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Parrella Valeria - Lo spazio bianco

Lo spazio bianco
Zoom della copertina
TitoloLo spazio bianco
AutoreParrella Valeria
Prezzo € 14,80
Prezzi in altre valute
Dati2008, 112 p., rilegato
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)

Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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Descrizione
Maria ha superato da poco i quarant'anni, vive a Napoli, lavora come insegnante in una scuola serale e un giorno, al sesto mese appena di gravidanza, partorisce una bambina che viene subito ricoverata in terapia intensiva neonatale. Dietro l'oblò dell'incubatrice Maria osserva le ore passare su quel piccolo corpo come una sequenza di possibilità. Niente è più come prima: si ritrova in un mondo strano di medicine, donne accoltellate, attese insensate sui divanetti della sala d'aspetto, la speranza di portare sua figlia fuori da lì. Nei giorni si susseguono le mense con gli studenti di medicina, il dialogo muto con i macchinari e soprattutto il suo lavoro: una scuola serale dove camionisti faticano su Dante e Leopardi per conquistarsi la terza media. La circonda e la tiene in vita un mondo pericolante: quello napoletano, dove la tragedia quotidiana si intreccia con la farsa, un mondo in cui il degrado locale è solo la lente d'ingrandimento di quello nazionale.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
"Io leggevo": Maria ha superato la soglia dei quaranta, insegna italiano in una scuola territoriale serale, è sola. A causa di complicazioni non specificate – "a quarant'anni non si fanno i figli" – nasce Irene, a soli sei mesi di gestazione. E Maria, incrollabile nelle sue certezze elaborate in anni di formazione dura, periferica, anni da scuola di partito stretti da un padre rigorosamente comunista e da un madre cattolica, oppone al dolore, la sua strategia consueta. Leggere, ovvero isolarsi impedire al mondo esterno di sfondare il proprio nocciolo d'identità, chiamare a sé le forze della ragione, rifugiarsi, come Montaigne, nel regno pacificato dei propri studi. Un saggio sul laicismo, non a caso, perché "non sento curiosità nel dubbio, né fascino nella speranza". Ma per quanto Maria sia strutturata, Irene è la buca nella quale inciampa, un essere che non è figlia maturata, "una forma senza immagine, un atto vivente che dietro di sé non aveva nessuna idea platonica a sorreggerlo" che non può, per sua intrinseca essenza, conferirle lo statuto di madre. Nonostante, dunque, la totale mancanza di categorie di pensiero attraverso le quali sistemare la nascita di Irene, Maria è costretta a imparare un nuovo alfabeto, a ricominciare, in qualche modo, da zero. Da quella incubatrice bianca / scatola bianca / spazio bianco che, suo malgrado, trasmette un irresistibile seduzione, sia essa verso la vita o verso la morte.
Il romanzo di Valeria Parrella è la cronaca dello spazio e del tempo in cui Irene, e sua madre, artificialmente arrivano al punto di partenza di una nascita "naturale". Con loro, i medici, le infermiere, le altre madri, i padri, gli amici rimasti, i colleghi, gli allievi, e i ricordi. Intorno a loro, oltre all'ospedale (ai suoi cornicioni, alle anticamere, alle sale d'attesa, al reparto neonatale per prematuri con tutte le sue, a tratti quasi macabre, contraddizioni), la casa di Maria ben protetta da un portone antipanico, l'aula di scuola, e alcune, poche, vie di Napoli dove la protagonista s'immerge come bendata, in quella sorta di alternanza tra sonno e veglia che sono i giorni della cosiddetta rinascita di Irene. Che arriva, in effetti: prima con l'autonomia respiratoria poi con l'allattamento con il biberon (davvero efficaci le pagine che descrivono i primi approcci di Maria con il biberon e le difficoltà della bambina a ingerire il latte, con quel continuo chiedersi il perché un atto naturale possa trasformarsi in un motivo di preoccupazione, d'angoscia o anche di perdita definitiva) e infine con la dimissione di Irene.
Della "vecchia" Parrella, di quella dei racconti modellati su un parlato ricco e controllato, qui rimane soprattutto la volontà di non cedere alla paura di non saper raccontare. In questo caso, l'affondo nel sé, nel proprio dolore biografico, è condotto con sapienza e il giusto distacco. Dispiacciono un poco i sipari sul quotidiano, i mo' insistiti delle madri popolane, e la storia d'amore con il dottorino. Difetti lievi rispetto a un lavoro che, in Italia, trova forse una parentela letteraria con il racconto di Lalla Romano Ho sognato l'ospedale (Il melangolo, 1995), dove la necessità primaria della disciplina ospedaliera confligge con l'involontario umorismo che nasce dalla sua applicazione. Camilla Valletti

