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Vargas Fred - Chi è morto alzi la mano |
È possibile che un enorme albero compaia dal nulla in una sola notte? E se, dopo qualche giorno, sparisce la proprietaria del terreno in cui è spuntato il faggio clandestino? Per risolvere il mistero non basta un solo detective: ce ne vogliono quattro, gli stessi improbabili investigatori di "Io sono il tenebroso" dell'archeologa e medievalista francese Fred Vargas.
Recensioni 1 - 20 di 99 recensioni presenti. Media Voto: 4.21 / 5gallina (14-02-2010) il mio primo libro della vargas... mi aveva incuriosito il titolo e in effetti è stata una lettura piacevole. il giallo è sviluppato con una bella trama e con un finale che pochi magari si saranno aspettati !! consigliato!!! Voto: 4 / 5 |
Robin (02-12-2009) In apparenza leggero, molto surreale e bizzarro, questo libro mi è piaciuto parecchio. Ottimo giallo, ottimi personaggi, ben narrato e con un finale con un buon colpo di scena. Come sempre molto francese. Consigliatissimo. Voto: 5 / 5 |
antonella (03-11-2009) Un capolavoro l'idea dei tre personaggi meravigliosamente naif e concretamente surreali. Voto: 5 / 5 |
Alt (13-09-2009) Domando a tutti coloro che hanno letto il libro, come abbia fatto Marc a risalire allo pseudonimo di Juliette! Nella foto della compagnia non si fa cenno di lei, ma solo del fratello Julien. La sostituta di Sophia nell'Elettra è tale Nathalie Domesco, lo pseudonimo di di Juliette. Ma come ha fatto a scoprirlo Marc?
Nel fare un commento all'intero libro, dico che è piacevole e scorrevole da leggere, gli intrighi sono affascinanti anche se, nel finale, le cose si ingarbugliano inspegabilmente(vedi sopra). Posso concepire che Marc, medievalista, vada a cercare a colpo sicuro nel pozzo(assurdo a mio avviso), ma lo pseudonimo come se l'è trovato? Voto: 3 / 5 |
Taffy76 (14-07-2009) Ho già letto altri 3 libri della Vargas, e non in ordine cronologico. Avevo perciò già incontrato i 3 storici e Vandoosler in "Parti in fretta e non tornare", ma qui ho avuto il piacere di scoprirli davvero, di conoscere la loro storia, che secondo me è la vera protagonista del libro. Ho sorriso e mi sono commossa con loro e per loro, dilettata però anche dal misterioso rompicapo intorno all'albero e alla cantante. Dopo 4 romanzi letti, non posso più fare a meno della Vargas. Voto: 5 / 5 |
simona proietti (10-07-2009) Gli amanti del giallo cervellotico e sovrastrutturato stiano pura alla larga da questo romanzo. Un invito a leggerlo invece, per tutti i cultori della scrittura agrodolce e lievemente cinica. Adorabili i 3 protagonisti, storici intelligenti e spiantati, sono un amorevole omaggio di F.V. alla sua formazione umanistica. Voto: 5 / 5 |
mauro (16-05-2009) come sempre....... un capolavoro Voto: 5 / 5 |
pallotta (14-05-2009) Come investigare la quotidianità e la storia , diventare amici, condividere una casa, risolvere un delitto con note di umorismo e malinconia che fanno amare il romanzo e te lo fanno rileggere per ritrovare le stesse sensazioni della prima, vorace lettura.
Uomini amici di donne che sono vittime e carnefici, che le amano e ne sono, come sempre, attratti e respinti.
Secondo me, il romanzo più riuscito di Vargas. Voto: 5 / 5 |
Ralph (14-05-2009)
Inizia così, prima della prima pagina, con un titolo che è gia una fine. C'è un morto, con una voglia banale di non essere morto. Di tornare bambino. Di alzare la mano per chiedere un permesso, esprimere un parere, farsi notare da qualcuno più vecchio. Più vecchio e quindi un pò più morto di lui. In fondo è una gara di ottimismo. una invidia verso le piante, che muoiono ogni anno. Verso le pagine che muoiono ogni minuto, salvo resuscitare dentro gli occhi a costo di memoria.
E' una questione di costo, non di prezzo.
