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Scalfari Eugenio - L' uomo che non credeva in Dio |
Con questo libro Eugenio Scalfari abbraccia l'avventura della sua esistenza: a partire dalla stagione magica dell'infanzia, passando per gli anni di formazione (la scoperta della filosofia al liceo di Sanremo, compagno di banco l'amico Italo Calvino), fino all'impegno giornalistico, che dura da oltre sessantacinque anni, per arrivare al tempo lungo della vecchiaia. Ma Scalfari non si accontenta di rammemorare, nel suo libro ogni ricordo vive e perdura in funzione di una continua tensione etica e intellettuale. Egli non entra nelle varie stanze della memoria, se prima non è certo di intravedere dalla soglia il bagliore di un fuoco razionale che possa ampliare il dato autobiografico, fino a farsi meditazione sulla vita, sui valori di ogni gesto compiuto. Ripensarsi bambino, vestito da Ballila ad ascoltare il duce da Palazzo Venezia, lo costringe a fare i conti con l'intossicazione del virus ideologico del fascismo. Poi si osserva adolescente entrare nella gabbia dell'Io, con indosso quella maschera che toglie l'innocenza; e nei due anni passati nella campagna calabrese, in fuga da Roma occupata dai tedeschi ("dopo otto mesi di pena, clandestinità e fame nera"), scopre la possibilità di un oblio di sé, imparando dal padre ad ascoltare "la voce degli alberi". Oppure si interroga su morale e politica, ricordando la figura di Enrico Berlinguer o quella volta che in un bar della Maremma Ugo La Malfa associò il fare della politica con l'arte di giocare di sponda a biliardo.
11 recensioni presenti. Media Voto: 3.09 / 5mirco (29-08-2009) Alle volte mi chiedo se la nascita di un libro nasca da una necessità interiore dell'autore o da un'esigenza editoriale. Pare che lo scopo principale di questo scritto sia quello di raggiungere la fatidica meta delle 150 pagine, sì da raggiungere la dignità di libro. I ricordi delle letture adolescenziali sono il pretesto per comporre una sorta di bigino, dove viene sintetizzato il pensiero dei maggiori filosofi della storia. Qualche ricordo dei tempi di guerra, la storia della nascita di "la Repubblica", alcune riflessioni malinconiche finali e il gioco è fatto. Cui prodest? Voto: 1 / 5 |
stefano Torcellan steftorc@libero.it (16-11-2008) "I colori nel sud hanno una sola dimensione, schiacciati dalla luce dell'estate, senza fondo." ... "Mio padre, quando passeggiavamo insieme, diceva che bisognava affezionarsi agli alberi, distinguerne le voci quando il vento scarmiglia i rami e le foglie suscitando sonorità diverse secondo che spiri dal ponente o dal dallo scirocco." ... "Dio muore nel momento in cui scopriamo d'averlo inventato per paura". * Ho voluto proporre alcuni brani del libro di Scalfari -ma ce ne sono molto altri- per cercare di restituire un po' di quell'emozione che ho provato nel riviverli attraverso la lettura. Deliziosa è la sensazione di rimuginarci su. Scopri qualcosa che ti appartiene e che condividi, solo che non hai saputo ben configurarla, ma solo avvertirla.
Sono le riflessioni di un vecchio saggio, cariche di tutte quelle tonalità che maturano al sole dell'esperienza, ravvivate dalla rugiada di quello stesso stupore che ci si trascina dall'infanzia, gioendone ancora con la stessa intensità.
Voto: 5 / 5 |
Tinama (24-10-2008) Scalfari non crede nell’idea di Dio che l’uomo nel tempo è andato elaborando “per sfuggire la paura”, non nel divino che è nell’uomo e che egli stesso cerca inconsapevolmente tutte le volte in cui va alla ricerca della verità e del bene. “C’è il rischio che tu abbia ricevuto più di quanto hai saputo dare, che tu abbia prevaricato, sia stato avaro di te. Sono gli unici due peccati che io riconosca per gravi e sarei disperato se sapessi di averli commessi. A volte questo dubbio mi prende e torno a esaminare i fatti della mia vita, gli incontri, le passioni, i contrasti, per scoprire la verità…
Chi non cerca ricompense ultraterrene aspira soltanto all’innocenza dell’albero della vita. E i frutti di quell’albero,vedi che cosa strana, puoi gustarli soltanto quando sei prossimo alla morte. Sono dolcissimi quei frutti, perciò io sostengo che la vecchiaia è una bella stagione e vale la pena di viverla in una quiete senza ignavia. Una stagione in cui senti assai meno il problema della sopravvivenza individuale e dell’amore di sé, e molto di più quello dell’amore per gli altri.”
