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Céline Louis-Ferdinand - Da un castello all'altro | Resoconto, romanzo autobiografico, cronaca della caduta del nazismo. Soprattutto delirio della memoria, odio furente che nulla salva, né vinti né vincitori. Il vecchio scrittore sembra afferrare la storia per decomporla, violarla, deformarla, travolgerla nel fuoco della sua mimica verbale. In questo scenario di tenebra appaiono Pétain e i suoi goffi ministri, militari tedeschi spauriti ma ancora arroganti, caricature di vescovi e ambasciatori, nobili personaggi mescolati alla folla di straccioni, affamati, assassini di professione, prostitute. Tutti marchiati da un comune destino di catastrofe. Nemmeno la fine della guerra è "il termine della notte": per Céline il tunnel prosegue con l'umiliante prigionia in Danimarca, il processo per collaborazionismo, l'autoconfino a Meudon, nella periferia di Parigi, medico povero fra poveri pazienti. Céline passa "da un castello all'altro" ma il suo monologo paranoico non cambia di registro.
Media Voto: 4 / 5Destouches fanculofabrifibra@yahoo.it (04-10-2011) Il periodo passato da Cèline a Sigmaringen (paese tedesco dove nel 44 trovarono rifugio i collaborazionisti francesi) viene ricordato tra rievocazioni storiche ed esilaranti episodi che sfiorano il grottesco.
Lo sguardo cinico e pessimista di Cèline permette di avere un affresco che non risparmia nessuno, tra gerarchi messi alla berlina e personaggi dotati di comicità involontaria si assiste ad episodi ilari che rendono piacevole la lettura di un romanzo che presenta un frammento della seconda guerra mondiale dall'ottica dei vinti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
FRANCESCO franzdebba@libero.it (28-07-2011) IMPEGNO SOCIALE POCO,CRITICA AI TEMPI CHE FURONO UN PO' DISSACRANTE,MA TUTTO SOMMATO MI SEMBRA UN DISCRETO CLONE DI JOYCE.LEGGERO,PER ME ALMENO. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Davide Ruffini (06-05-2008) Questo romanzo è il primo tassello della trilogia tedesca che si completa successivamente con ''Nord'' e ''Rigodon'': è auspicabile quindi che la lettura prosegua, tanto il gioco vale più di una tonnellata di candele. Questo perché Celine è soprattutto un costruttore di materia incandescente, non si può non rimanerne bruciati ed estasiati. Anche solo sfogliando ''Da un castello all'altro'' si capisce subito che si può leggere Celine solo se si è disposti a fare un balzo dalla sua parte: se non si vuole saltare allora è meglio lasciar perdere. Celine scrive in una lingua che lui stesso si è inventato, uno stile che si costruisce dentro una mistura di odio e pulsione vitale: la parola esplode furibonda, scatta e infierisce, ribolle e condanna...all'infinito. L'odio di Celine sommerge tutti, non risparmia nessuno, sputa a pioggia sull'uomo moderno figlio miserevole di egoismo primitivo e voluttà di tutti i piaceri; un odio senza freni che non dà tregue, assilla a tuoni e fischi interminabili, e anche se a volte l'autore ci mette dentro anche comicità chapliniana (che gli è molto congeniale) , è tutto un grosso affresco grigio che non stempra e che s'infittisce fino ad arrivare all'incubo puro, senza uscite, senza pose. ''Da un castello all'altro'' è il primo pezzo dell'opera celiniana più furente e più ''musicalmente'' comunicativa, più aspra e forte, più poetica e più allucinata. Celine non è paragonabile agli scrittori moderni perché il gap è incolmabile, la corda che rosicchia e taglia è troppo più lunga e più spessa, Celine non è uno scrittore, è un'altra dimensione della letteratura che non ha nome e non ha un vero genere; lui si definiva un cronista, ma è riduttivo quanto inesatto, potremmo insomma solo dire che ha scritto dei libri iperivoluzionari che dobbiamo leggere in quanto facenti parte della razza umana . Celine è Celine, leggete! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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