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Littell Jonathan - Le benevole

Le benevole TitoloLe benevole
AutoreLittell Jonathan
Prezzo
Sconto 15%
€ 20,40   Spedizioni gratuite in Italia
(Prezzo di copertina € 24,00 Risparmio € 3,60)
Prezzi in altre valute
Dati2007, 953 p., rilegato
TraduttoreBotto M.
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)

Nella promozione Einaudi fino al 11 marzo

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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Descrizione
Maximilian Aue dirige una fabbrica di merletti nel Nord della Francia, la guerra è ormai lontana. È nato in Alsazia da madre francese: parla così bene la lingua materna che non ha avuto difficoltà a nascondere, durante il caos del dopoguerra, il suo passato da ufficiale delle SS. Racconta la sua storia senza alcun rimorso. Infanzia in Francia, studi di diritto e di economia politica in Germania: il giovane Maximilian è intelligente, colto, omosessuale (in lui l'omosessualità si lega all'incesto, all'amore morboso per la sorella). Sorpreso in un luogo compromettente, viene salvato da un giovane SS che lo prende sotto la sua protezione: Max entra nelle SS anche perché è affascinato dall'ideologia nazista. Dopo essere stato a Parigi, passa sul fronte orientale: in qualità di ufficiale redige rapporti per i vertici del Reich sull'avanzare della campagna di Russia. Ferito alla testa a Stalingrado, si salva per miracolo e diventa un eroe nazionale. In seguito lavora a stretto contatto con Himmler per riorganizzare i campi di concentramento, e viene spedito a cercare in Ungheria manodopera per le industrie belliche. A Berlino si dedica alla scherma e al nuoto; assiste ai concerti diretti da Karajan e Furtwängler; ha una sterile storia sentimentale con una donna. Dopo un tentativo di fuga in Pomerania, ritorna nella capitale e vive il crepuscolo del nazismo. Un affresco epico e tragico, che fa rivivere la tragedia della seconda guerra mondiale dal punto di vista ripugnante dei carnefici.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 95 recensioni presenti.  Media Voto: 3.71 / 5

Diego (06-02-2012)
Niente di nuovo sul fronte occidentale. Così intitolerei questa recensione perchè in quanto appassionato di Storia, ho avuto modo di approfondire precedentemente, tutti i temi trattati nel libro attraverso ottimi saggi. Ovviamente la formula "romanzo storico" paga sicuramente dal punto di vista commerciale e penso sia stata questa la scelta dell'autore. Ritornando al libro ottima la documentazione e l'attendibilità riferita a fatti realmente accaduti, debole, inverosimile e forzata la parte di fantasia. Comunque nettamente al di sopra di tanta robaccia che viene pubblicata in Italia alla voce "narrativa".
Voto: 4 / 5
franco (28-01-2012)
Romanzo, è un romanzo con tutti gli ingredienti al posto giusto e di primissima qualità. Destinato a infilarsi sotto pelle e a rimanerci. Paragonabile per taglio, ai grandi russi. Puerile è la critica morale. Averne, averne e ancora averne di libri così. Ci aiuta a capire i fascismi d'oggi e forse anche, a crearci degli antidoti. Ne avessimo di scrittori così in Italia!
Voto: 5 / 5
Giulia (14-01-2012)
Difficile formulare un giudizio... Una lettura emotivamente complessa, non sempre scorrevole ma che e' difficile abbandonare o relegare in secondo piano. Probabilmente uno dei pochi romanzi storici sulla Seconda Guerra Mondiale in grado di affrontare l'argomento pure da un punto di vista decisamente "scomodo" ma senza scivolare nei soliti cliché, pur non rifuggendo da una certa dose di morbosità. Una lettura da consigliare, nonostante sia decisamente impegnativa.
