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Saramago José - Oggetto quasi | Nell'immaginario di José Saramago gli oggetti si distraggono spesso dalle loro funzioni di oggetti per assumere un'indipendenza pericolosa, come può esserlo la fantasia. In "Sedia" la protagonista principale è appunto la sedia occupata da una vittima senza nome che cade al rallentatore (ma non è difficile riconoscervi il dittatore portoghese Antònio de Oliveira Salazar, poco eroicamente morto per una caduta dalla sedia su cui riposava). In "Embargo" il protagonista non è tanto l'impiegato che sta andando a lavorare in auto, ma l'auto stessa, sorta di macchina infernale che si ribella all'embargo sul petrolio voluto dagli arabi e porta alla morte il padrone conducente. Nei racconti di questo libro l'epidemia di indipendenza si diffonde, l'elemento fantastico ci restituisce un mondo forse meno funzionale, ma senz'altro più corrispondente al vero. Lo si può attraversare come un nuovo territorio.
Media Voto: 2 / 5maria cristina aschieri maricris.aschieri@libero.it (09-11-2008) Imparino che cos’è il talento quegli acclamati scrittori che ottengono premi immotivati e spropositati guadagni non per merito, ma grazie ai perversi meccanismi che regolano le leggi del mercato dell’editoria.
Si riscattino dalla loro insignificanza, prendendo lezione da questo supremo esempio di scrittore: una sola pagina di Josè Saramago può rivelarsi più consistente di molti loro interi romanzi.
Con “Oggetto Quasi” c’è dato un prelibato assaggio del brillante sapere, l’immaginifica inventiva e il raffinato umorismo che contraddistinguono tutta l’opera del grande autore portoghese che, per l’eccellenza raggiunta, ha asceso i vertici della letteratura mondiale.
E’ questa una raccolta di sei brevi racconti che riescono a ridestare le nostre paure sopite, portandoci a vagare smarriti in un surrealismo visionario in cui gli oggetti: sedie, automobili, palazzi, suppellettili di casa, conquistate volontà e autonomia proprie, si consorziano per vendicarsi dell’umanità sopraffattrice, atterrendola con sorprendenti atti di ribellione e conducendola ad un’inevitabile catastrofe.
Assistiamo così agli incubi dell’uomo comune, aggredito dal panico per la perdita del controllo sulle cose e per la presa di coscienza che la sua supremazia non è più incontrastata ed è giunta ormai agli sgoccioli.
Segnalo l’indimenticabile episodio del “Centauro”, elegiaca metafora della difficile relazione fra corpo ed anima, idealismo e materialità, e della fatica che si compie per raggiungere un compromesso sostenibile fra le due tensioni opposte, con lotte che lasciano impresse cicatrici indelebili qualora non portino addirittura ad un esito fatale.
Saramago è di certo il più grande scrittore vivente, ricordiamocelo, e la sua opera è da definirsi "letteratura" oltre che lettura.
Conferirgli il massimo dei voti mi sembra un obbligo e un onore.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Francesco (18-10-2007) Una delusione. Saramago mi aveva abituato troppo bene. Fra tutte le opere lette di questo autore questa è sicuramente la pegiore. Le varie storie lasciano l'amaro in bocca. Sembra un'operazione commerciale per sfruttare il carisma dell'autore. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
marco (05-07-2007) L'autore è sicuramente una garanzia, ma in questo romanzo ha malamente toppato. Il peggiore aramago a mio modesto avviso! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
alberto (15-05-2007) forse il peggiore che ho letto di questo autore.Cinque storie un po' noiose e poco interessanti. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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