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Vassalli Sebastiano - L' italiano | chi è l'italiano? Sembra chiederselo persino Dio, nella cornice di questo libro: undici storie paradigmatiche del carattere degli italiani, colto nella debolezza, nella meschinità, nell'infantilismo, nella vigliaccheria. L'ultimo doge di Venezia, Ludovico Manin, svillaneggiato come traditore della patria, lascia tutti i suoi averi ai matti perché sono forse le persone meno stolte che ci siano. Saverio Polito è "Il trasformista": ex funzionario dell'Ovra, generale di Badoglio, cerca di approfittare della moglie del duce. Viene denunciato da donna Rachele e arrestato; dopo la liberazione, forte del fatto di essere stato incarcerato da Mussolini, fa carriera e diventa questore di Roma. Togliatti durante una conferenza alla Normale di Pisa è attaccato da un giovane studente, perde la pazienza e sbotta: "Provaci tu, a fare la rivoluzione". "Ci proverò stia tranquillo", risponde il giovane Adriano Sofri.
Media Voto: 3.33 / 5Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (16-05-2012) Eravamo un popolo di santi, di poeti e di navigatori. Oggi, purtroppo, i primi si sono rarefatti, i secondi restano, ma un po' in ombra, i terzi impattano contro gli scogli, assai noti, dell'isola del Giglio.
Ma come siamo veramente, insomma quali sono le autentiche caratteristiche dell'italiano?
Ne parla Vassalli in questo suo libro attraverso dei racconti, alcuni dei quali già noti, perché parte di precedenti romanzi.
Di vizi ne abbiamo tanti e sarebbe lungo elencarli tutti e mi limito perciò solo a citare l'opportunismo, la furbizia, il narcisismo, anche se mitigati dalla simpatia. Ce n'è uno, però, in cui eccelliamo ed è costituito dalla eccezionalità. Siamo convinti di essere speciali e, in quanto tali, che i nostri vizi caratteristici diventino pregi. Al riguardo nel libro c'è una storiellina, che lo apre e lo chiude, con Dio che, nel giorno del Giudizio Universale, chiama a sé i vari popoli per giudicarli. Si presentano così il cinese, l'arabo, insomma tutti; quando con voce ferma e forte chiama l'italiano, nessuno risponde, nessuno si porta al suo cospetto, anzi, isolato in mezzi a tutti, con fare sorpreso l'italiano dice" Chi, io?".
Come se non bastasse c'è un racconto ulteriormente esplicativo, Il signor B., sì quel B. di Arcore, definito l'Arcitaliano, e in quelle righe si scopre così il segreto del suo successo, ma non è motivo di soddisfazione apprenderlo, anzi, nonostante una gradevole ironia dell'autore, resta un grande amaro in bocca, una sorta di disgusto anche per noi stessi.
Diverso dalla sua solita produzione, L'Italiano è tuttavia un libro che resta dentro, che porta a un'inevitabile autocritica, con l'avvertenza però di astenerci dal compiacimento nello sparlare di noi stessi, nel considerarci cioè anche in questo caso del tutto eccezionali. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
jane (17-01-2012) E' vero, non è il miglior Vassalli, ma parecchie pagine sono molto belle. I personaggi non sono tipi astratti, ma persone reali, con nome e cognome,alcuni sono personaggi storici in momenti particolari della loro vita. La lettura stimola a volerne sapere di più : per un libro raggiungere questo risultato non è un pregio da poco. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Paolo Agresti agrestipaolo@tiscali.it (21-06-2009) Non è,certamente, il miglior Vassalli. Ma la classe non è acqua e la cosa si nota : in alcune pagine tocca corde emozionali profonde. Per uno come me,che ha divorato molti suoi precedenti libri, c'è ,comunque,la gratitudine per il coraggio e la coerenza sempre dimostrati. Se fosse nato negli Stati Uniti lo venererebbero quanto e più di Philip Roth, ma siamo in Italia. E,quindi,sta nel dimenticatoio mediatico: anche se,ne sono sicuro, la cosa non lo preoccupa ,assolutamente, e forse ci ride pure su. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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