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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

McCarthy Cormac - La strada

La strada TitoloLa strada
AutoreMcCarthy Cormac
Prezzo
Sconto 20%
€ 14,40
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 3,60)
Prezzi in altre valute
Dati2007, 218 p., rilegato
TraduttoreTesta M.
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)
 Disponibile anche in ebook a € 6,99

Disponibilita immediata
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Descrizione
Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
"Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c'è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un'origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te".
Un padre e un figlio, senza nome, senza niente che non sia il legame indissolubile che li unisce. Non esiste più nient'altro: non esiste più il mondo, la storia, il tempo, la civiltà, non esistono più le città, le case, le famiglie, non esiste più neanche il cielo – perennemente oscurato, plumbeo "come l'inizio di un freddo glaucoma che offusca il mondo". Esiste solo la strada lungo cui spingono i loro scarsi averi – qualche coperta, il poco cibo in scatola rimasto – dentro il carrello arrugginito di un supermercato. Si spostano verso sud, verso il mare, dal cuore dell'America al Golfo del Messico, in cerca della speranza di un po' di calore, di luce. Ma ciò che gli si apre di fronte è un oceano vasto e freddo che ha "la desolazione di un qualche mare alieno che bagna le coste di un pianeta sconosciuto. Più a largo, sulle secche create dalla marea, una nave cisterna arenata".
Nel nuovo romanzo di Cormac McCarthy, La strada, un non meglio specificato disastro planetario – probabilmente una guerra nucleare, o un meteorite scagliato dall'alto dei cieli – ha posto fine alla vita sulla terra: ogni forma di vita, animale o vegetale, è stata spazzata via, i pochi sopravvissuti non hanno più nulla di umano e attraversano quest'immensa terra desolata in cerca di cibo come morti che camminano. E poco importa se il "cibo" è un altro essere umano: il cannibalismo è solo uno dei tanti orrori che la fantasia scatenata di McCarthy ci offre, quasi non ci fosse un fondo all'abisso, ma solo nuove parole per declinare un infinito catalogo di sofferenze. La catastrofe ha rivelato lo scheletro – come se a un'esplosione sopravvivessero solo le ossa bianche e scarnificate – della società, se non della natura, secondo McCarthy: una brutale lotta per la sopraffazione reciproca, in cui gli esseri umani sono nettamente divisi tra carnefici e vittime, tra cannibali e prede.
Sono passati dieci anni da quella catastrofe: padre e figlio sono riusciti a sopravvivere fino adesso, ma non resisteranno un altro inverno. Il romanzo è il racconto del dolente e disperato pellegrinaggio verso il mare, delle difficoltà e degli incontri che accadono loro lungo la via, solo ogni tanto intervallati dai ricordi e dai sogni dell'uomo (soprattutto sulla moglie – la madre del bimbo – che decide di uccidersi piuttosto che sopportare ulteriormente tale inferno).
Tutti i loro averi sono su quel carrello; il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare dei viveri. Si succedono così una serie di episodi e incontri: la visita alla casa d'infanzia dell'uomo; l'esplorazione di un supermarket abbandonato, il figlio che beve per la prima volta una lattina di coca cola (il bambino è nato proprio nei giorni del disastro, e quindi non possiede ricordi che siano precedenti all'apocalisse: il padre tenta di tramandargli la memoria di un'epoca dimenticata nella cenere che il piccolo non ha mai vissuto). Quando i due incontrano un vecchio sperduto e sotto shock – il cui nome, Ely, è un chiaro riferimento al profeta Elia – questi inizia a blaterare che il bambino è una specie di prescelto, un messia che riporterà la luce nel mondo. E poi ancora treni abbandonati, villaggi devastati, case miracolosamente scampate ai saccheggi: ma sempre all'interno di un paesaggio estinto, infernale, in cui l'unico colore è quello delle fiamme degli incendi che ancora bruciano alberi morti.
