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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Wallace David F. - Considera l'aragosta

Considera l'aragosta TitoloConsidera l'aragosta
AutoreWallace David F.
Prezzo
Sconto 15%
€ 14,45
(Prezzo di copertina € 17,00 Risparmio € 2,55)
Prezzi in altre valute
Dati2006, 382 p., brossura
TraduttoreCioni A.; Colombo M.
EditoreEinaudi  (collana Einaudi. Stile libero big)

Nella promozione Einaudi fino al 11 marzo

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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Descrizione
Raccontare l'11 settembre, o l'ascesa della tennista Tracy Austin, analizzare l'ironia di Kafka e il suo influsso sulla mentalità degli studenti universitari, riflettere sul tragico destino delle aragoste, recarsi agli Oscar del cinema porno. Dieci anni in ascolto della voce profonda degli USA: da un talk-show reazionario condotto da un presentatore che si veste appositamente per venire bene in radio, fino alla carovana mediatica che insegue un avversario di Bush nelle primarie repubblicane.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Immaginate che l'apocalisse abbia preso le sembianze di un cocktail-party. È molto probabile che abbiate immaginato un libro di David Foster Wallace. Del resto in questa raccolta di saggi e articoli trovate anche la sentenza "immaginate che l'apocalisse abbia preso le sembianze di un cocktail-party". Frase scritta mentre è intento a sviscerare la cultura della cinematografia per adulti americana in un resoconto dalla notte degli Oscar del porno: a metà tra il gonzo-reportage à la Hunter S. Thompson e l'osservazione antropologica, per venirne a capo Wallace impiega 54 pagine e 55 note a pie' di pagina (che spesso gemmano a loro volta in sottonote, glosse di glosse e digressioni varie lunghe intere pagine).
E questo non è che il primo e più controllato dei dieci pezzi che compongono l'antologia: senza particolare preoccupazione si passa dallo stile delle biografie sportive alla campagna elettorale del senatore McCain, da certi aspetti della comicità in Kafka ai mille modi (e tutti estremamente dolorosi) per cucinare (cioè: uccidere) un'aragosta, passando per l'undici settembre, l'idioletto accademico ("un cancro verbale"), Dostoevskij e altro ancora. Tutti i saggi trasudano, letteralmente, intelligenza, ogni argomento viene tallonato in tutte le sue possibili implicazioni e disparate derive, ogni ragionamento svolto fino alle sue più estreme, impreviste, conseguenze (non ultima quella di logorare la pazienza del lettore). E tra un'arguzia e l'altra ("il rapporto tra una pubblicità di Calvin Klein e un film porno hard-core è essenzialmente lo stesso che c'è fra una barzelletta e la spiegazione del perché fa ridere") si vede bene come l'intento di Wallace non è certo "la bella pagina", o qualche variante postmoderna dell'art pour l'art, quanto piuttosto portare alla luce le ricadute sociali, e in definitiva politiche, dei fenomeni culturali e linguistici in cui, piaccia o no, siamo immersi. Il tutto senza mai perdere il tono brillante quando non schiettamente comico, quello stile elegante e confidenziale a un tempo che lo caratterizza. Non mancano neanche gli spunti autobiografici, piuttosto inquietanti: "A cena si faceva spesso un gioco: se uno di noi figli commetteva un errore grammaticale, mamma faceva finta di avere un accesso di tosse che continuava finché il figlio in questione non identificava l'errore e lo correggeva. A ripensarci ora sembra un po' eccessivo fingere che se tuo figlio parla in modo scorretto vuol dire che ti sta negando l'ossigeno".
La frase più ricorrente in questi articoli è "si potrebbero scrivere intere monografie sull'argomento": per quanto marginale, futile, trascurabile l'oggetto possa apparire in prima battuta, se aguzziamo la vista – se applichiamo abbastanza intelligenza – riusciremo a scorgere i fili sottili che lo legano a tutti gli altri fino alle più ingombranti questioni della convivenza umana. Come il blakiano universo in un granello di sabbia, o meglio ancora come un frattale, l'oggetto matematico capace di contenere l'infinito in uno spazio finito grazie alla sua complessità. E l'ossessione di Wallace per l'infinito e la matematica si è concretizzata anche in un saggio sull'argomento (Tutto e di più. Storia compatta dell'infinito, Codice, 2005). Questo horror vacui che spinge lo scrittore a riempire la pagina di dati, note, precisazioni, a rincorrere la realtà in tutte le sue deviazioni, soprattutto le più tortuose, le più "schifose" (Brevi interviste a uomini schifosi, Einaudi, 2000), a scrivere il primo romanzo di cinquecento pagine e il capolavoro di più di mille (Infinite Jest, Fandango, 2000; Einaudi, 2006), non è tanto una scelta estetica di chi è intelligente e purtroppo sa di esserlo, come accusano i (non pochi) detrattori, quanto un doloroso desiderio di realismo, rispondono i sostenitori (altrettanto numerosi).
