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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Ammaniti Niccolò - Che la festa cominci

Che la festa cominci TitoloChe la festa cominci
AutoreAmmaniti Niccolò
Prezzo
Sconto 15%
€ 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
Prezzi in altre valute
Dati2009, 328 p., brossura
EditoreEinaudi  (collana Einaudi. Stile libero big)
 Disponibile anche in ebook a € 6,99

Nella promozione Einaudi fino al 11 marzo

Disponibilita immediata
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179 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
Nel cuore di Roma, il palazzinaro Sasà Chiatti organizza nella sua nuova residenza di Villa Ada una festa che dovrà essere ricordata come il più grande evento mondano nella storia della nostra Repubblica. Tra cuochi bulgari, battitori neri reclutati alla stazione Termini, chirurghi estetici, attricette, calciatori, tigri, elefanti, il grande evento vedrà il noto scrittore Fabrizio Ciba e le Belve di Abaddon, una sgangherata setta satanica di Oriolo Romano, inghiottiti in un'avventura dove eroi e comparse daranno vita a una grandiosa e scatenata commedia umana. La comicità di Ammaniti sa cogliere i vizi e le poche virtù della nostra epoca. E nel sorriso che non abbandona nel corso di tutta la lettura annegano ideali e sentimenti. E soli, alla fine, galleggiano i resti di una civiltà fatua e sfiancata. Incapace di prendere sul serio anche la propria rovina.

La recensione di IBS
Il riso è amaro, dall'inizio alla fine del racconto. I personaggi sono grotteschi, ampollosi e tragici, e la storia nasce da una mente alterata e febbricitante. Le opinioni non possono che dividersi: la poetica di Niccolò Ammaniti o viene affrontata con un sorriso leggero, come una storia che non può stare in piedi, oppure si affronta per quello che è: il riflesso distorto della realtà, eccessivo, eccitato e funebre.
Dopo la consacrazione ottenuta da grandi successi come Io non ho paura, Ti prendo e ti porto via e Come Dio comanda, Ammaniti torna alle atmosfere grottesche e torbide di Fango (Mondadori, 1999), dove la metafora di una società marcescente seguiva il dipanarsi dei racconti che formavano la raccolta.
Qui il raccapriccio ricompare, ma viene ancora più stolidamente caricato di ironia, così come tornano gli altri argomenti tipici di Niccolò Ammaniti: i personaggi caricaturali, le descrizioni fumettistiche, e apocalittiche, gli occhi di brace e i rigurgiti delle viscere della terra. Per ottenere questo effetto lo scrittore si serve, però, di personaggi a dir poco esilaranti. Come Saverio Moneta, il leader della setta ormai in declino "Le Bestie di Abaddon". Mobiliere nel reparto cucine tirolesi del grande magazzino dell'ottuagenario e perfido suocero, Saverio, in arte Mantos, di giorno subisce le angherie di una moglie algida e di notte promette ai tre disadattati ancora rimasti nella sua setta un'azione memorabile che farà balzare le Bestie ai vertici dei cultori di Satana.
Non molto lontano dal quartier generale di Mantos, ad Oriolo Terme, un giovane scrittore romano cerca l'ispirazione durante noiosissime feste e surriscaldati auditorium. Salutato come una nuova promessa dell'editoria, dopo quattro anni di silenzio Fabrizio Ciba sta diventando una promessa mancata. Il suo editore lo sta per rimpiazzare, la sua agente ha smesso di giustificare i suoi continui eccessi, ed anche il pubblico, che fino ad ora lo ha idolatrato, inizia a contestare le sue uscite mondane.
La festa di Sasà Chiatti forse non è proprio il posto ideale per risollevare la sua reputazione, ma magari potrebbe fornirgli lo spunto per uno dei suoi corsivi al vetriolo sulla stampa nazionale. Chiatti è un palazzinaro di Monfalcone, sopraggiunto a Roma in cerca di approvazione e fama. Per ottenerli ha un solo mezzo, i soldi, con i quali riesce ad acquistare uno dei parchi più belli di Roma, Villa Ada, e ad organizzare la festa più spettacolare che la capitale ricordi. Il parco viene popolato da animali esotici, gru, ippopotami, elefanti indiani e tigri albine; per allietare i partecipanti vengono organizzate tre diverse battute di caccia in costume, ed infine, dopo l'immancabile "Amatricianata" di mezzanotte, il concerto live della mitica Larisa, la cantante rock del momento.
