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Wallace David F. - Brevi interviste con uomini schifosi | Con questa raccolta, uscita la prima volta negli Stati Uniti nel 1999, Wallace fa ancora un passo avanti estremizzando ulteriormente la sua cifra stilistica. Qui le tecniche d'avanguardia sono messe al servizio di una visione crudele almeno quanto assurda è la realtà che mostrano. La scelta della formula "intervista" non potrebbe essere più sarcastica. Come una creatura posseduta Wallace sente le voci e, da autentico sciamano, per esorcizzarle le risputa, ciascuna con il suo timbro inconfondibile, sulla pagina. Sono le voci di un'America allucinata, che per non crepare si vomita addosso tutto il veleno possibile. Questi uomini "schifosi" sono iene che - vittime o carnefici divorano il proprio fianco lacerato. Percorriamo così una galleria di tipi intimamente odiosi, laidi. Dal focomelico che si serve del proprio moncherino come arma di ricatto per portarsi a letto le donne; al depresso che riesce a far suicidare l'analista; fino al ragazzo che sta per tuffarsi in piscina, immobile in fondo al trampolino, un fermo immagine dell'irrealtà o dell'iperrealtà che ci costringe in una morsa. Tutto il non-tempo che intercorre tra il "tuffatore" del mosaico etrusco e "A Bigger Splash" di David Hockey riassunto nel brivido agghiacciato di un adolescente americano. Introduzione di Fernanda Pivano.
Media Voto: 4.33 / 5Fabio Palma fp@fabiopalma.net (29-01-2011) Ok, se Infinite Jest vale 5, a questo come al 99% dei libri al mondo bisogna dare al massimo 4.
ma ci sono pagine memorabili, genio liquido, e un racconto, Ottetto, che è quasi un testamento dell'intimo dibattimento del grande David Voto: 5 / 5 |  |  |  |
anna maria (14-12-2009) E' stato il mio primo incontro con questo scrittore eccezionale. Non è semplice dettagliare le sensazioni che questo romanzo cerebrale, ossessivo, urticante, graffiante ed a tratti morbido, ha lasciato sulla mia pelle. Posso solo consigliare ed invogliarne la lettura a chi è sensibile alle sfaccettature emozionali e psicologiche, ma anche per capire che al mondo esistono persone con una marcia in più. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
William Dollace (06-10-2008) "La persona Depressa” è uno dei capitoli di punta di questa voragine acuminata che scava gallerie nello stomaco e dove la macchinosa sopravvivenza è imbullonata ai relitti dell’alienazione. Come sempre, nelle pagine di David si susseguono catene di montaggio d’intelligente tedio spiralitico solcate e sbudellate da disseminati lampi di genio a forma di catapulta catartica.
Si narra di Mostri in queste brevi non interviste, si narra di Mostri bloccati fra una risposta ed una mancata domanda, radiografati nella risonanza magnetica del linguaggio chirurgicamente dissezionante.
Siamo tutti Mostri. Nascosti dietro i Vibratori interbloccati, nelle percussioni cerebrali a basso dosaggio nascenti ad ogni pagina, nelle trivelle concettuali dove ricicliamo impastiamo e amalgamiamo storie di personale ossessione. Sulla griglia del picnic: Nevrosi e Garanzia, Soggezione e Profezia, Profeti del Realismo Isterico e Rulli Compressori Iperparabolici. Scandagliate letterarie superpatinate da stroboscopico slang e dolcificate da ipocaloria zoomata delle Certezze demolite. Le Trame sono accennate, accatastate e bruciate a fuoco lento. David Foster Wallace fa sua la concatenazione del ragionamento con il quale si addentra in concetti sminuzzando le astrazioni a prezzemolo con talentuosa maestria decostruente. Il suo è abuso ininterrotto della coscienza. Il suo iperzoom elucubratorio ed intellettualistico-finto-sbracato sugli oggetti, qualsiasi oggetto, è meramente terrificante.
Mi assale la percezione proteiforme che tutto sia ineluttabilmente descrivibile, parolabile, raccontabile, descrivibile, anche la genesi del pensiero mentre si scalpella nella verità che ti prende di mira sullo zerbino cerebrale.
Eccolo, il Canto della Forma, il Sacerdozio della Dipendenza, il Pionierato del Disfacimento: un infinito scherzo che esigo non finisca mai. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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