Le pagine di Wallace, narrative e no, sono impregnate dalla nostalgia per un tempo in cui la letteratura era proprio questo mettere in gioco "profonde convinzioni e domande disperate" facendone un linguaggio condiviso e in grado di legarci in una comunità. Oggi invece, Wallace è lucidissimo nell'autodiagnosi: chiediamo "alla nostra arte di tenere una distanza ironica da profonde convinzioni o domande disperate, costringendo così gli scrittori contemporanei a ridicolizzarle o a cercare di farle passare camuffandole con qualche trucco formale come citazioni intertestuali o accostamenti incongruenti, relegando le cose veramente pressanti fra asterischi come parte di qualche artificio polivalente di defamiliarizazione o qualche cagata del genere". Va da sé che proprio lo stesso testo, il saggio su Dostoevskij, sia intervallato da considerazioni dolenti e radicali relegate tra asterischi, tenute a distanza dall'ironica ma estenuante autocoscienza postmoderna.
Il fatto è che la consapevolezza di questa impossibilità (di dire "io" senza ricorrere a maschere, a meta-narrazioni, a note, a citazionismi o a una prosa ipermuscolare al limite del doping: tutte cose squisitamente wallaciane) non basta a sciogliere magicamente l'incantesimo, anzi non fa che aggravare la situazione. La soluzione di Wallace, da buon apocalittico, è fare di questo limite, di questa impossibilità, l'oggetto principale della propria scrittura. Così, anche discettando di porno, aragoste e linguistica, non fa che mettere in scena l'impossibilità della comunicazione, allegorizza il proprio suicidio (come nel racconto Caro vecchio neon in Oblio, Einaudi, 2004) e con lui della letteratura tutta. Riempire la pagina di un'ingombrante massa celebrale, e solo di quella, serve a far risaltare tutto ciò che rimane fuori – la solitudine, la disperazione, l'incomunicabilità, la morte del sentimento e dell'empatia – e che non riesce a diventare scrittura, a essere espresso direttamente.
Il pericolo è che ricalcando mimeticamente i linguaggi e i codici di una cultura che della letteratura fa tranquillamente a meno, i suoi lettori, che di questa cultura, come lui, sono figli, non riescano a cogliere la differenza tra Infinite Jest e una puntata dei Simpson particolarmente ben riuscita. O tra l'apocalisse e un cocktail-party.
  Francesco Guglieri

I vostri commenti
14 recensioni presenti.  Media Voto: 4.57 / 5

Alberto bertexbo@yahoo.it (21-03-2010)
Di Wallace avevo letto Infinite Jest, trovando la sua scrittura eccezzionale e dirompente. Anche in questa raccolta di articoli permane la sua capacità di affabulatore coinvolgendoci come se si trattasse di un romanzo. Fulminate il capitolo sul mondo del porno; Wallace riesce ad appassionare anche su argomenti piu' ostici come il lungo capitolo sull'utilizzo della lingua inglese (quante analogie col massacro che viene fatto della lingua italiana!)su una campagna politica mettendo a nudo vizi e virtù di un paese. Rimane sempre una lettura che implica una concentrazione continua che la miriade di note non sempre aiuta a mantenere. Ma avercene di scrittori così.
