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Gregorio Michael - Critica della ragion criminale

Critica della ragion criminale TitoloCritica della ragion criminale
AutoreGregorio Michael
Prezzo
Sconto 15%
€ 12,75
(Prezzo di copertina € 15,00 Risparmio € 2,25)
Prezzi in altre valute
Dati2006, 445 p., brossura
TraduttoreMarchetti M.
EditoreEinaudi  (collana Einaudi. Stile libero big)

Disponibilita immediata
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38 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
Prussia, 1804. Perché il grande filosofo Immanuel Kant conserva in un laboratorio segreto le teste spiccate delle vittime dei delitti orrendi che da qualche tempo fanno pensare ai buoni cittadini di Koenigsberg che la città è invasa dalle potenze oscure, forse dal Demonio? Che cosa sta cercando Kant? Chi è il vero autore del manoscritto maledetto "Critica della ragione criminale" che sembra avere a che fare con le uccisioni? E perché a indagare sui crimini viene chiamato il giovane procuratore Hanno Stiffeniis che proprio a Kant ha confessato di essere stato affascinato dalla possibilità del delitto gratuito quando a Parigi ha visto ghigliottinare il re?

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Un'avvertenza: chi ama Kant potrà patire questo romanzo, dove il filosofo ormai senescente – e se ne vedrà la morte – appare una figura sgradevole se non un rimbambito. Ma, più in generale, la lettura di Critica della ragion criminale lascia un sapore strano: e non solo per il senso di malessere (colpa, orrore, inadeguatezza) che accompagna l'intero corso dell'indagine del giovane magistrato Hanno Stiffeniis, strappato all'autoesilio nella tranquilla Lotingen per una misteriosa convocazione regia e la caccia a un demoniaco assassino nella città di Königsberg. Opera di "Michael Gregorio" (che il tam-tam del web svela per pseudonimo di una coppia di Spoleto, l'inglese Michael Jacob e l'italiana Daniela De Gregorio), il libro può vantare una scrittura fluida e una certa originalità, e nonostante la relativa mole galoppa in un continuo ribollire di sorprese, delitti, mostruosità. Mentre Napoleone minaccia la Prussia e Königsberg sembra travolta dal panico e dalla sragione, Stiffeniis avanza a tentoni nell'indagine, causando nuove vittime con le proprie goffaggini e trovando sostegno solo nel pensiero dei cari lontani, nel buon senso dell'assistente Koch e in un nuovo approccio criminologico varato nientemeno che dal veneratissimo Kant. Dovrà confrontarsi con trame giacobine e stregonerie, omertà militaresche, torbide curatrici e spie, cannibali, profezie, farfugliamenti di morti; non manca neppure un manoscritto favoloso (quello del titolo, appunto), che emerge all'improvviso dalle pieghe più imbarazzanti della vicenda.
In scena è la Germania paleoromantica di Hoffmann, e tuttavia i deliri e le ombre recano qui il peso della carne violata dal delitto o da atrocità esistenziali altrettanto devastanti; ci sono gli sfondi di Caspar David Friedrich, ma la loro serenità crepuscolare lascia il posto a un inverno livido di degradazione, tra la cupa e labirintica fortezza, i boschi innevati percorsi da lupi e una marina maleodorante coi carcerati pronti alla deportazione. In effetti, Critica della ragion criminale è più un convulso, compiaciuto gioco fantastico – l'avrebbero, pare, ispirato i Grimm – che un vero thriller: una storia alla Tim Burton con il solito cast un po' sopra le righe (compreso Christopher Lee nei panni dello swedenborghiano dottor Vigilantius), ma di ironia assente o almeno diversa, metatestuale. Il romanzo avvince per trama e qualità di scrittura: il problema è che, da un certo punto in poi, all'indubbia suggestione d'atmosfera e alle attese accumulate non risponde uno sviluppo convincente. I misteri che costellano la storia (dal principale legato ai delitti alle pagine oscure della vita di Stiffeniis) tendono a sgonfiarsi in soluzioni forzate o assurde, ben oltre il gioco sulla fragilità della ragione e le debolezze delle verità ufficiali, oppure in scoperte un po' deludenti. Il lettore condivide con il protagonista il senso di contaminazione e di male, ma anche perché lo spettacolo tanto insistito e disinvolto della devastazione fisica, all'insegna della necrofania più modaiola, lascia addosso una certa inquietudine sul crescendo necessario a stimolare emozioni. E l'equivoco di scambiare (e magari far scambiare) un onesto prodotto fantastico di genere per un thriller filosofico, finisce con il nuocergli persino immeritatamente – mentre nell'ombra, a quanto pare, già si macchina un sequel.
