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McCarthy Cormac - Non è un paese per vecchi |
Nel 1980, nel Texas meridionale, al confine con il Messico, il giovane Llewelyn Moss, un reduce dal Vietnam, si imbatte, mentre sta cacciando antilopi nella prateria, in un convoglio di jeep colme di cadaveri, di droga e di soldi. Prende i soldi e decide di tenerseli, ma diventa subito la preda di una spietata partita di caccia: inseguito dai trafficanti, da uno sceriffo vecchia maniera, nonché dal solitario Chigurh, un assassino psicopatico munito di una pistola da mattatoio. Moss tenta disperatamente di sfuggire a un destino inevitabile, coinvolgendo per ingenuità la giovanissima moglie.
Recensioni 1 - 20 di 54 recensioni presenti. Media Voto: 3.74 / 5Gianmarco istruzione2000@yahoo.it (05-01-2010) Di solito non leggo romanzi poiché preferisco altri generi di libri, ma devo dire che "Non è un paese per vecchi" mi ha davvero appassionato. Suspance e adrenalina condite da una grande capacità descrittiva dell'autore. Sono curioso di vedere se il film è all'altezza. Voto: 4 / 5 |
giorginio (04-01-2010) Un capolavoro. Scrittura secca e scarna, allo stesso tempo graffiante e piena di bestiale umanità. Sembra di sentire in gola la polvere della frontiera. Voto: 5 / 5 |
Roberto (06-12-2009) E' stato il primo romanzo di McCarthy che ho letto, scoperto un pò per caso in una libreria e attirato dalla copertina e dalla trama in quarta. L'idea di un uomo in fuga è sempre un'ottima idea. Un'idea semplice semplice. Che nelle mani di McCarthy diventa una cosa viva, la modella come un esperto artigiano della scrittura. Lette le prime pagine sono rimasto a bocca aperta. Mai letto una prosa così secca, netta, precisa, asciutta.
McCarthy usa un linguaggio in un modo unico.
Superbo. Voto: 5 / 5 |
Alberto F. (30-11-2009) Non avevo mai letto prima d'ora libri di McCarthy e sono rimasto piacevolmente colpito dalla sua capacità di essere descrittivo spendendo pochissime parole. Scrittura secca ma in alcuni passi anche dolce. L'unica pecca secondo me è il finale che si dilunga in ragionamenti inutili alla causa del testo.
Molto meglio il libro del film che per evidenti motivi tecnici e di tempi cinematografici tralascia passaggi decisamente validi come ad esempio l'incontro tra Moss e la giovane autostoppista nel quale si respira l'aria della quiete prima della tempesta. Voto: 4 / 5 |
crespo (03-10-2009) Non è un libro da buttare, ma odio l'assenza delle virgolette per i dicorsi diretti: si crea solo confusione.
Comunque quello che è affascinante è la storia, riprodotta meglio nel film dei Coen, al quale darei invece il massimo dei voti. Voto: 3 / 5 |
Tommaso (04-09-2009) Non è certo il massimo per la narrazione, ma la morale che vi è contenuta è decisamente ottima...meglio il film...comunque da leggere! Voto: 4 / 5 |
salvatore (25-08-2009) per una strana coincidenza il libro che ho letto prima (una terra chiamata Alentejo) e' di Saramago ed anche lui non usa le virgolette, ma le semplici virgole ed il carattere maiuscolo per i dialoghi. Quindi ero gia' preparato: il guaio e' che Saramago e' un maestro e la differenza tra un suo libro e questo di Cormac e' evidente. Non posso dire che non mi sia piaciuto, ma mi aspettavo di piu' Voto: 3 / 5 |
neuromancer haccra@hotmail.com (29-06-2009) ...............mooolto più bello il libro della (fedelissima) versione cinematografica.