Voto: 4 / 5
davide venticinque davideventicinque@hotmail.it (12-06-2009)
D.F.W. non è uno scrittore come gli altri. Daccordo, nessuno scrittore è uguale ad un altro e ciò vale anche per tutti gli esseri umani. Bene, allora diciamo che D.F.W. è lo scrittore che più incarna questo principio. -Considera l'aragosta e altri saggi- è uno degli esempi di come questo straordinario autore scomparso troppo presto, si differenzi dagli altri scrittori in circolazione proprio per non avere un genere di appartenenza, anzi, per fuggirlo. In questo leggerissimo, complicato e piacevole "mattone" D.F.W. passa con l'ironia tutta sua: dall'esaminare l'ultimo dizionario snob pubblicato in America (dando prova a chi non lo conoscesse della vastità del suo cervello e dalla roba ivi contenuta), all'esaminare l'impatto psicologico sugli abitanti di una piccola cittadina al crollo delle torri gemelle, al far interrogare il lettore su ciò che il candidato McCaine sembra voler chiedere ai suoi elettori, all'osservare il festival del cinema hard, i suoi lustrini e le sue contraddizioni di plastica... I saggi abbracciano tanti argomenti, gli stili di scrittura si susseguono deliziando il lettore, la sperimentazione, addirittura l'ipertesto, fanno capire quello che più stava a cuore a questo grande autore: stimolare, aprire gli occhi (cit. Bisogna star svegli!)e comunicare. Si coglie quasi una bulimia-comunicativa, un bisogno spasmodico di toccare il lettore, di fargli capire quanto lui (Wallace) lo ama e stima, quanto è importante visto il tempo prezioso che gli dedica leggendolo. Se volessimo ridurre il Tutto a una Sola Cosa...abbiamo solo Tempo, tempo da usare a nostro piacimento. Usate il vostro tempo come meglio credete. Io un po' del mio a -Considera l'aragosta e altri saggi- l'ho dedicato. Davide Venticinque
Voto: 5 / 5
Emiliano (08-01-2009)
Non vorrei andare contro corrente, ma il voto è per il libro non per l'autore...e il libro non mi ha fatto impazzire. Troppo pesanti da leggere tutti questi saggi uno dopo l'altro e troppo pretenziose le note interminabili a pié pagina. L'autore ha fama e approccio da genialoide, trova spunti dove non tutti ne vedrebbero, ma i giudizi qui mi sembrano eccessivi. Il saggio sulla filmografia porno e anche quello sulla campagna USA 2000 sono tirati davvero per le lunghe e a tratti ripetitivi. Quello sulla linguistica è davvero brillante ma volendo approfondire un argomento così difficile ci sono filosofi del linguaggio che vanno ben oltre. Divertente quello sulle aragoste ma non sono ostriche e scusate ma non ci vedo perle! Leggerò senz'altro uno dei romanzi di Wallace perché mi aspetto siano molto migliori di questa raccolta...
Voto: 2 / 5
hankfan hankfan@tiscali.it (18-09-2008)
ciao caro vecchio David
Voto: 5 / 5
Liborio (17-09-2008)
due anni fa ho scritto proprio qui di questo libro, adesso voglio solo piangere. un amico che non ho mai conosciuto è morto, rest in peace.
Voto: 5 / 5
antonio d'agostino (16-09-2008)
.....buon riposo David....
Voto: 5 / 5
leo grag4@libero.it (15-09-2008)
Riposa in pace, ovunque tu sia, David,
Voto: 5 / 5
himiko (01-04-2008)
Non solo è estremamente colto e intelligente, ma scrive in maniera così accattivante e divertente che è impossibile resistere, anche se i temi di cui tratta sono spesso 'pesanti'. Un genio.
Voto: 5 / 5
Ciro (16-10-2007)
Prima di questo libro pensavate di appassionarvi al conflitto tra Descrittivisti e Prescrittivisti del linguaggio? Pensavate di interessarvi alla campagna elettorale di Mc Cain? Sicuramente no, ma Wallace riesce in queste imprese! Quello che stupisce in Wallace è la tenuta della scrittura. Divagazioni, divagazioni al quadrato e e al cubo che non diminuiscono l'interesse del lettore, anzi lo tengo legato e stupito dalle considerazioni improvvise e sorprendenti di Wallace. Alcuni racconti mi sono piaciuti di meno, forse perchè descrivono realtà molto americane, ma altre come Forza Simba o Considera l'aragosta sono veramente ben scritti e coinvolgenti.
