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Un chirurgo affida a un suo studente un'insolita missione: dovrà studiare segretamente il comportamento di suo fratello, un anziano pittore, Strauch, che si è isolato dal mondo ritirandosi a Weng, un paesino d'alta montagna, buio e malinconico. Durante lunghe passeggiate attraverso un paesaggio pietrificato dal gelo, bellissimo e terribile, lo studente si smarrisce ben presto nel labirinto ossessivo dei monologhi del pittore in cui verità lancinanti sembrano brillare al di là della fitta trama di allucinazioni, manie, congetture filosofiche, deliri persecutori e memorie autobiografiche. Il romanzo è il progressivo coinvolgimento dello studente e del lettore nella visionaria psicosi del pittore e nella vita quotidiana del villaggio, i cui abitanti sono esemplari di una umanità priva di ogni possibile luce di redenzione.
Media Voto: 4.4 / 5sara veltroni (11-01-2012) Un limpido esempio di ciò che la parola sa esprimere (non solo dipingendo fondali e muovendo personaggi secondo certe trame) quando si veste di solitudine. Alla fine del libro, posare lo sguardo su un posacenere o sulla gamba di una sedia mostra come "l'assurdità delle cose" risieda nella pretesa della loro stessa evidenza ai nostri occhi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
matteo (30-06-2010) Bernhard è padrone assoluto della scrittura, ogni frase è precipitare nel gelo e nella follia del mondo da lui escogitato, forse lo stesso mondo che ci circonda. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paolo g (01-04-2010) Di una forza e di una bellezza terribili. Le peregrinazioni nel bosco gelato, le riflessioni/osservazioni nella buia stanza della pensione, la descrizione entomologica della tragica umanità frequentante la taverna, le allucinate impennate descrittive, i sogni assurdamente accecanti. Dall'apparente assurda crio/cristallizzazione del mondo trasuda un concretissimo asfissiante vapore fatto di sudore e di sangue, che solo lo sguardo del folle sembra poter contenere e arginare.
A mio parere il capolavoro di Bernhard. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Un lettore (02-09-2008) Th. Bernhard è l'estremo epigono della letteratura europea: in lui infatti sopravvivono (senza avere piu' l'originaria forza e incisivita') i motivi che fecero grande la letteratura d' Europa: la solitudine dell'individuo, l'assurdita' del vivere, la malattia come cifra esistenziale, il richiamo dell' arte come possibile via di salvezza.. In un certo senso Bernhard rappresenta l'ultima stanca stagione della letteratura occidentale, prima che questa trascolorasse nell' "impegno" per poi estinguersi definitivamente negli attuali sottogeneri (fantasy, thriller, pornografia..). Per il resto "Gelo" è un libro ormai datato: si inserisce infatti in quella temperie tipica dei primi anni sessanta quando le élites culturali europee si sottoponevano allo strazio dei libri di Joyce o del teatro di Beckett e Ionesco ravvisando nel carattere impervio di questi testi la cifra della profondità e dell' autentictà. E' proprio la "difficoltà" il carattere principale di "Gelo", che si riduce in
sintesi ad un interminabile monologo (riassumibile in 7-8 pagine) sull'assurdità di tutto cio' che esiste intercalato da descrizioni di banali realtà quotidiane, con le quali Bernhard avrebbe potuto continuare per migliaia di pagine. Quanto ai rapporti tra Bernhard e Calvino, quest'ultimo - che conosceva Benhard tramite le traduzioni francesi - si limito' a definirlo il piu' grande scrittore VIVENTE. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
ernesto esgara@libero.it (23-07-2008) Finalmente riedito il primo Bernhard, con la speranza che Einaudi continui, magari in questa stessa collana, la pubblicazione della Fornace, Correzione, Gehen. Inutile aggiungere parole a quelle piene di emozione, di garbo, di intelligenza della eccellente introduzione di Rovatti. Il più grande scrittore del '900. Lo disse Calvino all'inizio degli anni '70, lo dico, umilmente, io, oggi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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