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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Pamuk Orhan - Il libro nero

Il libro nero TitoloIl libro nero
AutorePamuk Orhan
Prezzo
Sconto 15%
€ 16,58
(Prezzo di copertina € 19,50 Risparmio € 2,92)
Prezzi in altre valute
Dati2007, 510 p., rilegato
TraduttoreGezgin S.
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)

Nella promozione Einaudi fino al 11 marzo

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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Descrizione
In una Istanbul labirintica e malinconica descritta con straordinaria vivezza e precisione, un giovane avvocato, Galip, parte alla ricerca della moglie scomparsa. Prima di lasciarlo, Rüya ha scritto una lettera d'addio, e al di là delle diciannove, vaghe parole contenute nel messaggio, Galip è colpito dal fatto che la moglie abbia usato una biro verde. Una biro come quella che Galip aveva perso in mare quand'era bambino durante una gita in barca con Rüya, e che Celâl, fratellastro di Rüya, aveva inserito in una magistrale puntata della sua rubrica sul "Milliyet" dove immaginava tutti gli oggetti che sarebbero venuti alla luce "il giorno che il Bosforo andrà in secca". Tutto a Istanbul è inestricabilmente legato, e come in un sogno tutto può assumere un altro significato e ogni nome diventare pseudonimo. Celâl è un giornalista importante, amato e odiato, ma comunque molto letto. Dice di sé che avrebbe preferito occuparsi soltanto di argomenti solenni, battaglie decisive e amori infelici. Si ritrova invece a essere uno scrittore "pittoresco", impegnato in un'opera enciclopedica di ricostruzione della città, attraverso gli oggetti della modernità dai nomi occidentali e quelli polverosi e mezzi rotti della tradizione ("le cose che ci siamo lasciati alle spalle"). Ma Celâl non può aiutare Galip nella sua indagine perché è scomparso anche lui.