Voto: 4 / 5
Alessandra (02-09-2011)
E' un romanzo che mi ha stancato, disgustato, interessato a tratti e che alla fine mi ha lasciato stremata. Piuttosto faticoso da seguire. L'ho letto tutto, perchè non riesco a lasciare a metà le letture, ma devo dire che è stato proprio un fioretto! Il protagonista suscita comprensione e repulsione allo stesso tempo, coi suoi lati oscuri e gli atteggiamenti gentili. Sicuramente mi ha permesso di riflettere: come si può essere sicuri che io, nelle stesse condizioni, non mi comporterei alla stessa maniera disumana?
Voto: 2 / 5
federico (28-07-2011)
emiliano,tu giudichi un libro di quasi 950 pg dopo averne letto 124???...come puoi dire la tua su un libro letto per circa il 10%? non conosco fumaroli e i giudizi sui libri che leggo li formulo per mio conto...il libro è semplicemente stupendo,certo non per tutti e di sicuro si rivolge a un pubblico con un un minimo di nozioni di guerre mondiali,geopolitica...cose che un qualsiasi liceo può cominciare a dare. coinvolgente come un thriller,esatto come un atlante storico... una fucina di nozioni su tutto e tutti (e assolutamente non solo sulla guerra!).
Voto: 5 / 5
Emiliano Sabadello (20-07-2010)
A suo tempo, quando uscì (2006-2007), il libro fu preceduto e sostenuto da una massiccia campagna giornalistico-pubblicitaria sul fatto che fosse un libro sul nazismo visto dalla parte dei nazisti, che il personaggio principale fosse basato sul neonazista belga Leon Degrelle e che fosse un libro scomodo e da leggere assolutamente. Inoltre, il libro è corredato da una frase di Marc Fumaroli, un intellettuale francese molto apprezzato in patria e fuori, che sembra non si sia più mosso prima della parola fine. Ecco, sono riuscito a leggere 124 pagine su 943, faticando non poco e non buttando alla fine il libro solo perché mi è costato 24 euro e perché dovevo scriverci una recensione (questa). Il libro è noioso, didascalico, pesante e non aggiunge nulla della conoscenza storica del nazismo che si può avere studiando libri ben strutturati come "Lo stato nazista" di Frei, "Hitler e l'enigma del consenso" di Kershaw, "il nazismo magico" di Galli, "Uomini comuni" di Browning. Soprattutto quest'ultimo, poco diffuso e poco conosciuto, è stato sicuramente saccheggiato da Littel. La cosa curiosa è che "Uomini comuni", pur essendo un libro di storia, è molto, ma MOLTO più coinvolgente del libro di Littell, che risulta con il ritmo tipico dei pachidermi e con il pathos tipico dei lombrichi. E poi il punto di vista non è così sconvolgente come è stato dipinto da chi ha montato il caso letterario da trasformare in caso economico, giusto per vendere qualche copia in più, visto che il protagonista si caca già dopo poche pagine. Nel complesso, non una buona lettura che consiglio di smettere appena le prime spade hanno cominciato ad infilarvisi nella schiena e nel c... Come? Sono troppo scurrile? Va bene, ci sto, ma è giunta l'ora di dire a Fumaroli che il libro è finito e che adesso può anche smettere di fissarlo.
Voto: 1 / 5
Patroclo (27-08-2009)
direi il libro definitivo sul nazismo - e ne ho letti diversi. romanzo composito e potente, non so e non ho approfondito se l´autore si sia documentato in maniera puntuale sugli avvenimenti che descrive, ma dico fin da subito che i ritratti che dá dei vari gerarchi sono memorabili, cosí come inquietanti sono gli interrogativi morali che la lettura ci pone. Un capolavoro e uno scrittore dotatissimo, speriamo non si butti via
Voto: 5 / 5
Albino (17-06-2009)
Dopo mille pagine di faticosa lettura, non ho capito perchè questo tomo si intitolasse 'le benevole'. Forse mi sono distratto.
