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Vorpsi Ornela - La mano che non mordi | Esiste una lingua per raccontare lo spaesamento? Tutto parte da un viaggio a Sarajevo: un tuffo nel cuore dei Balcani, generoso e polveroso come nei ricordi d'infanzia. Qui la pioggia bagna la pelle più in profondità che altrove. La morte è più sorprendente e ha più sapore. Come un assedio, ad ogni passo risuona "l'esperanto balcanico", quel linguaggio inudibile e perentorio che non è possibile lasciarsi alle spalle. Un romanzo vivo, caustico, una scrittura apolide leggera e penetrante come le emozioni di cui si nutre. Ornela Vorpsi è nata a Tirana, dove ha vissuto fino a 22 anni. Ha studiato Belle Arti in Albania, poi, dal 1991, all'Accademia di Brera. Scrive in italiano. Il suo primo romanzo, "Il paese dove non si muore mai", ha vinto cinque premi ed è stato tradotto in dieci paesi.
11 recensioni presenti. Media Voto: 4.63 / 5nihil (26-05-2011) Un collage di personaggi, ricordi e sensazioni di una donna albanese che non è più albanese, in bilico tra ciò che è stato e ciò che è. E' cambiata lei, ma anche il mondo, quindi non c'è più un punto di riferimento a cui tornare. Scritto originale in cui mi sono riflessa, avendo percorso sentieri simili ai suoi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
biancolupo (28-01-2008) Trovo francamente eccessivi i voti alti generalmente dati a questo come ad altri libri. Personalmente sono strettino, ma questo è un bel libro.
Bauer e Pozzoli citate su Amazon. fr sembrerebbero essere le traduttrici dall'italiano. La Pozzoli traduce in francese anche Benni. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Liliana Rampello (26-05-2007) Molto brava, Ornela Vorpsi, giovane e versatile artista albanese (è anche fotografa, pittrice, videoartista) scrive in un italiano di rara suggestione e di grande intensità, al punto da farlo sembrare anche a noi, che lo abbiamo come lingua materna, una lingua fresca come non mai. Racconta di sé, di uomini e donne dei Balcani, con la leggerezza ironica di una mente capace di immobilità e movimento, con lo sguardo di chi sa abitare lo spazio della propria storia passata e di quella presente, insegnandoci a vedere e a immaginare un mondo che poco, davvero poco, conosciamo. La mano che non mordi arriva dopo Il paese dove non si muore mai (Einaudi 2005) e si rimane sorprese per ben due volte, felici di leggere dello spaesamento. Nello spaesamento.
Liliana Rampello Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessandro Beretta (24-05-2007)
Rapida, senza nessi stretti a una trama, è così che si muove la voce narrante femminile dei libri di Ornela Vorpsi. Basta un telaio narrativo per dare la scintilla: l’amico Mirsad, a Sarajevo, non esce più di casa da mesi perché è triste, la signora Toptani, albanese immigrata Parigi, da buona amica parte per andare ad ascoltarlo perché: «L’esigenza di un altro orecchio è propria al lamento». Ma tornare nei Balcani, vicini alla terra da cui anni prima ci si è allontanati, non fa che risvegliare in lei la lingua universale di quei luoghi: «l’esperanto balcanico». È con questa espressione che si apre l’affondo di trenta pagine di episodi e aneddoti che fanno saltare il binario della storia. Sono tessere di un mosaico, scritte in una lingua funambolica: l’autrice è albanese, ma scrive in italiano, e ne derivano object trouvé sintattici e lessicali unici all’ascolto, non frutto di uno sperimentalismo che riguarderebbe ogni tentativo di un nostro madrelingua. Tutto regge perché all’autrice interessa altro: l’indagine di una sensazione, così com’era negli schizzi di “Vetri rosa” (Nottetempo) dedicati alla scoperta infantile e violenta del sesso, e com’è in questo libro, riflessione sulla distanza, la memoria, il viaggio, e l’emigrazione come perdita dell’ovvietà dell’esistenza: «Il male è cominciato quando sono arrivato a Milano. – racconta allora Misrad – Senza capire che la città grigia mi stava scuoiando». E per certe ferite, nate da sogni rotti, sembra impossibile trovare la cura. (Alessandro Beretta) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sam (09-04-2007) 'LA MANO CHE NON MORDI'
di ORNELA VORPSI
(EINAUDI)
e 'VETRI ROSA' (NOTTETEMPO)
''Come era bella la loro gioventu'. La gioventu' vista da fuori, non vissuta dentro'', scrive Ornela Vorpsi in 'Vetri rosa', racconto caustico e dolente sulla fine di un'infanzia e la scoperta del sesso subito sin da bambina, violento e dolce.
E pare di poter dire com'erano belli i Balcani nel ricordo e nella distanza e come invece, tornata sul luogo, quella distanza paia ormai insormontabile: ''Ormai sono una perfetta straniera.... si frappone una gelida finestra. Le loro parole sono inudibili. Il loro calore lontano. Tu rimani spettatore'', scrive in 'La mano che non mordi', resoconto di quel viaggio. Un vecchio amico, confessandosi gravemente malato, la chiama a Parigi, dove vive oggi, dopo aver passato vari anni nel nostro paese (per pagarsi gli studi all'Accademia di Brera, ha fatto la modella e la cubista), tanto che scrive i suoi testi in italiano; e lei parte per tornare a Sarajevo, in quella regione da cui, come albanese, era fuggita ragazza con la madre. Un ritorno non proprio a casa ma nell'aria di casa, per scoprire che ancora non e' tornata pura e respirabile, tanto che prende alla gola, se non ci fosse quella interiore distanza a difenderla.
