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Littell Jonathan - Le benevole

Le benevole
Zoom della copertina
TitoloLe benevole
AutoreLittell Jonathan
Prezzo € 24,00
Prezzi in altre valute
Dati2007, 953 p., rilegato
TraduttoreBotto M.
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)

Normalmente disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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Descrizione
Maximilian Aue dirige una fabbrica di merletti nel Nord della Francia, la guerra è ormai lontana. È nato in Alsazia da madre francese: parla così bene la lingua materna che non ha avuto difficoltà a nascondere, durante il caos del dopoguerra, il suo passato da ufficiale delle SS. Racconta la sua storia senza alcun rimorso. Infanzia in Francia, studi di diritto e di economia politica in Germania: il giovane Maximilian è intelligente, colto, omosessuale (in lui l'omosessualità si lega all'incesto, all'amore morboso per la sorella). Sorpreso in un luogo compromettente, viene salvato da un giovane SS che lo prende sotto la sua protezione: Max entra nelle SS anche perché è affascinato dall'ideologia nazista. Dopo essere stato a Parigi, passa sul fronte orientale: in qualità di ufficiale redige rapporti per i vertici del Reich sull'avanzare della campagna di Russia. Ferito alla testa a Stalingrado, si salva per miracolo e diventa un eroe nazionale. In seguito lavora a stretto contatto con Himmler per riorganizzare i campi di concentramento, e viene spedito a cercare in Ungheria manodopera per le industrie belliche. A Berlino si dedica alla scherma e al nuoto; assiste ai concerti diretti da Karajan e Furtwängler; ha una sterile storia sentimentale con una donna. Dopo un tentativo di fuga in Pomerania, ritorna nella capitale e vive il crepuscolo del nazismo. Un affresco epico e tragico, che fa rivivere la tragedia della seconda guerra mondiale dal punto di vista ripugnante dei carnefici.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 89 recensioni presenti.  Media Voto: 3.73 / 5

Patroclo (27-08-2009)
direi il libro definitivo sul nazismo - e ne ho letti diversi. romanzo composito e potente, non so e non ho approfondito se l´autore si sia documentato in maniera puntuale sugli avvenimenti che descrive, ma dico fin da subito che i ritratti che dá dei vari gerarchi sono memorabili, cosí come inquietanti sono gli interrogativi morali che la lettura ci pone. Un capolavoro e uno scrittore dotatissimo, speriamo non si butti via
Voto: 5 / 5

Albino (17-06-2009)
Dopo mille pagine di faticosa lettura, non ho capito perchè questo tomo si intitolasse 'le benevole'. Forse mi sono distratto.
Voto: 2 / 5

lapemax (19-05-2009)
Perche' si legge un libro? La mia risposta: per provare emozioni. Di molti libri letti anche recentemente non ricordo i nomi dei personaggi, l'intreccio, l'atmosfera. Libri inutili. Questo mi si e' impresso a fuoco nell'animo. Per anni mi sono chiesto: ma come e' possibile che una intera generazione di uomini e donne abbia seguito ciechi una assurda ideologia. Qui ho trovato una risposta, cercata invano sui libri di scuola. E' un libro non per tutti: lo sconsiglio alle "anime belle". E' un viaggio nell'inferno e nella morte, una Divina Commedia senza Paradiso, accompagnati da Max Aue nel ruolo di Virgilio. I dettagli macabri, le lunghe asettiche conversazioni sulla soluzione finale, i minuziosi particolari, i gradi militari riportati in tedesco sono strumentali a imprigionare il lettore in quell'atmosfera cupa ed opprimente vissuta dall'intero popolo tedesco rinchiuso in un immenso campo di concentramento. Aguzzino e vittima allo stesso tempo. Come Max. Lo stesso libro con 200 pagine in meno non avrebbe dato le stesse emozioni. Ci si immerge in un mare nero di angoscia nella prima pagina e se ne esce solo dopo quasi 1000 pagine, con i raggi di sole tra le nuvole nella scena finale dello zoo, quando Max cerca di liberarsi dei vestiti, degli amici, del suo nome, e del suo passato. Invano. Il libro ricomincia proprio allora, con le Benevole sulle tracce del protagonista. Max ha desideri, incubi, passioni, amori, impegni, paure, si pone domande. Max non e' un pazzo, ... oppure siamo tutti pazzi. Da antologia il primo capitolo: racchiude tutto il libro. Geniale l'incipit. Lascia senza fiato l'allucinazione a seguito della ferita. Grazie J. Little.
Voto: 5 / 5

