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Mo Yan - Grande seno, fianchi larghi | Una prolifica famiglia matriarcale, governata da una madre dolce ed energica, attraversa le tante vicissitudini della storia cinese del Novecento. Dagli anni Trenta dell'invasione giapponese a oggi, figli, nipoti e parenti acquisiti degli Shangguan si confrontano con gioie e dolori dispensati da una terra estrema e primordiale. Con questo dichiarato omaggio alla propria madre e alle proprie radici, Mo Yan torna all'affresco rurale e mitologico di "Sorgo rosso".
Media Voto: 4.25 / 5simona (13-06-2011) Dopo aver letto Sorgo Rosso, mi sono approcciata a questo libro con grandissime aspettative e non ne sono delusa, anzi, è più bello di quanto pensassi ( sono a metà libro). La difficoltà, come già detto da altri lettori, è ricordarsi i nomi di tutta la famiglia protagonista, ma basta prestare un minimo di attenzione e non è impossibile seguire e ricordarsi tutte le vicessitudini legate ai vari personaggi. Mo Yan a tratti è troppo descrittivo, ma mai noioso e, nonostante le 900 pagine la scrittura è molto scorrevole. La storia della Cina dagli anni 30 a Mao fornisce, inoltre, uno sfondo storico interessante ad un romanzo già piacevole. Consigliatissimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gozer (12-10-2010) La miserabile vita della povera famiglia Shangguan nel ciclone della storia cinese del 900, tra momenti di relativa pace, cicliche disgrazie e persecuzioni assurde ed incomprensibili per gente tanto semplice, che quando tenta di avere un ruolo nella Storia, ne viene inesorabilmente schiacciata.
Osservando le vicende narrate si ha il ritratto di un paese in preda alla follia, in balia di continui sconvolgimenti dovuti all'insieme di ideologia, ignoranza ed estrema miseria.
Credo sia un mio limite: forse ho un gusto troppo "occidentale" per apprezzare completamente questa monumentale opera. Il romanzo è talmente lungo ed i personaggi sono così tanti da non ricordarli, con l'effetto di far fatica a seguire tutte le vicende. Inoltre passaggi drammatici e commoventi di pura poesia sono spessissimo affiancati o interrotti da incisi o momenti grotteschi da "torte in faccia" che ho trovato stridenti al limite della sgradevolezza.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
bruno (29-01-2007) lingua asciutta, a tratti arida ed aspra.
ha molto da insegnare agli imbratta carte nostrani Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Claudio cla114@hotmail.com (22-11-2006) 4 su 5 perchè non è il più bello di Mo yan, ma resta comunque un libro bellissimo, come tutti gli altri libri di questo genio cinese. Ancora una storia che copre più generazioni in un mondo a noi straniero e che cambia nel tempo, fino ad un oggi completamente diverso dal mondo di ieri. Mo yan riesce a descrivere il passaggio della Cina rurale dal medioevo direttamente all'era moderna in maniera mille volte migliore di qualsiasi saggio o articolo di sociologia o di economia. Non si può non commuoversi leggendo la scena iniziale del parto podalico senza taglio cesareo fatto su un letto di pietra, o le mille altre storie che fanno parte di questo romanzo. Altra cosa rispetto a "Il supplizio del legno di sandalo", che è il mio favorito ed è ambientato 50 anni prima di questo, ma comunque sempre un gran libro...se penso che Faletti vende 1000 volte di più di Mo Yan mi viene da piangere.... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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