano. troppo lavoro sulla forma, per i miei gusti, seppur sostenuto da solide basi concettuali, da una Forma-Sostanza forte, da una possanza invidiabile. ottimo il lavoro sulla struttura decentrante e poi centripeta, ma appesantito da un lavoro sulle parole, a perer mio, eccessivo, ridondante, che sovraccarica l'opera. risultati ben più alti ha raggiunto, a mio modo di vedere, Gide con I Falsari, per non parlare di Joyce (Dedalus). sperimentali o innovativi nella forma-sostanza, quindi nella struttura, ma senza aggredire in modo così spudorato il linguaggio, senza rivoluzioni che rischiano di rimanere di superficie, e preservando il dono prezioso della comunicabilità. Gide e Joyce mi sembrano la perfetta evoluzione del romanzo classico. questo Faulkner mi pare voglia distruggere tutto quel che è stato fatto di buono in precedenza, per fare una cosa del tutto nuova, slegata dalla "grammatica" letteraria. punito. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
maqroll (12-11-2006) Forse il libro perfetto del ‘900: arduo e profondo, viscoso e lancinante, racconta la dissoluzione di una famiglia e ne evidenzia i drammi più reconditi. Sopraffino modello narrativo per generazioni di scrittori (dai latino-americani a Yehoshua).
In rete tempo fa circolava una ottima guida alla lettura (in inglese), indispensabile companion per penetrare senza troppi problemi il testo faulkneriano Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gaetano (18-10-2006) L'urlo...quello che vorrebbe sgusciar fuori dalla tua testa nei momenti in cui ti par di non capir nulla di questo libro, fatto dei pensieri delle generazioni prtagoniste che si succedono nel romanzo, che è un vero e proprio labirinto sintattico e grammaticale! e poi il furore...dopo averlo letto, quando tutti i punti si ricongiungono dando forma e sostanza a tutto ciò che hai letto fino a quel momento, quando le nubi si diradano e un raggio di sole ti illumina gli ultimi metri del tragitto ma sopratutto, se ti volti, tutti quelli percorsi fin lì!!solo un Nobel poteva creare un capolavoro come questo,oggetto anche di un capitolo de " Che cos'è la Letteratura? " di Sartre Voto: 5 / 5 |  |  |  |
raffaello (09-06-2006) Libro molto difficile, a volte ostico. Il solito grande Faulner. A volte non capisci cosa voglia dire, ma capisci che e' grande. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
miriam (30-11-2005) Capolavoro imperdibile, soprattutto per chi vorrebbe cimentarsi nella stesura di un romanzo...insegna molto... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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