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Enzensberger Hans M. - Nel labirinto dell'intelligenza |
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Titolo | Nel labirinto dell'intelligenza |
| Autore | Enzensberger Hans M. | Prezzo Sconto 15%
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€ 7,65
(Prezzo di copertina € 9,00 Risparmio € 1,35)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2008, 64 p., brossura | | Traduttore | Picco E. |
| Editore | Einaudi
(collana Vele) |
| | Disponibile anche in ebook a € 6,99 |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Tutto ha inizio con l'assillo positivista di Alfred Binet che all'inizio del Novecento decise di misurare nei bambini una cosa che fino allora non era mai stata misurata: l'intelligenza. Arrivò poi il Q.I. inventato dallo psicologo tedesco William Stern, che presto sarebbe stato adottato dall'esercito americano per arruolare soldati per la Prima guerra mondiale. Nella nostra società l'intelligenza è una delle virtù che sembra venire prima di tutte le altre. Per Enzensberger l'intelligenza è un'invenzione moderna di cui l'umanità ha fatto per secoli a meno. E poi, che peso dare alla creatività, all'ispirazione, all'empatia, all'intuitività? Come misurarle? Non certo con il Q.I. I test per di più esigono una sola risposta, cosa abbastanza rara, un'eccezione, non certo una regola: la complessità del reale, le scienze cognitive e le ricerche sul cervello dovrebbero convincere aziende, eserciti e pubbliche amministrazioni a smettere di basarsi, quando devono decidere chi è più capace, sui risultati infidi e parziali di quiz e test di intelligenza.
| La recensione de L'Indice |
 Questo volumetto di Hans Magnus Enzensberger è tanto rapido quanto folgorante nel muovere una critica severa agli "esperti", agli "specialisti", agli "studiosi" e ai "corifei della scienza", che, dalla fine dell'Ottocento, continuano a "illuminarci sulle prassi di misurazione dell'intelligenza". L'obiettivo appare coraggioso: sfatare il mito moderno dell'attendibilità dei test ed esautorare quel costume scientifico-positivista, culturale, sociale, didattico ed educativo che affida la conoscenza umana alla "quantificazione" e allo "screening" dell'intelligenza. L'edizione tedesca reca un sottotitolo che purtroppo la traduzione italiana non ha mantenuto: Ein Idiotenführer, ovvero "una guida idiota": la posizione di Enzensberger a proposito dei test d'intelligenza si fa dunque subito chiara. L'autore affronta il problema scientifico, filosofico e squisitamente umano dell'intelligenza ricuperandone anzitutto l'originario significato filologico, ormai per lo più offuscato dai parametri psicometrici con cui si suole sondare l'intelligenza e procedere a una sua moderna attribuzione di senso. L'intelligenza evoca, per Enzensberger, quel nous greco che la vuole espressione di discernimento, saggezza, coscienza, ragione, spirito, pensiero, ma anche manifestazione di cuore, intenzione, volontà, disposizione d'animo, desiderio e opinione; quindi richiama quell'intelligentia latina in ragione della quale il termine indica pure comprensione, conoscenza specifica, sensibilità artistica e gusto, nonché il valore assegnatole durante la stagione cristiano-medievale di manifestazione suprema di un attributo divino. Durante il Seicento e il Settecento, in Inghilterra e in Germania, la parola viene poi ad assumere il valore di "intesa segreta" (di cui è esempio la Cia, Central Intelligence Agency), oppure acquisisce ulteriori semantiche nella Russia ottocentesca, dove si sviluppa quel ceto di "lavoratori dell'intelletto" noto come intelligencija. Di questo ampio regesto semantico che la storia delle idee e della cultura assegna all'umana intelligenza rimane soltanto una traccia, che si fa ogni giorno più delebile. Sul finire dell'Ottocento e sul fare del Novecento, nuovi significati e nuovi valori vengono a denotare l'intelligenza. I fautori del moderno "vocabolario dell'intelligenza" sono anzitutto psicologi di impronta sperimentale, quindi sociologi e statistici. È il tramonto dell'incommensurabilità dell'intelligenza, l'eclissi della sua indecifrabilità, la dissoluzione del "labirinto", ed è progressivamente il trionfo delle supposte possibilità di misurazione, quantificazione, classificazione. Scale, parametri, modelli, analisi fattoriali e variabili stabiliscono il quoziente intellettivo (iq), inserendolo in (o espungendolo da) graduatorie o classifiche che sempre celano il rischio di un'impropria schedatura. Come tutti i test, anche i test d'intelligenza consentono di addivenire a rapidi risultati, ma dichiara Enzensberger "i risultati di misurazione forniti da un test dell'iq non sono nient'altro che artifici statistici" finalizzati a perpetuare un "meccanismo di selezione sociale". Se molti sono ormai gli studi (di cui l'autore riporta alcuni esempi) che ne dimostrano l'intrinseca fallacia, ancora troppi sono sia i "testandi" che perseverano nel somministrare test in scuole, università e luoghi di lavoro, sia i "testati" che si disperano per non averli superati. Giancarla Sola |
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