stefano (13-05-2009)
Libro coinvolgente,scomodo, affascinante e difficile sia per l'argomento trattato che per lo stile. Un viaggio nell'inferno, nella morte e nell'assudità della tragedia dell'olocausto. Un libro nero ed angosciante, ma molto veritiero e documentato. Se fosse in alcune parti meno onirico e un po' più sintetico, sarebbe perfetto.
Voto: 4 / 5

luca trivellato ltrivellato@trivellato.it (09-03-2009)
Libro di straordinaria potenza, complesso, paranoico, con un'infinita' di pagine in piu'del dovuto, ma alla fine necessarie. Necessarie per dirci che la follia nasce dal credersi normali, ma che la normalita' non esiste, non e' mai esistita. Esistono solo momenti in cui possiamo, o ci e'permesso, far finta di crederlo. Teniamocelo stretto questo libro, al pari di un Moby Dick o di Cuore di Tenebra. A volte, nel corso della nostra esistenza, capita la fortuna di trovare anche libri così.
Voto: 5 / 5

Stefano (01-03-2009)
Fra i tanti commenti che ho letto, ricorre spesso l'opinione che l'autore si sia allungato oltre misura, che tanti passaggi del libro siano superflui. Beh, io non sono per nulla d'accordo: una storia così complessa, così densa di particolari ci serve a comprendere meglio. Forse è proprio la lentezza, in alcuni tratti del libro, l'insistenza descrittiva di particolari atroci, l'apparente inutilità di certi passaggi che ci permette di elaborare meglio la brutale normalità di quel tempo.
Voto: 5 / 5

Miguel (23-12-2008)
Un libro pazzesco. Spesso eccessivo, complicato, cattivo, difficile e angosciante...persino esasperante in alcuni passaggi. Sono d'accordo sul fatto che dovrebbero leggerlo tutti, ma non credo sia possibile, infarcito com'é di termini tedeschi, introspezioni e momenti di un prolisso esagerato. Però vale come cento libri di storia...
Voto: 4 / 5

Riccardo (25-10-2008)
come poter non essere d'accordo con Remo? parole saggie che sono riuscite a dipingere, e non a sfumare, il contenuto di questo libro. come poter non orridire di fronte a quelle atrocità che in una parola si posso riassumere con Auschiwtz, o Seconda guerra mondiale. non è un libro in cui si possono trovare cose normali, ma per fortuna cose di un altro tempo nella speranza che ciò che è passato rimanga per sempre passato e mai più presente o futuro. e dire che Max Aue, nelle prime pagine ci ha avvertito! e che dire delle parole tedesche che ovviamente in un libro che fa rifermimento all'esercito tedesco non possono mancare,anche se a mano a mano poi tutte quei gradi ti sono familiari ed molto più spesso eviti di spulciare quel glossario che a lungo andare, assimilando quei termini, consideri poi inutile. è l'anello della catena che ci mancava per analizzare al meglio questa seconda catastrofe mondiale, non puoi non chiudere gli occhi e immaginarti tutte quelle scene di sterminio, di orridire e di piangere e dire basta, non deve accadere più. Littel è riuscito a farci seguire tutto quello che è accaduto ( tranne l'avvenimento che avrei voluto leggere ovvero lo sganciamento delle due bombe atomiche sulle città cinesi) ma nonostante ciò il libro è un vero e proprio paronama sul secondo conflitto bellico, vera storia dove sono presenti veri personaggi che hanno condotto la guerra, gerarchi nazisti che hanno compiuto ed aiutato la strage. oltre il romanzo quindi c'è la storia vera, i veri personaggi e i veri fatti. un monumento che con il tempo, sono sicuro, sarà considerato un classico, un libro che almeno per me, non è riuscito difficile arrivare alla novecentocinquantatreesima pagina. in un unica parola: un capolavoro. ottimo, da leggere in modo categorico!!!!!!!!
Voto: 5 / 5