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 23 recensioni presenti.  Media Voto: 2.95 / 5

Eva (17-01-2010)
Sono madre di un bambino prematuro. Ero emozionata all'idea che qualcuno avesse deciso di scrivere un libro su questo tema. Sono rimasta un po' delusa. Il libro e' ben scritto e mi sono identificata con certe situazioni, intuizioni che vengono presentate ma mancano i forti sentimenti, quella miriade di emozioni che una madre vive dal momento della nascita e in tutti quei giorni interminabili che si passano all'ospedale. L'aspetto intellettuale e' piu' presente di quello emotivo e l'opera non mi ha toccato il cuore come avrei voluto.
Voto: 2 / 5

NANNI (08-01-2010)
Si legge bene, questo sì, e, d'altra parte, si tratta pur sempre di 112 pagine. Ma, arrivati alla fine, non ti ha trasmesso niente, nessuna emozione realmente correlata con l'esperienza di dare vita ad una nuova vita, come ci si aspetterebbe da un tema del genere. L'unica emozione che la Parrella trasmette è il risentimento: verso i medici o verso la natura, che ha permesso la nascita prematura della bambina, verso il mondo ... c'è un po' troppa spocchia di intellettuale alternativa, da clichè: l'insegnante delle scuole serali, pronta ad "accogliere" il "diverso", l'immigrato, il più debole ... beh è tutto un po' troppo facile e lontano dalla vita reale; c'è un po' troppo autocompiacimento .. è come se fra le righe l'autrice ammiccasse continuamente ad un sè così bravo, bello ... noiosetta, e un po' antipatichina
Voto: 2 / 5

Antonio (23-11-2009)
Ottimo l'italiano...ma solo quello.
Voto: 1 / 5

enzo (20-10-2009)
in discesa vertiginosa: il più bello resta mosca + balena. Il libro è noioso quanto il film.
Voto: 1 / 5

Chiara (21-10-2008)
Un romanzo stupendo. Perfetto.
Voto: 5 / 5

ant lomell@libero.it (01-09-2008)
Molto intenso, delicato e profondo; e allo steso tempo metropolitano, veloce e graffiante. Si vede che la Parrella ha una base culturale ed emotiva molto forte
Voto: 3 / 5

Raf (22-05-2008)
E' un libro toccante, è vero, anche se molto, forse troppo, semplice e scritto con distacco. la narrazioone è scorrevole e ricca di buone descrizioni.
Voto: 3 / 5

Luca Martini dottluca71@libero.it (08-04-2008)
Un libro molto femminile, quello di Valeria Parrella, scritto bene anche se con alcune forzature stilistiche e qualche concessione al luogo comune. Ci sono pagine splendide, scritte in maniera emozionante, anche se, alla fine della breve lettura, ci si accorge che qualcosa non funziona del tutto, che la storia resta dietro ad un filtro, forse quello dell'autrice stessa, un filtro di pudore che non riesce ad appassionare del tutto il lettore, che rimane un po' estraneo alla storia e alle emozioni. Forse diversa sarebbe la recensione di una donna, forse un uomo fatica ad immedesimarsi completamente nella figura di Maria. Fatto sta che ho la sensazione sia una occasione perduta. Un plauso, comunque, alle capacità stilistiche e letterarie dell'autorice che, sono certo, può fare di meglio.
Voto: 3 / 5

angelo boscarino angeloboscarino@interfree.it (20-03-2008)
Purtroppo io amo Valeria Parrella, e quindi non sono sereno nel giudizio, ma pazienza. Mi sono innamorato con i suoi primi due libri di racconti, ho continuato ad amarla nonostante "Il verdetto", e questo suo primo romanzo,breve ma non leggero, non mi ha affatto deluso, anzi... Se posso cosigliare,e credo che l'età me lo consenta, dovrebbe muoversi dal genere Napoli popolarcontemporaneo, che rischia di diventare un vezzo e una comoda gabbia. La scrittura ha una sua ruvidità, che è però molto piacevole come grattarsi quando si ha prurito (senza offesa): se ci prova con temi anche fra quelli a lei cari ma con un taglio meno "local" sono sicuro che può fare cose buone. E comunque, si facesse invitare ancora dalla Bignardi, che almeno la vedo e la sento in televisione.
Voto: 5 / 5

