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Soriano Osvaldo - Un' ombra ben presto sarai | Un esperto di informatica lascia l'Europa e torna nella sua Argentina, attratto dalla possibilità di vivere grandi esperienze dopo la caduta dei militari. Ma il treno su cui viaggia si blocca in campagna: sembra la fine del viaggio, è però l'inizio di un andirivieni sconclusionato. Al personaggio si accompagna un acrobata di 120 chili che ha dovuto vendere il circo, prima di essere abbandonato dalla moglie, dal socio e dai figli; un poveretto che gira per la campagna con una doccia portatile con cui fa il bagno ai contadini; un banchiere che, respinto dalla sua donna è deciso a tutto pur di sbancare il casinò; una giovane coppia; una cartomante con tanto di revolver. Tutti insieme danno vita a un romanzo di personaggi che vanno a fondo.
Media Voto: 4 / 5xino (14-05-2011) Uno gran bel romanzo dove i personaggi sono veramente indimenticabili, da Coluccini italo-argentino che ha dovuto vendere il suo circo e sogna di riniziare tutto in Bolivia, al ricco ed eneigmantico Lem, alla cartomante, al protagonista: un informatico senza più lavoro.
Tutti in viaggio a incrociarsi sulla polverose strade di una provincia dell'Argentina onirica e surreale, cercando di far quadrare i conti con il passato e alla ricerca di un futuro che non arriva mai. Tra avventure improbabili, sogni e malinconie.
"C'è un momento per ritirarsi prima che lo spettacolo diventi grottesco, Zàrate. Quando uno è sulla pista lo capisce. Magari il pubblico applaude come impazzito ma uno, se è un vero artista, lo sa." Voto: 4 / 5 |  |  |  |
alberto castrini (08-02-2009) Il bel racconto, prende il titolo dal famoso tango Caminito, è del 1990 ed è la storia di un informatico ritornato in Argentina nella speranza che il ripristino della libertà significhi anche riscatto economico suo e del paese.
Farà il viaggio assieme ai personaggi più incredibili; un’astrologa imbrogliona, un banchiere divenuto giocatore d’azzardo, un impresario di circo in rovina, dei militari e ragazzi che emigrano. Un’umanità di perdenti.
La vicenda non può che essere ambientata nella pampa sterminata, nell’infinito nulla.
Il protagonista di questo viaggio, che non va da nessuna parte, si lascia trainare dai fatti senza imporsi o lottare, come un impotente naufrago, circondato da personaggi grotteschi.
Si tratta, con la scrittura piacevolissima che gli è congeniale, di un’amara metafora sul popolo argentino, sulla sua ricerca d’identità, sulla solitudine.
Anni dopo Marcos Aguinis, autore purtroppo non ancora tradotto, analizzerà lucidamente lo stesso tema nei due splendidi volumi: “El atroz encanto de ser argentinos”.
Soriano urla disperato “perché non possiamo smettere d’essere ridicoli, patetici, suicidi melanconici, pronti a cadere in tutte le trappole della Storia e patire per tutti i governi dopo aver creduto alle loro promesse?”
Non si tratta stavolta dell’impossibilità dell’esistere, del mal vivere, ma dell’impietosa analisi di un paese tanto amato e raffigurato icasticamente come un treno pronto per partire ma senza macchinista e passeggeri.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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