  Franco Pezzini

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 38 recensioni presenti.  Media Voto: 2.78 / 5

mrk (13-09-2010)
tenebroso, originale, un po' spiazzante (che strano ritrovare kant nel mezzo di un thriller). tutto tiene, ma fino ad un certo punto.
Voto: 3 / 5
Gozer (13-07-2010)
Un bel giallo-gotico-storico immerso nelle brumosa, tetra e fredda atmosfera del Baltico invernale. Il personaggio di Kant è molto immaginario e poco storico, forse. E allora? Non si può neanche avere un po' d'immaginazione?
Voto: 4 / 5
JOE (08-01-2009)
VORREI CAPIRE QUALI CAPOLAVORI DELLA LETTERATURA MODERNA LEGGONO COLORO CHE HANNO DATO VOTI COME UNO A QUESTO LIBRO. FORSE NON SARA' UN CAPOLAVORO, MA ONESTAMENTE E' SCRITTO MOLTO BENE, UNA BELLA STORIA CON CONTINUA SUSPANCE, UN BEL AFFRESCO DELL'EPOCA, BELLISSIME LE DESCRIZIONI DELLE LOCANDE CON I LORO ODORI, LEGGENDOLE MI SEMBRVA DI SENTIRLI. PER ME UN GRAN BEL LIBRO!!
Voto: 4 / 5
federica (17-10-2008)
Sinceramente non capisco i giudizi negativi che sono stati dati a questo libro...ho trovato molto più interessante e coinvolgente questo libro che molti altri,definiti i "classici"!!secondo me è un gran libro che lo si legge davvero tutto d'un fiato!!trama intrigante,luoghi tetri che non fanno presagire nulla di buono,personaggi oscuri e imprevedibili!!un 10 a gregorio!!
Voto: 5 / 5
hellen (06-06-2008)
Onestamente sono rimasta parecchio delusa:sembrava una storia intrigante rievocante i paradigmi della filosofia, invece si è rivelato un racconto lento, senza punti forti e che incolla alle pagine solo alla fine, quando finalmente si legge qualcosa di interessante.
Voto: 2 / 5
Lavinia lavythebest93@hotmail.it (03-02-2008)
Non sono una grande patita di gialli o thriller, perciò la lettura di questo libro (che ho comprato per un lavoro scolastico) mi gravava molto. Non mi piacciono i romanzi storici, e le ambientazioni tetre e lugubri di Konisberg sono state molto pesanti. Ho iniziato dunque a leggere questo libro con estrema riluttanza, e devo ammettere che i primi capitoli mi hanno scoraggiata a continuare; ma andando avanti, scoprendo la figura di Kant (che prima d'allora non conoscevo... ho quattordici anni) la trama è divenuta più appassionante e coinvolgente. Mi sono documentata sulle vere teorie kantiane, scoprendone la diversità da quelle presentate nel romanzo; il finale, il "movente", la riflessione che ne consegue mi ha portata ad apprezzare questo libro molto più di quanto mi sarei aspettata. Particolarmente interessanti le figure della lussuriosa Anna Rostova e, ovviamente del Kant criminale che abbandona la Ragione. Sebbene sia un po' troppo pesante per i miei gusti, questo romanzo è da leggere.
