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Hitchens Christopher - Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni...

Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa TitoloDio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa
AutoreHitchens Christopher
Prezzo
Sconto 20%
€ 11,60
(Prezzo di copertina € 14,50 Risparmio € 2,90)
Prezzi in altre valute
Dati2007, 271 p., brossura
TraduttoreMarchetti M.
EditoreEinaudi  (collana Einaudi. Stile libero. Inside)

Disponibilita immediata
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Descrizione
"La fede religiosa è inestirpabile, appunto perché siamo creature ancora in evoluzione. Non si estinguerà mai, o almeno non si estinguerà finché non vinceremo la paura della morte, del buio, dell'ignoranza e degli altri". Questa la tesi da cui parte "Dio non è grande". Muovendosi tra l'analisi dei testi di fondazione delle grandi religioni (Bibbia e Corano sopra tutti) e la riflessione sull'attualità politica e sullo scontro di civiltà in atto, Hitchens costruisce un implacabile atto di accusa contro le follie cui l'uomo si abbandona nel nome di una fede: oscurantismo, superstizione, intolleranza, senso di colpa, terrore verso la sessualità, anti-secolarismo. Contro questi non-valori, e memore della grande tradizione laica anglosassone, Hitchens reclama un ritorno alle idee dell'illuminismo, intessendo un elogio arguto e a tratti commovente della ragione umana. Un saggio che senza mai rinunciare alle armi dell'ironia e del paradosso, costringe faziosamente il lettore a schierarsi.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 32 recensioni presenti.  Media Voto: 3.56 / 5

Emanuela (17-12-2011)
Ho trovato il libro un po' superficiale. Hitchens tocca numerosi argomenti, ma non ne approfondisce nessuno, per cui alla fine si resta un po' insoddisfatti. Può essere comunque utile per farsi un'idea generale.
Voto: 3 / 5
sonia (21-05-2011)
bello!!!, ironico, intelligente e, a differenza di quello che tratta, sensato
Voto: 5 / 5
Alberto (17-02-2011)
Ho letto questo libro in Inglese. E mi ero convinto a tradurlo in Italiano, non avendone mai sentito parlare. Ovviamente qualcuno (l'Einaudi) l'aveva già fatto, ma a quanto pare in maniera pietosa. In Inglese, le argomentazioni hanno un taglio scientifico, la lingua è forbita, ma comprensibile. Certamente, la suddivisione degli argomenti non è netta, e ci sono evidenti contaminazioni. Perfettamente in linea con ciò, lo spirito critico sfocia ripetutamente in un tono canzonatorio dei credenti di ogni tempo e luogo. E' paradossale come alcuni ritengano proprio questo tono come colpevole di rovinare l'opera intellettuale, perché la contaminazione sarcastica fa del tutto parte dell'opinione dell'autore: lui crede che la religione sia semplicemente da deridere. Mi ha colpito, invece, la grandissima conoscenza delle religioni monoteiste, e l'utilizzo (sebbene non riportato in nota) di molteplici argomentazioni scientifiche e culturali. Nel complesso, queste caratteristiche fanno del libro una opinione (forte) di stile giornalistico, più che una dettagliata argomentazione analitica. Personalmente, mi trovo in disaccordo solo su un punto: riguardo alla domanda se le religioni aiutino le persone a comportarsi meglio, l'autore spiega che nel piccolo questo può accadere, mentre per i più grandi massacri della storia c'è sempre stata una vocazione religiosa. Eppure, il massacro nazista su ebrei, gay, zingari e non allineati è stato perpetrato "solo" per ragioni di razza superiore (un concetto magari più scientifico che religioso). Se è umilmente lecito postulare qualcosa da questo, direi che semplicemente essere (molto) buoni o (molto) cattivi esula del tutto dal credo, dunque non fa differenza alcuna, in questo aspetto, che la religione ci sia o meno. Considerato l'inesistente dibattito su questi argomenti in Italia, sì, questo è un libro da portare nelle scuole, nei bar, o agli amici.