La natura, come sempre nei romanzi di McCarthy, è uno specchio infranto che non rimanda altro che un riflesso di orrore e mistero impenetrabile, trascendente: un qualcosa che nella distruzione rivela il suo volto terribile e cieco, forse divino, di certo disumano, impietoso, indifferente.
La violenza e la brutalità che già erano la cifra caratteristica dei suoi romanzi western così come dell'ultima opera d'ambientazione contemporanea (Non è un paese per vecchi, Einaudi, 2006; cfr. "L'Indice", 2006, n. 5), assurgono qui a una dimensione allo stesso tempo letterale e metafisica: la morte, la negatività, la caduta sembrano essere gli atomi fondamentali di cui è composta la realtà. E contemporaneamente l'unico orizzonte possibile di un universo gnostico in cui la colpa – l'esistenza – coincide con la pena.
Ma in tutta questa devastazione spicca lo struggente rapporto tra padre e figlio, l'amore insuperabile che li lega. Le poche e asciutte parole che si scambiano sono imbevute di un affetto dall'inaspettata dimensione domestica, familiare. Il loro rapporto, le rassicurazioni che cercano l'uno nell'altro, le storie che il padre racconta al figlio di fronte a una notte senza fine o la fiducia che il bimbo riserva al genitore scrivono pagine di grande emozione, capaci di riscattare – e approfondire – una visione del mondo altrimenti tanto cupa da risultare grottesca. È questa inaspettata tenerezza, disperata e malinconica, il regalo più importante che McCarthy riserva ai suoi lettori.
La strada non è solo un testo visionario e potentissimo, ma anche un romanzo inaspettatamente avvincente, spettacolare, ricco di tensione e di curiosità per il destino dei due personaggi. Le avventure vissute dai due protagonisti riescono a tenere il lettore con il fiato sospeso, a farlo appassionare a questo mondo fantastico e pericoloso che ha qualcosa degli zombie movie di Romero. Il tutto viene però filtrato da un'"immaginazione della fine"quasi beckettiana che sembra contenere in sé l'intera tradizione "apocalittica" novecentesca, da T. S. Eliot a Philip Dick, oltre che da una tensione morale e stilistica che pochi altri autori oggi riescono a permettersi. Una lingua (resa in maniera eccellente dalla traduzione di Martina Testa con il contributo di Maurizia Balmelli) secca, asciutta ed essenziale, che non ha più Faulkner o Melville come modelli. Se proprio volessimo cercare dei modelli letterari dovremmo rivolgerci più alla tagliente precisione del miglior Hemingway, a cui McCarthy deve anche un certo modo di disegnare il rapporto padre e figlio, il loro immergersi nella natura (anche se nuclearizzata, in questo caso), e una certa idea di "uomo d'azione" che rivive nel personaggio del padre. Ma allo stesso tempo McCarthy riesce a ottenere una lingua solenne, profetica, biblica, in cui ogni immagine diventa immediatamente allegoria, ogni figura è rimando sfuggente a un significato ormai estinto. O forse di là da venire: perché non si può negare il sottotesto mistico, se non letteralmente cristologico, che La strada possiede. D'altronde non c'è apocalisse che alla fine del mondo non faccia seguire il ritorno del Messia, del Figlio risorto che fonda il regno millenario sulle rovine della storia. Il viaggio dei due personaggi, il destino che aspetta il figlio, la sua empatia, la sua volontà di cercare o di fondare un sistema morale – le continue richieste che rivolge al padre per aiutare le persone e i disperati che incontrano nel loro viaggio, la pietà che riserva ai sopravvissuti – spingono verso questo tipo di interpretazione, senza però mai fornire certezze conclusive.