Voto: 4 / 5
falusio71 f.oblomov@virgilio.it (10-01-2008)
Comprendo chi lo ha stroncato, il titolo può averlo fuorviato ed esposto ad aspettative poi deluse. Kant rappresenta in effetti solo una piccola citazione colta, un rimando al nascente metodo logico-deduttivo, che è alla base di tutti plot gialli. Il libro va a mio avviso valutato per quello che è: un giallo; e personalmente l'ho trovato un gran bel giallo. Ambientazione cupa e insolita sotto i plumbei cieli della Germania del nord, personaggi intriganti, prosa incisiva, descrizioni vivide di immagini, odori, colori, che permettono una buona 'immersione'; intreccio intricato ma scorrevole e avvincente. Un lavoro originale, assolutamente consigliabile per gli amanti del genere.
Voto: 4 / 5
Alessandro R (01-01-2008)
sinceramente non ho ancora finito di leggere il libro!! E' circa un anno che ci provo, forse anche un anno e mezzo! Concordo con coloro che reputano inesistente la figura filosofica di Kant al quale viene solamente data un'impronta di un qualsiasi personaggio/detective! Questo è per dirvi che non ho apprezzato il libro! Lo definirei "moscio" e che induce al sonno!Non è possibile che a 3/4 del libro, non ci siano risvolti decisivi nell'indagine!!! non è possibile!!! definirei il codice da vinci nettamente migliore sebbene sia stato accusato di plagio!
Voto: 1 / 5
nadia (25-12-2007)
Non capisco tutta la sequela di giudizi negativi sul libro,dove si deve percepire solo la brumosita' ed il mistero legato ai romanzi gotici.Kant nella fattispecie e' solo da prendere come uno dei personaggi del racconto non certamente come il filosofo che noi tutti conosciamo!Chi cerca il pensiero di Kant in questo libro, credo che voglia solo trovare il modo di conoscere le sue opere in modo semplicistico ed e' chiaro che ne restera' deluso! Per conoscere Kant, si deve leggere "Kant"! Tuttavia, a mio avviso il libro riesce a generare alquanto bene tutti i dubbi legati al concetto bene-male qualita' purtroppo intrinseche ed imprescindibili di ogni essere umano.
Voto: 5 / 5
rosita rositafabbri@libero.it (21-11-2007)
Avevo tante aspettative in questo libro ma sono rimasta delusa. Pensavo di trovare in qualche modo la nascita del metodo scientifico e razionale (data la presenza di Kant) nelle indagini pliziesche. E invece non ho capito bene che tipo di romanzo sia. E la storia è talmente inverosimile da risultare quasi comica in certi punti. Ho letto cose molto molto molto migliori.
Voto: 2 / 5
Alisa Mittler rododaphne2004@yahoo.it (27-08-2007)
Come molti personaggi storici redivivi, pure Kant diventa detective, ma ad indagare potrebbe anche essere Paperino: il risultato sarebbe lo stesso. Del grande filosofo sono riportati solo i tic e le abitudini stravaganti, nessun accenno al suo pensiero o al suo acume di giudizio. La trama é lenta, priva di mordente, con tanti spunti che finiscono per perdersi nel fango e nel freddo di uno scenario prussiano kitsch, posticcio come un paesaggio nella boccia della neve.
Voto: 1 / 5
luca (31-07-2007)
bello l'inizio, accattivante l'idea: pessima la parte finale, specialmente per un romanzo che vuole essere un giallo. Se Kant è il mandante, e Lampe è l'esecutore del delitto perfetto - perché senza movente - ci doveva essere una trama un poco più complessa ed evoluta rispetto a quella scritta. Comunque apprezzabile lo stile ricercato ed il frasario puntuale della traduzione.