Tutti vorrebbero partecipare al rutilante programma, ma solo in pochi riusciranno a varcare i cancelli della villa e ad assistere all'evento più rovinoso e distruttivo che il mondo dello spettacolo ricordi. Un boicottaggio, o forse la natura, o Satana in persona, offuscheranno le luci scintillanti prodotte dai generatori di corrente elettrica. Una colata di acqua, fango, sangue e terrore, deturperà la scena e le umane sembianze.
Si potrà semplicemente ridere della situazione grottesca, ma, siamo certi, qualcuno tenterà di riflettere sul sottosuolo e l'inevitabilità dei suoi riflussi.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Si colloca ancora una volta al di là del bene e del male, oltre il confine tra fantastico e verosimile, nel solco dell'unica trasgressione ancora possibile, l'ultimo romanzo di Niccolò Ammaniti. Con il consueto (e molto cinematografico) montaggio parallelo alternato si avvicendano due storie: da un lato quella di una patetica setta di satanisti falliti, autobattezzatisi le Belve di Abaddon, di cui restano solo quattro elementi superstiti, e in particolare del loro leader, Saverio detto Mantos, in cerca di un riscatto della propria nullità mediante un sacrificio umano o un qualsiasi gesto di inaudita violenza che li porti alla ribalta cancellando l'onta di costituire "una realtà insignificante nel duro panorama del satanismo italiano"; dall'altro la storia del noto scrittore Fabrizio Ciba, amato soprattutto dal pubblico femminile per il suo aspetto da "bello e dannato", che vive della rendita degli incassi del suo romanzo best seller La fossa dei leoni. Senza che le due vicende arrivino mai all'incontro/scontro diretto, esse convergono – trascinandosi dietro una pletora di personaggi secondari e comparse – nel contenitore totalizzante che è la festa (da cui il titolo del romanzo) di Sasà Chiatti, un imprenditore immobiliare campano che ha acquistato Villa Ada dal comune di Roma per trasformarla in un megalomane mirabolante e surreale zoo safari.
Tuttavia, il nocciolo, lo zoccolo duro della tecnica di Ammaniti va al di là del plot, pur avvincente. C'è un'ossessione persistente che fa tendere all'unità, un basso continuo che ritma tutte le tappe del percorso narrativo di questo scrittore – da Branchie a Che la festa cominci – senza che nulla di quello che era vivo al principio si sia consumato, si sia impoverito strada facendo. Resta la stessa cruda violenza di una parola che testimonia e restituisce realtà umane, sociali, psicologiche borderline o anche oltre il confine; resta la stessa capacità di non indulgere in pietismi, ripiegamenti nostalgici, residui crepuscolari nel senso vieto del termine. La trasgressione non sta nell'ospitare mimeticamente – nei dialoghi – una lingua impoverita, infarcita di disfemismi e tópoi del gergo giovanile, ma nel porsi oltre il confine che separa i giusti dagli ingiusti, i pazzi dai normali, i buoni dai cattivi, e nella capacità di farci guardare la realtà con lo sguardo primitivo che viene prima o dopo (in ogni caso che sta al di fuori) l'elaborazione di strumenti logico-razionali con cui mediare le leggi sociali, la morale, l'etica. È uno sguardo disumanizzato, animale, decentrato (in quanto guarda la realtà secondo un'ottica rovesciata, invertita, carnevalesca, medievale), proprio dell'individuo che agisce sulla base di pulsioni istintuali, preda di reazioni primarie (che lo rendono innocente anche quando si macchia di crimini efferati). Questa condizione a metà tra umano e bestiale è del resto incarnata – anche in maniera letterale – in alcuni personaggi di Che la festa cominci, a cominciare dagli atleti russi fuggiti, durante le Olimpiadi romane del 1995, dal comunismo sovietico e rifugiatisi – come spettrali e grasse scimmie-Tarzan, feroci e tenere – sugli alberi della giungla di Villa Ada; per arrivare, nel finale, all'ultima metamorfosi del satanismo, la cui barbarie si placa e al contempo si legittima in un ritorno allo stato di natura: una vicenda che cessa di sembrare una gratuita trovata grottesca nel momento in cui la si pensa come metafora della regressione a cui è condannata un po' tutta l'umanità, che Ammaniti offre al lettore perché vi si specchi.
