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Rigoni Stern Mario - Il sergente nella neve | "Oggi, a quasi cinquant'anni dalla pubblicazione, questo celebre resoconto di un semplice sottoufficiale alpino che si trova a combattere nel settore centrale del fronte russo, proprio quando l'esercito dell'Unione Sovietica sferra il suo potente attacco demolitore, acquista rilievo speciale. Man mano che i fatti narrati si allontanano nel tempo, il diario del sergente diventa più intenso e assume i caratteri dell'esperienza perenne. La testimonianza scritta, rispetto agli eventi storico-geografici da cui è scaturita, intrattiene lo stesso rapporto che potremmo supporre fra la moneta e il suo conio." (Dalla postfazione di Eraldo Affinati).
Recensioni 1 - 20 di 28 recensioni presenti. Media Voto: 4.92 / 5Francesca (07-01-2012) Essenziale e diretto nel rievocare la tragedia della ritirata di Russia dei nostri Soldati mandati allo sbaraglio. Quanta sofferenza trapela dal racconto concreto e conciso che tocca profondamente. Un libro che dovrebbe essere letto e rileto da tutti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Leonardo (29-07-2011) Uno dei più bei libri che abbia mai letto. C' è tutto e la seconda parte è stupenda. Racconta di come si stava in guerra, gli orrori che si vedevano, e i pensieri che avevano i poveri militari mandati in guerra che lasciavano la loro terra natia. Un libro assolutamente da leggere!!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Simone (17-02-2011) Straordinario, diretto, senza un filo di retorica, capace di restituirti tutto l'orrore della guerra e la disumana esperienza che i soldati italiani dovettero affrontare.
Uno di quei libri che devono essere letti, senza esitazioni. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Diletta (17-02-2011) Il libro racconta episodi e storie degli alpini durante la campagna di Russia della seconda Guerra Mondiale. Nelle parole dell'autore si sentono forti l'amore e il rispetto per gli uomini del plotone che comandava, e un grande rigore morale. E'un libro commovente e poetico. Assieme a "Se questo è un uomo" di Levi, credo che questo sia uno dei libri autobiografici più belli, sinora scritti, sul periodo della Seconda Guerra M. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Amos T (17-12-2010) Uno dei migliori libri che abbia letto,commovente e semplice.Da semplici righe cade un profondo pensiero. Un uomo il cui nome vale più di tante parole,suggerisco la lettura sopratutto ai giovani.
Consiglio anche la visione del teatro di Marco Paolini "il sergente" ben interpretato e tratto dal presente libro e "Ritratti" il film documentario sull'autore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maxxam66 (12-07-2010) Pagine densissime in cui il peso specifico di ogni parola sedimenta nel lettore. Capolavoro di misura ed intensita' emotiva in cui il pudore , il non detto, amplifica e restituisce la potenza dei sentimenti.
Bellissimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
incaro (30-04-2010) tra i migliori romanzi del 900 italiano; tratteggiato con mano secca ed incisiva, pieno di una poesia dolceamara, è un romanzo evocativo, composto in egual misura di dolore e speranza. Quello che più colpisce è la volontà di tratteggiare una umanità che riesce ad emergere, anche nell'orrore della guerra. toccante, senza banalità. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Paolo (23-11-2009) Veramente gran bel libro sulla seconda guerra mondiale e la campagna di Russia dei nostri soldati. Qui le memorie di Rigoni-Stern descrivono con stile asciutto ed efficacissimo la guerra, le sue atrocità e i suoi eroi. Una testimonianza d'eccezione di grande dignità e che fa comprendere come gli Alpini fossero di fatto gli unici militari dell'ARMIR ad essere realmente preparati alle difficilissime condizioni di vita dell'inverno russo. Una testimonianza mai retorica e d'eccezione sugli Alpini, vere truppe d'elite che diedero grande filo da torcere all'Armata Rossa di Stalin. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paolo basso pbasso@tiscali.it (07-06-2009) << La ragazza sedeva lì vicino, e per tutto il pomeriggio filava la canapa con il mulinello a pedale....Qualche pomeriggio venivano le sue amiche. Portavano il loro mulinello e filavano con lei. Parlavano tra loro dolcemente e sottovoce, come se avessero timore di disturbarmi. Parlavano armoniosamente tra loro e le ruote dei mulinelli rendevano più dolci le voci. Questa è stata la medicina.... >>
Quando leggo quest'ultima frase i miei occhi non possono fare a meno di riempirsi di lacrime. E' vero, l'amore è l'unica medicina possibile. Grazie, Mario, di ricordarcelo sempre. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
DANIELE P.73 (21-03-2009) Libro incredibile!!! Quando penso a quello che quei poveri soldati hanno passato e vissuto mi si "stringe il cuore",come può un uomo sopportare un tale inferno.....e noi che viviamo una vita normale continuiamo a lamentarci di tutto!!!! Questo è un libro che mi ha segnato profondamente dentro l'anima non dimenticherò mai questo racconto drammatico!!! Consiglio a tutti la lettura di questo indimenticabile libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ciccio (01-03-2009) per quanto a me non piaccia leggere deve ammetere che questo libro è fantastico e voglio ringraziare la mia prof di italinao che me l'ha fatto conoscere Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Faber (09-11-2008) Semplicemente bellissimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
rachele (02-11-2008) Un gran libro.Reale come pochi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
zombie49 (10-10-2008) La ritirata di Russia del reggimento Vestone nel gennaio ’43. Più che una cronaca, è un affollarsi di ricordi: i volti dei compagni morti, i rifugi sul Don, le sere con gli amici al paese, le contadine russe nelle isbe. Il tema è lo stesso di “Centomila gavette di ghiaccio”, ma il racconto è molto diverso: Bedeschi ricorda la marcia nella neve, il freddo, la fame. La sua Julia aveva lasciato i rifugi il 26 dicembre, senza viveri, vestiario, con poche armi, come compagnia di pronto intervento dove il fronte aveva ceduto, e in quelle condizioni iniziò la ritirata.Rigoni narra i combattimenti, perché la sua Tridentina lasciò i rifugi in gennaio, equipaggiata con viveri, vestiario di ricambio, armi. Sempre in testa alla colonna, arrivando x prima nei villaggi, trovava cibo e rifugio nelle isbe, ma ebbe il compito di aprire un varco nella sacca dei russi, permettendo così al resto dell’armata di portarsi in salvo, fino alla disperata battaglia di Nicolajewka, a cui ben pochi sopravvissero. Dopo, Rigoni rifiuta di ricordare, racconta in poche pagine come vagando solo nelle retrovie, raggiunse infine la salvezza. Il racconto di Bedeschi è più drammatico e coinvolgente, ma quello di Rigoni rivela l’anima contadina dei soldati, italiani e russi, che sognano di “tornare a baita”. Bellissimo l’episodio in cui i soldati russi e il soldato italiano mangiano insieme nell’isba, senza parole, tornati x un momento uomini e non macchine da guerra. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Stefano (03-10-2008) Libro molto bello. Ci avvicina ad una realta solo immaginata. Da leggere Voto: 5 / 5 |  |  |  |
diablo (12-09-2008) questa è la letteratura italiana...in un panorama di numeri primi, lucchetti e voli si riscopre la profondità e la bellezza di un testo essenziale ma decisivo per la scrittura.
Direi che gli attuali stregati e premi vari dovrebbe imparare come si cesellano con la parola sentimenti e sensazioni. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Renato (08-09-2008) Il silenzio di una vita ti accompagni nell'eterno. Grazie. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
claudio (06-09-2008) un aggettivo solo grande sergente Voto: 5 / 5 |  |  |  |
roberto (31-07-2008) Il sergente è tornato a baita...
grazie per tutte le emozioni di questo libro unico Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabrizio (15-07-2008) Un libro emozionante, sempre attuale anche se la guerra è finita da un pezzo. Da leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 28
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