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Vargas Llosa Mario - Avventure della ragazza cattiva |
Ricardo conosce la "ragazza cattiva" da adolescente, a Lima, e per trent'anni la rincorre in lungo e in largo per il mondo, colpito da un amore folle e sconsiderato. Lei ama nascondersi sotto false identità, è sempre in fuga da qualcosa, irretita da ideali politici, alla ricerca di libertà, ma anche di patrimoni da depredare. La rincontra a Parigi, dove lei è di passaggio, guerrigliera della MIR destinata all'addestramento a Cuba: sull'isola seduce un capo castrista, poi un diplomatico francese che la riporta con sé in Europa. Seduce poi un benestante inglese, per poi finire con un mafioso giapponese, che la devasta nel morale e nel fisico con ripetute, terribili violenze sessuali. Ogni volta Ricardo è lì a proteggerla. E ogni volta lei riprende la sua via di fuga.
| La recensione de L'Indice |
 Questa volta, Mario Vargas Llosa aveva voglia di svagarsi. Messe da parte le più impegnative formule del romanzo storico o dell'affresco contemporaneo. Accantonate sia le atmosfere cupe che gravavano sulla Santo Domingo di La festa del caprone sia le utopie di un mondo migliore incarnate dalla Flora Tristan e dal Paul Gauguin di Il paradiso è altrove. Adesso, eccoci alle prese con un protagonista che, alla fine degli anni cinquanta, dopo l'adolescenza trascorsa in Perù, si trasferisce a Parigi e comincia a esercitarvi il cosmopolita mestiere dell'interprete. All'inizio, la sua è una Parigi tardo-esistenzialista, dove fanno già capolino i Roland Barthes, i Michel Foucault, gli Jacques Lacan. Ma a questo fondale fa ben presto seguito la swinging London con tanto di Beatles e Rolling Stones, Vanessa Redgrave che manifesta contro la guerra in Vietnam e la messa in scena del Marat-Sade di Peter Weiss. In seguito, si passa a Newmarket, con le sue corse di cavalli molto British, a una Tokyo notturna in chiave sado-maso, con i suoi localini ben provvisti di preservativi, vibratori, fruste e manette, e ancora a una Madrid dei vecchi quartieri rinnovata dalla movida, con appropriati tocchi di colori internazionali. Nel guidare il protagonista-interprete da un luogo all'altro, però, sono non tanto gli spostamenti a cui lo costringono gli impegni di lavoro. Il suo è l'inseguimento del primo e unico amore, dall'adolescenza alla maturità, certe volte incrociato secondo gli azzardi del caso e certe altre seguendo tracce indiziarie. Perché a ogni città corrisponde l'incontro con la stessa donna la ragazza cattiva del titolo che esordisce come una quindicenne intrufolatasi nei quartieri bene di Lima. Ma che poi si ripresenta nei panni via via di una guerrigliera filo-cubana, della moglie di un diplomatico francese, della bigama consorte di un gentiluomo inglese appassionato di cavalli e della compagna di un losco affarista giapponese. Insomma, una vera e propria avventuriera, una ragazzaccia sempre più in là con gli anni, che non si fa scrupoli di sorta e bada solo a se stessa e ai propri desideri. Per tutto il romanzo, con l'eccezione del primo e del penultimo capitolo, quando il protagonista vi fa brevemente ritorno, il Perù è un dato remoto. Ne arrivano solo gli echi, attraverso lettere e giornali. E sono echi di un paese in progressivo deterioro, dagli anni dei tentativi delle nazionalizzazioni e della riforma agraria fino a quelli più bui del terrorismo di Sendero Luminoso. La patria di elezione è Parigi e solo Parigi. Dapprima idea letteraria formatasi durante la prima giovinezza a Lima, sul filo delle letture di Jules Verne, di Paul Féval e di Alexandre Dumas. Ma poi spazio trasferito dall'immaginario alla realtà, divenuto esclusivo, a cui il protagonista del romanzo, dopo ogni temporaneo spostamento, fa costante ritorno. Al punto che, in un'ipotetica storia del mito di Parigi