Voto: 2 / 5
lapemax (19-05-2009)
Perche' si legge un libro? La mia risposta: per provare emozioni. Di molti libri letti anche recentemente non ricordo i nomi dei personaggi, l'intreccio, l'atmosfera. Libri inutili. Questo mi si e' impresso a fuoco nell'animo. Per anni mi sono chiesto: ma come e' possibile che una intera generazione di uomini e donne abbia seguito ciechi una assurda ideologia. Qui ho trovato una risposta, cercata invano sui libri di scuola. E' un libro non per tutti: lo sconsiglio alle "anime belle". E' un viaggio nell'inferno e nella morte, una Divina Commedia senza Paradiso, accompagnati da Max Aue nel ruolo di Virgilio. I dettagli macabri, le lunghe asettiche conversazioni sulla soluzione finale, i minuziosi particolari, i gradi militari riportati in tedesco sono strumentali a imprigionare il lettore in quell'atmosfera cupa ed opprimente vissuta dall'intero popolo tedesco rinchiuso in un immenso campo di concentramento. Aguzzino e vittima allo stesso tempo. Come Max. Lo stesso libro con 200 pagine in meno non avrebbe dato le stesse emozioni. Ci si immerge in un mare nero di angoscia nella prima pagina e se ne esce solo dopo quasi 1000 pagine, con i raggi di sole tra le nuvole nella scena finale dello zoo, quando Max cerca di liberarsi dei vestiti, degli amici, del suo nome, e del suo passato. Invano. Il libro ricomincia proprio allora, con le Benevole sulle tracce del protagonista. Max ha desideri, incubi, passioni, amori, impegni, paure, si pone domande. Max non e' un pazzo, ... oppure siamo tutti pazzi. Da antologia il primo capitolo: racchiude tutto il libro. Geniale l'incipit. Lascia senza fiato l'allucinazione a seguito della ferita. Grazie J. Little.
Voto: 5 / 5
stefano (13-05-2009)
Libro coinvolgente,scomodo, affascinante e difficile sia per l'argomento trattato che per lo stile. Un viaggio nell'inferno, nella morte e nell'assudità della tragedia dell'olocausto. Un libro nero ed angosciante, ma molto veritiero e documentato. Se fosse in alcune parti meno onirico e un po' più sintetico, sarebbe perfetto.
Voto: 4 / 5
luca trivellato ltrivellato@trivellato.it (09-03-2009)
Libro di straordinaria potenza, complesso, paranoico, con un'infinita' di pagine in piu'del dovuto, ma alla fine necessarie. Necessarie per dirci che la follia nasce dal credersi normali, ma che la normalita' non esiste, non e' mai esistita. Esistono solo momenti in cui possiamo, o ci e'permesso, far finta di crederlo. Teniamocelo stretto questo libro, al pari di un Moby Dick o di Cuore di Tenebra. A volte, nel corso della nostra esistenza, capita la fortuna di trovare anche libri così.
Voto: 5 / 5
Stefano (01-03-2009)
Fra i tanti commenti che ho letto, ricorre spesso l'opinione che l'autore si sia allungato oltre misura, che tanti passaggi del libro siano superflui. Beh, io non sono per nulla d'accordo: una storia così complessa, così densa di particolari ci serve a comprendere meglio. Forse è proprio la lentezza, in alcuni tratti del libro, l'insistenza descrittiva di particolari atroci, l'apparente inutilità di certi passaggi che ci permette di elaborare meglio la brutale normalità di quel tempo.
Voto: 5 / 5
Miguel (23-12-2008)
Un libro pazzesco. Spesso eccessivo, complicato, cattivo, difficile e angosciante...persino esasperante in alcuni passaggi. Sono d'accordo sul fatto che dovrebbero leggerlo tutti, ma non credo sia possibile, infarcito com'é di termini tedeschi, introspezioni e momenti di un prolisso esagerato. Però vale come cento libri di storia...
