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Bianconi Giovanni - Eseguendo la sentenza. Roma, 1978. Dietro le quinte del sequestro...

Eseguendo la sentenza. Roma, 1978. Dietro le quinte del sequestro Moro
Zoom della copertina
TitoloEseguendo la sentenza. Roma, 1978. Dietro le quinte del sequestro Moro
AutoreBianconi Giovanni
Prezzo € 17,00
Prezzi in altre valute
Dati2007, 419 p., brossura
EditoreEinaudi  (collana Einaudi. Stile libero big)

Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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Descrizione
Dei brigatisti si ripercorrono le vicende personali, le mosse durante il sequestro, i contrasti interni, i sentimenti e le reazioni alle risposte dello Stato, i colloqui con l'ostaggio, la vita clandestina nella giungla metropolitana grazie alla quale i ricercati sono passati indenni dai controlli di polizia nella città assediata, fino alla tormentata decisione di uccidere il prigioniero come unica conclusione possibile della "battaglia" ingaggiata col rapimento. Nella Dc emerge un atteggiamento che col trascorrere dei giorni va dalla sorpresa alla sofferta consapevolezza di ritrovarsi paralizzati per una Ragione di Stato contro la quale Moro combatte la sua personale battaglia dalla prigione brigatista.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Intanto il titolo: Eseguendo la sentenza. La formula completa chiude il comunicato n. 9 delle Brigate rosse, datato 5 maggio 1978 e indirizzato "alle organizzazioni comuniste combattenti, al movimento rivoluzionario, a tutti i combattenti", e suona così: "Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato". Nel titolo del libro di Bianconi il gerundio ha un'eco, se possibile, più sinistra, cioè quella della continuità, di un riverbero che dura da trent'anni oramai e sembra non aver tregua. Dell'eccidio di via Fani (i cinque uomini della scorta di Moro assassinati dalle Br) e del sequestro e omicidio dell'allora presidente della Dc si è scritto molto, molto si è visto anche al cinema e quest'anno, per il trentennale, altro ancora si ascolterà. Lo spazio per ulteriore letteratura secondaria sembra ridotto, così come è forse modesto l'interesse della cosiddetta opinione pubblica.
Il libro di Bianconi nega tuttavia le ultime due asserzioni: di Moro si può ancora scrivere (forse si deve) e il pubblico c'è, a giudicare dalle vendite, l'altro termometro, come pare, indispensabile. Perché si possa ancora scrivere su quei cinquantacinque giorni, che Bianconi visse da diciottenne a Roma, è Bianconi stesso ad accennarlo, in una veloce nota al testo: Eseguendo la sentenza è "il tentativo di fornire un contributo a comprendere gli avvenimenti, anche solo a partire da quelli noti (ponendo attenzione ai dettagli, spesso tutt'altro che insignificanti a comprendere comportamenti, decisioni e sviluppi degli eventi). Che non sono pochi, e possono spiegare molto".
Ora, Bianconi fa il giornalista di mestiere, ma queste righe sono le indicazioni di un metodo che lo annette piuttosto alla categoria degli storici. Non di meno, questo libro suo non è soltanto un libro di storia. Esperto di criminalità organizzata e terrorismo (ha pubblicato opere su Giusva Fioravanti, la banda della Magliana e ancora sulle Brigate rosse), stavolta sceglie la strada più scabrosa e la mette in sottotitolo: "Dietro le quinte del sequestro Moro". Non cambia certo il protagonista della storia; mutano però di necessità gli scenari, il contorno si fa, con passo e taglio di romanziere, non solo indispensabile ma necessario.
Prima di tutto, le carte. I comunicati dei terroristi, quelli su cui, al tempo, si esercitava la valentia semiologica di Umberto Eco (qui graziato dalla citazione). Poi le risposte della Dc, partito-governo chiaramente impreparato alla sfida, diviso nelle scelte, a volte proprio dilaniato (non si ricorda un ritratto più oggettivo e dolente di Benito Zaccagnini). E poi la famiglia Moro, cioè soprattutto la moglie Eleonora – o Noretta – e i figli Giovanni e Adele, al tempo anche loro impegnati nell'attività sociopolitica (notevole che Bianconi ricordi l'esistenza di un movimento oggi del tutto obliato come Febbraio '74 che, sulla scorta del Concilio Vaticano II da poco conchiuso, voleva tradurre in termini laici aspetti della teologia cosiddetta più progressista, come quella latinoamericana della liberazione). Poi ancora, ma non secondaria, la vita di tutti i giorni. Il libro inizia infatti con una partita di Coppa dei campioni, una Juventus-Ajax vinta dai bianconeri ai calci di rigore – che nessuno però vide, perché dopo i supplementari il tempo per la diretta era scaduto e, come ricorda Bianconi, l'esito si conobbe da una sovrimpressione sulle pubblicità di carne in scatola e amaretti. La chiusura del libro è ancora calcistica: la Coppa dei campioni l'ha vinta il Liverpool, poi le previsioni del tempo, infine un annuncio oggi assurdo: "Signore e signori, buonanotte". Infine, i dialoghi fra terroristi, inframmezzati alle parole di Moro, che sono quelle delle molte lettere scritte dalla prigionia.
Ma non è solo questo dato a rendere legittima la qualifica di romanzo per un'opera che, a guardare gli aspetti paratestuali, potrebbe anche passare per un ennesimo contributo saggistico-investigativo. Qui c'è anche, e potente, un lavoro di montaggio sul materiale diversamente reperito, un'idea forte di intreccio, la capacità di tenere avvinto il lettore che, salvo età non adulte, già conosce la fine dei fatti. Inoltre, da romanziere e da giornalista, Bianconi non ha tesi da dimostrare, ma fatti da raccontare. Certo, nessun racconto è neutro e, nel caso di specie, è qui evidente come gli eventi precipitino a partire dal giorno in cui viene scoperto e diffuso un falso comunicato in cui falsi terroristi annunciano che il cadavere di Aldo Moro verrà ritrovato nel lago della Duchessa. Come e perché questo sia uno snodo nei cinquantacinque giorni di prigionia non è corretto svelarlo al lettore: Bianconi conosce anche le regole della suspenseed Eseguendo la sentenza le adopera con ogni possibile discrezione.
Il risultato è un libro a un tempo politico e onesto. Politico senza dubbio, perché è un lavoro fatto davvero con uno scrupolo per la polis raro nella letteratura italiana d'oggi. Onesto, poi, per la naturalezza del linguaggio, per quanto meticolosa è la ricerca sulle fonti. Queste 420 pagine creano problemi: anche per questo è doveroso ringraziare Giovanni Bianconi, inviato e romanziere. Giovanni Choukhadarian