La mancanza di differenze (una coincidentia oppositorum in cui dal male può venire la più grande dolcezza e dal bene il più grande danno) è anche ciò che fa sì che non ci siano né redenzione né speranza per i personaggi e per il loro destino. Pasolini dichiarava di aborrire la speranza, cancro che paralizza e rende impotenti; nei romanzi di Ammaniti c'è una liberatoria morte della speranza e di ogni ripiegamento consolatorio. E non sembri un'eresia questo accostamento di un intellettuale "impegnato" con uno scrittore che, pur così lontano dall'impegno, ha però anche ottenuto il risultato di fare denuncia sociale o almeno satira di costume (come in una sorta di novello Satyricon).
Accanto alle innegabili doti narrative, Ammaniti ha mostrato di saper dire fino in fondo la congiuntura in cui viviamo: e non nel solito senso retorico di una damnatio del tempo presente. Perché in lui c'è l'amore dell'autore per le sue creature letterarie, c'è una vicinanza con l'ipocrita fratello lettore che sospende il giudizio, c'è la spietata tenerezza di chi torna da un viaggio nel sottosuolo per portare alla luce le ombre di una realtà malata.
Alla festa del mafioso palazzinaro – come a una nuova cena di Trimalcione – siamo tutti invitati: ci andremo lusingati come i vip o riluttanti e indolenti come lo scrittore Fabrizio Ciba, ma in qualche modo ci andremo; anzi ci siamo già. Siamo anche noi dove ha saputo portarci l'arte incantatoria di Ammaniti, oltre il confine tra reality e show: siamo già tutti nel reality show.
Elisa Tonani

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 179 recensioni presenti.  Media Voto: 2.93 / 5

Lorenzo (02-01-2012)
Spassoso e a tratti surreale, l'ennesimo capolavoro di un Ammaniti scatenato.
Voto: 5 / 5
kampax (06-11-2011)
Sorprendente e inverosimile, comunque divertente, noente di impegnato
Voto: 4 / 5
Mario (08-09-2011)
La storia è molto inverosimile con situazioni incredibii ed impossibili, la fantasia comunque è al primo posto, niente di scontato e niente di banale. I personaggi, anche se Ammanniti lo esclude, in particolare i VIP sono tutti riconoscibili tra i personaggi attuali, come non identificarli con i VIP della TV !!!
Voto: 4 / 5
CUB (05-09-2011)
Ammaniti e' e Ammaniti resta, se non si ama Ammmaniti , non si ama nemmeno questo libro. Spassoso, critico con irriverente satira . Le cose assurde di cui scrive, non sono poi tanto diverse da quello che succede nella realta' in fondo. Di questo c'e' da preoccuparsi. A me e' piaciuto molto, lo consiglio.
Voto: 5 / 5
Sweeney (25-08-2011)
Ho avuto un incubo, in cui leggevo un libro scritto da Ammaniti che sembrava essere all'inizio una satira di costume ma che si rivelava a mano a mano una surreale boiata...mi sono svegliato con sollievo, ho girato la testa...e mi sono trovato "Che la festa cominci" sul comodino.
Voto: 1 / 5
giuli (23-08-2011)
Semplicemente GENIALE !!! La trama e soprattutto il finale sono eccezionalmente fantastici ...grande Ammaniti!
