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Bianchi Enzo - Il pane di ieri

Il pane di ieri TitoloIl pane di ieri
AutoreBianchi Enzo
Prezzo
Sconto 15%
€ 14,02
(Prezzo di copertina € 16,50 Risparmio € 2,48)
Prezzi in altre valute
Dati2008, 114 p., rilegato
EditoreEinaudi   

Nella promozione Einaudi fino al 11 marzo

Disponibilita immediata
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Descrizione
L'angoscia di fronte alla domanda: "che tempo fa?" è certo più forte quando un semplice evento atmosferico può distruggere in pochi minuti un anno di lavoro. Allora non è poi così strano vedere il parroco del paese incedere nella tempesta, il piviale viola scosso dal vento, fendere l'aria con l'aspersorio dell'acquasanta e implorare con voce ferma Dio di fermare la grandine: "Per Deum verum, per Deum vivum". In un mondo sempre più abitato da suoni nuovi e pervasivi è facile perdere le voci antiche che scandivano lo scorrere del tempo: il canto del gallo all'alba, il rintocco delle campane che annunciava momenti lieti o tristi, il grido dell'acciugaio e il richiamo del venditore ambulante di carta da lettere. Suoni quotidiani, destinati a tutti. Il cibo, a ben guardare, oltre che un nutrimento necessario è anche qualcosa di cui si deve "aver cura". La tavola è luogo di incontro e di festa e la cucina è un mondo in cui si intrecciano natura e cultura. Preparare il ragù può diventare allora un momento di meditazione e la bagna càuda un vero e proprio rito in cui gli ingredienti che la compongono rappresentano uno scambio di terre, di genti, di culture. A dispetto di ogni localismo (anche culinario) tutti i cibi anche i più nostrani, sono carichi di debiti con l'esterno e con chi, in terre lontane, ha coltivato le materie prime, le ha fatte crescere e le ha raccolte. Storie ricche di personaggi singolari, di saggezza popolare, di amore per la terra, di riflessioni sulla vita, la morte e la ricchezza della diversità.

La recensione di IBS
Enzo Bianchi, fondatore e priore della comunità monastica di Bose, in provincia di Biella, ha raccolto in questo testo una serie di storie del "tempo che fu", nate dalla saggezza accumulata in sessantacinque anni di vita al servizio della fede, dell'amicizia, del vivere insieme e dell'ospitalità. Le riflessioni partono da un'etica della propria terra, che per Bianchi è il piccolo paese di Castel Boglione (in piemontese Castervé), nel Monferrato, un borgo di settecento anime adagiato sulle rive dell'Erro e della Bormida dove l'autore andava a fare il bagno d'estate, circondato dalle colline disegnate dalla vite e dalle terre dissodate dall'aratro, allora ancora trainato dai buoi. Una vita dura, contadina, scandita dai ritmi del raccolto, dalla quale l'autore estrapola i quattro comandamenti appresi dal padre: fare il proprio dovere a costo di crepare; non esagerare, non ostentare; non prendersela, e attenuare il dolore; infine, "non mescolare le cose", come principio minimo di ordine contro l'impurità. Questi quattro "comandi monferrini" sono il magistero umano sul quale ruota il libro, una morale laica e popolare che viene rintracciata anche nelle biografie di noti piemontesi come Cesare Pavese, Norberto Bobbio e Vittorio Alfieri. Anche allora, negli anni '50 e '60, c'era l'ossessione per "il tempo che fa", ma era tanto diversa dalla curiosità un po' frivola dei nostri giorni; le calamità naturali portavano davvero fame e disperazione, e "ieri era Dio colui in cui si aveva fede e fiducia, mentre oggi sembra esssere la meteorologia".
Le storie raccontate da Bianchi sono piene di amore per la terra, sono meditazioni sulla gioia, sulla vecchiaia, e se tornano al passato è per parlarci della nostra condizione di oggi. I rintocchi delle campane, il canto del gallo, le voci dei venditori ambulanti vengono rievocati per criticare il rumore di oggi nel quale, assieme al silenzio, abbiamo smarrito la sapienza di una quotidianità rappacificata con la natura e con gli altri. Anche i riferimenti alla cultura del cibo e della tavola sono numerosi e la cucina in queste pagine diviene luogo privilegiato per ascoltare, per umanizzare le relazioni, per imparare, un'unica radice che accomuna sapere e sapore. Cucinare, far da mangiare per una persona amata – scrive Enzo Bianchi – è il modo più semplice e concreto per dirgli: "Ti amo, perciò voglio che tu viva e viva bene, nella gioia!" E così nel libro si parla molto anche delle virtù della vite e del vino, del rito tutto piemontese della bagna càuda, della comunione del pane come momento conviviale che precede la preghiera o la messa della domenica. Quello che qui viene evocato è un mondo intenso, arcaico, fatto di valori antichi ma ancora validi, proprio come "il pane di ieri è buono domani" (el pan ed sèira, l'è bon admàn), l'adagio del Monferrato che fa da premessa a questa stimolante lettura.

