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Pavese Cesare - La casa in collina | La storia di una solitudine individuale di fronte all'impegno civile e storico; la contraddizione da risolvere tra vita in campagna e vita in città, nel caos della guerra; il superamento dell'egoismo attraverso la scoperta che ogni caduto somiglia a chi resta e gliene chiede ragione. "Ora che ho visto cos'è la guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: "E dei caduti che facciamo? Perché sono morti?" Io non saprei cosa rispondere. Non adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero". La grande intuizione delle ultime pagine de "La casa in collina" sarà ripresa e portata alle estreme conseguenze artistiche e morali nell'altro grande libro di Cesare Pavese, "La luna e i falò".
Media Voto: 5 / 5Luciano Stolfi luciano.stolfi@basilicatanet.it (15-02-2010) In "La casa in collina" Cesare Pavese sceglie di cimentarsi anche lui con la lotta partigiana, ma lo fa in un modo un pochino defilato, ponendosi quasi ai margini. Corrado, il protagonista, è, infatti, un intellettuale che, nel vivo della lotta, sceglie di rifugiarsi in una sua casa in collina e di ascoltare da quel rifugio i colpi di quella lotta. Corrado non fugge e non cerca di affossare la lotta partigiana: egli interiormente vive la lotta, si pone domande, cerca di capoire le ragioni di quello che sta succedendo. Soltanto decide di non prendere il fucile: un intellettuale tormentato, come lo era Cesare Pavese. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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