nella letteratura ispanoamericana, le Avventure della ragazza cattiva reclamerebbero inevitabilmente posto. È alla volta di Parigi che, nel lontano 1825, da Buenos Aires, si imbarcava il poeta Esteban Echeverría, per rientrare importando e adattando la lezione del romanticismo. Ed è sempre a Parigi che, dopo le poesie dedicategli da Paul Verlaine e da Robert de Montesquiou, il colonnello Lucio V. Mansilla chiudeva gli occhi nel 1913. Quanto a Vargas Llosa, erede di tale lunga storia ancora da scrivere, niente di nuovo sotto il sole. Autore di un saggio su Gustave Flaubert e di un altro su Victor Hugo, lo scrittore peruviano non ha mai voluto sottrarsi al novero degli innamorati della capitale francese e della sua cultura. Adesso, però, c'è l'impressione che Parigi e tutte le sue suggestioni non l'abbiano assecondato nel dare forma a una prova ben equilibrata. Da quasi mezzo secolo il debutto è del '59 Vargas Llosa scrive e pubblica regolarmente, un libro ogni due o tre anni. Da questa fitta produzione sono derivate opere di stupefacente efficacia, qualche romanzo più o meno di circostanza e pochi altri risolti in un fiasco. Le Avventure della ragazza cattiva sembrano rientrare fra gli ultimi o, almeno, fra i penultimi. Non mancano segnali perché le si consideri un'illustrazione del malessere che sovrasta l'individuo ispanoamericano in esilio dal suo continente. "Sì, è vero, ho una professione che mi permette di vivere in una città meravigliosa. Però laggiù ho finito per diventare un essere senza radici, un fantasma. Non sarò mai un francese, anche se ho un passaporto che dice che lo sono. Là sarò sempre un métèque. E ho smesso di essere un peruviano, perché qui mi sento ancora più straniero che a Parigi", afferma il protagonista di Vargas Llosa. Però, osservato in tale prospettiva, il romanzo ha poco spessore. Si limita a rappresentare la situazione tutta in superficie, ferma ai consueti stereotipi, senza riuscire a farne emergere il disagio e lo smarrimento. Da Julio Cortázar con Il gioco del mondo fino a Roberto Bolaño con Detectives selvaggi , l'argomento è stato trattato ben altrimenti e con tutt'altra partecipazione. Ma neppure come romanzo d'avventura o come romanzo d'amore, questo di Vargas Llosa riesce a convincere. Nell'uno e nell'altro caso, ci sarebbe stato bisogno di un personaggio femminile capace di attrarre o perché no? di respingere. Ma la nostra ragazza cattiva è un personaggio che, lontano dal riscuotere simpatia, non ha neppure la forza di suscitare antipatia. Le sarebbe occorsa la statura di una femme fatale, di quelle che portano gli uomini alla perdizione, travolgendo e annientando. Le sue comparse, invece, finiscono per essere avvolte da inconsapevoli tinte grottesche che né le conferiscono grandezza né ne giustificano gli effetti devastanti. Sarà che lei e le sue avventure sono filtrate attraverso lo sguardo del protagonista Ricardo Somocurcio. E, se oggetto della narrazione è una ragazza cattiva, il punto di vista chi racconta in prima persona è quello di un ragazzo buono, persino troppo. Che manca di quel minimo di torbidezza indispensabile nel rendere grandi le passioni amorose. Che, messo davanti al male, non sa fare altro che subirlo, giustificarlo e perdonarlo. Che riferisce gli esercizi della sessualità in termini capaci di raggelare, anziché di far proseguire nella lettura con una mano sola. Alla fine, il ricordo depositato dalla multiforme protagonista è quello di una donna che per l'appunto più grottesca non potrebbe essere. Una che, per compiacere il suo amante, ingerisce polverine atte a smuovere l'intestino e, nuda, a quattro zampe, si esibisce mollando ventosità. Cose che un Marchese de Sade ha saputo raccontare riuscendo anche a turbare, ma, a tal fine, evitando buonismi come quelli in cui è campione il Ricardito Somocurcio. Vargas