La strada potrebbe essere quasi catalogato come un'opera di fantascienza, ben piantata nella solida tradizione del filone catastrofico-apocalittico, se non fosse anche il romanzo di McCarthy più intenso, visionario e definitivo, oltre che uno dei più belli e struggenti che il nuovo secolo ci abbia, per ora, offerto. Un romanzo enigmatico, misterioso, che da una parte spinge il lettore a cercare una chiave che ne risolva il segreto, dall'altra resta refrattario a ogni tentativo di decifrarlo. Impenetrabile, altero, struggente. Così come le parole su cui si chiude: "Una volta nei torrenti di montagna c'erano i salmerini. Li potevi vedere fermi nell'acqua ambrata con la punta ambrata delle pinne che ondeggiavano piano nella corrente. Sul dorso avevano dei disegni a vermicelli che erano le mappe del mondo in divenire. Mappe e labirinti. Di una cosa che non si poteva rimettere a posto. Che non si poteva riaggiustare. Nelle forre dove vivevano ogni cosa era più antica dell'uomo, e vibrava di mistero".
  Francesco Guglieri

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 228 recensioni presenti.  Media Voto: 4.31 / 5

Enrico (02-05-2012)
Il tema della fine del mondo è sempre accattivante e trascinante. Ecco perché ho letto questo libro. Sono rimasto deluso. Secondo me non c'è nella storia un filo conduttore tra inizio e fine. Nel mezzo poi la storia si trascina lenta e, dopo una cinquantina di pagine, monotona. Pochi gli accadimenti degni del tema trattato. C'è più da riflettere che da stare sulle spine e, secondo me, non è ciò che ci si aspetta dalla storia. Un po' di "spinta" alla storia ci sarebbe voluto. Meno male che è poco più di 200 pagine se no avrei assegnato uno come voto. Comunque da leggere senza aspettarsi grandi cose.
Voto: 2 / 5
matteo (13-01-2012)
Ho preso in mano il libro aspettandomi un romanzo post apocalittico e invece ho trovato una storia che parla di umanità in un mondo popolato da pochi uomini che non hanno più nulla di umano. L'apocalisse non viene mai precisamente spiegata salvo alcuni sporadici riferimenti al passato, ma è solo il palcoscenico dove si muovono il padre e il figlio che non hanno nome per tutto il racconto. Scarno nelle descrizioni come è scarno e spoglio il mondo distrutto in cui si muovono i personaggi. Incuriosisce fine all'ultima pagina, dove fa capire che non è il mondo a cambiare ma gli uomini, in male o in peggio questo è chiaro! Ho letto questo libro in neanche un giorno e mezzo!!!bello bello bello da leggere e capire!
Voto: 5 / 5
Giuseppe (29-11-2011)
Un libro semplicemente stupendo. Intenso e ricco di poesia. Un libro perfettamente americano che consiglio a tutti i padri, ma anche a tutti quei figli che hanno avuto un padre da amare. Un romanzo forte, semplice e vero.
Voto: 5 / 5
Dave (07-10-2011)
Enigmatico, impenetrabile, altero, struggente. Con questi aggettivi (a cui aggiungerei "visionario") la recensione di IBS qui sopra racchiude perfettamente l'essenza di un libro incredibile, mai scontato e soprattutto conciso. Non una pagina in più, non una pagina in meno. Un libro sul quale discutere per ore davanti ad un calice di buon vino. Da leggere.
Voto: 5 / 5
Sarah (27-08-2011)
In questo libro il ritmo è scandito molto lentamente, a mio parere troppo. A parte la descrizione del nostro pianeta, non viene spiegato cosa, come e quando tutto sia successo. L'ho trovato un libro un pò incompleto, anche il finale non mi è piaciuto.
Voto: 2 / 5
massimo scattolin (13-04-2011)
un libro tragico e dolcissimo, che ti inchioda alla pagina. un libro da leggere nei panni di figlio sperando di riuscire a essere un buon padre. un racconto che ti fa rimpiangere i momenti vissuti da figlio che non potranno ritornare mai più: perchè tuo padre non potrà esserci al tuo fianco. e tu avresti voluto essere quel bambino, quello che "ha il fuoco dentro di sè", essere capace di stare accanto a tuo padre come lui ha saputo fare; un libro che ti fa trepidare, combattere, riflettere, accettare quello che non puoi cambiare e... piangere.
