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Titolo | Istanbul |
| Autore | Pamuk Orhan | Prezzo Sconto 15%
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€ 11,05
(Prezzo di copertina € 13,00 Risparmio € 1,95)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2008, 384 p., ill., brossura | | Traduttore | Gezgin S. |
| Editore | Einaudi
(collana Super ET) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| "Istanbul come malinconia condivisa, Istanbul come doppio, Istanbul come immagini in bianco e nero di edifici sbriciolati e di minareti fantasma, Istanbul come labirinto di strade osservate da alte finestre e balconi, Istanbul come invenzione degli stranieri, Istanbul come luogo di primi amori e ultimi riti: alla fine tutti questi tentativi di una definizione diventano Istanbul come autoritratto, Istanbul come Pamuk". (Alberto Manguel, "The Washington Post"). Una delle più affascinanti città del mondo raccontata con la passione enciclopedica del collezionista, l'amore del figlio, il lirismo intenso del poeta.
Media Voto: 3.2 / 5Dave (08-09-2011) e? il classico libro che sembra più scritto per se stesso e la propria famiglia che per il pubblico.
La scrittura è semplice e si lascia leggere ma il tema della "tristezza" di ripete continuamente fino alla noia.
Belli alcuni passaggi sull'amore e sulla sua famiglia borghese in decadimento. Mancano però spunti vivi e tensione ed il romanzo tende atrascinarsi fino alla fine.
Nel complesso è un romanzo da leggere solo se si ha una grossa passione e conoscenza perla capitale turca. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Gozer (18-11-2010) Il romanzo dell'evoluzione interiore dell'autore dall'infanzia fino alla fine dell'adolescenza, nel momento in cui decise di diventare uno scrittore. La vita e di Pamuk e l'anima della sua città s'intrecciano, si annodano ed volte si confondono. Il tutto però, per lunghi tratti, terribilmente noioso. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
maria cristina aschieri maricris.aschieri@libero.it (27-04-2009) Un’avvincente monografia su Istànbul, impreziosita da una generosa raccolta di stupende foto d’epoca, con cui l’autore ci illustra l’anima triste della città e la malinconia e l’irrequietezza da lui provati nei primi vent’anni della sua vita, in un parallelismo quasi simbiotico.
Pamuk cerca di farci comprendere come mai questa città variopinta, babilonica e multiculturale, centro del glorioso impero bizantino, sia ad un certo punto entrata in profonda crisi d’identità, trasformandosi in una città in bianco e nero in preda a un sentimento collettivo di perdita irreversibile.
Si va a zonzo come viaggiatori immaginari nel presente e nel passato, per strade sconnesse, taverne e venditori ambulanti, fra tram sferraglianti e cani sciolti che rovistano fra le rovine, nel tentativo di comprendere la confusione, l’anarchia e il disordine che regnano in questa città sospesa fra la gloria di un passato ormai chiuso e l’immane sforzo di guardare con umiltà ad occidente, consapevole dei propri limiti economici e culturali.
La magia delle luci notturne, le nebbie che sfumano i contorni dei minareti, la pittoresca fatiscenza di vicoli e strade disseminati di ruderi sempre in fantastico contrasto con la sontuosità dei palazzi principeschi e lo sfarzo delle moschee, tutto è documentato con piacevoli aneddoti e istantanee in cui le biografie d’Istànbul e di Pamuk continuano ad incontrarsi e sovrapporsi in chiaroscuri di grande suggestione.
E non manca lo spettacolo grandioso del Bosforo, con lo sfolgorio incessante delle acque agitate dalle navi in transito, i suoi cieli arruffati, le antiche costruzioni di legno disseminate sulle rive, incorniciate di neve in inverno o che s’incendiano d'improvviso spandendo scintille incandescenti nelle notti estive.
Una lettura per viaggiatori romantici, alla ricerca del tempo perduto, assetati di conoenza. E per chi si sente attratto anche dalle cose piccole, trascurate e umili, non disdegnando il lato in ombra delle cose, quello che può riservare le migliori sorprese.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Roberto (20-11-2008) Il libro è una Weltanschauung dell'autore in rapporto alla sua città e ai suoi abitanti. L'autore sembra indeciso se salvarsi riunendo una parte di sé alle radici collettive di appartenenza come esemplificato da Jung oppure separarsene definitivamente (per andare dove?). Sorta di biografia introspettiva, tendente ad una autoanalisi svolta sopratutto con l'attività di flâneur,nell'accezione sia di Baudelaire che di Benjamin,dell'A. Libro colto di un autore evidentemente tale, con alcune belle pagine e qualche spunto interessante. Se leggessi questo libro senza conoscere titoli e meriti dell'autore,mi sono detto,non potrei però tollerare le incredibili, continue cadute sia formali come il pessimo stile involuto, contorto, ripetitivo, il "riuso" di intere frasi in vari punti del volume e tanti altri aspetti che rendono l'opera di non piacevole lettura. Inoltre, per quanto l'A., anche nel testo, dichiari di desiderarlo, si ha la sensazione che manchi un filo conduttore coerente dell'opera. Anche i contenuti lasciano troppo spesso perplessi e talora interdetti. Cito un aspetto abbastanza curioso. Se esistesse una valida ragione letteraria, potrei anche capire i riferimenti al proprio pene alla sue erezioni e relative attività masturbatorie (di cui parla almeno sei volte nel libro) quali valvole di sfogo ai problemi esistenziali dell'autore. Come per altri argomenti,la necessità di descrivere questa compulsione autoerotica mi è parsa affatto slegata, gratuita (se non sotto l'aspetto psicoanalitico) e quindi fastidiosa. Mi viene poi in mente che, nella mia guida turistica di Istanbul, è trascritta una lettera molto bella di Flaubert da Istanbul mentre l'A., nel capitolo titolato al letterato francese, preferisce dare spazio al di lui pene e relativa sifilide. "Non tutto è memorabile (né Pamuk lo pretende)","Non pensa mai di essere un genio, sebbene abbia piena coscienza delle proprie qualità narrative" dice Citati recensendo (positivamente) l'ultima fatica di Pamuk "Altri colori". Dovrò leggere altri suoi libri!! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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