Ilenia M. (05-10-2008)
Allora in definitiva penso che questo libro mi sia piaciuto .. però è vero , come ha scritto qualcuno , che quando lo finisci di leggere ti senti come un pò sporco , come se avessi partecipato a tutto quello che il protagonista ha fatto .E' senza dubbio un libro complesso :ritrovare molte delle opere che io stessa ho letto e amato sulla bocca di Max mi ha fatto riflettere :al posto suo , non avremmo fatto la stessa cosa?Chi può direse saremmo stati i carnefici , se ci saremmo opposti , o semplicemente avremmo fatto finta di non sapere nulla?In più a questo quadro gia di per se molto complesso si aggiunge la difficile vita personale di quest'uomo , innamorato di sua sorella , stuprato da bambino , e omosessuale un pò per forza di cose , più che per convinzione.Non so se consiglierei questo libro , so solo che nonostante il suo lato morboso (le fantasie incestuose e il massacro di soldati ed ebrei ) o forse in virtù di questo aspetto , non potevo fare a mane di leggerlo , DOVEVO leggerlo , sapere come andava a finire .. in somma , diciamo che Littel è bravo , ero ossessionata dal libro , quando l'ho finito , ho tirato un sospirp di sollievo .
Voto: 4 / 5

remo ruederob@yahoo.it (18-09-2008)
Tutto si può dire di questo libro. Che sia spesso insostenibile, perverso, lungo, non perfettamente coeso tra verità storiche e visionarietà (la critica più giusta, forse). Ma è di tutti i grandi libri mettere a dura prova il lettore. Ci sono giudizi negativi che francamente fanno cadere le braccia. Avreste detto le stesse cose di Joyce, Musil, Pynchon, Bernhard, Perec? Ebbene sì, anche loro sono lunghi, zeppi di digressioni, spesso con oscenità: E cosa leggo in questo forum? Che ci sono troppi nomi in tedesco (sic), che non ci sono capoversi (doppio sic), che i deliri del protagonista sono insostenibili, e altre amenità da scuola media. Come il caos non facesse parte del post-modernismo. Insomma, si ricerca la lettura "piacevole". In un libro sullo sterminio. Ma, diamine, è ovvio che Aue non è "l'uomo comune", né è che attraverso lui s'incarni l'intera nazione tedesca. Usiamo lui, i suoi occhi e il suo corpo, le sue voglie e i suoi fluidi, per toccare l'indicibile. E proprio tutte quelle pagine che quasi tutti reputano semplicemente noiose - le statistiche, le percentuali, le disquisizioni malate sulle percentuali di purezza - sono rivelatrici, dicono molto di più di qualsiasi saggio o riflessione sulla soluzione finale. Aue deve essere fedele a se stesso e deve riportare questa "noia", deve conferirle tutta l'importanza che le era stata data dalla raccrapiccinate macchina burocratica che ha pianificato lo sterminio. E non sono affatto d'accordo che tutti gli attori dello sterminio sono rappresentati come psicopatici. E Eichmann o l'anziano soldato nel bar vicino Auschwitz, per dirne due? Bisogna essere ciechi per non notare tutte le persone veramente “normali”, neanche troppo nascoste tra le pagine, che fanno quasi più paura degli psicopatici assassini – e comunque, più volte è ripetuto che i kapo nei lager erano per lo più assasini psicopatici presi dalle peggiori galere. C’è una grande confusione, o meglio uno storico, tragico malinteso sul concetto di normalità.
Voto: 5 / 5

Tommaso (14-09-2008)
Geniale!
Voto: 5 / 5

Wentworth (31-07-2008)
Giusto, sono d'accordo con Alessandra. Per comprendere perchè questa storia "ci riguardi" occorre sapere tutto della psicologia del protagonista, dei suoi deliri e delle sue perversioni. Contrariamente a quanto vuole farci credere lo scrittore, a me per fortuna (e credo a tanti altri) questa storia "non riguarda", e alla fine, dopo attenta analisi, ho tirato un sospiro di sollievo. Ma il libro è grandioso.
Voto: 5 / 5

