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Ben Jelloun Tahar - L'ha ucciso lei | Mohamed fa l'operaio vicino a Parigi, nel 1966 ha lasciato il sud del Marocco per stabilirsi in una Francia che ha sempre sentito ostile, in una periferia popolata da maghrebini con cui condivide il credo religioso, ma dei quali rifiuta vizi e rassegnazione. Analfabeta, padre di cinque figli estranei che non lo seguono più, Mohamed ha sempre rifiutato l'integrazione, perché è convinto che musulmani e cristiani non potranno mai incontrarsi. Ora è assillato da una nuova minaccia: la pensione. Nel suo primo giorno da pensionato decide di partire per il Marocco per finire di costruire la grande casa avviata cinque anni prima. Vuole che sia la casa più grande del villaggio, per ospitare l'intera famiglia, figli compresi. A sua moglie tutto ciò appare folle; ma è abituata ad assecondare il marito ed è consapevole che nulla potrà fermarlo. La sera stabilita per la riunione dell'intera famiglia si sistema fuori dalla casa su una poltrona, in attesa...
Michele Lucivero michele.lucivero@istruzione.it (30-05-2009) Da sempre in prima linea nella chiarificazione, per mezzo di piccoli racconti edificanti, piuttosto che attraverso trattati ampollosi, dei problemi del razzismo o della messa in luce di un fattuale Islam dal volto umano, Ben Jelloun ci consegna l'ennesimo capolavoro letterario. In poco meno di 100 pagine l'autore riesce a condensare, attraverso una sorta di fenomenologia della vita quotidiana, le trasformazioni sociali di cui sono oggetto gli immigrati di prima e seconda generazione. Da una parte c'è un padre ormai in pensione, legato a vecchie tradizioni marocchine in un a Francia secolarizzata e individualista e dall'altra i figli, perfettamente integratisi culturalmente, nonostante "abbiano scritto in faccia il paese d'origine". L'integrazione è salva, ma anch'essa ha le sue vittime da immolare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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