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Dickinson Emily - Lettere 1845-1886 | Accattivanti e tenere, sensuali e disperate, le lettere che Emily Dickinson ha lasciato sono le tessere con cui è possibile oggi tentare di ricostruire la sua esistenza e la sua figura. Rappresentazione resa finora incerta da una sorta di vocazione alla solitudine che fece di lei, negli anni in cui visse, a margine del Rinascimento americano, una figura di eccezionale statura. Per diventare poi, nel pieno Novecento, la figura-simbolo della donna forte, colta, moderna e disperatamente sola.
Massimo Sannelli (12-12-2006) Dimmi come traduci Dickinson e ti dirò chi sei. Perché tra la levigatezza purificante di Campo e Luzi, la prosa tagliata in versi di Cima e Montale, e la durezza anti-italiana di Rosselli, c’è veramente l’abisso. In generale, Rosselli non è né italiana né italianeggiante; nel particolare dickinsoniano, non normalizza i dashes e le maiuscole secondo il nostro usus, e l’effetto del poem tradotto è barbarico, per l’eufonia italiana. E così Rosselli si mostra sempre come l’altra, non assimilabile. Quanto a noi, non abbiamo ancora metabolizzato il grandissimo dono di Rosselli: che scrivendo prevalentemente in italiano – e non in francese e in inglese – si è consegnata ad un piccolo mondo inadatto a riceverla e a ritrasmetterla a sua volta. Cioè Rosselli ha rinunciato ad essere il poeta mondiale che è. Senza diventare – è questo è uno scandalo, nella tragedia – propriamente nostra, un nostro modello condiviso. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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