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Schneider Helga - Io, piccola ospite del Führer | È il Natale 1944: la piccola Helga, suo fratello e alcuni "perfetti bambini ariani" sono ospiti per tre giorni nel bunker di Hitler. In una Berlino ormai distrutta e in fiamme, emerge lo smarrimento e l'inconsapevole leggerezza dei bambini in gita nell'epicentro del terremoto. Un racconto bruciante, dove al valore della testimonianza si aggiunge l'intensità del ricordo d'infanzia. Helga Schneider è nata in Polonia e cresciuta in Germania e in Austria, paese d'origine dei genitori. Vive a Bologna dal 1963 dove ha svolto attività di giornalista. Scrive in italiano ed è autrice di romanzi.
| La recensione de L'Indice |
 L'autrice ha scritto questo libriccino dopo aver visto La caduta di Hirschbiegel ispirato in parte a Bis zur letzten Stunde (Fino all'ultimo) autobiografia di Traudl Junge la giovane segretaria personale degli ultimi anni di Hitler intervistata alla fine del film. Sulla copertina c'è una foto fuorviante di Hitler nel 1937 con una delle figlie di Goebbels sereno e sorridente come presumibilmente non fu mai nel bunker. Helga Schneider aveva già accennato all'esperienza della visita nel bunker nel Rogo di Berlino; qui approfondisce l'episodio intrecciandolo a ricordi successivi legati al nodo cruciale della sua vita il nazionalsocialismo. L'autrice era stata invitata nell'inverno '45 con il fratellino e altri bambini privilegiati a passare ventiquattr'ore nel bunker grazie alla sorella della matrigna che lavorava per Goebbels. Naturalmente lo sguardo infantile anche se ricostruito dopo sessant'anni è particolarmente efficace nel mostrare che il re è nudo: la bambina rimane esterrefatta e delusa nel vedere che il führer della Germania sembra un vecchietto malato e ha la percezione che non possa fare più niente per il suo paese. L'intera visita è frustrante perché la maggiore attrattiva per i bambini affamati il cibo insolito e abbondante li fa star male e rimane solo la sensazione claustrofobica di prigionia in un luogo angusto oscuro e mortifero che puzza di diesel e muffa. La domanda che si pone Helga Schneider e noi con lei in seguito alla visione del film che intendeva mostrare il lato umano del dittatore è se si può definire Hitler un essere umano e in caso contrario se non rischiamo di sottrarlo alle sue responsabilità considerandolo semplicemente uno psicopatico. è un libro che si legge d'un fiato una tessera nuova nel mosaico della rielaborazione del passato nazionalsocialista. Marina Ghedini
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7 recensioni presenti. Media Voto: 3.71 / 5monica (13-01-2012) In Germania il bambino tedesco non doveva pensare ma solo sapere, sapere che non poteva avere carne o pane, riscaldamento o acqua, abiti o scarpe, non doveva porsi domande, pensare era reato molto grave in quella Germania. Il bambino tedesco designato per incontrare Hitler era un vero privilegiato, il privilegio di entrare nel bunker, la catacomba del Fuehrer, e di fare allucinanti scoperte che perfino l'ingenuita' di un bambino era in grado di comprendere. Hitler pretendeva che la gioventu' tedesca terrorizzasse il mondo, il risultato fu che la gioventu' tedesca era terrorizzata dalla Germania. Ma se un bambino fu in grado di comprendere l'assurdo, come puo' l'adulto non averlo percepito in tempo? Interessante per comprendere quanto fu difficile e pericolosa la guerra di Hitler agli occhi di quella giovanissima popolazione tedesca ariana. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
rossana (29-04-2011) Questo libro può sicuramente soddisfare alcune curiosità del lettore,ed io l'ho letto per questo motivo.
Tuttavia, l'autrice è priva di abilità letterarie e molto ripetitiva. Infatti, nei suoi tre libri che ho letto sul nazismo, vengono raccontati, con parole quasi uguali, gli stessi episodi. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Emanuele (26-03-2007) Una goccia in un oceano. E in quella goccia l'intero oceano. Questo è "Io, piccola ospite del Führer". Un breve tratto di vita di una bambina che rende tutta la drammaticità della Germania sull'orlo della sconfitta. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Lina Inverse (07-09-2006) L'autrice parte da un evento della sua infanzia e nel contempo ci racconta in parte la sua vita di bambina tedesca che muore di fame e di paura nella Germania a un passo dalla grande disfatta... una testimonianza lucida di un'infanzia mancata. Bellissimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Kashmira (02-05-2006) Desidero esprimere la mia ammirazione per la scrittura di Helga Schneider,per la lucidità e la profonda umanità con cui parla di certi argomenti. Pertanto trovo profondamente ingiusto il commento di Fulkiegaard del 16 febbraio 2006. Volevo vedere te a raccontare di un tuo incontro con Hitler!!! Se il libro non piace è un conto, ma dire che fa schifo francamente mi sembra esagerato!!!
Voto:10 Voto: 5 / 5 |  |  |  |
simone (25-04-2006) Non male questo libro che ti fa vivere la figura del Fuehrer con gli occhi innocenti di una bambina.. La Schneider offre un ritratto di hitler come poche l'abbiamo visto, caratterizzato da tratti molto umani, cortese con lei e con coloro che gli erano attorno, e, come per un triste confronto, l'immagine di una germania distrutta e devastata dalla guerra. molto toccante, lo consiglio Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Fulkiegaard fulcoabbate@libero.it (16-02-2006) Voto bassissimo al poco talento di questa scrittrice che ha fatto la sua fortuna solamente grazie per il motivo d'esserci in questi ultimi giorni di hitler...infatti la signora Schneider attribuisce alla lei bambina sensazioni e sentimenti da donna ormai matura e si comporta completamente controcorrente appoggiando ideali come fosse nostradamus(Appoggia solamente secondo fatti che si verificheranno poi)....Basta con gli scrittori di quel periodo che vogliono solamente sfruttare i loro ricordi pur non avendo alcuna abilità nell'appassionare un lettore.....10 euro sprecati per 130 pagine di nulla....belle solo le pagine dell'incontro con Hitler(Dove non c'era da aggiungere nulla) Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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