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Ricci Luca - La persecuzione del rigorista |
Un giovane prete impaziente viene mandato a trascorrere i mesi invernali di praticantato a Chiavalle, dove lo attende un parroco più anziano. Il tempo scorre monotono tra svogliate confessioni dei fedeli, malati da visitare, partite a poker e chiacchiere con la gente del posto; solo una cosa sembra appassionare il giovane prete: la squadra di calcio del paese. È attratto in particolare dal talento di un ragazzo che si favoleggia non abbia mai sbagliato un rigore. Lo tormenta un desiderio meschino, dettato dall'invidia: vedere il giovane sbagliare almeno una volta un rigore. Ma un evento drammatico scuote la sonnolenta vita della comunità: la morte, apparentemente accidentale, di un chierichetto di dodici anni; un maresciallo in pensione indaga, e fra i sospettati sembra esserci proprio il giovane prete.
| La recensione de L'Indice |
 Il protagonista del romanzo, un giovane sacerdote di buona famiglia e salde ambizioni inviato a trascorrere un breve periodo in un paese di montagna, è quanto di più lontano si possa immaginare dallo stereotipo del prete: uomo di mondo in ogni senso, completamente privo di dimensione spirituale, incarna una sorta di nobiltà decadente che si esprime nell'esercizio, sovente fine a se stesso, della capacità di imporsi, di negoziare, di esercitare pressioni ai limiti dell'estorsione; attorno a lui gli esponenti dell'altra parte dell'umanità partecipano all'azione nel ruolo di consapevoli pedine, cercando di guadagnarci ognuno il suo misero tornaconto. Del resto, questa è l'unica differenza sostanziale tra due forme di vita che si legittimano vicendevolmente, un dislivello minuscolo, tutto sommato, tra persone che sono tutte ugualmente colpevoli, in un mondo dove l'unica pietas sembra consistere nel riconoscere al prossimo prete o contadino, donna o uomo che sia il diritto a inseguire la sua personale meschinità, oltre la quale pare non esserci nulla che valga la pena di essere ricercato. Ciò che più sconforta e disorienta in questo libro è che non si nega la possibilità e il valore dell'innocenza, del bene, di un atto disinteressato, perché non ve n'è alcun bisogno: sono cose al di là dell'orizzonte e delle aspettative di chiunque, caso mai è la loro esistenza a dover essere dimostrata in un mondo dove la bassezza è il fondamento sostanziale di ogni elemento. Il protagonista è il signore di questa realtà: il suo mestiere sembra esser stato scelto perché un abito bisognerà pure indossarlo, la sua qualità è essere più bravo degli altri nello strappare risultati, il suo piacere è costringere il prossimo all'obbedienza, dedicarsi a una passione fredda, "il gusto d'incedere impettiti"; persino Dio, nella sua immaginazione, è solo l'ennesimo vecchio, non diverso da quelli che affollano le chiese, da sopportare con fastidio per ottenere qualcosa. Il suo unico motivo di frustrazione, la più temibile contestazione al suo mondo, è il contadino che non sa giocare a calcio, in nessun ruolo, e che tuttavia, sferrando dozzinali rigori rasoterra, segna sistematicamente; una grazia portata senza coscienza, un talento del tutto inutile, irragionevole, una manifestazione di gratuità che insopportabilmente pretende di esistere. Jacopo Nacci |
14 recensioni presenti. Media Voto: 4.21 / 5paolo (11-11-2009) L'autore ha tirato il suo calcio di rigore. E ha cannato di brutto. Alto sulla traversa. Io lo metto in alto sull'ultimo scaffale, e non ci penso più. Voto: 1 / 5 |
anticonemico (08-06-2009) Onore a uno scrittore cosi' talentuoso ed originale...."la persecuzione del rigorista" a mio parere e' la lampante prova dell'esistenza di una letteratura italiana magari non conosciutissima ma sicuramente autentica e molto valida. Voto: 4 / 5 |
