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Venezia Mariolina - Come piante tra i sassi | Nella quiete sorniona di un sabato mattina in ufficio, mentre Matera si prepara al rituale dello struscio pomeridiano, una telefonata raggiunge il Sostituto Procuratore Imma Tataranni. "Pensò immediatamente a Valentina, che doveva essere appena uscita da scuola e in quei giorni stava piantando una grana. Invece le dissero che avevano ucciso un ragazzo, a Nova Siri". Imma per mestiere ha a che fare abitualmente coi morti ammazzati; ma se a morire è un coetaneo di sua figlia, a poco a poco la madre e il procuratore si scopriranno facce della stessa medaglia che finiranno per confondersi e alimentarsi l'un l'altra. L'indagine del procuratore - con le sue tecniche, le sue dinamiche, le rivalità antiche e nuove - pagina dopo pagina assume infatti i contorni del viaggio di una madre alla scoperta di un mistero più importante e profondo: chi sono i nostri figli, che cosa vogliono, che possibilità hanno di questi tempi? In una comunità chiusa del Mezzogiorno italiano, fra dicerie superficiali e misfatti sepolti dalla terra arsa dal sole, Imma scruta, interroga, immagazzina dati: qualche volta inciampa, come sugli irrinunciabili tacchi alti, qualche volta, proprio come con quelli, riesce a ergere lo sguardo oltre l'apparenza dei fatti.
| La recensione de L'Indice |
 Che donna, Immacolata (Imma) Tataranni, sostituto procuratore di Matera!"Con la sua faccia di luna piena e i capelli che a seconda delle settimane viravano sul rosso mogano, o fiamma, o peggio ancora carota, con la ricrescita sempre in agguato, gli improbabili tailleurini che le aveva cucito la madre e le scarpe coi tacchi che con l'andar del tempo diventavano sempre più alti", Imma è la protagonista assoluta di una storia poliziesca insolita, che del genere letterario prende in prestito l'intreccio narrativo tradizionale, ma con ambizioni più vaste di riflessione umana e sociale. Il nostro magistrato in superficie è una "sagoma", come direbbe Luciana Littizzetto, con cui condivide statura modesta e altissima carica umana, rievocando un poco la prof Baudino della versione cinematografica della Collega tatuata di Margherita Oggero. Ma, più in profondità, vediamo sbozzato un carattere forte, non uso a perdersi in chiacchiere, e che, grazie alla memoria formidabile associata a una totale mancanza di fantasia, sa trarre dalle sue origini povere, dalla sua volontà straordinaria di superare queste origini, uno strumento magnifico al servizio di un profondo invincibile senso della giustizia e del dovere. La storia narrata è divertente e, come di rigore nei gialli, dotata di morto d'ordinanza, di cattivi inquinatori, di trafficanti di reperti archeologici. Tuttavia, il vero scopo del libro di Mariolina Venezia, dopo il successo ottenuto con il suo primo romanzo, la saga famigliare Mille anni che sto qui, vincitore del Premio Campiello 2007, è la sua terra d'infanzia, una Basilicata sospesa fra antiche povertà decorose e modernità corrosiva, forti tradizioni e tragiche fragilità sociali. Esemplare è la sua descrizione della protesta contro la scelta governativa di Scanzano Ionico come sede di un deposito per le scorie nucleari (novembre 2003). Imma, narrando la sua gente, che quando si mette non molla, "come certe piante abituate a crescere in terreni impervi", descrive anche magnificamente se stessa: testarda, suscettibile, grugnera, coraggiosa, onesta, saggia. Aldo Fasolo |