Llosa ha abituato i suoi lettori a complesse costruzioni verbali, alternando diversi piani temporali, contrapponendo lontani spazi geografici, mascherando l'identità di uno stesso personaggio. Inoltre, soprattutto nei primi romanzi La città e i cani, La casa verde, Conversazione nella Catedral , quest'abilità nel raccontare è ben servita da una scrittura altrettanto complessa. Frasi articolate mescolando il livello descrittivo e quello del dialogo. Discorsi diretti e indiretti concertati in alternanza all'interno di uno stesso segmento. Istanze narrative che ora si isolano e ora si fondono con quelle circostanti. Vero che, a lungo, tale caratteristica è valsa a Vargas Llosa la fama di scrittore difficile. Forse proprio per questo, nel prosieguo della carriera, la sperimentazione espressiva è andata calando, fino a adeguarsi a un fraseggio più tradizionalmente composto. Detto altrimenti, una maggiore leggibilità immediata intervenuta come obiettivo, in modo da rendere più vastamente fruibili le storie raccontate. Certo è che, con le Avventure della ragazza cattiva, ci si ritrova davanti a una vicenda riferita in modo lineare, nell'assoluto rispetto delle dimensioni tempo e spazio. Il che, se non ha motivo di essere imputato a carico, lascia comunque nostalgici, ripensando anche a titoli recenti. Ma, al servizio di personaggi e avventure poco coinvolgenti e di una struttura senza audacie, c'è uno scrivere che spesso lascia esterrefatti, tanto appiattisce e si appiattisce. Una scrittura che, invece di farsi "sempre più limpida e rarefatta, sempre più essenziale" come vorrebbe il risvolto di copertina , non esita a raccogliere frusti stilemi e immagini di dubbio gusto. Nel giro di sole dieci pagine, venendo a qualche esempio concreto, il francese è "la lingua di Montaigne", Parigi la "Ville Lumière" e una notte d'amore un "dono degli dei". E, poco oltre, un personaggio bisessuale è un individuo che pratica l'"amore al dritto o al rovescio". Insomma, per metterci un punto, legittimo che, ogni tanto, Mario Vargas Llosa voglia scrivere svagandosi. Ma in tali occasioni sarebbe opportuno che, insieme a se stesso, riuscisse a svagare davvero anche i suoi affezionati lettori. Con l'ultimo romanzo, le cose non sono andate per quel verso. Angelo Morino |
Recensioni 1 - 20 di 24 recensioni presenti. Media Voto: 4.5 / 5guido gubonvi@alice.it (10-02-2009) capolavoro della letteratura contemporanea,in cui,le emozioni ed i sentimenti prendono quasi una forma fisica da potere accarezzare delicatamente e dolcemente. Voto: 5 / 5 |
lena (12-05-2008) Lettura incredibilmente appagante, come essere trasportati da un fiume in piena. Storia d'amore eccezionale, coinvolgente. Grande letteratura, ampio respiro. Voto: 5 / 5 |
alessandro (15-03-2008) nina mala....."nina mala" doveva essere il titolo,sicuramente più adatto che non la traduzione..a me il libro è piaciuto molto,se posso permettermi direi che per questo libro non esistono stereotipi di persone(50/60enni per esempio) come ogni libro ritengo sia quello che ci trasmette a farci provare sensazioni più o meno forti..se poi ci piacciono le storie d'amore questo ne regala parecchie....buona lettura a tutti... Ale Voto: 4 / 5 |
Carlotta (11-03-2008) "Avventure della ragazza cattiva"è stato un regalo di mio padre in quanto spesso mi chiama in questo modo..Una bellissima storia d'amore, ogni donna vorrebbe essere amata in un modo così sincero e fedele! Voto: 5 / 5 |
Miky mikylavenny@hotmail.it (09-02-2008) Chi ha detto che ha appassionato solo 50 e 60 enni? Ho 19 anni e lo ritengo il libro più bello da me letto. Sono giovane? può darsi, ma certe parole, certe frasi, certi comportamenti della Nina Mala non me li tolgo dalla testa mai...
Forse perchè ho ritrovato qualcosa di me in lei... Da leggere una, dieci, cento volte senza stancarsi mai...
