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McCarthy Cormac - Sunset limited | La cucina di una casa popolare, un tavolo, due uomini seduti intorno. Uno dei due è bianco, l'altro è nero. Sul tavolo c'è una Bibbia. I due uomini parlano. Non si conoscevano prima di questa mattina, quando il nero ha strappato il bianco alle rotaie del Sunset Limited sotto cui stava per lanciarsi. Ma quello era solo l'inizio. Ora i due devono andare oltre. E così parlano. Dai due lati del tavolo, da prospettive, lingue e colori antitetici, fra picchi di comicità e abissi di disperazione senza contatto possibile oltre all'ingegno folgorante della penna che li ha partoriti. Un "romanzo in forma drammatica" che raggiunge il nucleo pulsante dell'indagine esistenziale di McCarthy. Non ci sono approdi, prese di posizione, risposte. C'è solo una domanda: che cosa ti divide dal tuo Sunset Limited?
16 recensioni presenti. Media Voto: 4.56 / 5Davide (04-05-2011) Una discussione sul senso dell'esistenza, con riflessioni filosofiche classiche. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
tatore (20-02-2011) un testo breve, che sceglie una forma molto appropriata (un dialogo non lungo) per trattare i temi centrali della vita di ognuno di noi: la felicità, il rapporto con gli altri, il senso della vita e altro ancora. lo sto consigliando ai miei amici. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberto (02-07-2009) Allegoria potentissima, scrittura essenziale e netta ai massimi livelli immaginabili.
Ogni parola batte il tempo come una pendola, scandendo la vita e la morte all'interno della ricerca, incessante e dolorosa, della verità.
La miseria e la piccolezza dell'umana esistenza raccontate come nessuno mai è riuscito a fare.
Ben al di là del Nobel.
McCarthy è un titano della letteratura assoluto.
Da leggere e rileggere più di una volta all'anno.
Lascia il segno, profondamente.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
P.G. (29-06-2009) "Non so uno che dubita. Però sono uno che fa domande", dice il bianco, e il nero gli risponde:"Be', secondo me chi fa domande vuole la verità. Mentre chi dubita vuole sentirsi dire che la verità non esiste". A mio modesto avviso il "cuore" del libro è qui, nella domanda che è la stessa, o dovrebbe essere tale, per il bianco e per il nero: bisogna "interrogarsi", bisogna cercare,sempre.Il nero alla fine si getta a terra e piange, perché non è riuscito "a dare ragione della speranza" che pensava fosse ormai lì, a portata di mano. Niente da fare, non è così semplice "trovare" Dio.E il bianco? Tornerà, voglio sperare che tornerà. Per continuare a dialogare con il nero, per continuare a cercare. Insieme.Meravigliosa parabola sulla fragilità umana. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
zok (01-04-2009) Molto dostoevskiano e il finale - poderoso - ricorda nella sostanza Lo straniero di Camus. La menzogna della vita disintegrata dalla verità folgorante della morte. Perchè qualunque tipo di vita, irrisa dalla morte, è sempre e comunque una menzogna. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabio Palma fp@fabiopalma.net (15-03-2009) Abituato alla ricchezza esorbitante di Meridiano di sangue e Oltre Il confine, ero già rimasto scosso dall stile asciutto dell'ultimo Mc Carthy. Qui, in queste poche pagine, lo scarno regna sovrano. Eppure...eppure l'allegoria del Genio Cormac è ai massimi livelli. Non ci sono i tramonti selvaggi, ma c'è il tramonto dell'uomo, del nero salvatore e nello stesso tempo aguzzino e fragile nella sua sicurezza, e del bianco che si è arreso quasi subito ( bianco che ricorda l'Oliveira del capitolo due del Gioco del mondo di Cortazar ). Come tutti i libri di Cormac, da comprare, rileggere,non prestare, meditare, conservare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elio De Martin (13-03-2009) McCarthy meriterebbe il nobel anche se avesse scritto solo questo libro, uno dei più belli e geniali che abbia mai letto. In questo dialogo entusiasmante, c'è racchiusa tutta la cultura contemporanea (occidentale) e la sua inevitabile conclusione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Aurelio_Standby leopoldo@ticino.com (12-03-2009) Più che un romanzo sarebbe meglio definirlo un testo teatrale, che deve essere riletto per approfondire la sua comprensione. Apparentemente è facile ma i concetti filosofici sull'esistenza e sul credo non sono così semplici. L'ho trovato meno coinvolgente dei precedenti, stupendi romanzi di Cormac McCarthy, forse perché ho fatto fatica ad immedesimarmi in uno dei due protagonisti. L'ambientazione scenica è perfetta, come perfetti sono il Nero e il Bianco anche se un po' stereotipati. Ricco di spunti e di stimoli sull'esistenza e sul significato della vita, ho cercato la morale conclusiva che forse sta nella frase di chiusura: "Non fa niente. Non fa niente. Anche se non mi parli mai più lo sai che mantengo la tua parola. Lo sai. Lo sai che sono capace". Parole, le ultime, che fanno intravvedere un grande altruismo da parte di Nero. Cosi io interpreto,il finale. Parole che fanno venire in mente una vecchia canzone di Modugno, "Meraviglioso". Parole che ben difficilmente faranno breccia su Bianco che, pur sapendo che potrà fare cieco affidamento su Nero per superare il suo momento di sconforto, con il "libero arbitrio" che contraddistingue l'uomo porrà in atto la sua ferma decisione di incontrare, scontrarsi, con il "Sunset Limited". Cinico? Forse ma ciò non toglie, che Nero ha una forza interiore che raramente si trova in personaggi letterari. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Nando patrizi (12-12-2008) Uno dei più bei libri che ho letto, un libro sulla libertà e su come usarla, amaro per il finale che però lascia la vita a chi vuole salvarla, e lascia anche nel dubbio della morte chi dei dubbi ha fatto il suo metro di giudizio. Chi sembra il vincitore può essere lo sconfitto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