15 recensioni presenti. Media Voto: 2.86 / 5sbirulino (16-01-2011) un libro ben scritto, con una storia credibile ed affascinante. non condivido i precedenti commenti negativi. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Luciano lucibonaccorso@hotmail.com (21-01-2010) Libro piacevole, scorrevole e ben scritto. Mi è piaciuta l'ambientazione, la storia e la cultura che traspare dallo stesso. Una mentalità che non tutti riescono a capire, un po' provinciale e suddista, ma che poggia su solide basi e da cui non è facile staccarsi. Dov'è la verità, nella secolarizzazione attuata e che traspare nelle grandi città, o nella vita semplice e monotona che si conduce nella provincia italiana e nel meridione? Mariolina induce, al di là delle vicende narrate, ad una riflessione a cui tutti noi dobbiamo prestare la giusta attenzione. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Luciano Stolfi (18-01-2010) Ho letto anche gli altri due libri di Mariolina Venezia: "Mille anni
che sto qui" e "Altri miracoli". In tutti si respira un'aria
particolare. Si sente proprio il profumo della Lucania. Si sente
l'odore dei peperoni cruschi messi ad essiccare al sole; si sente
l'odore del bucato messo ad asciugare sulle aie... Questo libro
vorrebbe essere un giallo, ma non è proprio tale. In esso si parla
anche di problemi sociali, quali quello dei rifiuti radioattivi e
delle scorie nucleari. E' proprio un bel libro. Auguri alla Venezia
e... al prosssimo libro.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fifì (12-01-2010) FLOP! Libretto velleitario, senza spessore. Costruito a tavolino per rispettare un obbligo editoriale probabilmente. I romanzi si distinguono per grandi linee in letteratura e intrattenimento. Questo romanzo non è certamente letteratura, ma questo sarebbe chiedere troppo, ma intrattiene con molta molta fatica. Noioso e inconsistente.
DA DIMENTICARE. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
antonio (21-12-2009) Un romanzo scritto per conquistare un pubblico incolto e frivolo... frasette banali, storielle banali, tutto banale... ma la Venezia ha capito che e' questo che la gente vuole... lei li calcola bene i suoi romanzi... lei ha capito che i lettori di oggi vogliono la frivolezza e il niente... e quindi ecco che i suoi romanzi capitano a fagiolo. un giorno la vera letteratura seppellira' queste prove frivole e furbe Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Silvia (10-12-2009) Dispiace non dover sostenere una donna che scrive. Ma credo che non esista la narrativa al femminile in quanto tale. Esistono buoni libri e cattivi libri. Questo è libro veramente brutto. S. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
AK (10-12-2009) Passo più lungo della gamba. Romanzetto che rivela l'incapacità di gestire una materia affastellata senza una ispirazione autentica. Tutto sembra forzato e costruito a tavolino. Il precedente libro della Venezia mi era parso soravvalutato, ma potevo sbagliarmi. Questo è decisamente un libro mediocre.
Bocciato. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
LUCA (09-12-2009) E' un libro più interessante di quanto appare a prima vista. Con uno stile scorrevole che rende avvincente la lettura, la Venezia dà qui una prova pi1ù matura del suo precedente "Mille anni..." A me ha ricordato i fratelli Coen, mi ha divertito e mi ha fatto pensare. Cosa chiedere di più? E chi dice che è pieno di luoghi comuni non ha colto il gioco sottile che c'è in ogni pagina di questo libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giampaolo Borgo paborgo@libero.it (03-12-2009)
Non mi aspettavo, che il lavoro di Mariolina Venezia, fosse un giallo e di fatto non lo è.
E che un romanzo debba necessariamente essere qualificato "un giallo" perché vi si trovino magistrati, omicidi e reati vari è una opinione.
Come piante tra i sassi, a ben guardare oltre gli aspetti immediati e facili, tradisce una sottile e profonda continuità con il primo successo di Venezia.
La semplicità della struttura del racconto e la "banalità" dell'incedere degli eventi dettata dal caso è il terreno sul quale la scrittrice riesce a analizzare e descrivere in modo sfrontato e disincantato non il lato delle cose che ci si aspetta perché così devono essere ma quello occultato dai luoghi comuni e dalla superficialità corrente, cioè il vero. Quello che accade realmente nella sua straordinaria ordinarietà.
