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In un futuro imprecisato ma spaventosamente vicino, gli uomini hanno costruito rifugi sotto l'oceano per ripararsi dalla forza assassina della luce del sole. E negli abissi hanno scoperto una specie nuova, cosi favolosa e leggendaria da volerla subito imprigionare. Le sirene sono feroci e bellissime donne del mare: hanno capelli azzurro vivo, capezzoli verdecupo, il muscolo della coda capace di spezzare in un istante la schiena del maschio. Scoprono piccoli denti perlati e affilatissimi quando schiudono le labbra per emettere il loro richiamo, un canto che fa impazzire i cani - e forse anche gli uomini. Un'atmosfera sospesa e sensuale domina questa favola nera: la scrittura di Laura Pugno ha una potenza incantatrice, capace di coniugare visioni apocalittiche e inquietudini del nostro presente in un unico, ipnotico racconto di amore e di morte.
| La recensione de L'Indice |
 Il futuro immaginato da Laura Pugno è un lembo estremo e finale del mondo abitato dalla nostra specie, è un approssimarsi alla "tabula rasa" per ricominciare, è il preludio a un grande generale reset. Una prefigurazione distopica, ma forse anche sottilmente utopica, almeno per l'autrice. Ed è un futuro fondamentalmente melanconico, di una argentata acida e gelatinosa melanconia; lattescente, nonostante il nero: bile nera, melan-cholia, anzi "cancro nero", quello che devasta la razza umana che deve nascondersi ormai dai raggi di un sole omicida. Un sole nero per quanto abbacinante, il sole nero della melanconia della condizione finale (Pugno avrà certo letto Julia Kristeva). Una nuova razza animale (animale?) è quella delle sirene, che gli umani allevano e ammazzano per divorare una carne dal gusto supremo e quasi metafisico. Ma le sirene, femminilità allo stato puro in corpi muscolosi guizzanti e madreperlacei di cetaceo, sono anche oggetto di un desiderio sessuale sfrenato, soprattutto da parte dei maschi ricchi e potenti. Il mondo agonico degli esseri umani è iper-tecnologico e dominato da una mafia "yakuza" onnipresente, feroce e insieme curiosamente accorta e talora sorprendente. Tuttavia, violenza e tortura regnano sempre, fra i superstiti, mentre il cancro nero continua a mietere vittime. La morte, però, o meglio la fase estrema del male è segnata dal candore: quando la pelle dei malati si disfa tutta, rimane il "derma bianco", una superficie del corpo candida e come "rigenerata e irreale", quasi una nuova nascita epidermica, ma è l'indicazione che l'agonia si approssima. Il biancore come emblema del male supremo e del terrore: "Il derma bianco era la moby dick del nuovo cancro, la bestia temutissima, l'ultima apparizione". Se il richiamo alla balena-demonio è esplicito, impliciti altri riferimenti a candori raccapriccianti, ad esempio pensiamo al finale del Gordon Pym, o se volete alla White Godness, alla mitologia complessa della Dea Bianca raccontata dall'erudito piuttosto folle Robert Graves. Certo il percorso del cancro nero è simile a quello alchemico, dalla nigredo all'albedo, solo che l'epifania del derma bianco non segna una purificazione se non illusoria, atroce. O forse la purificazione legittima e sacrosanta di un genere umano davvero ripugnante nelle sue voglie. Leggete un po' qua: "Il vecchio yakuza aveva ordinato ai suoi di tenere ferma la bestia appena pescata, con l'arpione ancora dentro, di bloccarle i denti e le braccia, la potenza della coda. Attenti, è una selvaggia, aveva urlato Jack, e uno degli uomini del leader yakuza aveva messo alla bestia il bavaglio in gommacciaio. Il corpo della sirena era scivoloso per l'umore, il sapore era quello del mare. Il vecchio aveva affondato i denti nella spalla della sirena viva, le aveva morso il seno, aveva