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Siti Walter - Troppi paradisi | Si chiama "Walter Siti, come tutti", il protagonista di questo romanzo. Se da giovane era convinto di essere anomalo, adesso, giunto a sessant'anni, ha scoperto di essere tipico. "La mia prima mediocrità, - dice di sé - è caratterirale ed epica, volevo dire etica". Per lui è arrivato il momento di acquietarsi, di trovarsi una nicchia e un equilibrio: il lavoro universitario, ormai una sinecura; il rapporto con Sergio, quasi un matrimonio. Così, tra un compromesso e l'altro, la vita potrebbe scorrere tranquilla, placida, completa. Ma Walter è ossessionato dal paradiso: dal paradiso personale, che gli manca, e dai troppi paradisi collettivi con cui l'Occidente ha abbagliato se stesso. Per sua fortu o per sua disgrazia, il paradiso arriva con Marcello, angelico culturista di borgata bellissimo e ambiguo, che sembra incarnare come nessun altro lo spirit dei tempi. E cosa importa se per averlo Walter dovrà pagare un prezzo troppo alto. Ogni cosa si compra, ma alle volte le rese dei conti hanno il sapore di una vittoria.
Media Voto: 4 / 5Gloria (05-05-2011) Un romanzo epocale. Scrivessero tutti "come tutti" così. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
primario (04-02-2011) Era dalla data di pubblicazione che desideravo leggere "troppi Paradisi" di Walter Siti. Mi avevano incuriosito e fomentato alcune interviste rilasciate e dalla fama dello scrittore stesso. Devo confessare di essere rimasto deluso. E' un buon romanzo, ma le aspettative avevano lavorato in me, costruendo l'idea di una grande opera. La storia del protagonista (gli amori, il sesso, il rapporto con la televisione -sia dalla parte dell'utente che dell'autore televisivo- il suo lavoro e le sue amicizie) è raccontata con grande onestà, senza censure intellettuali o narrative (devo ammettere che in alcuni passaggi l'ho trovato riprovevole: ad esempio quando come presidente di commissione per un concorso universitario ha favorito il solito raccomandato di turno). Probabilmente è la scrittura che non mi ha convinto. E' indubbia la conoscenza della lingua, ma questo spesso sfocia nell'egotismo (magari un sano Narcisismo!). Inoltre, non riesce a comunicare una vero distacco semantico dell'autore con il protagonista.
Imperdibile, nelle pagine finali, la dialettica Ossessione/Amore!
Morale del commento? L'aspettativa castra il desiderio e l'entusiasmo della scoperta. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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