Voto: 4 / 5
Riccardo (25-10-2008)
come poter non essere d'accordo con Remo? parole saggie che sono riuscite a dipingere, e non a sfumare, il contenuto di questo libro. come poter non orridire di fronte a quelle atrocità che in una parola si posso riassumere con Auschiwtz, o Seconda guerra mondiale. non è un libro in cui si possono trovare cose normali, ma per fortuna cose di un altro tempo nella speranza che ciò che è passato rimanga per sempre passato e mai più presente o futuro. e dire che Max Aue, nelle prime pagine ci ha avvertito! e che dire delle parole tedesche che ovviamente in un libro che fa rifermimento all'esercito tedesco non possono mancare,anche se a mano a mano poi tutte quei gradi ti sono familiari ed molto più spesso eviti di spulciare quel glossario che a lungo andare, assimilando quei termini, consideri poi inutile. è l'anello della catena che ci mancava per analizzare al meglio questa seconda catastrofe mondiale, non puoi non chiudere gli occhi e immaginarti tutte quelle scene di sterminio, di orridire e di piangere e dire basta, non deve accadere più. Littel è riuscito a farci seguire tutto quello che è accaduto ( tranne l'avvenimento che avrei voluto leggere ovvero lo sganciamento delle due bombe atomiche sulle città cinesi) ma nonostante ciò il libro è un vero e proprio paronama sul secondo conflitto bellico, vera storia dove sono presenti veri personaggi che hanno condotto la guerra, gerarchi nazisti che hanno compiuto ed aiutato la strage. oltre il romanzo quindi c'è la storia vera, i veri personaggi e i veri fatti. un monumento che con il tempo, sono sicuro, sarà considerato un classico, un libro che almeno per me, non è riuscito difficile arrivare alla novecentocinquantatreesima pagina. in un unica parola: un capolavoro. ottimo, da leggere in modo categorico!!!!!!!!
Voto: 5 / 5
Ilenia M. (05-10-2008)
Allora in definitiva penso che questo libro mi sia piaciuto .. però è vero , come ha scritto qualcuno , che quando lo finisci di leggere ti senti come un pò sporco , come se avessi partecipato a tutto quello che il protagonista ha fatto .E' senza dubbio un libro complesso :ritrovare molte delle opere che io stessa ho letto e amato sulla bocca di Max mi ha fatto riflettere :al posto suo , non avremmo fatto la stessa cosa?Chi può direse saremmo stati i carnefici , se ci saremmo opposti , o semplicemente avremmo fatto finta di non sapere nulla?In più a questo quadro gia di per se molto complesso si aggiunge la difficile vita personale di quest'uomo , innamorato di sua sorella , stuprato da bambino , e omosessuale un pò per forza di cose , più che per convinzione.Non so se consiglierei questo libro , so solo che nonostante il suo lato morboso (le fantasie incestuose e il massacro di soldati ed ebrei ) o forse in virtù di questo aspetto , non potevo fare a mane di leggerlo , DOVEVO leggerlo , sapere come andava a finire .. in somma , diciamo che Littel è bravo , ero ossessionata dal libro , quando l'ho finito , ho tirato un sospirp di sollievo .
