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Franzen Jonathan - Libertà |
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Titolo | Libertà |
| Autore | Franzen Jonathan | Prezzo Sconto 15%
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€ 18,70
(Prezzo di copertina € 22,00 Risparmio € 3,30)
|  | | Dati | 2011, 622 p., rilegato | | Traduttore | Pareschi S. |
| Editore | Einaudi
(collana Supercoralli) |
| | Disponibile anche usato a € 11,00 su Libraccio.it | | | Disponibile anche in eBook a € 6,99 |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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Walter e Patty erano arrivati a Ramsey Hill come i giovani pionieri di una nuova borghesia urbana: colti, educati, progressisti, benestanti e adeguatamente simpatici. Fuggivano dalla generazione dei padri e dai loro quartieri residenziali, dalle nevrosi e dalle scelte sbagliate in mezzo a cui erano cresciuti: Ramsey Hill (pur con certe residue sacche di resistenza rappresentate, ai loro occhi, dai vicini poveri, volgari e conservatori) era per i Berglund una frontiera da colonizzare, la possibilità di rinnovare quel mito dell'America come terra di libertà "dove un figlio poteva ancora sentirsi speciale". Avevano dimenticato però che "niente disturba questa sensazione quanto la presenza di altri esseri umani che si sentono speciali". E infatti qualcosa dev'essere andato storto se, dopo qualche anno, scopriamo che Joey, il figlio sedicenne, è andato a vivere con la sua ragazza a casa degli odiati vicini, Patty è un po' troppo spesso in compagnia di Richard Katz, amico di infanzia del marito e musicista rock, mentre Walter, il timido e gentile devoto della raccolta differenziata e del cibo a impatto zero, viene bollato dai giornali come "arrogante, tirannico ed eticamente compromesso". Siamo negli anni Duemila, anni in cui negli Stati Uniti (e non solo...) la libertà è stata come non mai il campo di battaglia e la posta in gioco di uno scontro il cui fronte attraversa tanto il dibattito pubblico quanto le vite delle famiglie. Libertà è la parola che connota l’intera storia americana. Dalla Rivoluzione ai giorni nostri, per gli americani la libertà è stata insieme una terra promessa e un campo di battaglia, il più forte legame culturale e la più pericolosa linea di tensione. Di sicuro è il più forte marcatore dell’identità e del credo americano.
La Dichiarazione d’Indipendenza ha annoverato la libertà tra i diritti inalienabili dell’umanità. Qualche anno dopo appare come emblema nazionale nelle prime monete coniate per decreto del Congresso. Per essa, o contro di essa, è stata combattuta la Guerra civile. Poi, dal 1886 è addirittura la prima immagine che uno straniero ha dell’America entrando nel porto di New York.
A suo nome l’America si è schierata in prima linea nella battaglia contro la schiavitù e contro l’apartheid.
Con la liberazione dell'Europa dal nazifascismo e la fine della guerra fredda l'idea della libertà assurge per il popolo americano a emblema della propria coscienza di sé e della propria funzione di portatrice dei grandi ideali di sviluppo e progresso.
E, infine, la difesa della libertà anche al di fuori dei propri confini è stato il dichiarato criterio ispiratore - e insieme il principale schermo ideologico – della politica estera americana, dalla seconda guerra mondiale alla guerra fredda, da Cuba al Vietnam, dalle guerre del Golfo a quella del Kosovo, a quella in Iraq.
La storia della libertà è la storia stessa degli Stati Uniti d’America. Tutta la vicenda americana si riassume in questo concetto chiave: una verità vivente e incontrovertibile, per alcuni americani; un paravento e una crudele menzogna per altri. America terra della libertà, della democrazia, dei sogni, delle possibilità illimitate. È la terra delle conquiste, ottenute anche a costo di atroci repressioni, violenze, disuguaglianze di razza, genere, classe, bigottismi e intolleranze religiose di ritorno. Poi l’11 settembre 2001 ha decretato la crisi definitiva di quel Sogno Americano ormai fatiscente, già da decenni sequestrato dalla destra per legittimare la Enduring Freedom, la guerra al Terrore.
Intorno all’ambiguità del concetto ruota l’ultimo romanzo di Jonathan Franzen, Libertà. Di cosa parliamo quando parliamo di libertà?