Voto: 3 / 5 |
flowie (12-05-2009) Straniante: spunta un faggio e sparisce una cantante. Improbabile: 4 evangelisti ridotti a 3 (Marc, Mathias e Luc[ien]), capeggiati da un ex sbirro. In una Parigi provinciale tre storici disoccupati svelano con le armi delle loro discipline un omicidio architettato con freddezza. Scarso il rigore giallistico, per i puristi del genere. Ma nel libro altro è in primo piano: atmosfere intime e fumose, passioni travolgenti e conti da pagare, dialoghi sfilacciati e silenzi pesanti, anomalie sociali che si fanno normalità. Umano, troppo umano. Voto: 4 / 5 |
RobertJ (12-05-2009) I protagonisti del libro sono quattro: tre storici e un ex-poliziotto corrotto. La storia pare semplice. Un albero viene piantato, nottetempo, nel giardino di una nota cantante lirica ormai in pensione. La cantante si stupisce e pensa a una minaccia, più che a un giardiniere distratto. A questo punto gli storici si mettono a fare ricerca, che poi sarebbe il loro lavoro, per cui, tra l’altro, nessuno li paga. E il poliziotto idem. La Vargas, che è una archeozoologa ed esperta in medievistica, se ne intende di ricerca e di storici che non vengono pagati. E si vede, perché il giallo le riesce bene. E’ un libro pieno di ironia, ben scritto e ben costruito, nonostante il finale poco convincente. Voto: 4 / 5 |
maura (12-05-2009) Speriamo che non ne traggano un film.Perché sarebbero certamente una delusione,qualunque essi fossero,i visi scelti per i tre studiosi di storia protagonisti del romanzo.No.Meglio lasciare ogni cosa all'immmaginazione del lettore che lentamente si ritrova immerso e sospeso in un mondo quasi possibile,che nasce e si anima,a poco a poco,intorno alla ricerca della soluzione di un mistero.L'impianto "giallo" è presente dalla prima all'ultima pagina,senza,però togliere spazio alla sconfinata umanità dei quattro,loro malgrado,investigatori,ai quali sensibilità e intelligenza non bastano per farne dei vincenti in un mondo più realistico,ma li rendono qualcuno che si vorrebbe incontrare nella vita Voto: 5 / 5 |
failte13 (11-05-2009) Una notte perchè un albero spunti in giardino, poche pagine per farmi innamorare di ogni storia raccontata da Fred Vargas, da questa in poi.
La sua forza sta nella semplicità di raccontare, mischiando gli ingredienti più diversi come una strega e nella capacità da illusionista di nascondere agli occhi del lettore la realtà, estratta dal cilindro solo alla fine.
Tre personaggi indimenticabili - di uno almeno mi sono totalmente innamorata! - un quarto che li osserva e che li pungola, figli di una stessa Parigi e di uno stesso mondo, vissuto e visto attraverso epoche diverse. E ognuno dall'angolo della sua era va incontro alla verità crudele dell'inganno, che esiste in ogni tempo. Voto: 5 / 5 |
Trudy (10-05-2009) Un faggio appare dal nulla nel giardino di una famosa cantante lirica. La signora scompare ed i tre evangelisti(Mathias,Marc e Lucien)insieme ad un ex poliziotto si trovano a dover indagare loro malgrado. Tre storici di epoche diverse: un archeologo, un medievalista ed uno studioso della Grande Guerra, metteranno a disposizione le loro competenze per regalarci una storia divertente a tinte gialle. Fred Vargas porta il lettore in una Parigi sconosciuta ai più, facendolo innammorare dei suoi straordinari protagonisti. Voto: 4 / 5 |
Passerorosso (09-05-2009) Le prospettive per morire di noia ci sono tutte: tre storici nullafacenti negli improvvisati panni di tre investigatori.
Eppure già dalle prime pagine il lettore viene piacevolmente accompagnato per mano in una storia garbatamente torbida, dove i più piccoli dettagli non sono frutto del caso o semplice cornice della narrazione, anzi, risulteranno determinanti.
