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Roth Philip - Patrimonio. Una storia vera |
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Titolo | Patrimonio. Una storia vera |
| Autore | Roth Philip | Prezzo Sconto 15%
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€ 14,02
(Prezzo di copertina € 16,50 Risparmio € 2,48)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2007, 187 p., rilegato | | Traduttore | Mantovani V. |
| Editore | Einaudi
(collana Supercoralli) |
Nella promozione Einaudi fino al 11 marzo |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Il libro, come recita il sottotitolo, è una storia vera. Protagonista è Hermann Roth, il padre di Philip. Hermann è un vedovo di ottantasei anni, agente di assicurazioni in pensione, conosciuto un tempo per il suo genio, la sua forza e il suo fascino, che ora lotta contro un tumore al cervello. Colmo di amore e attenzioni, di ansia e terrore, Philip accompagna il padre in ogni momento di questa enorme esperienza, lungo il calvario di una dilatata agonia. Il figlio condivide l'umore e le miserie che il malato è costretto a subire: consulti medici, l'orrore del decadimento fisico, l'attesa inumana della separazione finale. Gli episodi memorabili si accumulano: il figlio che paragona la fredda tomografia del padre al calore della propria biografia; il confronto del suo lascito patrimoniale con quello di un taxista psicopatico; ma anche il concerto di musica da camera suonato dagli amici per Hermann; o Philip che telefona a Joanna, una compagna d'università, per calmare le proprie angosce.
19 recensioni presenti. Media Voto: 4.78 / 5Nicola Intrevado intrevado@hotmail.it (16-02-2011) Roth e' il piu' grande scrittore vivente.Tutta la complessa ed intricata dinamica degli affetti nella loro strategia,nella loro vile o gioiosa storia di trame che nutrono l' animo umano,si concretizzano nell'analisi,spietata,di questo suo libro.La tematica dell'ultimo Roth e' una continua contemplazione sulla morte,sul senso e tatto delle cose,sui bisogni,sui sogni sugli spazi,sull'effimero che perde di ogni fascino e sostanza e seduzione quando i tempi dell' uomo si chiudono alle speranze di nuove opportunita' a venire,quando eravamo impegnati nell'inserguirle per sedurle e renderci immortali.Gli Dei che diventano persone,stremati dalla fatica delle grandi imprese.I suoi temi i suoi tempi i suoi ritmi,invitano ad una riflessione continua,si impongono con forza,ad un' analisi che ci riporta alle origini dell'indagine sulle pulsioni,sull' inconscio,sul non detto perche':inconsapevolmente pensato e depositato tra le spire delle circonvoluzioni della mente,spazi ai quali nessuno e' riuscito a dare un nome.Roth impone riflessione senza riserve,detta itinerari precisi come una guida d'altri tempi al soldo della sola cultura del posto che si visita,richiama a valutazioni raffinatissime su tematiche del tutto ordinarie, in un continuo stupore della scoperta della quotidineita':in una sorta di readymade che ci riporta alle rivelazioni estetiche di Duchamp. Tutto si ritrova per essere ricondotto all' origine del fatto/evento di cui leggiamo.La Newark di un tempo che,al solo proposito di essere cosi' tanto ben narrata,da luogo comune,eccola diventare :mito.Archetipo di uno spazio nel quale ciascuno di noi a ha vissuto,patrimonio comune di ogni memoria che cosi',portato a compimento e componimento,si aggiunge come un vecchio elemento vestito con abiti nuovi,all'immaginario collettivo.Poiche' nessuno e' cosi' povero da non aver avuto un suo spazio,mistico e mitico,degli affetti nel quale e' cresciuto li' quando ci si credeva, e forse lo si era davvero,immortali. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alce67 (23-12-2008) Ritorno a Roth dopo un paio di anni di pausa; lo ritrovo in questo nuovo libro di 15 anni fa (pubblicato da Einaudi ora, ma uscito negli USA nel '91). Mi chiedo come mai sia restato lì così tanto tempo. In effetti la decisione di pubblicarlo quasi in contemporanea a Everyman sembra guidata dalla volontà di consegnarci un Roth che riflette sulla morte (in questo caso del padre). Ho trovato questo libro estremamente toccante. La prosa secca di Roth è estremamente efficace nel rendere l'orgoglio, la lotta e lo struggimento di lui (questa volta il libro è apertamente autobiografico) e di suo padre. Molto bello Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Patroclo (16-11-2008) Einaudi "approffitta" delle tematiche dell´ultimo Roth, incentrate spesso su morte e disfacimento fisico, procede per analogia e ristampa un libro autobiografico del 91 evidentemente (a torto) considerato "minore". la qualitá della scrittura é quella a cui Roth ci ha abituati, rispetto ad esempio a Everyman cambia un pó la prospettiva, in questo libro lo scrittore é un 56enne che osserva da fuori la morte del padre, negli ultimi é un ultrasettantenne in cui evidentemente la paura della propria morte é subentrata con grande urgenza, questo fa sí che ad esempio Everyman abbia qualcosa di piú struggente di cui Patrimonio - pur come detto di grande livello - é privo. é valso comunque la pena, e con Roth é sempre cosí Voto: 4 / 5 |  |  |  |
lelia (25-10-2008) attraverso la descrizione di una realtà cruda che non lascia spazio alla speranza,perché già sappiamo quale sarà il finale,Roth trasmette sentimenti ed emozioni insiti in ognuno di noi.In questo è la bellezza del libro e la grandezza dello scrittore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Max (01-07-2008) Tra i libri che amo. Perché mi ha insegnato ad amare anche chi non è stato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
stefania help1964@libero.it (17-06-2008) Libro stupendo, triste tanto da far ricordare lo stesso percorso vissuto vicino al proprio padre, le stesse paure, gli stessi pensieri. Da non perdere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Flavia (17-06-2008) Se Roth fosse un musicista, avrebbe scritto un Requiem; invece è un grande scrittore e per la morte di suo padre, gigantesco protagonista, ha scritto questo splendido libro, grondante soprattutto di amore. I padre era sempre stato per lui un simbolo di forza, di solidità, pieno di gioia di vivere; ora lo vede, a 86 anni, progressivamente piegato dalla malattia e dalla consapevolezza di una morte che sa inevitabile ma che, come del resto tutti noi, non accetta fino in fondo.
Potrebbe essere un libro triste, invece è soprattutto commovente: nel suo dolore per la malattia del padre, che segue e accompagna fino in fondo, Roth ne fa il ritratto senza tacere i difetti, ma accettandoli. Sa che suo padre ha vissuto la vita che desiderava, ha avuto due figli, ne ha fatto "dei buoni americani". Sa che non rimpiange nulla, e il meglio che possa fare, dopo tutto, è lasciarlo andare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
enzo1968 enzo.scardamaglia@alice.it (11-04-2008) Un libro pieno di dolore ma senza disperazione, il prendere atto che tutti siamo destinati a morire e la coscienza di questo rende meno drammatica anche la fine di un genitore.
Un figlio che accompagna il padre fino alla soglia della morte e lo lascia andare dolcemente (evitandogli le pene dell'accanimento terapeutico).
Un libro che ti lascia dentro una profonda malinconia e per questo bellissimo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Massimo F. (25-03-2008) Un signor libro, non c’è che dire. Un immenso atto d’amore verso il proprio padre: dignitoso, lucido, durissimo (quanto, purtroppo, necessario). Alcuni passaggi da antologia. Un messaggio potentissimo, soprattutto alle giovani generazioni che oggi sono figli e domani saranno padri…. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Raoul (18-02-2008) Bellissimo romanzo, commovente, a tratti ironico,profondo.La malattia del padre, il suo lento declino, negli ultimi anni della sua vita, vista dagli occhi di un figlio, che lo assiste fino all'ultimo. Mi ha lasciato qualcosa questo romanzo, come pochi altri.Consigliato a tutti. Mi sento di consigliare anche un altra lettura che affronta lo stesso tema, "l'isola" di Giani Stuparich, un racconto breve ma molto intenso. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ugo (29-01-2008)
magnifico romanzo. roth racconta una storia bellissima e tristissima allo stesso tempo, e lo stile è quello giusto, asciutto e diretto, senza lirismi che, vista la tematica trattata, sarebbero stati fin troppo...ovvi.