william dollace (06-10-2008) Un dialogo ma anche un monologo faccia a faccia con la vita, con il suo passato e il suo futuro, con il suo presente, faccia a faccia con il proprio Sunset Limited. Una delle immagini mentali che mi son sorte durante la lettura è stata quella che a dialogare in realtà ci fossero, da una parte, un personaggio nato dalla penna di Carver (il nero) e dall’altra parte, un personaggio partorito da Michel Houellebecq (il bianco). Cento delle pagine più dolorose e allo stesso tempo colme di speranza e di salvezza che abbia mai letto. Per conto mio questo libriciattolo deve essere srotolato, incorniciato, protetto ma soprattutto tenuto sempre a portata di mano. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Laura millina1973@yahoo.it (02-09-2008) Un libro che per me è diventato un classico. Molto forte, soprattutto in alcuni punti in cui avevo bisogno di posare il libro per prendere un respiro. Scritto bene, denso di significato, ricco di spunti, stimoli, domande sulla vita e l'esistenza. Un libro che si può leggere in 3-4 ore e che si fa rileggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maurizio Crispi maurizio.crispi@gmail.com (19-07-2008) Nel voler far del bene, colui che si pone come "buon" samaritano tende ad essere succube di categorie "assolute" che non lasciano alcuno spazio al dubbio e all'incertezza, come mostra la breve, fulminante, pièce di Cormac McCarthy che si presenta come ossessivo, claustrofobico, dialogo tra un "buon" samaritano, appunto, ed uno che ha appena tentato di lanciarsi sotto un treno della metropolitana (il "Sunset limited") per farla finita. Il "salvatore" (con la convinzione onnipotente di essere un mero strumento nelle mani di Dio) tenta di convincere l'aspirante suicida a non pensare più all'insano gesto e ad accantonarlo. La sua controparte argomenta, discute, porta le sue motivazioni, i suoi vissuti, con grande lucidità e, insieme, con lucida disperazione. Il finale è lasciato aperto: l'aspirante suicida viene rilasciato dal samaritano (che, per "salvarlo", lo avevaletteralmente sequestrato a casa propria, precludendogli ogni via di fuga e serrando la porta d'ingresso con numerosi catenacci). Non si sa se egli ritenterà il gesto: non c'è una risposta rassicurante a questo interrogativo.
In ogni caso, viene sottolineato, qualunque cosa egli vorrà fare, sarà condotto da una forma di autodeterminazione e non dalla coazione (quella porta sbarrata dai lucchetti, perchè Dio "vuole" la sua salvezza).
Il samaritano, invece, rimarrà da solo, costretto a confrontarsi con il fallimento del suo "assoluto", ma non per questo più disposto ad accettare una dialettica vera nell'approccio alle cose.
Il "buon" samaritano è, in realtà, uno che non tollera dubbio ed incertezza, desiderando un mondo rozzamente sgrezzato a colpi d'accetta per renderlo il più possibile somigliante e "adattato" alle sue categorie cognitivo-emozionali.
Per questo motivo, egli, in generale, è così proclive a mettere in atto forme, a volte estreme, di coazione salvifica o di linciaggio morale, diventando egli stesso persecutore e aguzzino (ma sentendosi soggettivamente "salvato" dalla certezza che tutto ciò che fa è "nel nome di Dio"). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
LucaMilano (09-07-2008) Cormac McCarthy, così particolare, mai banale, mai scontato, non asservito alla dittatura del dover pubblicare un libro ogni 3 mesi (vedi Lansdale)e al contempo prodigo di fantasia e immaginazione.
Un libro, sunset limited, claustrofobico, impostato unicamente su un dialogo/confronto tra due persone completamente diverse per ceto, cultura, aspettative e mentalità.
Un libro diverso dai precedenti, ma accomunato agli altri dalla drammatica riflessione sul senso della vita, sul male e il malessere che ci affligge, e sul destino dell'umanità.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
pedro pedrolobos@hotmail.it (09-07-2008) Ti prego Cormac, ritorna al wilderness! Questo tuo libro mi ha lasciato zero immagini. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
philo (13-06-2008) La morte della speranza, l'angoscia della depressione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
barbi barbero.bruno@libero.it (08-06-2008) Splendida e sconvolgente parabola su Dio, sul senso della vita e della morte in cui non c'è lieto fine, ma le strade restano aperte alla libertà dell'uomo. McCarthy non prende posizione e resta equidistante dai suoi personaggi. Per me è un capolavoro da affrontare con i nervi saldi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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