Voto: 5 / 5
Unz (17-07-2011)
SEMPLICEMENTE GENIALE! Giustifico alcune "cattive" recensioni, ma non le capisco: è vero che questo libro non ha nulla a che fare con gli altri di ammaniti, ma questo è suo bello ed è per questo che si conferma essere un grande scrittore contemporaneo, capace di cambiar genere e stile di scritture, pur restando capace di appassionare il lettore. Spero ne tiri fuori un altro libro geniale come questo!
Voto: 5 / 5
Marta80 palletta80@gmail.com (08-07-2011)
Trovo che lo stile di scrittura di Ammaniti sia sempre accattivante e che le atmosfere di questo romanzo evochino quelle di "Fango". Situazioni grottesche, personaggi caricaturali e scene pulp sono i mezzi tramite cui l'autore tratteggia una società giunta al culmine del degrado morale.
Voto: 4 / 5
Paola (17-06-2011)
E' il primo libro che leggo di Ammaniti e che dire.. ne sono rimasta piacevolmente sorpresa! Ero partita prevenuta a causa di molteplici commenti negativi ma mi sono ricreduta! La storia, seppur particolarmente grottesca, è scritta in modo scorrevole e sa coinvolgere! Consigliato assolutamente: un libro diverso.
Voto: 4 / 5
fafia61 (14-06-2011)
un disastro,inaspettato,incredibile,impensabile.dall'autore degli splendidi 'Io non ho paura', 'Ti prendo e ti porto via' e 'Come dio comanda' viene imprevedibilmente fuori questo libro grottesco,banale,surreale,assurdo.trama strampalata,personaggi stralunati e poco credibili,dialoghi goffi e insensati.nell'arena di villa ada si cimentano scrittori e cantanti,satanisti e soubrette,industriali e calciatori in un groviglio sciocco e patetico che tira in ballo persino olimpiadi e catacombe.peccato ammaniti...eppure eri bravo...persino il breve racconto 'Io e te ' aveva un'anima,un messaggio,un significato...ma questo no...no...no.....che la festa cominci e finisca subitoooooo!!!
Voto: 2 / 5
Mary rinaldi09@yahoo.it (18-05-2011)
Ammaniti è uno scrittore serio e rigoroso, che va preso sul serio. Ma chi prende sul serio le sue storie si sbaglia: sono volutamente grottesche, volontariamente eccessive e paradossali. Soprattutto i suoi personaggi, cosi stravaganti, deformi nella loro psicologia.... Ammaniti, alla stessa maniera del miglior Alberto Sordi o di Eduardo, ha saputo fotografare, illustrare e descrivere i vizi e stramberia, l'eccentricità degli italiani più boccacceschi, a tratti felliniani, in maniera veramente geniale. Una grande figura per la letteratura italiana.
Voto: 5 / 5
Margherita (24-03-2011)
Ma...un Ammaniti diverso, un libro molto surreale. Una lettura piacevole anche se la parte finale ti lascia veramente incredula!
Voto: 3 / 5
Nadia (02-03-2011)
Un libro interessante per come è stato scritto. Unisce realtà e finzione e racconta di due personaggi in parallelo le cui strade sono destinate ad incontrarsi nel culmine della storia,che a mio parere è esagerata. Fortunatamente il finale riprende.