I vostri commenti
9 recensioni presenti.  Media Voto: 3.77 / 5

Gabriele (10-09-2008)
Un libro che si inscrive nella corrente, oggi sempre più in voga, delle "narrazioni totali": si vuole raccontare quel che accadde in quei drammatici mesi del 1978 facendo ricorso a tutti gli strumenti utili - anche quelli più lontani, come le cronache sportive o gli aneddoti minori. Ne esce una narrazione rigorosa, avvincente ma mai patetica, avvicentissima per quanto riguarda la cruciale questione del che fare? con il sequestrato, capace di tenere sul filo anche chi sa benissimo come è andata. Una lettura forse più utile a chi di quel sequestro e del suo contesto ne sa poco o niente, per iniziare un percorso di ricerca; ma anche a chi ha compulsato tutta o quasi tutta la letteratura al riguardo, alla ricerca di qualche risposta a mille interrogativi, dubbi, sospetti - visto che il libro di Bianconi si segnala soprattutto per una qualità, quella di ricordarci implacabilmente che i fatti sono lì, e che non c'è più nulla da scoprire (o quasi più nulla: l'atteggiamento di Andreotti resta quello sfingico di sempre, lasciandosi molti interrogativi alle spalle), e nessun particolare retroscena da svelare. È andata come è andata, con dei terroristi feroci nel loro furore rivoluzionario, degli organi inquirenti incapaci e confusi, e dei notabili democristiani chiusi nella loro ambigua impenetrabilità; resta solo quel cadavere che fa capolino dalla copertina del libro, e che continua ad interrogarci muto...
Voto: 5 / 5

Angelo (23-05-2008)
un romanzo essenziale sulle tragiche vicende di quegli anni, dove l'autore si limita a raccontare senza dare mai giudizi e lascia comunque al lettore vari spunti di riflessione. Lo consiglio a chi vuole avere un quadro generale e chiaro di quei drammatici giorni.
Voto: 4 / 5