Patroclo (03-04-2009) romanzo raggelato e che un pó si compiace della propria fredda cattiveria, fino a mostrarsi fin troppo estraneo, come se cercasse l´effetto soprattutto sul cervello del lettore, piú che nella pancia. avvincente per certi versi, ma appuno un pó manieristico, mai veramente appassionante. Voto: 3 / 5 |
Virtual virtual73@virgilio.it (03-04-2009) il più bel romanzo italiano degli ultimi tempi... ricordo di aver letto un commento del genere, su qualche rivista, a proposito de La persecuzione del rigorista... e l'ho messo nel carrello.. è arrivato, l'ho preso, l'ho letto, arrivando, a fatica, a finirlo (forse pure saltando... orrore puro per un lettore degno di tale nome!) e poi mi sono chiesto: ma... chi scrive questi giudizi, quando poi è a casa, da solo con la sua coscienza, non prova un terribile rimorso, un risentimento, un pungolo dell'anima... (oppure, ahimé, ci crede davvero..!) E dire che ho accumulato diversi acquisti negli ultimi mesi... sullo scaffale ho Yates e Malamud, Ballard e DeLillo ancora intonsi... eppure continuo a cadere nell'inghippo del nuovo che avanza... della recensione ammiccante che inganna... è la terza o quarta volta che mi capita... e sono troppe per chi, come me, ama molto le storie, da ascoltare e da raccontare... Diversamente da come si legge in un paio di commenti fa, è davvero possibile cibarsi di sole prelibatezze... o, almeno, mangiare la cicoria quando davvero non rimane più niente... insomma, come diceva il poeta, 'conosco il meglio ed al peggior mi appiglio'... ed io ho accantonato un Philip Roth d'annata per leggere Luca Ricci... e più passa il tempo e più mi pento e mi dolgo... Voto: 2 / 5 |
Katia (25-02-2009) 110 pagine di cattivi sentimenti, è proprio il caso di dire chi è senza peccato scagli la prima prietra. Ben scritto, una piccola rivelazione. Da consigliare, penso che di Ricci leggerò anche altro. Voto: 5 / 5 |
gabry (20-12-2008) Confesso che la lettura religiosa e il piano teologico non mi hanno appassionato quanto il resto della storia, quella dei rigori e di tutti questi personaggi piccoli (piccoli a partire dallo spazio limitato che ciascuno di loro ricopre nel libro). Un libro narrativamente perfetto. Voto: 5 / 5 |
michele68 (11-12-2008) L’ormai ex direttore di Radio24, dr.Santalmassi, ebbe modo di citare un passaggio di questo libro nel rispondere alla mail o lettera di un ascoltatore concernente un episodio di cui, ahimè, ho perso la memoria. La contestualizzazione fu così omogenea e rimasi affascinato quanto basta per giustificare acquisto e lettura. Alla fine però non ne sono particolarmente entusiasta, ammesso comunque che non è possibile cibarsi di sole prelibatezze e che, perdonatemi, solitamente mi nutro di saggistica. Tento di riassumere il mio punto di vista: un fattore esterno, che è l’ambizioso prete protagonista, viene dislocato suo malgrado in queste anonime località e, come un virus influenzale, sconvolge in modo significativo il sonnecchioso e modesto sistema immunitario, di conseguenza si manifestano le peculiarità negative solitamente dormienti, o almeno, tali finchè non vengono sollecitate. Tutto ciò conferma qualcosa che non mi è nuovo, cioè il fatto che potenzialmente ognuno di noi può essere/diventare un santo o un assassino all’incirca con le stesse probabilità di riuscita (assicuro che non è farina del mio sacco), sta all’individuo la scelta che, più è consapevole e responsabile (condizioni che non sono alternative!), più si avvicina al picco della santità o all’abisso del mostro. Spaventoso? Mah…comunque da maneggiare con cura. Voto: 4 / 5 |
