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De Roberto Federico - I viceré | Storia di tre generazioni della potente famiglia catanese degli Uzeda di Francalanza, di antica origine spagnola, pronta a tutto pur di conservare la supremazia anche nella nuova, contraddittoria Italia unita. Il formidabile esempio con cui si è misurato Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Un'implacabile lezione di opportunismo politico. Eppure, a parte Capuana e Verga, Federico De Roberto (Napoli 1861 - Catania 1927), ebbe pochi sostenitori e soprattutto un detrattore famoso, Benedetto Croce, che stroncò tutte le sue opere. La rivalutazione di De Roberto è cominciata solo dopo la Seconda guerra mondiale, con la pubblicazione di diversi saggi critici. Proponiamo in questa edizione gli scritti di Luigi Baldacci e Leonardo Sciascia.
Media Voto: 5 / 5T (11-10-2011) De Roberto in questo folgorante romanzo riesce perfettamente a descrivere gli avvenimenti storici, sociali e culturali che colpirono la Sicilia dagli anni cinquanta dell'Ottocento fino ai decenni post-unitari. Lettura piacevole,talvolta commovente, che al termine della lettura farà sentire al lettore la mancanza della famiglia Uzeda Francalanza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marghe lgerlet@libero.it (29-07-2008) I personaggi sono maschere grottesche,ciniche, spietate.L'ipocrisia,i giochi di potere, i vizi e le piccole manie restano ancora ancorati alla nostra sicilianità.
Il linguaggio è scorrevole; il libro prende sin dalle prime pagine, con l'indimenticabile descrizione del fastoso funerale della principessa. Non scoraggiatevi se inizialmente De Roberto vi sbatte in faccia tremilamiliardi di personaggi: vi racconterà la loro storia a poco a poco, e sarà un piacere.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
EMMANUELLA emanuelaspa@yahoo.it (11-04-2007) Bellissimo, avvincente, con personaggi incredibilmente veri oggi come ieri. Da una parte i potenti, che possono sempre tutto su tutti, e dall’altra parte i poveri che guardano con accettazione le sopraffazioni dei primi a volte incantati a volte con troppa arrendevolezza.
Il ricco e il povero di ieri, di oggi e di domani, il tutto retto dalla sovrana ignoranza di sentimenti degli uni così come degli altri. In particolare, il profondo egoismo, l’autoaffermazione personale della maggior parte dei vicerè, così come la remissione, l’asservimento di alcuni personaggi, soprattutto femminili (come la principessina Teresina, la contessa Matilde, e forse alla stessa Chiara nei confronti del figlioccio), denotano la triste consapevolezza di non poter vivere senza il dolore della solitudine per inseguire la potenza e per mantenere l’apparenza di ciò che si ha. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Antonio Longo antoniolongo@hotmail.it (05-12-2006) Si tratta di un romanzo fra i più belli della peraltro esigua tradizione narrativa italiana moderna...
La trama è articolata e avvincente, quasi da romanzo russo, starei per dire. Quel che distingue De Roberto nel panorama della letteratura italiana dell'Ottocento è una visione assolutamente disincantata della società e delle relazioni interpersonali, che si snoda senza alcun cedimento a retorica o sentimentalismi di sorta. Una prosa scorrevole ma brulla e non priva di ironia dà il tono prevalente alla narrazione.
La scarsa fortuna del romanzo è generalmente ascritta al giudizio assai sfavorevole pronunciato da Benedetto Croce, che, come è noto, ha esercitato a lungo un incontrastato imperio sulla cultura italiana. Nondimeno do più credito all'ipotesi che siano piuttosto il suo anticlericalismo e la sua ottica sociopolitica, scettica al punto da non risparmiare neanche l'istituto della famiglia, a destare diffidenza e repulsione, che solo adesso vanno diradandosi. Nel romanzo, letto in controluce, è possibile ravvisare una prospettiva programmaticamente antimanzoniana. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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