.....perchè è nel libro che ho annusato la polvere da sparo, l'odore della pioggia che sta per arrivare lì, in quel deserto pieno di cadaveri, è nel libro che ho sentito i veri colpi di fucile e ho aspettato, dietro la porta, nel buio, che arrivasse qualcuno per spararmi..........
Niente di nuovo, per chi conosce Mc Carty: la solita perfetta prosa, secca al punto tale da farsi telegrafica.....immediata come un colpo di fucile silenziato, dritto verso di te !!
Grande romanzo !
Voto: 5 / 5 |
GIUSEPPE costagiuseppe@email.it (17-04-2009) premesso che ho visto prima il film...il libro è ben scritto essenziale ed asciutto, felice ma spesso difficoltosa la scelta di sopprimere le "", mi è sembrato un tantino con il freno a mano tirato nel finale..bravo cmq Voto: 4 / 5 |
Fabio Palma (15-03-2009) Non ci si può neppure fidare degli occhi, un tempo finestra dell'anima. parte così, l'ennesimo capolavoro di Mc Carthy, da leggere ricordando che il Maestro non scrive una sola riga che noin abbia duplici significati. Facile per i Coen fare un buon film, non hanno neppure cambiato di una virgola i dialoghi. Ma il libro è molto di più, anche se i libri passati avevano un linguaggio più ricco. Ma la cosa è voluta, ovvio. Progressivamente ( si legga la Strada e lo si confronti con i primi libri), anche le parole diventano inutili...Grazie, Cormac Voto: 5 / 5 |
fabio j. (08-03-2009) Un buon libro: stile essenziale, trama minima e ottimo tratteggio di un paese in cui la violenza dilaga. Si legge molto velocemente, anche se a volte si fa fatica a seguire i dialoghi non virgolettati. Voto: 4 / 5 |
davide (09-01-2009) Io ho letto il libro e prossimamente guarderò il film; storia avvincente, personaggi intriganti.
Note negative: le riflessioni dello sceriffo risultano banali e noiose e il dialogo non virgolettato non rende la lettura fluida. Ho dovuto rileggere alcune parti per capire chi diceva cosa....presumo che nel film questi aspetti negativi non si presentino. Voto: 3 / 5 |
Marco amicizia32@hotmail.com (08-01-2009) Non è il primo libro che leggo di Cormac McCarthy. L'esperimento è riuscito in pieno, l'autore ha saputo rendere in maniera chiara e drammatica la realtà della Frontiera con il suo tipico stile asciutto e cinematografico. La violenza, manifesta o latente, che permea i personaggi descritti si inserisce nel contesto più ampio della condizione del "loner" che quasi sempre è associato al "loser",il perdente. Il "loner", il solitario immerso nei grandi spazi che qui, più che altrove, appaiono frammisti all'indagine psicologica dei personaggi. Quello del loner è un must di molta letteratura statunitense. In questo libro le suggestioni faulkneriane che si riscontrano in altri capitoli della produzione di McCarthy appaiono smorzate in favore di un'estetica on the road nel senso classico del termine; inoltre, fattore non secondario, viene messa in risalto la figura del reduce e della sua condizione: lo sceriffo Bell, reduce della seconda guerra mondiale e Moss, reduce del Vietnam, due antieroi, due personaggi che hanno combattuto in gioventù e ora si trovano a fare i conti con il loro passato in una visione della concezione bergsoniana rivista e stravolta nell'ottica del loser. Interessante la descrizione della psicologia di Anton Chigurh, l'assassino psicopatico, il cattivo di turno il cui destino in fondo non è diverso dagli altri personaggi.
L'unica nota stonata, a mio parere, è l'inserimento degli intermezzi introspettivi dello sceriffo Bell sul rimpianto dei "bei tempi andati" che, seppur validi sul piano contenutistico psicologico, non riescono a entrare in perfetta simbiosi con l'intreccio della trama.
