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Fenoglio Beppe - I ventitré giorni della città di Alba | "'I ventitre giorni della città di Alba', rievocanti episodi partigiani o l'inquietudine dei giovani nel dopoguerra, sono racconti pieni di fatti, con una evidenza cinematografica, con una penetrazione psicologica tutta oggettiva e rivelano un temperamento di narratore crudo ma senza ostentazione, senza compiacenze di stile, asciutto ed esatto". (Italo Calvino)
Media Voto: 3.33 / 5Felleracqua (09-09-2007) Sullo sfondo delle Langhe, ne "I 23 giorni" affiorano le costanti della lotta armata presenti in ogni movimento irredentista. La fucilazione dei prigionieri è uno dei topos più importanti. Nel racconto “Il trucco” Fenoglio descrive con levità e precisione la disputa tra due partigiani che si contendono l’orgasmo di giustiziare un sergente fascista ed accampano storie di turni e di diritti di precedenza. Al posto di “uccidere”, i due usano il termine gergale “scorciare”, che restituisce un sapore sartoriale e senza ulteriori fronzoli dà l’idea dell’importanza che attribuivano alla vita del prigioniero. Un’altra tipica impronta insurrezionale è costituita dalla giovinezza dei protagonisti. Vecchio Blister (vecchia pustola), il partigiano quarantenne condannato dai suoi alla fucilazione per aver rubato oro in una cascina di contadini, si considera un matusalemme. Il cesello maniacale sul testo realizza un rendimento letterario spettacolare, tale è la rarefazione delle parole e la loro potenza immaginifica. Per informarci che i civili si nascondevano nell’attesa dell’attacco da parte dei fascisti alla città occupata dai partigiani, Fenoglio scrive soltanto: “i civili s’incantinarono”. Il realismo, la ruvidità del linguaggio, la precisione della sintesi contribuiscono alla verosimiglianza ed agevolano l’immedesimazione del lettore, nascondendo la fatica dell’autore sotto una patina d’immediatezza che rende ogni pagina più avvincente della precedente. Fenoglio ha regalato alla letteratura italiana importanti modelli di concisione e di spontaneità. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
elena (04-09-2007) L'esatto opposto di quello che solitamente definisco "bel libro". Apparirò antiquata, ma a me continuano a piacere il simbolismo, gli intrecci, l'approfondimento stilistico e terminologico, la ricercatezza, la poesia; tutto ciò qua è assente. E non è vero che è impossibile scrivere "poeticamente", e rispettando tutti i canoni che ho appena elencato, un libro dagli argomenti così crudi e realistici, come ho sentito dire da qualcuno; Pavese l'ha fatto. Sarò troppo drastica, ma sono contenta che la letteratura italiana del Novecento non sia rappresentata solamente da Fenoglio o da scrittori del genere, altrimenti avremmo continuamente l'impressione di un preoccupante quanto invalicabile degrado letterario, che ci farebbe rimpiangere Manzoni in eterno Voto: 1 / 5 |  |  |  |
sdazio s.dazio@virgilio.it (30-08-2006) A volte si partecipa, altre si assiste come se realmente presenti in quei luoghi e al quel tempo: giorni da ragazzi partigiani, durante e subito dopo la guerra. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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