Libertà è essere padroni della propria vita, poter esprimere se stessi e le proprie aspirazioni. Fare fortuna, costruirsi una famiglia, avere una bella casa con il prato. Pagare meno tasse possibile, girare armati, comprarsi il SUV. Poter scegliere prodotti biologici, provenienti da agricoltura integrata, a ridotto impatto ambientale: reciclare, studiare risorse energetiche alternative, impegnarsi per uno sviluppo sostenibile. Essere giusti, integri, corretti verso il prossimo, senza deviare dalla via maestra. Oppure, essere liberi di scegliere di rovinarsi nel modo che si preferisce. Scegliere di essere perdenti, di farsi travolgere dall’alienazione e sprofondare nella depressione.
Esiste una chiave per uscire dall’universalismo della civiltà dei consumi e liberarsi delle gabbie che ci imprigionano nel regno della inautenticità e della spettacolarizzazione?
Qual è il rapporto fra libertà, capacità di generare prosperità e felicità?
Dove inizia e dove finisce la libertà di ciascun individuo?
È ancora possibile, o è solo un sogno da cui adesso ci stiamo dolorosamente svegliando?
Sono i temi che tormentano l’America divisa e impaurita all’alba del nuovo Millennio, al centro di numerosi dibattiti pubblici e privati.
Così l’ultimo romanzo di Franzen si interroga sulla libertà e sulla felicità, allargando e restringendo continuamente il focus dal punto di vista individuale a quello collettivo, dando vita a un romanzo di ampio respiro che racconta la storia di una famiglia attraverso tre generazioni.
Pubblicato nove anni dopo Le correzioni, il romanzo che lo ha consacrato presso la critica e il pubblico americano, Libertà è stato definito “un capolavoro” dal New York Times Book Review, “l’opera di un genio” dal New York Magazine, mentre il Time ha dedicato la sua copertina a Franzen (privilegio riservato in passato – vogliamo ricordare - solo a Joyce, Nabokov, Updike, Salinger e Toni Morrison) con il titolo “Great American Novelist”.
Ritroviamo in Libertà tutte le caratteristiche della scrittura di Franzen: l’attenzione maniacale alla scelta delle parole, il calore avvolgente del fraseggio, la perfezione di uno stile sottile, ironico e non compiaciuto.
“Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”, recita l’indimenticabile incipit di Anna Karenina di Tolstoj, autore che Franzen ha particolarmente a cuore. Come ne Le correzioni, anche Libertà è la storia di una famiglia della borghesia urbana americana, lungo il cammino dallo splendore dell’ascesa fino all’inevitabile e inarrestabile declino.
Walter e Patty Berglund sono una giovane coppia apparentemente felice e arrivano a Ramsey Hill come i giovani pionieri di una nuova borghesia urbana. Sono colti, educati, progressisti, benestanti e adeguatamente simpatici. Entrambi provengono da famiglie nevrotiche e complicate, e fuggono da adolescenze difficili e tormentate. Ramsey Hill rappresenta per loro una frontiera da colonizzare e la possibilità di rinnovare il mito dell'America come terra di libertà, “dove un figlio poteva ancora sentirsi speciale”. Avevano dimenticato però che “niente disturba questa sensazione quanto la presenza di altri esseri umani che si sentono speciali”. Così, qualche anno dopo troviamo Joey, il figlio amatissimo da Patty, che appena sedicenne se ne va a vivere con la sua ragazza, che peraltro non ama, a casa degli odiati e volgari vicini.
Patty sprofonda nella più nera depressione e nell’alcolismo, e inizia una relazione clandestina con Richard Katz, amico di infanzia del marito e musicista rock (Guerra e pace è il grande romanzo che serpeggia in Libertà, e Franzen lo cita esplicitamente, rimodellando nella storia di Patty, Walter e Richard il triangolo amoroso tra Natasha, Pierre e Andrej).
Walter, uomo integerrimo e corretto, devoto della raccolta differenziata e del cibo a impatto zero, viene bollato dai giornali come “arrogante, tirannico ed eticamente compromesso”.
Franzen indaga con feroce passione, con umorismo e tenacia il prezzo che dobbiamo pagare per concederci il diritto alla libertà personale.
Se la sfida quotidiana di ogni uomo consiste nella ricerca di un significato a partire da esistenze instabili e frammentate, il grande romanzo cerca di condurre il lettore , attraverso l’esperienza della lettura, a indagare la propria vita attraverso quella degli altri. E Franzen, uno dei migliori scrittori americani della sua generazione, è abilissimo nel dipingere una società americana preda della fobia e dell’angoscia postmoderna, e a spingere il lettore a chiedersi quanto siano labili e precari i confini che separano le nostre vite da quelle degli altri.