Voto: 2 / 5
Isabella isabella.1@libero.it (19-06-2007)
è una buona narrativa, non è uno romanzo filosofico o storico eccezionale ma si legge volentieri.
Voto: 3 / 5
paola pirri (01-06-2007)
Il tempo speso a leggere questo libro è stato per me tempo che avrei potuto impiegare meglio. Sono un'appassionata di Margaret Doody, che opera con la figura di Aristotele, così pensavo di trovare nel libro un analogo connubio fra giallo, filosofia e immersione in un contesto storico significativo. Invece Kant è un'ombra morente, peraltro piuttosto inquietante, il metodo investigativo è di un'ingenuità sconcertante, il momento storico è un debole sfondo, i personaggi sono sfuggenti e incomprensibili. Forse può essere interessante come spunto per confrontare il metodo investigativo del primissimo 800 con quello attuale? Debole salvataggio. No. Decisamente da non leggere.
Voto: 1 / 5
gianluca (24-05-2007)
Leggendo le recensioni precedenti ho notato che alcuni hanno dato un'interpretazione fuorviante al romanzo, che rimane un romanzo giallo più che un saggio filosofico. La figura di Kant è un pretesto per innestare in una splendida cornice prussiana -splendidamente descritta - un classico intreccio da giallo storico. Il paesaggio prussiano brumoso e inquietante, le tecniche investigative innovative di Kant-Hanno antesignani di Dupin (Edgar Allan Poe) sono senza dubbio i punti positivi del romanzo che consiglio senza riserve.
Voto: 4 / 5
Christian (11-05-2007)
Veramente un bel libro. Si legge tutto d'un fiato! Chi ha comprato questo libro con la speranza di "capire il lavoro di kant" ha sbagliato in pieno...kant si comprende solo leggendo kant! E' un romanzo giallo/storico scritto in maniera perfetta... molto meglio dei tanti osannati "codici"... Prima di esperimere giudizi negativi bisogna farsi un'esame di coscienza.
Voto: 5 / 5
Andrea andrea.angeli.th0p@alice.it (30-04-2007)
Uno dei libri più brutti che abbia mai letto in vita mia.Trama banale,personaggi inconsistenti e Kant ridotto a una macchietta. Da consigliare a chi si vuole veramente male.
Voto: 1 / 5
kantiana (07-04-2007)
Bellissimo giallo che inoltre offre una visione sugli ultimi tempi di vita del filosofo. Per chi ha studiato la Critica della Ragion Pratica e si è posto la domanda sulla sua opposizione o continuità riguardo alla Critica della Ragion Pura, ecco l'opportunità di continuare a rifletterci in maniera più rilassata e senza impegno. Senza parlare della descrizione della maniera di essere e dell’acidità di Kant.
Voto: 5 / 5
stefano (07-04-2007)
Sinceramente non capisco tutti questi voti negativi. Non mi sembra che Michael Gregorio abbia voluto scrivere altro che un triller storico, cosa che gli è sicuramente riuscita bene. L'utilizzo della figura di Kant è più che altro un pretesto per ambientare il romanzo in un contesto, quello della Prussia di inizio ottocento, di cui l'autore riesce a dare un'atmosfera molto ben riuscita. Chi è rimasto deluso perchè si aspettava un trattato di filosofia ha secondo me sbagliato lettura. Ma chi cerca un bel triller dall'atmosfera gotica (a volte forse addirittura troppo) rimarrà sicuramente soddisfatto. E poi il libro è scritto veramente bene, e non è cosa da poco di questi tempi.
Voto: 4 / 5
stefano sghiefano@interfree.it (06-04-2007)
Soddisfacente come viene raccontata la prussia di quel periodo; inutili tentativi alla ricerca di un minimo di suspance; non è nè un romanzo giallo (a parte l'inizio che sembra promettente)nè un romanzo che si può definire filosofico "alla faccia dell'autore che dovrebbe esserlo". Comunque a mio modesto avviso da leggere comunque.
Voto: 3 / 5
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