Voto: 5 / 5
francesco kyuss2it@yahoo.it (01-04-2011)
Bellissimo romanzo su un futuro che non è fantascienza ma prossima realtà ,,, un libro che fa pensare e che ritrae un bellissimo rapporto padre/figlio... da piangere
Voto: 5 / 5
rajaz rajaz@hotmail.it (24-03-2011)
romanzo bellissimo...un grande autore che approfondirò sicuramente
Voto: 5 / 5
marco (09-03-2011)
Non conoscevo l'autore,l'ho letto per curiosita' e sono rimasto senza parole.Credo pero' che solo chie e' genitore puo' apprezzarlo fino in fondo.
Voto: 5 / 5
matteo (06-01-2011)
molto coinvolgente. non vorresti smettere di leggere. non sarà un capolavoro, ma ha dei messaggi forti e ti prende. da leggere
Voto: 4 / 5
Roberto Parollo (13-12-2010)
Un inno alla paternità e alla purezza dei cuccioli. Se non sei ancora padre ti viene voglia di diventarlo e di esserlo così. Se lo sei già ti viene voglia di tornare indietro e di esserlo migliore. Con un cucciolo così poi chi non lo vorrebbe. Dovrebbe essere un testo obbligatorio per ogni uomo che voglia diventare padre. Questa sua valenza propedeutica mi ricorda un altro testo che ha questo valore per un altro ruolo, quello di medico o di infermiere: "Cosa pensano i pesci rossi". Pietre miliari.
Voto: 5 / 5
rain (30-11-2010)
Primo libro che leggo di questo autore, unico che avrei potuto leggere forse, viste le altre ambientazioni e gli altri temi. Libro cupo, difficile in certi punti, un pò monotono in altri, profondo e denso in altri ancora. Mi è piaciuto, non saprei dire se la storia (che in fondo non è delineata del tutto, ma molto lasciato all'immaginazione del lettore), se i personaggi (padre e figlio), se altro; sicuramente mi ha trasmesso qualcosa, dopo i primi scogli, poi superati. Lo consiglerei sicuramente. Rain
Voto: 3 / 5
Luca Marchesani lucamarchesani@hotmail.it (26-11-2010)
Non bastano mille parole per descrivere il contenuto di questo romanzo e per comprendere a pieno il messaggio che McCarthy trasmette. La poesia che nasce da una situazione apocalittica, l'amore di un padre che combatte con Dio, la paura, il freddo che serpeggiano lungo una "strada" destinata a non avere mai fine. E'un romanzo, a mio avviso, sulla speranza e sulla capacità di non abbandonarla mai, neppure quando l'istinto suggerisce altro. Il bambino senza nome riesce a ribaltare il ruolo naturale di "discepolo" del proprio genitore senza nome finendo quasi per insegnargli il bene, quel poco che rimane ad illuminare il buio dell'anima, in cui l'uomo sembra essere annegato irreversibilmente. Lo stile della penna di McCarthy è unico, secco quando serve, poetico e sublime quando la sua arte reclama il proprio posto nel mondo. Un romanzo straordinario
Voto: 5 / 5
Nicola Mosti (20-11-2010)
McCarty è un indiscutibile maestro di scrittura e con poche pennellate è capace di ricreare le fosche atmosfere di un'ipotetica Terra post-industriale, un paesaggio interamente ridotto in cenere, popolato da sparuti e disperati sopravvissuti. In questa angosciante e neppure troppo irrealistica ambientazione si svolge tutto il romanzo. Nulla da eccepire sul piano stilistico, tuttavia... tuttavia a "La strada" sembra mancare il guizzo artistico, il fascino magnetico che costringe alla lettura. E in fondo, come il piacere di leggere è difficile da codificare, è altrettanto arduo riversare questo ingrediente in un'opera narrativa e stavolta McCarty non sembra essere del tutto riuscito nell'intento. Beninteso, specie confrontato con la produzione letteraria contemporanea, "La strada" rimane ad ogni modo un romanzo di tutto rispetto.