A cura di Wuz.it
http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788806191115
Libertà
Walter e Patty erano arrivati a Ramsey Hill come i giovani pionieri di una nuova borghesia urbana: colti, educati, progressisti, benestanti e adeguatamente simpatici. Fuggivano dalla generazione dei padri e dai loro quartieri residenziali, dalle nevrosi e dalle scelte sbagliate in mezzo a cui erano cresciuti: Ramsey Hill (pur con certe residue sacche di resistenza rappresentate, ai loro occhi, dai vicini poveri, volgari e conservatori) era per i Berglund una frontiera da colonizzare, la possibilità di rinnovare quel mito dell'America come terra di libertà "dove un figlio poteva ancora sentirsi speciale". Avevano dimenticato però che "niente disturba questa sensazione quanto la presenza di altri esseri umani che si sentono speciali". E infatti qualcosa dev'essere andato storto se, dopo qualche anno, scopriamo che Joey, il figlio sedicenne, è andato a vivere con la sua ragazza a casa degli odiati vicini, Patty è un po' troppo spesso in compagnia di Richard Katz, amico di infanzia del marito e musicista rock, mentre Walter, il timido e gentile devoto della raccolta differenziata e del cibo a impatto zero, viene bollato dai giornali come "arrogante, tirannico ed eticamente compromesso". Siamo negli anni Duemila, anni in cui negli Stati Uniti (e non solo...) la libertà è stata come non mai il campo di battaglia e la posta in gioco di uno scontro il cui fronte attraversa tanto il dibattito pubblico quanto le vite delle famiglie.
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Recensioni 1 - 20 di 90 recensioni presenti. Media Voto: 3.7 / 5Zuckerman (31-05-2013) Incredibile! c'è anche chi storce il naso. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mariagrazia (14-02-2013) Mi è piaciuto e mi ha fatta commuovere. L'inizio è stato un tantino difficoltoso, ma nel proseguire non è stato difficile affezionarmi a ciascuno dei personaggi, descritti con maestria, e trovare in ognuno di loro un nonsoché di familiare per amarli nella loro amabile imperfezione e straordinaria quotidianità. Alla fine delle 622 pagine ne avrei desiderate altrettante che continuino a narrare ancora, in modo tanto semplice e piacevole quanto mai banale le vicissitudini della famiglia Berglund. Lo consiglio a coloro che nella lettura non cercano una trama tanto avventurosa e movimentata, ma piuttosto una storia di vite umane, intrisa di riflessioni sulla libertà e sulle rinunce che si è disposti ad accettare per ottenerla. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sophie (30-01-2013) Libro, a mio parere, sopravvalutato dalla critica letteraria. Troppo prolisso, troppo scontato, ma soprattutto troppo troppo noioso. Da evitare. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Caterina unaditorino@gmail.com (20-12-2012) Di norma non amo l'America e non amo gli americani. Leggere Libertà mi ha fatto desiderare in maniera quasi dolorosa di essere una di loro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
cristian (04-11-2012) Tanta carne al fuoco,forse troppa!Certo che dare uno o due a questo romanzo,a parer mio,e'a dir poco ingeneroso.La storia di un matrimonio,sapientemente costruita,da dove partono e si inerpicano storie di amicizia,figli,amore e lavoro.Un romanzo globale,che tocca le note giuste.Le note che accompagnano quel senso di vuoto di certi protagonisti,che emerge e riaffiora prepotente sgomitando nella sedicente pienezza delle loro vite. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Vincent (09-10-2012) Non lo so! Volevo talmente tanto che questo romanzo mi piacesse che ero carico di aspettative. Sono alla pagina 100 e non e' successo niente. E come se non avessi letto neanche una pagina oppure come se rileggessi qualcosa gia' noto... Questo non e' un giudizio. Sono le mie sensazioni. Daltronde solo dopo tre tentativi iniziali di lettura "Le Corezzioni" e' diventato uno dei miei libri preferiti. Qualcosa mi dice che non sara' lo stesso con "Liberta" , ma spero di contradirmi da solo.
