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De Michele Girolamo - La visione del cieco |
Tornano i personaggi di "Tre uomini paradossali" e "Scirocco" in un romanzo che mette in scena la civiltà della televisione trash e del sensazionalismo, della retorica culturale e dei salotti letterari: razzista, ipocrita, senza scrupoli, soggiogata a denaro e potere. Un delitto orrendo si consuma in un piccolo borgo di montagna, un luogo qualunque dell'Italia di oggi. Un luogo amorale, corrotto, pervertito dalla ricchezza: un micro-mondo nel quale sembra riflettersi l'intero Paese. Il parroco attribuisce la colpa dell'assassinio al diavolo, che si annida nelle condotte di tutti gli abitanti del borgo. Sul muro della chiesa una terribile accusa. E una serie di minacciose lettere anonime sono spedite alle persone più influenti. Andrea Vannini, in montagna per curare la sua asma, forse il minore tra i mali che il G8 di Genova gli ha lasciato, si troverà a scoprire gli scheletri negli armadi di tutto il borgo, tra cocaina, Epo, eventi culturali che si trasformano in scambi sessuali, segreti sussurrati e losche complicità. A partire dall'infanticidio di una bambina spaccata in due con una accetta, si intuisce una catena delittuosa senza fine, che porta davvero lontano. De Michele ricalca linguaggi e gesti di tipi e situazioni sociali, con una mimesi tanto precisa da demistificarli. E E il ritratto dell'Italia che si compone, cupo e dolente, risulta alla fine illuminato da una nerissima, comica, stralunata luce.
7 recensioni presenti. Media Voto: 2.57 / 5Andrea viddicu@hotmail.com (31-10-2008) Avevo gradito tre uomini paradossali. Ma questo è stato una delusione. Quasi un romanzo senza senso, idea piccola e tirata troppo per le lunghe. Non consiglio. Voto: 1 / 5 |
factory (22-09-2008) è una operazione diversa rispetto ai due precedenti, la trilogia perde l'omogeneità, ma dopo le prime perplessità il lavoro sulla lingua funziona. Funziona è tutte le voci convergono. Questo libro non va lasciato sul comodino e letto a capoversi prima di addormentarsi, va letto di filato quando si riesce ad avere un po' di tempo sano. Bella l'idea del parroco che si rifiuta di dire messa. Bella la descrizione della provicia arricchita di nani da giardino.
Voto: 5 / 5 |
Simone Sarasso (22-09-2008) Terzo volume della saga iniziata con Tre uomini paradossali nel 2004 e proseguita col magistrale Scirocco nel 2005. Tornano i protagonisti dei romanzi precedenti: Andrea, Lara e Cristiano. Coi loro tic, le loro nevrosi, le loro psicologie da capogiro.
La visione del cieco è un pugno nello stomaco al qualunquismo del Bel Paese. De Michele ambienta una storia cruda (così simile alle vicende di Cogne e del piccolo Tommy di Parma) in un piccolo (e riconoscibile quanto basta) paesino di montagna, dove un male atroce e banale esplode e devasta, conficcando le radici negli aspetti più beceri della società benpensante e benestante.
C’è di tutto in mezzo ai Suv e alle villette coi rottweiller di guardia: cocaina, scambi di coppia, violenza domestica, inciuci, malapolitica, corruzione, facce da culo e persino un po’ di noia.
Andrea, in montagna, ci si rintana per curarsi l’asma (eredità del G8 di Genova) e finisce per scivolare (controvoglia) nel torbido del crimine efferato, insensato, sovresposto dalla tv nazionale.
Una bambina barbaramente uccisa stravolge il quieto vivere del borgo, lascia suppurare il male.
Intreccio magistrale, non c’è che dire, ma il vero punto di forza del romanzo è la lingua.
Seguendo le idiosincrasie del parlato, con un linguaggio a mezza via tra neorealismo, documentario e docu-fiction, De Michele si conferma il maestro dell’iperrealismo.
Nessuno, in Italia, va così a fondo. Voto: 5 / 5 |
michele (11-09-2008) Dall'entusiasmo per la lettura di Tre uomini paradossali sono sprofondato nello scoramento per questo libro inutile. Raffazzonato, pretenzioso, banale, sembra scritto da un'altra persona. Speriamo sia stato un appannamento temporaneo Voto: 1 / 5 |
Claudio (03-09-2008) Troppo severi i giudizi dei precedenti lettori. Il racconto descrive molto bene l'ormai dilagante disumanità della nostra società e in particolar modo della nostra provincia, in apparenza tanto per bene in realtà inaccogliente e per certi versi peggio delle nostre città, l'intollerabile peso della televisione nel fare opinione e la conferma di quante perversità è capace di generare l'unico dio che ci è rimasto, il denaro. Libro non facile da leggere per gli esperimenti linguistici in esso contenuti (non si fa mai uso del verbo essere). De Michele reinserisce i personaggi dei precedente suoi racconti e riprende il fortunato Scirocco, facendo dei flash back e continuando a sostenere la responsabilità della destra fascista nella strage di Bologna, un vero e proprio falso storico. Voto: 3 / 5 |
Paola (29-07-2008) A parte qualche raro sprazzo, il libro è piuttosto noioso e poco riuscito, molto lontano dal precedente "Scirocco". I protagonisti sono piuttosto sbiaditi; gli altri personaggi sono un banale e scontato compendio di vizi di annoiata borghesia italica. Il finale è scontato e assurdo e condanna un po' tutto il romanzo. La quarta di copertina promette e non mantiene nulla. Occasione decisamente mancata, peccato! Voto: 1 / 5 |
Nicola81 nicolaceccoli@alice.it (22-07-2008) De Michele non si è certo ripetuto ai livelli di SCIROCCO. Stavolta, partendo da un delitto che ricorda quello di Cogne (sia nelle modalità che nell’impatto mediatico) vorrebbe costruire una sorta di metafora dell’Italia moderna, ma in realtà non va oltre la parodia. Le tematiche di fondo sono le stesse del precedente romanzo, ma è tutto molto buttato lì, lo stile narrativo è quasi sempre pesante, i personaggi non hanno spessore (a parte, forse, Olga) e il finale è troppo tirato via. Peccato perché alcuni pagine godibili ci sono e la trama di suo non sarebbe neppure male. Scommettiamo che un altro autore ne avrebbe tirato fuori un libro decisamente migliore? Voto: 2 / 5 |
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