Alessandra (25-07-2008)
Sto leggendo "Le benevole" dopo aver finito "Il treno dell'ultima notte" di D.Maraini. Belli entrambi, ma il carico emotivo maggiore durante e dopo la lettura è senza dubbio quello de "Le benevole". Ho dovuto interrompere la lettura in più occasioni perchè mi sono sentita male, ma non ho potuto fare a meno di riprenderla e di esserne rapita nuovamente. Non credo che alla fine cambierò il mio pensiero su quel periodo storico e su taluni "personaggi", ma leggendo seppur con fatica a causa dei mille e più riporti di nomi e sigle tedesche,credo che passi davanti ai miei occhi un "film" non ancora visto...nuovo..una nuova descrizione di ciò che è stato e che nessuno, se non in pochissimi, hanno raccontato. A me interessa sapere cosa provava e pensava l'altra parte, quella dei carnefici, perchè non riesco a compredere fino in fondo a che livelli può arrivare un "uomo" che riesce comunque, sia per piacere personale che per semplice esecuzione di ordini ricevuti, a commettere quelle atrocità. E' vero, poteva essere snellito, potevano esserci meno riporti di fantasie e deliri personali, ma se fosse stato così sarebbe mancata una fetta importante per capire cosa prova e descrive il protagonista.Quello che secondo me non si può perdere di vista è che tanti dettagli sono descritti da chi sta dall'altra parte e che è normale che riguardino deliri, ossessioni, deviazioni, razionalità e sottomissione,ecc. Non è facile da leggere e spesso emotivamente non sostenibile, ma lo preferisco ad altri e lo consiglio vivamente a chi non è debole di stomaco.
Voto: 5 / 5

Barbara (19-06-2008)
Bah, sono molto perplessa su questo libro,il mio giudizio rimane medio.. In alcuni tratti il libro è interessante, la parte dedicata alla burocrazia della soluzione finale, decisamente ben scritta. Trovo invece noiosa e a tratti spossante la parte dedicata alla sua vita privata, molto romanzetto d'appendice con punte davvero penose. Un libro strano, sicuramente ti lascia un segno, se ci fossero 200 pagine di meno, si leggerebbe più volentieri.
Voto: 3 / 5

DIMINSKY lucadm@care2.com (13-06-2008)
Un libro che si svolge su almeno 3 piani diversi : una storia personale devastante, una descrizione del contesto storico in cui si colloca questa storia, evidentemente altrettanto devastante, e una serie di riflessioni e considerazioni che si potrebbero definire "storico-filosofiche" che prendono spunto dall'intreccio di queste due (a questo proposito mi vengono in mente due momenti del libro che ritengo altrettante "perle" : un dialogo del protagonista Aue con un ufficiale della Wehrmacht studioso di lingue caucasiche a proposito dell'impossibilità scientifica di definire una razza, e un interrogatorio dello stesso Aue ad un ufficiale sovietico prigioniero, che ben presto diventa un confronto tra nazismo e comunismo di una sintesi ed efficacia concettuale incredibili). Da segnalare agli appassionati della materia il libro "Le sec et l'humide" dello stesso Littell, ancora non tradotto dal francese in italiano, a proposito del nazista belga Léon Degrelle, citato anche nel romanzo, e il saggio dello studioso tedesco Klaus Theweleit "Fantasie virili", della cui analisi l'approccio dell'autore risente (positivamente, per quanto mi riguarda !) parecchio. E' vero che il libro è pieno di parole lasciate nell'originale dizione tedesca indicanti i vari gradi dell'esercito e delle SS, ma se si ha la pazienza di farci um po' l'orecchio, la lettura procede spedita !
Voto: 5 / 5

