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Rea Ermanno - Mistero napoletano | Ermanno Rea conduce un'indagine in forma di diario sulla scomparsa, avvenuta in una Napoli ferita dalla guerra fredda, di Francesca, giornalista de "l'Unità". A spronarlo nell'inchiesta è stata la volontà ossessiva di ricostruire un periodo cruciale della sua esistenza. Il suo è un dolente tentativo di ristabilire la verità sulla morte di una donna che aveva il fascino romantico e fragile di chi vuol essere libero e sogna la redenzione del mondo. Rea ritrova le facce di un tempo, interroga i testimoni e recupera documenti sepolti da quasi mezzo secolo. Davanti a lui, e ai nostri occhi di lettori, sfilano giornalisti e politici, burocrati e colleghi di Francesca, che dipingono il quadro di una Napoli spaccata fra gli americani padroni assoluti del porto e un Pci arroccato su posizioni staliniste. Da storia privata l'indagine si fa a poco a poco storia collettiva di un'intera classe politica, di una generazione, delle sue speranze e dei suoi valori.
Media Voto: 5 / 5Pasquale (04-01-2012) Se ne consiglia la lettura. Bravo Ermanno Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Toppi Alessandro (14-01-2010) "Il tempo è vivere l'incessante franare del suolo su cui siamo appena passati, sì che ogni volta il presente nasce da una frattura". Arrestare il cammino, volgersi indietro, contemplare la crepa. E' un presente remoto il ricordo: impone contemplazione e ritorno, investigazione ed analisi, commemorazione ed angustia. "Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l'etterno dolore, per me si va tra la perduta gente". L'oscura iscrizione infernale come motto chiaro: qui "convien lasciare ogni sospetto, ogni viltà convien che sia morta". S'accede, infatti, al luogo, al tempo, alla storia di "genti dolorose c'hanno perduto il ben dell'intelletto". E' peregrinazione oltremondana il viaggio memoriale che Rea intitola "Mistero napoletano". Terre lagrimose, mari scomparsi, lividi cieli avvolgono, segregano e tumulano. Folle d'anime, corpi d'ombra, presenze fugaci avanzano, recriminano e passano. "Parole di dolore, accenti d'ira, voci alte e fioche" tumultano, squassano e spaventano. E' tutto un brulicare di volti, favelle, episodi questo diario che racconta come un romanzo. E' un assedio cui accedere e resistere, sì da scorgere, oltre la moltitudine, la figura inseguita. Ermanno Rea cerca Francesca. Ne cerca il volto con l'ombra dell'Africa, le dita che velano il piano, la figura di punita bellezza. L'impegno politico che le opprime il riscatto, la resistenza amorosa che le macchia la vita, le pagine scritte che le svuotano l'anima. Trova una coperta splendida di ricami, fiori nati per appassire, un corpo adagiato a morire. Trova un'Alcesti di Tripoli, vissuta di Napoli, morta di Russia. Una comunista suicida, che salva chi ama immolando se stessa al Divino Partito. Una donna cinta, ammirata, braccata. Sola: "Fu uccisa dalla solitudine. A Napoli la solitudine ha qualcosa di corposo, di solido, di materiale. E' una solitudine pesante, non lieve ma greve, non trasparente ma opaca, non silente ma rumorosa. E' una solitudine nella ressa, nel rumore, nel disordine. Senza poesia, senza nulla di allusivo, pacato, raccolto". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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