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Coetzee J. M. - Gioventù. Scene di vita di provincia |
Media Voto: 3.33 / 5francesco v (10-02-2012) Un libro meraviglioso rovinato da uno stile narrativo a tratti insopportabile. La scelta di un io narrante in terza persona e la serie infinita di frasi interrogative rendono la lettura pesante e distante. Peccato Voto: 3 / 5 |  |  |  |
paolo (26-10-2009) Questa è la storia di tutti quelli che hanno un diario, un romanzo, un manoscritto nel cassetto e che vorrebbero una vita che non è quella che vivono.
Coetzee mette in scena il suo stesso apprendistato morale, il suo incontro - scontro con il cinismo dell'esistenza, non nascondendo nulla, fino ai limiti dell'autoflagellazione psicologica.
Il giovane John vive come su un ring, ed è un grande incassatore: riceve, usando forse troppo poco la guardia, i pugni di un destino che lo trascina sempre più lontano da quell'esistere consacrato all'arte ed all'amore che abita i suoi sogni fin dall'adolescenza sudafricana. Il trasferimento a Londra sembra preludere per lo meno ad un avvicinamento all'ideale agognato, ma qui cominciano i colpi duri: ogni brutta poesia scritta, ogni triste serata passata a giocare a scacchi da solo, ogni squallida relazione conclusa fuggendo sembrano affondarlo sempre più nella mediocrità per la quale, pur sentendone il comodo fascino, prova orrore, ma al pari del "coniglio" di Updike, si rialza e va avanti. La sua principale occupazione è un impietoso e inarrestabile scandagliamento della coscienza, alla ricerca affannosa dei tratti del poeta, ma nella rete restano invece impigliati i preoccupanti indizi dell'inerzia, dell'attrazione per il rassicurante "ceto medio" del quale teme di far sempre più parte con quello strano ma tranquillo lavoro di programmatore di computer nella grande multinazionale. "E se fosse quello il mio vero destino?" si chiede un John angosciato, constatando ogni sera la sua invincibile stanchezza di fronte alle pagine bianche dei quaderni che vorrebbere riempire di versi immortali. La mediocrità non lascia tracce, ma emana un tepore attraente.
Sappiamo che Coetzee poi ce l'ha fatta, a fare dell'arte la sua vita, e questo romanzo, che pure si chiude senza catarsi consolatoria, ne è una prova. Peccato per qualche eccesso retorico e qualche lungaggine nella seconda parte, ma si rasenta il capolavoro. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Franco (13-01-2008) Ottima scrittura come sempre, libro interessante nel rendere bene l'atmosfera di un'epoca, soprattutto il Sudafrica delle contestazioni razziali all'inizio (promettente) del libro, a Londra ci annoiamo di pari passo col protagonista. Percepiamo la stessa noia che deve aver percepito egli stesso nelle sue mansioni di programmatore di computer. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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