leccato il sangue. Poi, a fatica e aiutandosi con un coltello, l'aveva aperta e penetrata mentre le divorava la carne e si era svuotato dentro di lei un attimo dopo, sussultando". Una citazione lunga per rendere l'idea di quale sia la devastante smania di carne che scuote questo romanzo pur gelido e dalla prosa gelificata. Secondo la fantasia dell'autrice, il maschio umano è dominato dal desiderio divorante di entrare dentro al corpo femminile, di escavarlo e di mangiarlo, di trasformare la femmina in una voragine di carne in cui sguazzare e soprattutto in cui eiaculare. Per poi morire, visto che tutta l'umanità è alla fine. Come l'uomo agonizzante travestito da sirena che cerca il suicidio, tutto fasciato da quell'aderente involucro argenteo. Allora la sirena rappresenta la perfetta, ottusa, crudele e saporita ipostasi della femminilità, bellezza traslucida e dentatura aguzza, flessuosità fortissima e gelatinosità luminosa, carne, latte, soprattutto vagina come spacco da aprire e in cui rimanere imprigionati. Anche il protagonista, Samuel, entra nella vasca e feconda una sirena mezzoalbina, stupenda, e poi si unisce anche con la figlia sanguemista da lei partorita, esemplare veramente metà donna e metà pesce, che riuscirà a fuggire nell'oceano diventando l'alpha di una nuova razza. Samuel morirà di cancro nero, perdendosi nel mare bianco dell'estinzione. Mia, la sirena sua figlia, libera nelle acque dell'eterno esilio e insieme dell'eterno ritorno, è tutta aperta invece verso il nuovo: "La mente di Mia era tabula rasa", conclude il romanzo. Un romanzo di poco meno di centocinquanta pagine, ma con la lingua fredda della "sprezzatura" tecnologica propria della migliore fantascienza e con l'intelligenza simbolica della più precisa e rigorosa narrativa dell'incubo. E soprattutto con una tensione costruttiva davvero in gommacciaio, solida senza incrinature e di una duttilità perlacea in superficie. Laura Pugno, in compagnia delle più recenti signorine delle nostre lettere, sembra proprio una tremenda sirena. Roberto Gigliucci |
6 recensioni presenti. Media Voto: 2.5 / 5danny (18-10-2009) Sono d'accordo con chi lo ha trovato un libro pessimo, purtroppo molto pubblicizzato alla sua uscita. Inconsistente e scopiazzato da altri libri di serie C e fumetti giapponesi. Altamente sconsigliato. Voto: 1 / 5 |
Cecilia (28-09-2009) Questo è certamente uno dei libri meno interessanti che abbia mai comprato.
Alla sua uscita partirono innumerevoli recensioni che lo elogiavano, e davvero mi chiedo quale meccanismo o processo ci possa esser dietro l'elogio incondizionato a un libro insignificante, mal scritto, con un immaginario scopiazzato da manga e fumetti vari, senza emozioni, senza prosa, senza nulla. Delusione. Voto: 1 / 5 |
Giuseppe Lupo (24-05-2009) il futuro apocalittico è arrivato, il cancro nero pure. Tra un'umanità animale nel suo devastare e una ferinità di "recente scoperta", Samuel, il protagonista, sceglie la sirena. Quali saranno gli effetti di questa scelta, di quest'ibridazione?
L'animale generato dall'unico uomo-umano è tabula rasa nel mezzo dell'oceano...
Il libro si fa leggere senza presentare grandi ostacoli, e forse, senza presentare grandi affondi...
La mente è vapore che si alza da una ciotola di riso.
La mente è una rete di canali con l'acqua dell'oceano. Voto: 2 / 5 |
mauri (28-09-2008) Un romanzo forte, cinematografico, sensuale, al limite dei generi. Molto raro leggere qualcosa di simile da un autore italiano... Bello. Voto: 5 / 5 |
roberta (16-12-2007) visionario a tratti poetico bello: non si dimentica Voto: 4 / 5 |
ant lomell@libero.it (25-09-2007) Storia molto fantasiosa e surreale con protagonisti i lamantini e gli..umani Voto: 2 / 5 |
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