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Cavalli Patrizia - Pigre divinità e pigra sorte | Fare scienza di tutto ciò che la scienza trascura o ignora: sembra questa la vocazione più forte e costante che si manifesta (o si nasconde) nella poesia più recente di Patrizia Cavalli. Che pur somigliando sempre a se stessa, sviluppa ora un'attitudine riflessiva di genere filosofico intorno ai misteri di ciò che solo in apparenza è chiaro: le ragioni e le condizioni del piacere e del dolore, i mutamenti impercettibili e decisivi che confondono o che intensificano quello che sentiamo e siamo.
Media Voto: 3 / 5Guglielmo (26-10-2009) E pigra immaginazione. E pigra musicalità. La poesia della signora Cavalli naviga nella banalità e si tuffa nella cacofonia. Chi la obbliga alla poesia, mi domando, con tante cose da fare. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Roberto Maggiani redazione@larecherche.it (08-01-2008) In questa sua ultima raccolta la Cavalli rivela, ancora una volta, il suo essere vera "Signora della Poesia", con quel suo versificare elaborato e pregno di satira sapienziale, è capace di arrivare al nocciolo di questioni esistenziali, quasi volesse farsi spazio a gomitate tra il chiasso del mondo moderno e consumista per dire la sua, obbligata da se stessa a scrivere per non lasciare la voce alla tracotanza del potere governante dei luoghi dove essa vive e all'ignoranza che invade le strade della sua città, anzi, delle strade in prossimità della sua abitazione, "E ciabatta ciabatta per le scale... / Andiamo, non si resta. Qui non si resta. / Eh no qui non si resta. Perciò andavamo per le strade alla vendetta. / Voglio vendetta, mi bucano le gomme, / ... / Pagherò l'agenzia investigativa / voglio vederlo in faccia quel bel tipo, / ... / E se dicesse - Aò, che vòi da me, oggi te rode?". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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