Marina marinagallo@alice.it (10-06-2008)
Grossa delusione. Il premio e l'argomento me lo facevano ritenere un super-libro, invece mi è sembrato solamente una grossa impresa commerciale che fa leva sui luoghi comuni e su quantoi può fare "audience". Se l'intento era quello di presentare la banalità del male, la capacità per ogni persona cosiddetta normale di vivere situazioni di estrema crudeltà senza che lo abbia scelto consapevolmente ma solo per una serie di circostanze...è fallito completamente. Aue è tutto tranne che l'uomo comune, è uno psicopatico narcisista. Il libro inizia come un saggio di storia, si trasforma in un romanzo, poi diventa quasi un giallo senza però riuscire veramente bene in nessuno dei tre stili. E' stata una ben riuscita operazione commerciale con quel tanto di perversione, sadismo e sesso che serve ad incuriosire e vendere, ma che alla lunga provocano solo noia. Di gran lunga superiore sullo stesso argomento la biografia di Albert Speer.
Voto: 1 / 5

spinepesca (08-06-2008)
insostenibile !!! un mattone ........ concordo con chi ha scritto che tutti i vari dettagli sulle forze armate tedesche - gradi e sottogradi - alla fine ti mandan in confusione e poi è un' interminabile monologo difficile anche da leggere . Insomma .....per fortuna non l'ho comprato ma solo preso in biblioteca !!! peccato perchè se sviluppato in modo diverso poteva davvero essere un libro memorabile perchè è il nazismo visto dalla parte degli aguzzini .
Voto: 1 / 5

Piernicola Silvis piernik@piernicolasilvis.com (06-05-2008)
Ho finito di leggere Le Benevole. Non è possibile non considerarlo un libro assolutamente straordinario, alla cui base c'è uno studio storico che avrebbe annichilito chiunque. Ma la voglia di 'far capire' era troppo forte, in Littel: alla fine ce l'ha fatta. Forse è un po' criticabile per i deliri onanistico/incestuosi del protagonisti, ma sono cose perdonabili. E' l'unica opera in cui il lettore entra dentro con le proprie emozioni confrontandosi con il disgustoso mercimonio che fu fatto dell'essere umano dai nazisti. Lo dico senza timore: questo libro è un capolavoro. Leggetelo tutti, umani. Tutti. Vedrete che vi riguarda...
Voto: 5 / 5

enrico (21-04-2008)
Romanzo-fiume,un quadro di Bosch,una bolgia dantesca nella quale il personaggio chiave Aue,fervente (?) nazista,ma soprattutto psicotico anafettivo e privo di alcun riferimento etico,vive la sua vicenda che attraversa tutta la tragica parabola della follia hitleriana.Non un uomo qualunque,non un uomo "senza qualita",bensi'uomo ora follemente lucido e razionale,ora completamente delirante,sulla cui pelle le immani tragedie della guerra,dello sterminio degli ebrei e dei "diversi",paiono solo apparentemente vissute,ma in realta'sono rivoli d'acqua su un impermeabile.Aue vive di e con paura,di meschine ambizioni di potere,di desideri perversi,di incapacita'di avere rapporti umani minimamente "normali",di improvvisi impulsi ora distruttivi ora autodistruttivi,di desideri di fuga e di negazione di un'inaccettabile realta',frammisti a deliranti progetti di razionalizzazione delle attivita' di genocidio e di utilizzo delle "risorse umane" residue.Un piccolo-grande "mostro" che attraverso la sua personale epopea,ben assistita dalle "benevole" (il fato non si pone finalita' di "giustizia"...),disegna ed illumina un affresco sconvolgente di un periodo storico tragico e,si spera,irripetibile.Il testo e'sicuramente e forse volutamente tortuoso,ipertrofico,di non facile lettura,ma se sorbito a piccole dosi,e'in grado di provocare emozioni forti e di lasciare un segno non facilmente cancellabile.Penso che come opera prima,sia sempre e comunque destinata ad essere unica.
Voto: 4 / 5

alfio c. bruciovento@gmail.com (20-04-2008)
un capolavoro di inaudita forza letteraria, una lettura che sa sedimentare interesse forza e riflessione sulla più grande carneficina sistematica mai avvenuta. Un originale resoconto visto dalla parte del male, una storia di tormenti e furie, di storia e di cavilli dell'anima, di barbarie e turbe psichiche che lacerano la mente dell'uomo. Una storia indimenticabile scritta con introspezione e virtuosismo narrativo. un libro per chi ama la lettura, un libro duro e forte che odora già di classico.
Voto: 5 / 5

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