I vostri commenti
11 recensioni presenti.  Media Voto: 2.18 / 5

enrico (30-01-2011)
Libro terribilmente noioso. All'inizio prometteva bene ma poi è stato un supplizio. Sicuramente azzeccato il titolo! A questo autore hanno dato il nobel, quindi qualcosa di decente l'avrà pure scritta. Proverò con qualche altra sua opera.
Voto: 1 / 5
rain (10-11-2010)
Davvero è difficile che abbandoni un libro, mi è successo forse altre 2-3 volte con libri particolari, ma questo "libro nero" davvero non ce l'ho fatta a portarlo a termine e me ne dispiace. Ma ho trovato difficile la narrazione, per niente interessante la storia, brutti e poco delineati i personaggi, una istanbul (che amo) nemmeno accennata...e l'ho riposto in libreria. Non lo consiglio assolutamente. Rain
Voto: 1 / 5
Alexander (06-09-2009)
Il libro e` stato una delusione totale, tipico testo postmodernista dove lo scrittore gioca col lettore. Tutto quel viaggiare del protagonista sulle vie di Istambul nella ricerca della propria identita`come d`altronde fa tutta la Turchia trovandosi tra modernita` e tradizione, oriente ed occidente. Insomma l`ho trovato noioso e privo di profondita` vera e propria. Posso solo capire il successo di una letteratura del genere in Occidente. Pamuk scrive su Istambul tendente al mondo "civile", europeo tanto per dire. Ma nello stesso tempo usa il fascino del misterioso oriente. Visto che il lettore medio occidentale non vuole e non puo` entrare nel mondo orientale vero e proprio (perche` ci vuole tanto sforzo e riflessione) preferisce vedere questo "Oriente per poveri" come lo chiamo io (versione soft). Forse mi sono espresso in modo confuso ma volevo condividere questo pensiero con qualcuno che forse ha letto qualcosa di Orhan Pamuk. P.S. Leggendo Orhan Pamuk mi e` venuto in mente un passaggio di un altro libro, ovvero "Il piccolo principe" di Antoine de Saint Exupery dove si parla di uno scienzato turco che aveva scoperto un`asteroide: “Questo asteroide è stato visto una sola volta al telescopio da un astronomo turco. Aveva fatto allora una grande dimostrazione della sua scoperta ad un Congresso Internazionale di Astronomia. Ma in costume, così come era, nessuno lo aveva preso sul serio. I grandi son fatti così. Fortunatamente per la reputazione dell'asteroide B612 , un dittatore turco impose al suo popolo, sotto pena di morte, di vestire all'europea. L'astronomo rifece la sua dimostrazione nel 1920 con un abito molto elegante. E, questa volta, tutto il mondo fu con lui...” Io Pamuk l`ho visto proprio cosi`.
Voto: 2 / 5
SIMONA (09-02-2009)
EBBENI SI! NON CE L'HO FATTA..SONO STATA SCONFITTA DA QUESTO LIBRO NERO..150 PAGINE MA POI HO MOLLATO..NON HO CAPITO NULLA..FORSE TROPPO CONTORTO..VORREI TANTO CHE QUALCUNO MI AIUTASSE A CAPIRNE IL SENSO..NOIA NOIA E DELUSIONE..PECCATO..
Voto: 1 / 5
giovanni (30-10-2008)
illeggibile.
Voto: 1 / 5
Daniele misidan@libero.it (25-04-2008)
Ho letto circa cinquanta pagine, poi ho lasciato perdere. Volutamente contorto, a tratti illeggibile.
Voto: 1 / 5
Roberto ilmuloit@yahoo.it (11-01-2008)
Un libro splendido. Non so quanto possano interessare le motivazioni sottostanti un giudizio così fermo. Ritengo bello quel libro che mi fa dimenticare dove sono, che mi coinvolge emotivamente, che vorrei non finisse mai, che mi fa guardare attorno confuso alla ricerca di qualche personaggio, che mi fa accantonare le difficoltà della vita e che mi fa correre avidamente in libreria a cercare altre centinaia di pagine da divorare.
Voto: 5 / 5
alberto scarso (23-11-2007)
Vorrei far arrivare a questo romanzo il mio giudizio caldamente positivo sia per scrittura, per storia, stile, originalità, riflessione sulla vita, sull'incomunicabilità umana così mirabilmente comunicata, sull'impraticabilità dell'intolleranza fra culture, costumi e vite, sulla scrittura. Temi altrettanto magistralmente affrontati nei libri precedenti che ho letto come "Il mio nome è rosso", "Neve", "Istambul" ma con sempre nuova e diversa linfa creatrice, fantasia. L'autore è abile nel creare nuove storie partendo dalla sua biografia e le sue emozioni mescolate alla cultura e alla letteratura occidentale e orientale, ai miti e alle religioni del nostro tempo e del passato. E' anche un saggio, quasi un manuale sulla scrittura narrativa, basti pensare al capitolo sui "tre moschettieri". Un passo riflessivo particolarmente significativo è descritto quando il protagonista all'uscita da un cinema legge nel volto degli attori del film il suo stesso disperato sgomento per l'esistenza. E' un romanzo che ho letto con calma, centellinato perchè arrivato alla fine l'avrei riletto. Parafrasando l'autore; si sa bene che scrive per disperazione e lo sa fare proprio bene.
Voto: 5 / 5
marco (23-11-2007)
uno dei più bei libri che io abbia mai letto!! strano che non sia piaciuto ma è vero che non tutti i capolavori possono essere compresi... peccato per loro
Voto: 5 / 5
Laura B. (30-09-2007)
Sono perfettamente d'accordo con Davide: libro noioso, faticoso da leggere (per la prima volta ho dovuto fare un enorme sforzo di volonta' per arrivare alla fine!). Trovo anche fastidioso questo continuo insistere sulle differenze e le incompatibilita' tra occidente e oriente, cosi' come trovo poco interessante il dover costantemente sottolineare quanto la cultura occidentale abbia "copiato" da quella orientale e viceversa. E' il secondo libro che leggo di Pamuk, il primo essendo stato "Neve"; nessuno dei due mi ha affascinata o mi ha trasmesso qualcosa....
Voto: 1 / 5
Davide D. (31-07-2007)
Brutto. Incomprensibile la necessità di Pamuk di rendere complessi ed intricati fino all'inverosimile concetti semplici, tant'è che spesso e volentieri durante la lettura non si sa di che né di chi stia parlando, non si capisce chi siano i personaggi che sembrano improvvisamente piovuti dal cielo ed è inevitabile la spiacevole sensazione di stare inutilmente perdendo del tempo. L'ho finito con un notevole sforzo, esasperato. Un libro che non lascia nulla. I vari capitoli potrebbero quasi tutti essere rimescolati a caso e il filo conduttore, se c'è, non ne risulterebbe modificato. E' enigmatica tra l'altro questa smania da parte dell'autore di presentare Istambul come fosse una capitale scandinava, sempre innevata, gelida, con i ghiaccioli che pendono dai tetti, il che toglie anche quell'atmosfera magica di metropoli medio orientale e mediterranea che è tipica di questa città, che non si caratterizza certo per inverni così rigidi. Un libro da evitare a tutti i costi.
Voto: 1 / 5

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