In quello che Venezia racconta non vi è traccia di cio che ci si aspetta convenzionalmente o per norma ma cio' che invece normalmente accade. L'imprecisione è nell'oggetto descritto e non nella descrizione.
Il mondo è le storie delle persone sono imperfetti e dal lei vengono narrati con gentilezza verbale e analisi feroce anche ironica ma mai sprezzante.
C'è sempre un velo di compassione per la debolezza degli uomini per la loro soccombenza "tragica" di fronte al caso e alle cause prodotte dalle loro azioni.
Nell'ironia la consapevolezza. Un ottimo, pregevole libro, che merita di essere letto, non perché dia risposte ma perché impone domande.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Luis (03-12-2009) Il libro è piatto e la storia senza senso. Non sono riuscito a finirlo. Traboccano i luoghi comuni; la madre malata di Alzheimer o non so di cosa, l’adolescente ribelle, l’ucraina (ingegnere nucleare) che si sposa per interesse, l’impiegata assenteista , l’industrializzazione ETC…ETC…. Sembra un libro (giallo!) che si è voluto scrivere senza averne la capacità. Penso che per la Venezia non è stato un bene vincere il Campiello da esordiente. Succede così, si vince un premio importante e poi si pensa di vivere “di rendita”. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
stella (02-12-2009) Imma Tataranni è un personaggio riuscitissimo, perché complesso, con luci e ombre, e soprattutto intorno a lei c'è un mondo altrettanto vero e contraddittorio - la Basilicata e l'Italia tutta. Una seconda prova che non delude affatto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Romina (02-12-2009) Se devo dire la mia, nn sono tanto d'accordo con i commenti precedenti... Imma Tataranni mi è piaciuta moltissimo, perchè riesce a starti un pò simpatica e un pò antipatica insieme, insomma è un personaggio VERO... E' un giallo particolare, un libro diverso da Mille anni che sto qui, ma non per questo meno riuscito...
Romina Voto: 4 / 5 |  |  |  |
gabriella (02-12-2009) Il libro mi è piaciuto tanto perché Mariolina Venezia è un’autrice eclettica, originale, che qui si confronta con un genere abusato, soprattutto di questi tempi, come il giallo, ma senza i soliti clichè. Anzi rompendoli. Imma, la pm, è bassina, rotonda, non ha un grande acume, talvolta sbaglia nelle sue analisi, non è insomma una pm figa: eppure questa medietà non è mediocrità. Ci si riconosce in questa donna che traballa sui tacchi come nella vita. Da leggere a occhi limpidi, senza fare confronti con il suo precedente romanzo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Alex (01-12-2009) Il libro viene definito come "giallo". Sinceramente, non vedo come una casa editrice prestigiosa come Einaudi possa sbagliare così grossolanamente sul punto. Il romanzo infatti non ne ha le caratteristiche di base. Ogni nuovo avanzamento nella conoscenza della protagonista "indagante", Imma, avviene sulla base di elementi pressoché casuali (deus ex machina) anzichè per connessione di atti e fatti, senza contare che la Venezia evidentemente non si è nemmeno documentata su come si conduce un interrogatorio o cosa faccia mediamente la polizia di ogni qualsiasi paese.
Da quel punto di vista siamo pressochè a zero.
Per il resto: prosa dinoccolata e approssimativa (ma gli editor erano in vacanza?), filo conduttore incomprensibile (affastellamento di scene degne di una telenovela)....
E pensare che ho letteralmente divorato, a suo tempo, "mille anni che sto qui": evidentemente, si trattava di fortuna del principiante...
Sconsigliato a chi, nella vita, ha preso più di dieci libri in mano, specialmente se gialli. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Elena (01-12-2009) Un giallo "all'italiana" che parla di ??? Mah, non l’ho ancora capito … L’autrice affastella aneddoti sconnessi e carrellate di fatti di cui (che novità!) non si capisce bene lo scopo . Un libro pieno di luoghi comuni, tremendamente mediocre e provinciale. L’editoria italiana continua a portare avanti i casi anziché i libri. Da evitare! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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