I tre storici hanno per deformazione professionale lo sguardo sempre rivolto al passato e dovranno essere aiutati da un ex poliziotto invece molto attento al presente e al correre degli eventi. Chi di loro avrà le giuste intuizioni per risolvere un mistero nato in un giardino? Il problema andrà affrontato alle radici, letteralmente. Voto: 4 / 5 |
599654-FL elena.bullian@katamail.com (09-05-2009) In una parola: invidia. Per la passione totalizzante di Mathias per la Preistoria, di Marc per il Medioevo, di Lucien per la Grande Guerra. Passione che rende il presente lieve, sottofondo all’esistenza dei tre evangelisti. Invidia. Per il mistero in cui inciampano, per caso. E che si trovano a disvelare nello stesso modo in cui vivono, senza impegno. Invidia. Per l’autrice, che ci avviluppa nelle sue trame senza sforzo. Che racconta i sui personaggi senza descriverli, lasciandoceli scoprire nei loro gesti, nelle loro parole. Invidia. Per te che ne sarai presto catturato. E capirai. Non potrai che provare invidia per colui che per la prima volta legge. E a noi non resta che rileggere… Voto: 5 / 5 |
Dark_Nemes (08-05-2009) Parigi.
Tre ricercatori, da tempo nella m..., indagano sulla scomparsa della vicina, cantante lirica quasi dimenticata. Quasi. Coinquilini per caso, i miei colleghi (sì, sono nella ricerca. E sì, talvolta anch'io nella m... ) sono lunari topi d'archivio appena sbozzati, (stereo)tipi simpa(te)tici, personaggi controvoglia.
Come un ciottolo sospinto a calci, il racconto si avvia così, paratattico e indolente, in una litica drammaturgia di elementi: terra smossa, frammenti di basalto, tettonica di pensieri e qualche deduzione un po' magmatica. Tutto sommato, un giallo dignitoso e divertito, dove scavare e scavalcare diventano duri imperativi. Ma ciò che conta è uscire dalla m...! Voto: 4 / 5 |
zelig simon.falvo@yahoo.it (07-05-2009) Può un "noir" essere anche poetico, onirico, surreale? E' in questo che risiede il fascino dei libri di Fred Vargas.
Atmosfere rarefatte, che ricordano le nebbie di Simenon, e personaggi meravigliosi perché incredibilmente profondi nella loro improbabilità. Il mistero, per Vargas, non è solo nel crimine. Il mistero è ovunque, e tutto è mistero.
Nulla nelle storie di Vargas è verosimile, eppure vorremmo che fosse tutto vero. Vargas trascina ben oltre il "noir" e invita a riflettere sulla ricerca della verità. Che è possibile solo nella risoluzione del crimine, mentre nella vita, come dimostrano gli investigatori-storici, la verità può essere solo cercata, ma mai raggiunta. Voto: 4 / 5 |
Piotr (07-05-2009) Non vale leggerlo dopo l'avvento di Adamsberg: il piccolo commissario spalanuvole è cannibale, si prende tutte le attenzioni della Vargas, ed è un peccato. E' un peccato perchè gli evangelisti sono meglio: morti di fame, storici, ognuno su un piano d'una casa diroccata che a New York sarebbe un loft, ma che a Parigi è solo una casa diroccata. E a Parigi i faggi crescono già adulti e metropolitani, le soprano che non hanno articoli determinativi prima del cognome non hanno futuro, e gli storici possono trovare gli assassini. Per quel che conta: a loro interessano sempre comunque più le sciocchezze, come il medioevo, la preistoria, la grande guerra o il non morire di fame. Voto: 5 / 5 |
raprillico (06-05-2009) Per chi ha studiato storia o filosofia: roba tanto inutile che i fighetti di economia ti guardavano col ghigno di chi ha già la busta paga in tasca. Ma sbagliavano: perché a guardare le cose di lato, fuori dall’impiego 9-18, capita di fermarti e di notare che quell’albero lì ieri non c’era. E se il giorno dopo ricominciassi con il 9-18 non avresti il tempo di ponderare, ma sei a spasso e con te altri due amici di bella laurea e belle speranze ed uno zio ex poliziotto un pelo svitato. E’ la rivincita degli sfigati sociali, gli unici a risolvere questo giallo e a salvare la stagionatella fanciulla: meno male che c’è la Topaia però, perchè son sempre e solo soddisfazioni morali. Voto: 4 / 5 |
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