Mi dite il nome di qualche scrittore contemporaneo che dopo un capolavoro riesce a creare un altro senza ripetersi? (La domanda non e' polemica...) Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Claudia (03-10-2012) Mi duole molto dare un giudizio così negativo ad uno scrittore che ho amato tantissimo ne "Le correzioni", ma questo romanzo proprio non mi convince...mi mancano ancora circa 100 pagine per finirlo, ma dubito che cambierò opinione in extremis. L'ho trovato nel complesso molto deludente: a partire dalla trama (il trito e ritrito triangolo amoroso, matrimoni che falliscono, ribellioni adolescenziali), passando per i personaggi (ma dico, Patty Walter e Joey non vi sembrano insopportabili?), per non dire dello stile, scorrevole sì ma molto inferiore rispetto a quello a cui mi ero abituata col precedente romanzo...espressioni come "la sola vista di jenna era un riflesso pavloviano per le mie gonadi" o la descrizione di quando Joey cerca la fede nella sua merda...ma scherziamo, che roba è?! E poi, 500 e più pagine e non c'è un briciolo di evoluzione in questi personaggi: Patty si rinchiude nella sua depressione, Walter cosa farà? si metterà con Lalitha?, Joey persevera nel suo rapporto strambo e morboso con Connie, Richard torna alla sua vita da rockettaro cinquantenne...Nemmeno i temi che fanno da sfondo, l'11 settembre, l'ambientalismo, il capitalismo, pezzi di storia americana, riescono a dare uno spessore a questa storia. E mi dispiace veramente tanto. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Aurelio (10-09-2012) Non male ma dopo averlo finito, finalmente "libero di passare ad altro". Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Alessandro (27-08-2012) Ma dove è finito lo scrittore de "Le correzioni"? Libro di una noia mortale sui soliti temi della solita società americana trattati con una banalità che mai mi ha emozionato, mai mi ha incollato alla lettura. Per me deludentissimo. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Federica (03-08-2012) Questo romanzo ha incominciato a piacermi dopo le prime centocinquanta pagine. All'inizio, ho fatto fatica a entrare nella storia e ad apprezzare la scrittura (periodi lunghissimi!). Credevo che mi avrebbe deluso e invece ora che l'ho finito mi rendo conto di quanto mi abbia lasciato dentro...E' stata una scoperta, inaspettata! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ugo (18-07-2012) M'è difficile dare un giudizio...
Premetto che Franzen non è uno dei miei autori preferiti; "Libertà", proprio come "Le correzioni" è certamente un romanzo assai ben strutturato, i personaggi (individualmente persone qualunque)sono ben delineati, la storia si dipana bene, è molto scorrevole.
Forse fin troppo scorrevole, quasi sull'olio...Franzen attorno ad una qualsiasi storia potrebbe scrivere indifferentemente 50 così come 500 o 5000 pagine, scrive bene, scrive benissimo.
Però è freddo, io almeno lo trovo "freddamente impeccabile".
Tanto per fare un confronto, Vargas Llosa (nei suoi momenti migliori)m'emoziona e trascina assai di più.
Franzen è bravo, anzi bravissimo, però... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Guia (21-06-2012) Nel complesso è un bel libro; certo, non lo considererei un capolavoro, ma pagina dopo pagina ci si affeziona ai personaggi, in tutta la loro umana imperfezione. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
lucia (16-03-2012) la storia nel complesso mi è sembrata meno particolare rispetto a "correzioni", ma la lettura scorre molto bene Voto: 4 / 5 |  |  |  |
paolo (04-02-2012) "cool" (figo) è la parola più frequente in questo "Grande Romanzo Americano", incoronato come tale dai soliti New Yorker e New York Times, con il suo autore gratificato addirittura della copertina di Time in quanto, ovviamente, nuovo grande "novelist" americano. Ad essere programmaticamente cool è in realtà il romanzo stesso, perfino troppo, impregnato com è di correttezza politica e di buoni sentimenti, con quei diloghi arguti pronti per essere trasposti sul grande schermo ma totalmente irreali. Persino i personaggi "uncool" (sfigati) o looser come agli americani piace di più chiamare quelli che restano ai margini, lo sono solo in apparenza, infatti non sono certo dei looser la povera incompresa Patty, di cui nelle prime 200 pagine ci vengono inflitte le poco credibili fragilità, o Conny, che pur fedele come un cagnolino al bello, duro e vincente Joey, alla fine lo sposerà e vivrà ricca e felice. Non manca ovviamente il rocker maudit Richard Katz per il quale forse l'autore vorrebbe farci provare pena e che invece non può che suscitare grande invidia, libero com è di scopare con tutte e di fare soldi, come altri miliardi di personaggi analoghi triti e ritriti dalla letteratura americana che, anche quando gioca a fare la "grande" come in questo caso, non riesce a staccarsi dai vecchi Davide Copperfield, Oliver Twist e Holden Caulfield. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
taty (09-01-2012) sono arrivata a pagina 110 e non sono più riuscita a continuare. Non fa per me! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Dave (25-12-2011) Libertà è un romanzo che spiazza per la sua semplicità. La storia d'amore tra Walter e Patty riguarda un po' tutti noi nella nostra quotidianità e, anche se a tratti appare un po' ovvia, riesce nel finale a farci emozionare come pochi altri romanzi.
