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È lecito distruggere un uomo politico, sia pure spregevole e privo di scrupoli, attaccandolo sui segreti più intimi della vita privata? E un grande artista, per difendere la propria ispirazione, è autorizzato a ignorare una persona che sta rischiando la vita? Amsterdam è il palcoscenico ideale di una buffa e terribile resa dei conti, "una tragicommedia in cui nessun personaggio è amabile" che, con piacevole e insieme graffiante ironia, ci interroga sul valore di alcune scelte etiche fondamentali. Con questo romanzo Ian McEwan ci regala una sinfonia breve e grottesca sull'odio e la vendetta. Feroce e leggera, la penna di uno dei più grandi scrittori inglesi contemporanei ci trascina abilmente in un appassionante racconto che ritrae il deserto morale di fine millennio. Nel 1998 il romanzo ha vinto il prestigioso Booker Prize.
Media Voto: 4 / 5silvia (06-12-2009) anche secondo me è uno splendido capolavoro e descrive con maestria le maschere e l'ipocrisia che subentrano nella nostra esistenza insieme alla maturità Voto: 5 / 5 |
Stefano (01-03-2008) Un breve romanzo (meno di 200 pagine) estremamente amaro e impietoso, che non esita a calcare il pedale sul grottesco. E' la storia di due personaggi nella Londra degli Anni '90, legati dall'amore per la stessa donna (il romanzo si apre proprio con il funerale di lei). Entrambi i protagonisti sono uomini di successo: uno dirige con una buona dose di cinismo un importante quotidiano nazionale, mentre l'altro è un celebrato compositore in attesa di concludere la sinfonia del millennio. A un certo punto, però, entrambi si trovano di fronte a delle scelte morali importantissime: decidere, cioè, tra il privilegiare la propria carriera o rispondere al richiamo dell'etica. Entrambi, prevedibilmente, prenderanno la via sbagliata: uno accetterà di infangare la reputazione di un uomo politico per mettere a segno lo scoop dell'anno, l'altro rinuncerà a prevenire un crimine pur di non perdere la propria ispirazione artistica. McEwan è molto abile nel far assumere al lettore il punto di vista dei personaggi, mostrandoceli in tutta la loro meschinità e nella loro superbia quasi nietzschiana, e attinge da Dostoevskij e da altri scrittori che hanno esaminato il problema dell'etica. Ne viene fuori un grande libro, ironico e feroce. Purtroppo, però, un po' deludente il finale, decisamente troppo programmatico e "geometrico" per suonare davvero convincente e riuscito. Voto: 8 Voto: 4 / 5 |
Alce67 (09-10-2007) Cattivo come McEwan sa essere, ma non mi ha lasciato il segno, forse un pò esagerato...o irrealista; forse letto nel momento sbagliato. Voto: 2 / 5 |
Maurizio Ricci mricci_ra@libero.it (30-10-2006) E' un divertissement, se volete, ma di classe sopraffina. Anche la "modesta proposta" di Swift era un divertissement, dopo tutto.....Senz'altro molto più riuscito del precedente, noiosetto e pedante, "Amore fatale"; qui si rivede un po' dell'humour nero del primo McEwan, mediato da uno stile personale ed incisivo, sempre più convincente. Un capolavoro Voto: 5 / 5 |
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