Da ultimo vorrei segnalare una lieve imprecisione anacronistica. Carson Wells possiede un telefono cellulare, oggetto che nel 1980 non esisteva ancora. Voto: 4 / 5 |
gigia (08-01-2009) Ho letto il libro dopo aver visto il film che lo segue più o meno fedelmente: perciò avrei dovuto sentirmi a mio agio sul divano.. invece l’autore è talmente bravo a creare l’attesa, a tratteggiare il particolare mentre tu sei lì che aspetti che parta il colpo da quell’aggeggio infernale ad aria compressa... Veramente ben scritto, avvincente e con una morale ben chiara, di cui si fa portavoce lo sceriffo Bell, il che può essere utile se uno alla fine vuole anche pensarci un po’ su. Voto: 5 / 5 |
Matteone (02-12-2008) Non mi ha impressionato granchè, il film è decisamente meglio. Voto: 2 / 5 |
Nicola Mosti (19-11-2008) Crudo, asciutto, pulito. Benché a tratti forse un po' troppo paternalistico, è "cuoio" da autentico cow-boy.
P.S. Avrei comunque preferito i dialoghi virgolettati, perché si fa fatica a seguire le conversazioni. Voto: 4 / 5 |
Gianni70 (23-09-2008) l'ho letto un pò di tempo fa ma lo ricordo benissimo e non capisco proprio chi dice che sia noioso o banale. Vengono esaltati a volte thriller mediocri e viene sottovalutato McCarthy...mah! ho visto il film quest'anno ed è un buon film ma il libro ha alcune parti che ne fanno un capolavoro e il film non ne rende assolutamente giustizia. Voto: 4 / 5 |
*Sir Psycho Sexy* (15-09-2008) uno dei pochi casi in cui il film è superiore al libro (che ho letto solo xchè lo vendevano col dvd)...i Coen hanno tagliato un pò di parti pesanti che non aggiungevano niente alla trama...inoltre non sopporto come scrive McCarthy, ma lo sa che esistono le virgolette x i dialoghi???nel complesso cmq più che sufficiente...ah già, guardatevi il film!!! Voto: 3 / 5 |
Alessandro (02-08-2008) Ho visto il film bellissimo. Ho comprato il libro. Raramente lo faccio dopo aver visto il film. Non conoscevo l'autore. Straordinario. Ormai solo la letteratura Americana trovo attualmente leggibile. Ho comprato il libro solo per questa conclusione bellissima nel monologo dello sceriffo.
..."Quando uscivi dalla porta sul retro di quella casa, da un lato trovavi un abbeveratoio di pietra in mezzo alle erbacce. (…) Non so da quanto tempo stava lì. Cento anni. Duecento.
Sulla pietra si vedevano le tracce dello scalpello. Era scavato nella pietra dura, lungo quasi due metri, largo suppergiù mezzo e profondo altrettanto. (…)
E mi misi a pensare all’uomo che l’aveva fabbricato. Quel paese non aveva mai avuto periodi di pace particolarmente lunghi, a quanto ne sapevo io. (…)
Ma quell’uomo si era messo lì con una mazza e uno scalpello e aveva scavato un abbeveratoio di pietra che sarebbe potuto durare diecimila anni.
E perché? In cosa credeva quel tizio? Di certo non credeva che non sarebbe mai cambiato nulla. Uno potrebbe anche pensare questo. Ma secondo me non poteva essere così ingenuo. (…)
E devo dire che l’unica cosa che mi viene da pensare è che quello aveva una sorta di promessa dentro al cuore. E io non ho certo intenzione di mettermi a scavare un abbeveratoio di pietra. Ma mi piacerebbe essere capace di fare quel tipo di promessa. È la cosa che mi piacerebbe più di tutte."
Sta tutto qui il senso del libro e della riflessione sulla violenza insensata "priva di senso" del mondo di oggi. La perdita del rapporto con "l'eterno", che porta anche e di conseguenza, alla perdita di un rapporto positivo con la realtà. Ma finquando ci saranno autori come McCarthy, c'è da sperare. Voto: 5 / 5 |
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