Voto: 4 / 5
paolo paologreco64@yahoo.it (05-11-2010)
A Mc Carthy non importa proporre un'idea di pianeta Terra post-umano che si discosti molto da come tutti noi lo immagineremmo. Una landa desolata, coperta di cenere, con il cielo incolore e alberi ischeletriti che si abbattono al suolo, spaventando i sopravvissuti che vagano, abbruttiti ma determinati a vivere almeno un altro giorno. In un ambiente in cui anche la semplice evocazione di concetti come bontà e bellezza pare un assurdo, l'unico depositario dell'umanità a tutto tondo è un bambino innominato, febbrilmente protetto da un padre amorevole ma irrimediabilmente avviato alla bestialità cui ormai sembrano abbandonarsi gli altri sopravvissuti. Il bambino accoglie consapevolmente su di sè questo fardello e ostinatamente si attacca alla vita perchè questo prezioso "fuoco" che porta con sè non vada perduto per sempre. Il viaggio dei due ha il sapore dell'inevitabilità, quella che "costringe" l'uomo a fare i conti con quella fiammella inestinguibile chiamata coscienza.
Voto: 4 / 5
ALEXVEDVEN (19-09-2010)
Memorabile lirica dell'amore paterno. Cormac pone, per il momento, la parola FINE su questo tema. E' lui ora la pietra di paragone. Chi lo valuta inferiore a 5/5 non è davvero in grado di raggiungere il livello di pensiero dell'autore. Non è una colpa. Lui ha scritto un romanzo di livello superiore. Non è da tutti comprenderlo. Epico, Etico, Definitivo.
Voto: 5 / 5
Suttree (15-09-2010)
Questo romanzo è uno dei più grandi capolavori degli ultimi anni e mi sorprende vedere qualcuno che riesce a dare meno di 5/5. Io se potessi darei anche di più. Un libro straordinario. Lo consiglio assolutamente. E consiglio anche un altro incredibile romanzo del grande Cormac: il meraviglioso "Suttree". Due romanzi diversi tra loro, ma che hanno in comune la capacità di rapirti completamente, sperando che nessuno paghi mai il riscatto.
Voto: 5 / 5
Romeo (13-09-2010)
Niente di eccezionale. Non mi ha emozionato. Dopo un buon inizio, carico di aspettative, la storia va avanti in modo piuttosto piatto. Monotona e ripetitiva la descizione dell'ambiente in cui i due protagonisti si muovono così come i loro dialogi. Giunto all'ultima pagina mi sono detto "Tutto qui?".
Voto: 3 / 5
Giuseppe (08-09-2010)
Cormac McCarthy è uno scrittore eccezionale e questo è un capolavoro assoluto. Chi gli dà voti bassi non sa cosa significhi leggere grandi libri. L'ho letto lo scorso anno e ancora mi porto dentro le sensazioni che mi trasmetteva mentre lo leggevo. "La strada" è un libro indimenticabile e chi non l'ha amato o non l'ha capito, tornasse alle sue letture mediocri. Io non posso far altro che ringraziare il cielo per averci dato uno scrittore così. Grande Cormac.
Voto: 5 / 5
giovanni (01-09-2010)
un libro bellissimo.....parole forti, intense come se fossero scolpite sulla pietra....che ti rimangono addosso.....una storia tragica e al tempo stesso profondissima nello scandagliare il rapporto tra un padre e un figlio......uno scrittore grandissimo che meriterebbe il nobel.........da leggere subito....
Voto: 5 / 5
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