Maia (14-03-2008)
Argomento toccante ed attuale ma credo sia rimasto molto di non detto..parecchie le emozioni ma non sono entrate nell'animo fino in fondo..
Voto: 2 / 5

Benedetta benedetta.colella@tiscali.it (11-03-2008)
Osannato da mia sorella, questo libro, forse anche perché letto in un momento di grande dolore personale (un pensiero vola ora incoercibile a Pietro, il mio amico che non c’è più), non mi ha entusiasmato. Ho trovato troppo lente certe riflessioni ontologiche e troppo slegati i due piani narrativi: lo “spazio vuoto” dell’attesa in ospedale e il mondo vivo della scuola serale in cui la protagonista insegna
Voto: 3 / 5

silvia (10-03-2008)
La prosa di questa giovane scrittrice è sempre densa e "appiccicosa", nel senso che ti si attacca addosso. E' fisica. Sembra che mentre scrive stia davevro soffrendo. Questo è il bello di leggere i suoi scritti. In questo romanzo, però, doveva usicre di più. Doveva dirci più cose, è come se molto sia rimasto dentro di lei. Rimane un bel romanzo in cui immergersi.
Voto: 3 / 5

Romina (01-03-2008)
Un romanzo perfetto. Valeria Parrella riesce a raccontare il dolore, la speranza, la sofferenza e l'attesa mettendosi alla giusta distanza. La bellezza di queste pagine sta nel non scadere in un sentimentalismo fine a se stesso, riuscendo comunque ad emozionare ad ogni riga. Romina
Voto: 5 / 5

carmela (28-02-2008)
letto due giorni fa. però non mi ha convinto. pur amando molto le due raccolte di racconti. il rapporto con la figlia è troppo algido e intellettuale. non c'è mai abbandono. se non quello artificiale provocato dalle canne. (a che servivano, narrativamente dico? cosa volevano raccontare di quei personaggi) la sola cosa che resta è la descrizione della città, dolorosa e vera. ma il resto è troppo confinato nel non detto.
Voto: 1 / 5

Walter Magnoni (22-02-2008)
Il profilo di Maria che emerge da questo breve romanzo è certamente positivo: donna intelligente e sensibile che lotta contro le fatiche della vita, sperando in quella nuova vita che si chiama Irene ed è la figlia nata prematura. S'intrecciano i temi della maternità a quelli dell'essere insegnante. l'arte socratica della maieutica accomuna però i due aspetti. Così ci troviamo di fronte alla bella sfida del far crescere... Brava Valeria, un bel libro.
Voto: 4 / 5

Arturo arturosv@hotmail.com (22-02-2008)
Non avevo mai letto nulla di Valeria Parrella....il libro parte con un coinvolgimento interessante...ma sarà che € 14,00 sono assai per 110 pag. di libro, sta di fatto che il libro parte bene in un crescendo di emozioni e di attese ma finisce abbastanza "piatto"!
Voto: 3 / 5

lucia (21-02-2008)
Purtropppo non regge neanche lontanamente il confronto con le due raccolte di racconti pubblicate per Minimum Fax. Peccato. Lo spazio bianco è freddo e forse troppo 'costruito'. ma soprattutto manca di quell'empatia che rende i racconti sempre così profondi, anche all'ennesima rilettura.
Voto: 1 / 5

elena (14-02-2008)
Un libro bellissimo!
Voto: 5 / 5

ernesto (12-02-2008)
non so... ci sono molti luoghi comuni su Napoli, il tabagismo nervoso etc etc...
Voto: 1 / 5

piera (10-02-2008)
Davvero un buon libro, nonostante un tema delicato e difficile. Tra le pagine ben amalgamate scorrono emozioni, sentimenti, esperienze di vita sia solitarie che in condivisione. Da consigliare. Piri
Voto: 4 / 5

Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 23

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