Franco franchino.tosti@virgilio.it (07-04-2008)
Non ho mai letto, sulla vicenda Moro, un libro più freddo, anestetizzato, distaccato. E spiace che un giornalista come Bianconi, che pure aveva dato buona prova in "A mano armata", si sia limitato ad uno sterile resoconto di quanto accaduto in quei 55 giorni. Sembra la sceneggiatura di un brutto documentario. Peccato, mi aspettavo di più. Libro senza anima.
Voto: 1 / 5

GIOVANNI giovanni.nencioni@fp.kpl.net (04-04-2008)
La mattina del 16 marzo 78 fui informato dal professore di educazione fisica al rientro in classe (1.a media); nonostante l'età ricordo la 'pesantezza' di quel periodo; dopo 30 anni, tutto il libro mi ha fatto stare in un costante stato d'ansia che è diventato batticuore e senso di impotenza nelle ultime pagine.
Voto: 5 / 5

Caudio wildesmoker@libero.it (28-03-2008)
Sono nato nel 1978, a fatti gia avvenuti. Il caso Moro l'ho sempre visto come un mistero, ma la lettura di questo testo mi ha aiutato a capire molte cose, che a volte vengono taciute volutamente. Una descrizione lucida dei fatti e degli atteggiamenti dei protagonisti della vicenda, senza aggiunta di orpelli inutili, mi ha permesso di entrare nella vicenda, e di viverla con una sorta di angoscia per ciò che non è stato fatto, per ciò che è stato fatto male. Un libro che si deve leggere, per capire l'Italia di allora e l'Italia di oggi, per capire come quei 55 giorni hanno davvero segnato la storia del nostro paese.
Voto: 5 / 5

CLAUDIO (20-02-2008)
Interessantissimo il libro di Bianconi. Molto utile per chi, come me,ha vissuto quei terribili anni di piombo, ma oggi li ha praticamente dimenticati. Di nuovo non c'è molto, se non tutta la lotta interiore nella DC, di cui non si sapeva molto. L'appunto giàfatto da altri (i nomi di battaglia dei brigatisti) mi trov d'accordo, anche se per me si poteva aggiungere qualche pagina con il dopo sentenza.
Voto: 4 / 5

silvia (18-02-2008)
Sono coetanea dell'autore. Il '78 è stato l'anno dei miei esami di stato.Tutti ci aspettavamo una traccia d'italiano che riguardasse il terrorismo ...e ,forse, questo era il motivo principale che ci teneva legati alle cronache e ai tg. Non andò così...e fu un bene. Nessuno avrebbe saputo dare una corretta interpretazione degli eventi che travolsero la società culminando con il rapimento Moro. Per me ,leggere questo libro, ha significato ripercorrere una parte della mia adolescenza con una consapevolezza diversa. Ringrazio l'autore per avermi dato questa possibilità. Ricordare Aldo Moro, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, e la furia di quegli anni, ha rafforzato in me la convinzione di essere stata testimone di un momento storico importante. Il libro di Bianconi sostituisce, in modo egregio, il diario che tanti di noi avremmo voluto scrivere.
Voto: 5 / 5

Giuseppe Sarri (14-02-2008)
Stimo Giovanni Bianconi come giornalista. E tuttavia mi pare che questo libro scivoli via anonimo e piatto e che alla resa dei conti aggiunga pochissimo alla vicenda Moro. Per carità, sempre meglio del grossolano complottismo dei vari Flamigni ecc. ecc., ma francamente questo volume mi sento di consigliarlo solo a chi ancora del caso Moro non sa nulla e vuole cominciare a leggere qualcosa. Concordo poi sul fatto che avrei evitato di usare i nomi di battaglia dei brigatisti, visto che essi sono ormai tutti noti.
Voto: 2 / 5

Rokossovskij (01-02-2008)
Nel libro prevale l'analisi dell'atteggiamento dell DC nei giorni del sequestro. Manca (o almeno, a me è mancata) un po' di analisi sul sequestro veroi e proprio e sulla prigionia. Comunque un bel libro, pieno di informazioni interessanti ed utili. Un difetto: l'autore chiama quasi sempre i rapitori con i nomi di battaglia, mentre oggi sono ovviamente ben più noti col nome di battesimo.
Voto: 3 / 5

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