Il Nobel? un peccato che non sia arrivato... Voto: 5 / 5 |
Corra xaver@libero.it (03-02-2008) Cominciamo col dire che secondo me il titolo non andava tradotto in quanto, nina mala, è semplicemente perfetto.Le prime 150 pagine le ho trovate noiose, poi il libro scorre benone anche se la nina mala non è così seducente come mi sarei aspettato. Voto: 3 / 5 |
Layura (03-07-2007) Un libro bellissimo, una grande storia d'amore e di passione che si snoda lungo tutto il corso della vita di Ricardo e che lo porta a conoscere (e noi lettori con lui) nuovi luoghi, partendo dal natio Perù fino al Giappone...
ogni capitolo è come se fosse un quadro.... ne dipinge i contorni geografici, storici, antropologici... in ogni capitolo quest'amore si avvicina e si allontana, in un gioco che tiene inchiodati a queste pagine... la figura della "nina mala" in fondo non è poi così "mala", in lei Vargas Llosa riesce a farci vedere tutto quello che ha spinto il protagonista ad innamorarsene...
Da leggere! Voto: 5 / 5 |
Massimo (20-05-2007) Ottimo lavoro: piacevole, struggente, ironico e profondo. Dai calzoni corti ai capelli bianchi (e sullo sfondo, discreto, il susseguirsi gli eventi degli ultimi decenni) all’insegna di una “stupida” follia amorosa: così stupida, da riuscire a dare un senso a tutta una vita…
Scritto bene, non annoia e fa riflettere.
Peccato la traduzione del titolo che forse può attirare, ma non rende proprio il senso del libro. Voto: 4 / 5 |
ROKOSSVSKIJ (03-05-2007) A me è parso cristallino, dovertentissimo, ed anche emozionante. Forse è più "facile" di altri suoi lavori, ma è sostenuto da una bellissima prosa. Voto: 5 / 5 |
claudio (14-04-2007) Non avevo letto niente di Vargas Llosa e mi aveva sempre incuriosito l'accenno al mancato riconoscimento del Nobel. Dopo averlo letto e apprezzato (non dò il 5 perchè lo ritengo solo per i capolavori) andrò alla ricerca dei precedenti. Tornando al libro credo che almeno recentemente non avevo letto una storia d'amore così bella e fantasiosa, con i contorni di anni in cui vivevo la mia adolescenza. Da leggere e consigliare. Voto: 4 / 5 |
Valentino (06-03-2007) Alla fine della lettura, a chi mi ha indicato questo romanzo ho inviato questo messaggio: "Mi hai suggerito un viaggio nelle insondabili grotte dell'amore da cui si esce un po' storditi, ma irrimediabilmente più buoni. Grazie!" Voto: 5 / 5 |
Alessio alessio666999@libero.it (05-03-2007) Libro straordinario, una storia d'amore struggente e tormentata come tutte le grandi storie d'amore..Chi non vorrebbe innamorarsi così follemente una volta sola nella vita?E' una scemenza dire che questo libro possa essere apprezzato molto dai cinquantenni per le rievocazioni storiche ecc...Io ho 27 anni e credo che insieme a Pastorale Americana di Roth sia il più bel libro che io abbia mai letto... Voto: 5 / 5 |
claudio (09-02-2007) Assolutamente da non perdere. Belle le atmosfere,curato nella trasposizione,intrigante nella storia. Un'alchimia perfetta. Voto: 5 / 5 |
sax (26-01-2007) Una meravigliosa storia d'amore estremo per la donna della vita e per una passione covata negli anni e mai liberata. Consiglio di leggere questo romanzo anche a chi non piace il genere. Voto: 4 / 5 |
milena (25-01-2007) Che dire di questo capolavoro? Seguo Vargas Llosa da sempre (e rivendico per lui, e per diriito divino, una buona volta il Nobel, e che diamine!). Un autore così versatile e dalla affabulazione così felice: dal romanzo storico-apocalittico "Guerra della fine del mondo ( monstrum straordinario), alle vicende più storicamente articolate e dettagliate di "Storia di mayte", ai turbamenti sensuali e senili splendidamente frammisti a vibrazioni estetiche de "I quaderni di don Rigoberto",al divertissemnt purissimo de "La zia julia e lo scribacchino" (in assoluto, una delle cose più divertenti e gustose che mi sia mai capitato di leggere), e potrei continuare...Bene. Ecco