romanzo che mi sento di consigliare a tutti.
un po' come "vedi alla voce amore" di grossman, ma questa è un'altra storia.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gianfranco (29-01-2008) Bellissimo! Un grande Philip Roth Voto: 5 / 5 |  |  |  |
philo (16-01-2008) Roth racconta l'agonia del Padre. Fin qui, forse, un libro come altri. Ma non è così. Vi assicuro che è molto coinvolgente e triste. Il libro paradossalmente parla più della vita che della morte. Si il tema e lo spunto è la morte ma per tutto il libro si analizza la vita e il rapporto che ha avuto con il padre morente. Se si è nello spirito giusto è leggibile altrimenti da depressione.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Rokossovskij (09-01-2008) Bellissimo. Molto superiore ad Everyman.
Lucido (nella sostanza) e levigato (nella forma) come una freccia appena forgiata, che sa andare dritta e dolorosa alla sorgente della grande letteratura.
Sentimentale nel senso più alto del termine.
Non c'è traccia del cinismo che Roth paventa nell'ultima frase. Il monito finale è perfetto e disperante.
Non c'è paragone con altro, secondo me.
Leggetelo e fatelo leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
massimo (07-01-2008) Dunque Roth aveva scritto un vero, grande romanzo d'amore... di un figlio per il padre. Ed è una della tante vergogne dell'editoria italiana che sia stato pubblicato solo ora. Meglio tardi... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Carlo (04-01-2008) non ho dubbi: un altro grandissimo romanzo del mio autore preferito.Ormai, per molte ragioni, non ultima (mi spiace dirlo) l'assegnazione a Dario Fo, ho perso ogni fiducia negli accademici di Stoccolma...
Ma il più prestigioso premio letterario va attribuito a questo grandissimo autore!Complimenti all' Einaudi che ci ha fornito(in questo caso in ritardo)tutte le opere imperdibili di Roth.Ho contato nella mia libreria, con quest'ultimo, la bellezza di ... quindici romanzi. Ebbene sono tra le cose che più mi hanno arricchito ed emozionato in anni e anni di amore per la lettura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
laura psichelaura@libero.it (29-12-2007) "-sarà strano senza di lui, e mi sentirò solo. chi l'aveva capito!
- bè, non devi mica capire ogni cosa.
- io non ci capisco niente.
... non che non avessi capito che il mio rapporto con lui era complicato e profondo: ciò che non sapevo era quanto profondo può essere profondo."
come è vero!
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
CLAUDIO (23-12-2007) Forse il migliore libro di Roth. E' veramente un mistero la pubblicazione in Italia dopo 16 anni dal'uscita in America. Pagine struggenti, di vero realismo: la figura del padre, nonostante la malattia al cervello che lo divora sempre più, giganteggia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Philip (28-11-2007) Al solito la prosa e il libro di Roth,per me il massimo Autore vivente,sono eccezionali.Commovente e ricco d'umanità il ritratto che ha lasciato del padre;ora mi è più chiara ancora l'origine dell'ispirazione di "Everyman",suo ultimo romanzo.Non capisco perchè abbiano tardato tanto a pubblicarlo in Italia;la prima edizione originale è datata addirittura 1991.Dopo la lettura fatico ulteriormente a capire la mancata(ma speriamo momentanea)attribuzione del premio Nobel ad un Autore di tale livello. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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