enrico (10-10-2008) Per Ricci la grazia accade senza strepito, tra i fili d'erba secchi di un campetto di calcio amatoriale, lontano da ogni clamore. Accade nel fango e nell'anonimato. Accade senza che gli uomini lo sappiano o se ne accorgano, distratti dai loro egoismi, interessi, affari. Accade nonostante tutto. Grazie per questo romanzo luminoso. Voto: 5 / 5 |
julie (08-09-2008) Splendore "in economia" passato sotto silenzio. Ma per me è giusto proteggere i libri che valgono dalle mode. Voto: 5 / 5 |
ALESSANDRO SPAZIANI (02-08-2008) D'accordo che Einaudi è una delle più prestigiose case editrici d'Europa e ha pubblicato già altre opere di questo giovane scrittore vincitore di premi importanti, ma come mai allora si sente parlare così poco di questo piccolo grande libro? A mio giudizio questa è una grande prova letteraria in tutto; il linguaggio semolice e a momenti molto ricercato ma non nel senso aulico del termine, nel senso della chirurgica precisione delle parole, quasi un purissimo esercizio di etimologia; i personaggi, poi, questo prete che è un po' personaggio di Pasolini e un po' il protagonista di Vino e Pane di Silone; la vicenda, infine, che richiama la memoria del ritratto di Dorian, senza compromessi se non quelli magistrali dettati dalla cronologia narrativa. Bravo davvero, molto molto bravo. Voto: 5 / 5 |
Chiara (17-06-2008) Bellissimo. Voto: 5 / 5 |
Matteo (06-06-2008) “La persecuzione del rigorista” è, in realtà, una sottile allegoria sul rapporto tra creatore e creatura: “…e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male“, recita il “Padre Nostro”. Il racconto di Ricci è l’esatto rovesciamento di questa parte del Padre Nostro. Una specie di teorema, geometrico, per rovesciare la preghiera più essenziale della cristianità. Perché Dio dovrebbe indurci in tentazione? Il prete si esercita sul piccolo esperimento sociale di Chiavalle e Chiamonte come un Dio onnisciente e dispettoso: il confessionale diventa tribunale delle coscienze, e non a caso è citato dal prete proprio come fonte di onniscienza su un microcosmo, micromondo che è la società malata del paesino. Malata poi di cosa? Malata di umanità. L’uomo è corruttibile per sua stessa natura. Non c’è salvezza, non c’è pietà, non c’è speranza, non c’è carità. Perché non c’è fede. La persecuzione del rigorista è la persecuzione di Giobbe, è la cacciata di Adam: è l’eterna comprensione/incomprensione tra Artefice e libero arbitrio guidato dall’intreccio di paure, speranze e pulsioni Voto: 5 / 5 |
simone junior (25-04-2008) Piccolo romanzo divino (alla lettera). Il clero non è ben dipinto. Prete, Pretucolo e Vecovo C. sono peggio di Bettega, Moggi e Giraudo... Si salva però il cardinale di Ricci, uno su quattro, una speranza per la chiesa c'è. Interessante, anche, il discorso sui "generi" che viene fatto attraverso i personaggi secondari. Il genere è, diciamolo, vilipeso. C'è il romanzo rosa (la donnetta), il romanzo psicologico-erotico (l'allenatore e sua moglie) e il giallo-noir (il maresciallo e il chierichetto). Superba soprattutto la presa in giro del giallo, e di tutti quegli investigatori seriali da 12-13-14 libri che intasano il nostro mercato editoriale... Massimo dei voti: prova sofisticata e purissima. Voto: 5 / 5 |
berto (21-04-2008) Romanzo breve profondamente religioso (ma anti-cattolico) che si incarna in due personaggi multi-simbolo: il prete rappresenta il Potere (diabolico), mentre il calciatore rappresenta il Talento (divino)... E poi c'è una costruzione sapiente, che sbroglia a poco a poco la matassa di misteri: non si può davvero smettere di leggere fino all'ultimo rigore. Voto: 5 / 5 |
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