Voto: 5 / 5
S.1971 (09-02-2011)
L'impressione complessiva che ho ricavato da questo libro agile alla lettura e talora brillante è di dispiacere: perché l'autore tenta di scrivere un saggio in stile giornalistico, riuscendo così a svilire molti buoni contenuti con giudizi troppo spesso categorici (talora persino irritanti) e quasi mai motivati. Questa mancanza di equilibrio si traduce in affermazioni sbrigative, superficiali ed estremizzate, tanto da sembrare intellettualmente disoneste quando fondamentalmente non lo sarebbero. Hitchens utilizza un approccio platealmente caricaturale alla religione, ma sembra rifugiarsi nel dileggio e nel sarcasmo anche per mascherare come si muova meglio nel campo della filosofia razionalista. Quando ne tratta, applica ed espone in modo disordinato ed illogico i principi etici, fingendo di dimenticare che nemmeno quelli del nostro tempo possono assurgere ad un valore assoluto; ciò non agevola la credibilità dell'intera opera, come non lo fa la lettura discutibile ed evidentemente pretestuosa di alcuni fatti storici recenti. Se un elogio va fatto, il testo lo merita dove mette in luce con estrema chiarezza ed anche con ironia i diversi piani metodologici tra scienza e religione, la prima rivolta in avanti mentre l'altra ancorata sempre più anacronisticamente nel passato. Il superamento della lunga "era umana della religione" forse è già iniziato, ma se - e dove - così fosse, non potrà che essere un processo lungo e tortuoso, che incontrerà forti resistenze e potrà essere aspro e drammatico ed in ogni caso andrà gestito e assimilato con intelligenza. Questo libro vorrebbe offrire scorciatoie che paiono però frettolose e scivolose e dunque offrono un appoggio molto parziale ed incerto.
Voto: 3 / 5
AG (16-11-2010)
Al di là delle tesi del libro (sulle quali ovviamente ognuno può pensarla come vuole) il testo un po ' troppo furioso. Poco schematico, un po' confuso, poche note. Sembra che l'autore scriva i concetti cosi come gli vengono in mente, e li analizza un po' superficialmente. Non c'è paragone con le opere di Dawkins, che non sono arrabbiate, ma tendono ad una traquilla analisi schematica con metodo scientifico dell'argomento, con note, citazioni e spiegazioni chiare, convincenti e dettagliate, a volte anche troppo. Hitchens non è abbastanza convincente. Però a tratti è divertente.
Voto: 3 / 5
Salvatore delenda.sc@libero.it (06-09-2010)
Non capisco le critiche su questo libro se non quelle di traduzione che in effetti un pò deficita l'opera! Da leggere sicuramente...
Voto: 5 / 5
Roberto (31-08-2010)
Un capolavoro. Da leggere nelle scuole. Consiglio anche L'illusione di Dio (Dawkins).
Voto: 5 / 5
Michele (21-06-2010)
Un capolavoro che smaschera le assurdità e le follie della religione.
Voto: 5 / 5
Guido Baldoni (02-12-2009)
Mi fa ridere la recensione di Andrea Palmieri: per lui il libro è esempio di "fanatismo (secondo la definizione: 'Raddoppiare gli sforzi quando si è dimenticato il fine', solo che qui il fine è ben chiaro)" Ah, il fine è ben chiaro? Quindi il libro raddoppia gli sforzi... senza dimenticare il fine! Quindi non è fanatico! L'ho letto in inglese, è un capolavoro. Da comprare assolutamente.
Voto: 5 / 5
Anton (28-04-2009)
Un libro davvero gradevole e soprattuto amico. Letture come queste aiutano a non sentirsi soli anche se circondati da un mondo mediatico popolato da folli invasati, ahimé.
Voto: 5 / 5
Andrea Palmieri (31-03-2009)
Da adottare nelle scuole: un esempio lampante e moderno di fondamentalismo, mancanza di rispetto per i fatti e le persone, fanatismo (secondo la definizione: 'Raddoppiare gli sforzi quando si è dimenticato il fine', solo che qui il fine è ben chiaro) e soprattutto di enorme, pantagruelica disonestà intellettuale. L'equivalente di questo libro potrebbe essere un testo che argomentasse un secondo processo di Norimberga per tutti i tedeschi e gli austriaci, passati e presenti, per ciò che fecero Hitler e i Nazisti. Fare di tutta l'erba un fascio (termine quanto mai appropriato...) è un understatement, in questo caso. Pessimo e pericoloso.