Voto: 4 / 5
Gianluigi Zannol (14-12-2010)
Capita a tutti prima o poi di riconoscere un momento diverso dagli altri, un momento che, per un motivo o per un altro, rimarrà "segnato con l' evidenziatore" nei nostri ricordi.. Ebbene, qualche mese fa la mia amica Tizi mi propone questa lettura dicendosi sicura che mi sarebbe piaciuta. Ok, la fiducia c'era, per carità, ma proporre a me, più 'mericano di Alberto Sordi nel suo film "Un americano a Roma", una lettura italiana (ebbene si, anche io ho i miei pregiudizi..) corrispondeva più o meno ad un salto nel vuoto.. E INVECE NO! Mi sbagliavo alla grande, il libro è uno spasso, fantastico, diretto, semplice e proprio per questo ancora più geniale. Ammaniti è un di quegli scrittori in grado di sorprenderti e di farti divertire dalla prima all' ultima riga del racconto e di farti dispiacere al pensiero che presto (MOOOLTO PRESTO) finirai il libro e che di scritti così ne vorresti ancora e ancora. La trama non ha alcuna importanza, o meglio ce l' avrebbe ma sarebbe come dire che vale la pena leggere questo libro per quello che racconta ma non è così; "Che la festa cominci" va oltre, non è bello perchè la storia è bella, piuttosto è bellissimo per come è scritto, perchè in ognuno dei personaggi possiamo riconoscere un particolare, un atteggiamento, un ragionamento che un pò appartiene anche a noi stessi e questo un pò fa venire un pizzico di malinconia e molto, davvero molto fa scoppiare a ridere. Chi ha letto e apprezzato Ammaniti e, per qualche oscuro motivo, non ha ancora letto questo è invitato a rimediare alla mancanza quanto prima, chi invece è un novizio dello scrittore romano troverà senz' altro una lettura interessante, avvincente e coinvolgente. Insomma fate voi ma se, come me, avete un minimo di voglia di qualcosa di nuovo che sia anche qualcosa di buono la vostra prossima fermata dovrebbe essere questa. Grazie ancora Tiz.. E buona lettura a tutti.
Voto: 5 / 5
paolo (24-11-2010)
Bellissimo l'inizio, calante e parecchio a metà, alla fine riprende alla grande con un colpo di genio.
Voto: 3 / 5
John (10-11-2010)
Anche io ho avuto la sensazione che non avesse proprio voglia di scrivere questo libro, ma gli toccasse farlo e alla fine si è dovuto inventare una storia piena di punti deboli. Mai libro di Ammaniti fu più brutto. Tra l'altro quando un autore comincia a raccontare di scrittori in crisi d'identità, bisogna sempre iniziare a preoccuparsi. Vuol dire che ha smesso di guardarsi intorno, che non ha trovato niente di più interessante della sua vita e di se stesso. Confido nell'intelligenza di Ammaniti e nel fatto che questo down creativo sia solo passeggero.
Voto: 2 / 5
Massimo Burioni massbur@hotmail.com (31-10-2010)
Una prova deludente, questo libro di Ammanniti, rispetto alla bellezza dei precedenti. L'inizio è accattivante e ironico quanto basta, il resto scorre bene e ti fa sperare in un altro bel romanzo. Poi nel finale crolla tutto. Peccato. La recensione de L'Indice mi sembra più un pezzo da ufficio stampa che una vera recensione, e poi "...atleti russi fuggiti, durante le Olimpiadi romane del 1995...".
Voto: 2 / 5
Massimo (13-09-2010)
Ho letto giudizi molto discordanti su questo libro, ognuno ha i suoi gusti! A me è piaciuto: anche se la storia in certi momenti mi ha un pò sconcertato, la trama mi ha preso subito e l'ho finito in pochi giorni. Comico e grottesco, buona lettura!
Voto: 5 / 5
Alessandra (04-09-2010)
Allora...Il libro me lo sono divorato, anche se l'inizio mi ha preso molto per poi scendere un pochino.... alla fine mi sembrava di leggere Stephen King.... Sicuramente la storia è originale e alterna il lato comico e il lato grottesco e triste di una realtà che in un certo senso ci appartiene... devo però dire che Ammaniti ha fatto di meglio...aspettiamo il prossimo fiduciosi...
Voto: 3 / 5
Emanuele (30-08-2010)
Niccolò ma che ti è successo?? Dove è andato a finire lo scrittore che tanto ho apprezzato in Io non ho paura, o, Ti prendo e ti porto via o Come Dio comanda. Il voto più basso l'ho dato proprio perchè l'hai scritto tu. Dopo aver letto gli altri libri si ha l'impressione che in questo non avesse voglia di scriverlo o l'ha fatto per portarsi un po' di soldi a casa, tanto sapeva che in tanti lo avrebbero comprato. E' tutto molto assurdo. Mi dispiace ma si tratta di un libro insulso e deludentissimo. Sconsiglio vivamente.
Voto: 1 / 5
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