Cos'è la liberta? La desideriamo veramente? Siamo veramente migliori degli altri come crediamo? Vale la pena attenersi ai propri princìpi?
Queste ed altre numerose riflessioni vi accompagneranno in questo profondo ed a tratti struggente romanzo.
L'unico difetto, forse, l'ho riscontrato nella mancanza di ironia che in certi tratti avrebbe alleggerito un po' le oltre 600 pagine di lettura. Consigliato Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Andrea (15-12-2011) "Libertà" non è certo uno di quei romanzetti sempliciotti che ormai invadono sempre di più le nostre librerie. E' un'opera profonda e di ampio respiro che al suo interno ha diversi elementi dei grandi generi letterari; in particolare del romanzo classico (la citazione Guerra e Pace ne è un esempio) e storico, senza però essere troppo prolisso e puntiglioso tipo testo scolastico. Notevole la quantità di argomenti trattatati, tutti in modo più o meno esauriente. Da ciò si vede la solida costruzione del romanzo. Esso spazia dalla guerra ai problemi ambientali, dalle utopie e illusioni che si celano dietro il modello di società americana alla sempre più difficoltosa convivenza con i propri sentimenti e convinzioni. Ho molto apprezzato come Franzen ha affrontato il tema della sovrappopolazione (più che mai attuale, ora che abbiamo raggiunto quota 7 miliardi di individui) utilizzando l'avventura di "Spazio Libero" e come dia continuamente spunti e commenti sui grandi problemi del mondo (attuali e non) senza mai plasmare l'opinione del lettore, ma lasciando a questo la libertà -appunto- di vedere il contesto dal suo punto di vista.
Per noi italiani molti argomenti possono non dire molto, per poca conoscenza e familiarità. Tuttavia, anche se non si è ben informati sulla storia recente, si fa leggere volentieri e dà l'input giusto per cominciare ad ampliare i propri orizzonti.
Lo stile è molto aggradante; la scrittura è fluida e veloce e non annoia (quasi) mai. Ovviamente non è perfetto. In alcuni punti diventa particolarmente piatto, ma ci terrei a precisare che nessuna delle pagine, secondo la mia opinione, è stata scritta "per far brodo". In questo libro, nonostante la discreta lunghezza (622 pagine) non ne avrei tolta nemmeno una. Il finale alza di molto il livello generale, facendo prendere alla storia più corpo e velocità.
Quando si conclude l'ultima riga resta la soddisfazione di aver letto, se non un capolavoro, di sicuro un gran bel libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
marco (26-11-2011) se libertà non è il grande romanzo americano onestamente non so cosa possa esserlo (the telegraph); raccontare la storia di una coppia americana che per motivi piuttosto banali (a volte con coincidenze terribili) si occupa di argomenti americani (ormai stranoti e dibattuti da almeno 10 anni: sovrapopolazione-iraq-ambiente-sesso) non ne fa certo il più grande romanzo americano... mi aspettavo molto di più. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Gian Luca Rombai gluca.rombai@libero.it (14-10-2011) Libro da assaporare con calma, descrizione superba della storia di una famiglia americana e relativi parenti ed amici e spaccato dell'America contemporanea con le sue ipocrisie, sfaccettature e contraddizioni. Dal mio punto di vista nettamente superiore al precedente "Le correzioni". Franzen può sedersi comodamnete a fianco dei grandi romanzieri contemporanei quali Cormac McCarthy e Philip Roth. Inoltre fa piacere che uno scrittore possa far provare simili emozioni al lettore raccontando una normalissima storia dove tanti possano riconoscersi ed identificarsi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sarah saraconlh@libero.it (11-10-2011) Capolavoro assoluto, non ho mai trovato nessuno in grado di descrivere in modo particolareggiato, preciso, a 360 gradi un personaggio come lui. Ottima storia, meglio delle correzioni Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 80 Recensioni 81 - 90
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