Voto: 4 / 5
remo ruederob@yahoo.it (18-09-2008)
Tutto si può dire di questo libro. Che sia spesso insostenibile, perverso, lungo, non perfettamente coeso tra verità storiche e visionarietà (la critica più giusta, forse). Ma è di tutti i grandi libri mettere a dura prova il lettore. Ci sono giudizi negativi che francamente fanno cadere le braccia. Avreste detto le stesse cose di Joyce, Musil, Pynchon, Bernhard, Perec? Ebbene sì, anche loro sono lunghi, zeppi di digressioni, spesso con oscenità: E cosa leggo in questo forum? Che ci sono troppi nomi in tedesco (sic), che non ci sono capoversi (doppio sic), che i deliri del protagonista sono insostenibili, e altre amenità da scuola media. Come il caos non facesse parte del post-modernismo. Insomma, si ricerca la lettura "piacevole". In un libro sullo sterminio. Ma, diamine, è ovvio che Aue non è "l'uomo comune", né è che attraverso lui s'incarni l'intera nazione tedesca. Usiamo lui, i suoi occhi e il suo corpo, le sue voglie e i suoi fluidi, per toccare l'indicibile. E proprio tutte quelle pagine che quasi tutti reputano semplicemente noiose - le statistiche, le percentuali, le disquisizioni malate sulle percentuali di purezza - sono rivelatrici, dicono molto di più di qualsiasi saggio o riflessione sulla soluzione finale. Aue deve essere fedele a se stesso e deve riportare questa "noia", deve conferirle tutta l'importanza che le era stata data dalla raccrapiccinate macchina burocratica che ha pianificato lo sterminio. E non sono affatto d'accordo che tutti gli attori dello sterminio sono rappresentati come psicopatici. E Eichmann o l'anziano soldato nel bar vicino Auschwitz, per dirne due? Bisogna essere ciechi per non notare tutte le persone veramente “normali”, neanche troppo nascoste tra le pagine, che fanno quasi più paura degli psicopatici assassini – e comunque, più volte è ripetuto che i kapo nei lager erano per lo più assasini psicopatici presi dalle peggiori galere. C’è una grande confusione, o meglio uno storico, tragico malinteso sul concetto di normalità.
Voto: 5 / 5
Tommaso (14-09-2008)
Geniale!
Voto: 5 / 5
Wentworth (31-07-2008)
Giusto, sono d'accordo con Alessandra. Per comprendere perchè questa storia "ci riguardi" occorre sapere tutto della psicologia del protagonista, dei suoi deliri e delle sue perversioni. Contrariamente a quanto vuole farci credere lo scrittore, a me per fortuna (e credo a tanti altri) questa storia "non riguarda", e alla fine, dopo attenta analisi, ho tirato un sospiro di sollievo. Ma il libro è grandioso.
Voto: 5 / 5
Alessandra (25-07-2008)
Sto leggendo "Le benevole" dopo aver finito "Il treno dell'ultima notte" di D.Maraini. Belli entrambi, ma il carico emotivo maggiore durante e dopo la lettura è senza dubbio quello de "Le benevole". Ho dovuto interrompere la lettura in più occasioni perchè mi sono sentita male, ma non ho potuto fare a meno di riprenderla e di esserne rapita nuovamente. Non credo che alla fine cambierò il mio pensiero su quel periodo storico e su taluni "personaggi", ma leggendo seppur con fatica a causa dei mille e più riporti di nomi e sigle tedesche,credo che passi davanti ai miei occhi un "film" non ancora visto...nuovo..una nuova descrizione di ciò che è stato e che nessuno, se non in pochissimi, hanno raccontato. A me interessa sapere cosa provava e pensava l'altra parte, quella dei carnefici, perchè non riesco a compredere fino in fondo a che livelli può arrivare un "uomo" che riesce comunque, sia per piacere personale che per semplice esecuzione di ordini ricevuti, a commettere quelle atrocità. E' vero, poteva essere snellito, potevano esserci meno riporti di fantasie e deliri personali, ma se fosse stato così sarebbe mancata una fetta importante per capire cosa prova e descrive il protagonista.Quello che secondo me non si può perdere di vista è che tanti dettagli sono descritti da chi sta dall'altra parte e che è normale che riguardino deliri, ossessioni, deviazioni, razionalità e sottomissione,ecc. Non è facile da leggere e spesso emotivamente non sostenibile, ma lo preferisco ad altri e lo consiglio vivamente a chi non è debole di stomaco.
Voto: 5 / 5
Barbara (19-06-2008)
Bah, sono molto perplessa su questo libro,il mio giudizio rimane medio.. In alcuni tratti il libro è interessante, la parte dedicata alla burocrazia della soluzione finale, decisamente ben scritta. Trovo invece noiosa e a tratti spossante la parte dedicata alla sua vita privata, molto romanzetto d'appendice con punte davvero penose. Un libro strano, sicuramente ti lascia un segno, se ci fossero 200 pagine di meno, si leggerebbe più volentieri.
Voto: 3 / 5
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