Non parla di Dio perché la divinità che è in ogni uomo, lui lascia che si sprigioni liberamente, evitando stereotipi comuni che il più delle volte ingabbiano Dio impedendogli di operare nell’uomo.
E’ un libro ricco di riferimenti culturali e di riflessioni sulla vita che potrebbero sollecitare approfondimenti storico-filosofici e ripensamenti personali.
Voto: 4 / 5 |
nihil (01-09-2008) L’uomo che non credeva in Dio di Eugenio Scalfari Si può anche non leggere.
Si poteva anche non scrivere. Scalfari da grande giornalista si tramuta in scrittore che non mantiene nel testo l'interesse che ha suscitato con il titolo. Mischia ricordi personali (tenerissimi) con tematiche filosofiche, senza arrivare in realtà da nessuna parte. Insomma, come molti anziani, si parla un poco addosso. Voto: 2 / 5 |
Johnny (19-07-2008) Più che l'uomo che non credeva in Dio(pessimo titolo), Scalfari è arrivato alla conclusione, scorata e per niente sollevata, di non essere lui stesso più una divinità. Ciò si riflette in questo distillato piuttosto insipido di vita, filosofia e morte. Ciò sembra intaccare tutto il libro e anche l'attuale produzione giornalistica di Scalfari su Repubblica e l'Espresso, se la leggete. Un tirare i remi in barca assai diverso dalla senilità avanzata, ma fino all'ultimo istante combattiva, di Indro Montanelli.
Preferisco, a queste scorie, la fagocitosi letteraria di un Pietro Citati con le sue storie per soli iniziati. Voto: 1 / 5 |
uto (27-06-2008) un libro minestrone che parla di storia, filosofia, etica, metafisica, famiglia, politica in modo disorganico. manca il pathos e la coerenza. eppure la storia vissuta da scalfari è strepitosa come in parte descritta nella bellissima autobiografia: "La sera andavamo in via Veneto". Questo sembra il testamento filosofico di un uomo anziano e stanco di combattere. un vero peccato. l'italia di questi tempi ha bisogno di scalfari combattivi. Voto: 2 / 5 |
Angelo (07-06-2008) Il libro è scorrevole, si legge molto velocemente, ma sembra scritto da un professorino del liceo: un po' di filosofia, un po' di letteratura, cenni di storia del giornalismo. Mi aspettavo molto di più da un libro di Scalfari pubblicato da Einaudi. Voto: 3 / 5 |
antonio d'agostino (06-06-2008) Ad una prima lettura mi è sembrato un libro deludente , ma poi piano piano , quasi a posteriori , ne ho apprezzato la bellezza . Voto: 4 / 5 |
marianna (22-05-2008) Grazie a Eugenio Scalfari perchè ha lasciato da parte la storia, l'economia, la politica per dirci di sè, per farci entrare nella sua intimità, nei suoi sentimenti, nei suoi dubbi, nei suoi dispiaceri, nel suo coraggio anche.
Quanti passaggi meravigliosi, dall'inizio emozionante, al desiderio cosi umano, di possedere il dono dell'ubiquità in talune circostanze, al dolore per la perdita della moglie, all'amore per il nipotino
Grazie a Eugenio Scalfari per averci fatto il dono di sè Voto: 5 / 5 |
Gianni Soro soro-giovanni@tiscali.it (20-05-2008) Un libro apparentemente profondo, in realtà troppo superficiale, nel quale Scalfari abbozza varie tematiche spesso scollegate tra loro e sempre appena accennate: spruzzatine di classici della filosofia, brevi (e poco interessanti)accenni all'evoluzione delle manifestazioni del proprio inconscio, frammenti di memoria autobiografica, e poco altro. Piuttosto deludente rispetto a ciò che ci si poteva attendere da un personaggio della statura di Eugenio Scalfari e, considerate le ottime premesse di un suo precedente libro dai tratti autobiografici: "La sera andavamo in via Veneto", mi apettavo un testo molto più a contatto con la storia e molto meno la psicologia. Voto: 2 / 5 |
MAX67 INFO@BARONET.IT (15-05-2008) BELLISSIMO INTENSO RACCONTO DI UN GRANDE GIORNALISTA E PENSATORE STORIA E FILOSOFIA SI INTRECCIANO IN UNICO FILO CHE CONDUCE A 'L'ANIMA , SE AVETE PREGIUDIZI POLITICI METTETELI DA PARTE QUI SIAMO MOLTO OLTRE LA DESTRA E LA SINISTRA .
DA NON PERDERE. Voto: 5 / 5 |
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