Voto: 4 / 5
nico siciliano (13-09-2006)
interpolazione: "la verità è che la maggior parte della prosa accademica(USA)è agghiacciante- pomposa,astrusa,claustrale,ampollosa, eufuistica,pleonastica,solecistica,sesquipedale,eliogabalesca,chiusa,oscura,infestata di termini specialistici,vuota:fulgidamente morta"... [cenni d' assenso, grida, standing ovation] e standing ovation per l' italianomedio che continua a nutrirsi, senza vomitare ahinoi, dei moccia, dei brown, delle melisse q. r. e x., della spazzatura, dei reality...d'altra parte i baroni delle nostre università pubblicano perlopiù saggi astrusi e vacui(saggi in cui decine di pagine girano stupidamente attorno ad una sola frase...)mantre i geni come DFW sono quasi sconosciuti, addirittura allontanati dai d' orrico di turno. leggete e rileggete i DFW!
Voto: 5 / 5
Vincent (28-08-2006)
Un modo, tra i più efficaci, per conoscere e tentare di comprendere l’America di oggi, un mondo per tanti versi molto vicino al nostro ma per altri profondamente differente e lontano, è leggere D.F. Wallace. Succede con lui, infatti, qualcosa di molto simile a quanto accadeva con Pasolini, rispetto al nostro Paese e al suo sguardo su di esso, negli anni sessanta e settanta. Ancor più che per il fatto di essere uno straordinario talento letterario, un pregio che paradossalmente nel caso di DFW si è rivelato talvolta anche il suo limite principale, sono lo spirito di osservazione, la capacità di analisi, la coerenza e lo spessore morale a impressionare e, soprattutto, a fare di DFW una voce tra le più autorevoli e sincere nel panorama odierno della letteratura americana. Succede anche, di conseguenza, che sia tra i pochi autori che meritano di essere ascoltati al di là dei propri romanzi e racconti. Come Pasolini, DFW è infatti uno di quegli scrittori per i quali si nutre la curiosità di conoscere l’opinione sugli aspetti più disparati dell’esistenza. I saggi e gli articoli di questa raccolta, vedono un DFW in veste di osservatore agli Oscar del cinema porno e in una talk-radio reazionaria o di cronista per Rolling Stone durante la campagna repubblicana alle presidenziali 2000 del senatore McCain. Ma sono interessanti anche i brevi saggi sulla difficoltà di far comprendere agli studenti l’ironia di Kafka e sull’11 settembre visto da un salotto di anziane signore del Midwest, così come le recensioni di alcuni libri che permettono a DFW di parlare di Dostoevskij e dello “scetticismo congenito” dei nostri tempi, del rapporto tra autorità e uso della lingua inglese, delle biografie dei campioni dello sport fino ad arrivare al saggio sul tragico destino delle aragoste. Considera l’aragosta non è un libro facile, richiede impegno e anche una buona dose di pazienza, come tutto quello che scrive DFW, ma l’esito della lettura è esaltante, il miglior carburante in circolazione per far girare il motore del nostro pensiero.
Voto: 5 / 5
Francesco Galllo (24-07-2006)
Proprio così, gente: il genio è tornato.
Voto: 5 / 5
Liborio gavroche1983@yahoo.it (15-07-2006)
Ho conosciuto DFW l'estate di due anni fa, tramite la raccolta "la ragazza dai capelli strani". Nonostante il racconto non sia il mio genere preferito, la scrittura di Wallace mi ha subito affascinato. Subito dopo ho letto "La scopa del sistema", un libro che ricordo con grande piacere, e che forse dovrei rileggere.. In quest'inizio di estate mi sono ritrovato davanti questa raccolta di saggi e reportage, e li ho letti con ricercata lentezza, come mi capita di fare quando incontro un libro da gustare fino in fondo. La scrittura è limpida, precisa, piena di sfumature, appassionante. Oserei dire perfetta. Wallace è riuscito a farmi appassionare al dibattito interno americano tra "puristi" e "democratici" della lingua. Mi ha fatto entrare nei panni di un'aragosta, e capire molto del mondo politico americano attuale. La grandezza di Wallace è tutta qui, nella combinazione quasi sempre riuscita tra stile orignale/scoppiettante - avete presente il modo in cui utilizza le note? - e nella passione con cui tratta argomenti alti o "pop", riuscendo a trasmettere sempre qualcosa di incredibilmente interessante.
Voto: 4 / 5
j (15-07-2006)
il genio è tornato
Voto: 5 / 5

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