''La gioia non fa piu' parte del suo mondo'', dice di una signora che lavora in un ristorante, ma e' come parlasse in generale. L' amico poi e' gravemente depresso, e il suo stato appare chiaramente metafora generale. Davanti a tutto questo, che smorza il tentativo continuo di sentirsi bene, di godersi le cose, il racconto diventa sincopato, fatto di accensioni e notazioni, frammentario, come a ripescare ricordi incompleti o che si interrompono. Tra l'altro, anche li', ''l'Albania sulle spalle non e' un peso facile, spesso si devono spiegare un sacco di cose''. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paolo (02-04-2007) Comprato praticamente il giorno in cui è uscito, letto la sera stessa....
comprate altre copie da regalare...
lettura emozionante, piena di odori, sapori, atmosfera...
90 pagine da leggere velocemente e da riprendere poi quotidianamente....
Il libro è
ORNELA VORPSI - LA MANO CHE NON MORDI, Einaudi, 2007.....
Buona lettura Voto: 5 / 5 |  |  |  |
maria laura (29-03-2007)
Ornela Vorpsi, La mano che non mordi, Einaudi
Un vero capolavoro. Autrice albanese che sa descrivere magnificamente l'essere altrove, portandosi dietro se stessi. I pregiudizi, i giudizi, le voci del passato nei luoghi del presente. Per usare le sue parole, cerchiamo di vivere tranquilli. Non facciamo sogni più lunghi della nostra vita. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
francesco locane (09-03-2007) Chiaramente, uno si lamenta, et voilà, arriva un libro scritto in lingua italiana - anche se non scritto da un'italiana - che fa gridare al miracolo. Si chiama La mano che non mordi ed è opera di un'albanese di neanche quarant'anni, che ha vissuto dal 1990 in poi in diversi paesi d'Europa, Italia compresa, Ornela Vorpsi. Quando ci sono altri autori che mandano alle stampe centinaia di pagine, di cui almeno la metà sono inutili, e altri autori che scrivono libri piccolissimi che sono ancora più piccoli, viste le numerose (e poeticissime) pagine bianche che intercorrono tra un capitolo e l'altro, la Vorpsi riesce a colpire e aggrapparsi all'anima del lettore in meno di 90 pagine, con un romanzo che non ha una trama vera e propria, ma che sprigiona tutto tra le righe. Quando dico tutto, intendo veramente ogni cosa, dai profumi agli stati d'animo, dal dolore all'infanzia, dai sapori di casa ai detti della nonna. Senza dimenticare la Storia, quella più vicina e dimenticata, che riguarda i Balcani e i loro innumerevoli conflitti. E il tutto, badate bene, viene solo suggerito, attraverso una lingua mobile, dinamica e agile, che tuttavia evita ogni forma di sperimentalismo "tanto per fare".
Siamo noi occidentali ad essere rappresentati nel romanzo come una massa indistinta, rovesciando una prospettiva che ci vede spesso parlare di "altri" con sostantivi collettivi o terze persone plurali. Ecco quindi che la Vorpsi fa storia, capovolgendo un punto di vista, e, attraverso i numerosi personaggi albanesi, bosniaci, serbi che incontriamo nelle pagine del libro, ricordandoci che la polveriera balcanica, scoppiando, ha creato una vera e propria diaspora, spargendo brandelli delle sue popolazioni ovunque in Europa.
Un grande, grandissimo libro.
Francesco Locane
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
davide.s (03-03-2007) Ci sono pochi scrittori che reggano la prova dell'opera seconda e,
oggi, non c'è assolutamente alcuno scrittore di madre lingua itaiana
(noto) che sia capace di una scrittura così pulita, tersa ed efficace.
I miei migliori auguri di successo anche per questa sua creatura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mae (03-03-2007) cara xhoksi, Margueritte Pozzoli e Nathalie Bauer sono le traduttrici della Vorpsi dall'italiano in francese. Legga bene. Poi vada a sentire Ornela negli incontri per apprezzare il suo italiano. Ornela è una scrittrice molto singolare e per certi versi ricorda il magnifico Walser. Brava Ornela, continua così, malgrado i connazionali invidiosi e ostili!
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
xhoksi (26-02-2007) Anche questo terzo libro della Vorpsi è per gran parte dedicato a un'antropologia dell'uomo balcanico, del quale l'autrice descrive l'immaturità affettiva sostanziale, la dipendenza, la ferocia, la sottomissione (una fenomenologia del Balkan Blues). La scrittura è però particolare, ha una sua ricercatezza, seppure risenta di forti discontinuità stilistiche. Inoltre, una breve ricerca su Amazon.fr ci dice che il primo libro è stato scritto, almeno nella versione originale francese da "Ornela Vorpsi et Marguerite Pozzoli" , mentre quest'ultimo da "Ornela Vorpsi et Nathalie Bauer". A questo punto, poiché siamo in vista di un fenomeno letterario che si avvicina a quello di Natasha Radojcic-Kane in Homecoming (in Italia splendidamente tradotto da Adelphi), ci piacerebbe conoscere quanto in italiano scriva la Vorpsi...
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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