Voto: 1 / 5
Mirko (19-03-2009)
Condivido assolutamente tutto ciò che dice questo bel libro. La religione è solo una gran perdita di tempo. E' nata solo grazie all'ingenuità dell'uomo; quando l'uomo sarà abbastanza evoluto per non credere alla religione?
Voto: 5 / 5
Gianfranco (figlio di Albino) (04-12-2008)
Eccesso di gusto giornalistico per lo scoop e la demolizione dei miti. Troppa enfasi (autocelebrativa) sulle proprie esperienze di viaggio e sui contatti con gente "importante". Condivido al 95% le tesi di Dawkins, Dennett e Hitchens, ma mi sembra che si richiamino eccessivamente l'un l'altro, quasi si mettessero d'accordo ogni volta di far scaturire,da un unico progetto, non uno ma tre best-seller. Mi sembra comunque che, del terzetto, Hitchens sia l'elemento più debole, e che scriva con lo stesso stile dei TEO-CON che tanto disprezza.
Voto: 4 / 5
Domenico (08-06-2008)
Dipendesse da me questo saggio diverrebbe libro di testo in tutte le scuole. Sono daccordo in tutto e per tutto con l'autore che ,mia grandissima colpa,prima di questo stupendo libro non conoscevo. Mi riprometto di leggere tutto quello che finora è escito in Italia di quest'autore.
Voto: 4 / 5
gianni (08-04-2008)
è un libro,a mio parere,oltre che brutto anche subdolo.con la scusa della "laicità" l'autore accusa non la religione ma principalmente una religione: quella islamica in modo rozzo e razzistico.
Voto: 1 / 5
Loris (15-01-2008)
Per me si e' trattato di un libro regalato e letto quasi per sfida. Alcune parti sono stimolanti ed interessanti. La questione di fondo del 'disegno' contrapposto alla casualita' evolutiva e' forse il punto focale, quello su cui ciascuno e' chiamato a scegliere. Giusto mostrare l'eccessivo peso della morale sessuale e le contraddizioni secolari di ogni culto. Pero'... il tono di Hitchens, a dispetto di quanto afferma, e' quello del possessore della Verita' assoluta. Lo sprezzo verso chi crede e' fastidiosamente rimarcato. La lettura della bibbia e' da fondamentalista, 'alla lettera', senza tener conto di decenni di esegesi. E sostenere che certi conflitti (irlanda, balcani, rwanda... ) abbiano radici religiose e' pretestuoso: li' la religione e' stata il paravento per interessi economici e politici. La connivenza di uomini di fede e' da condannara, ma senza di loro il sangue sarebbe corso cmnq. La ragione sicuramente e' preziosa, ma non per tutti e' una risposta esaustiva.
Voto: 2 / 5
matulovic (26-12-2007)
grandissimo libro da adottare nelle scuole
Voto: 5 / 5
Patrizia (15-10-2007)
Condivido in pieno ogni singola affermazione, ogni analisi e ogni battuta poco politically correct. In questo caso il gusto per la dissacrazione feroce è solo il sintomo di una cultura poliedrica e di una intelligenza vigile. Infondo il libro non è altro che un atto di accusa contro l'intolleranza e l'arroganza di chi crede di avere la verità in tasca. Non ammirerò mai abbastanza chi urla per difendere il primato della cultura e del libero arbitrio intellettuale. Mi unisco al grido di dolore: la traduzione è imbarazzante (soprattutto nella prima parte, dove è praticamente letterale)e non è stato fatto neanche un tentativo di editing (periodi talmente involuti da risultare incomprensibili, refusi a go go, gravi errori lessicali). Un autore del genere e i suoi lettori avrebbero meritato più rispetto.
Voto: 5 / 5
rosetta pellegrini (15-10-2007)
Le pagine che l'autore dedica al genocidio rwandese sono completamente faziose e non corrispondenti al vero. L'autore prima di parlare di questa grande tragedia che ha investito un popolo dovrebbe documentarsi. Semplicemente per rispetto.
Voto: 1 / 5
Silvia (11-10-2007)
Ottimi i contenuti e le argomentazioni - nonostante molte siano in giro da secoli. Improntato allo spirito (ovviamente critico ed umoristico, non quello "santo") ed alla razionalità. Unica pecca: la traduzione PIETOSA, spero che la Einaudi la riveda per una prossima ristampa.
Voto: 5 / 5
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