qui una storia d'amor fou che mi stupisce per come l'autore, a differenza, per esempio,dell'ultimo romanzo di Garcia Marquez,riesca ancora una volta a confermare la sua freschezza, la sua gioiosità narrativa. Attenzione, però: gioia anarrativa e gusto del racconto che non vuol dire abdicare al senso di tragedia che alla fine affiora nei corpi, nel loro disfacimento, nel senso di inesorabile assurdità come epilogo senza uscita delle vicende del protagonista, Ricardito. Ma che non diventa mai, ripeto mai, nichilismo facile. Ogni capitolo potrebbe benissimo essere staccato dallo sfondo e vivere di vita propria, così pulsante delle variabili geografiche, sociali, culturali e umane delle varie capitali, in ogni parte del mondo, in cui la vicenda si snoda ( memorabile il ritratto in cui fa rivivere la swinging London e i suoi riti). Anche quando Vargas sembra scadere nei meccanismi più scontatamente "romanzeschi", lui ci strizza l'occhio, facendoci capire che sta giocando amabilmente con le convenzioni e i luoghi comuni più specifici della realtà peruviana, della sua antropologia. Impossibile, quasi, leggerlo senza lasciarsi cullare da una immedesimazione diretta e appassionata, ingenua , con i suoi personaggi così vivi: anche quelli più sordidi. Finito: e ora che leggo?? Voto: 5 / 5 |
Massimo (16-01-2007) Romanzo bellissimo. C’è un po’ di storia degli ultimi decenni del secolo scorso, anche se appena accennata e come sfondo, ma soprattutto la geografia con Lima, Parigi, Madrid, L’Inghilterra, il Giappone. E c’è tutta la passione di un uomo per la donna amata da sempre, un amore, spinto fino al masochismo, che non sembra mai finire. Proprio quando sembra inesorabilmente concluso ecco che rinasce e nella sua forma più sublime, più pura, più commovente. Ottima traduzione. Da “stra-leggere”. Voto: 5 / 5 |
ANDREA (23-12-2006) non è di certo un libro da buttare ma nemmeno da candidare al Nobel come ho letto su alcuni giornali. se poi lo vogliamo dare all'autore per la sua bravura in altre opere mi sta anche bene ma non certo per questa. sinceramente mi aspettavo di più Voto: 3 / 5 |
xhoksi (18-12-2006) Una storia che piacerà ai cinquanta-sessantenni (per la rievocazione puntuale di certe atmosfere passate). Un racconto sulla devozione e sull'espiazione, situazione peraltro abbastanza frequente nell'universo gay di quegli anni - a tratti pare di leggere certe cronache pasoliniane, o di intravvedere certi marinaretti cari al de Pisis. Una storia che fa ripensare anche al primo Testori. La traduzione non è scorrevolissima, ma forse non lo è neppure l'originale in lingua spagnola. In fine: un po' di amaro in bocca, non certo la migliore opera di Vargas Llosa, ma a confronto di certe nostrane recenti confetture d'albicocca o tamar-indo, certo leggibile con gusto. Voto: 3 / 5 |
giorgia (09-12-2006) Vargas Llosa a me piace molto per la sua capacità di descrivere con grande naturalezza e delicatezza i sentimenti che agitano l'animo umano e perchè ogni volta che parla del Perù traspare sia il suo amore che la malinconia legata alla sua terra, che negli anni si è andata trasformando irrimediabilmente. Questo libro mi ha un po' deluso... mi ricordava troppo altri autori: Tanizaki, Wilde e Murakami... ho ritrovato personaggi o situazioni che già conoscevo. Preferisco di gran lunga l'originalità di LA CITTA E I CANI o di LA ZIA JIULIA E LO SCRIBACCHINO... Peccato! Voto: 3 / 5 |
Natalia (04-12-2006) Credo che questa meravigliosa storia d'amore sia in grado di insegnare qualcosa ad ognuno di noi. In particolare, ad amare qualcuno semplicemente per quello che è, senza alcun interesse. La passione pura e travolgente, come quella di Ricardito, è una cosa rara di questi tempi. Alla fine delle sue sofferenze arriva il premio che aspetta da tutta la vita. Chi non ha mai amato, non ha vissuto. Voto: 5 / 5 |
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