I vostri commenti
20 recensioni presenti.  Media Voto: 4.5 / 5

Franca (30-08-2011)
Un libro che rasserena, non aggira i problemi, ma guarda il mondo con gli occhi della saggezza. Il tutto con una prosa semplice e godibile. Ho passato delle ore di vera quiete. Consigliato
Voto: 5 / 5
Anto (28-03-2011)
Leggo i libri di Enzo Bianchi e mi sento una parte di un tutto. Che bel dono ha quest'uomo di trasmettere un pensiero intenso e semplice senza enfasi. L'autunno della vita arriva ma non c'è il timore, bensì l'accettazione di ogni giornata. Io non sono una cattolica praticante ma riconosco in quest'uomo il dono vero della fede.
Voto: 5 / 5
GIOVANNI (15-03-2010)
Libro che trasmette serenità e stimola alla riflessione. Gradevoli le descrizioni delle tradizioni del Monferrato e dell'esperienza dell'autore. Mi hanno colpito le caratteristiche dei suoi umili maestri e le riflessioni finali sull'atunno della vita
Voto: 4 / 5
Tinama (23-11-2009)
Il libro per la sua semplicità può essere letto in poche ore, ma è bello soffermarsi più a lungo perché va assaporata ogni briciola come “il pane di ieri”. “Il cibo è come la sessualità: o è parlato oppure è aggressività, consumismo; o è contemplato e ordinato oppure è animalesco; o è esercizio in cui si tiene conto degli altri oppure è cosificato e svilito; o è trasfigurato in modo estatico oppure è condannato alla monotonia e alla banalità….Far da mangiare per una persona amata….è il modo più concreto e semplice per dirgli: ’Ti amo, perciò voglio che tu viva e viva bene, nella gioia!’” Lettura piacevole, distensiva, che pur portandoci indietro nel tempo (è un vero viaggio nel passato), non ha il sapore struggente e melanconico della nostalgia, non è ricordo di qualcosa che non c’è più. E’ un ricordare per dare senso all’oggi e una speranza al domani. Il passato è vissuto come presente perché incarnato nel tessuto vitale dell’autore che di esso si è nutrito ed ora ne gusta le dolcezze. Ne scaturisce una meditazione pacata che tra descrizioni e riflessioni distende e alimenta la mente e lo spirito. C’è tanta vera umanità da cui trarre insegnamento. E se si è oltrepassati i primi “anta” fa bene ritrovare anche un po’ di se stessi.
Voto: 4 / 5
rolly (02-07-2009)
Non mi è piaciuto, pur ritrovando nel libro molti racconti dei miei nonni e genitori monferrini. Pieno di luoghi comuni ed immagini stereotipate (un es. fra tanti: nel capitolo "Vegliare insieme" l'immagine di chi restava da solo in casa e finiva immancabilmente ubriaco con la radio grcidante...). Sicuramente mi aspettavo qualcosa di diverso da Enzo Bianchi che ho spesso apprezzato nei suoi interventi televisivi e sui giornali. Tutto sommato i 15 capitoli potevano essere condensati in poche pagine di ricordi, uniti dalla considerazione sottesa nel titolo: l'insegnamento del passato è buono anche per il futuro.
Voto: 2 / 5
Angelo Limenta (16-06-2009)
Bello. Non è un libro di ricordi, non è un racconto di come eravamo, né di cosa facevamo o mangiavamo. Non è un libro da leggere tutto d'un fiato, nonostante lo spessore ridotto delle pagine, è un libro da meditare. La saggezza millenaria contadina forgiata dalla fatica quotidiana del vivere è il pane di ieri, il solo che sarà buono anche domani. Cio' che distingue l'uomo degli ultimi vent'anni rispetto alle generazioni precedenti è la perdita del legame con le proprie origini e quindi con il significato autentico delle cose, dei gesti e delle proprie azioni. Questo libro può essere occasione per rivedere e rivalutare molte delle nostre abitudini attuali o perdute nell'inganno del consumismo. E'una lente per mettere a fuoco cio' che il nostro occhio non vede (più).
Voto: 5 / 5
antonella (03-06-2009)
Veri suoni, veri sapori, veri sentimenti, che risiedono nel fascino della semplice vita contadina e nella saggezza che la pervade. Per non dimenticare.....
Voto: 3 / 5
Mami53 (29-04-2009)
Un bel libro, ben scritto soprattutto nella prima parte e leggermente appesantito da qualche ripetizione nella seconda parte. Nell'insieme è ben strutturato, scorrevole e piacevole. Personalmente non amo il genere "amarcord", e questo è l'unico motivo del mio voto medio.
Voto: 3 / 5
Roberto (28-04-2009)
Un libro bellissimo che ho letto in un pomeriggio, che fa ripensare e riscoprire i veri valori delle cose materiali e spirituali, e che auita a ridare un valore alle cose semplici ma che sono anche le basi della vita quotidiana. Una lettura piacevole che intriga per la semplicità delle persone e delle vicende, tanto da sembrare di farne parte.
Voto: 5 / 5
stefano (25-04-2009)
Semplicemente: straodinario. La sensazione è quella di essere sulle braccia di un vecchio nonno ad ascoltare le sue storie, i ricordi della sua vita. La domanda che mi solletica questo libro è IL PANE DI IERI, SARà BUONO DOMANI?????? Saremo capaci noi generazioni future ad avere lo stesso rispetto e lo stesso amore per la natura, per l'uomo e per le cose così come ci trasmette l'autore nella sua opera? Questo libro è un atto di amore, un pezzo di pane appena sfornato, fumante, invitante ma che esige tempo e rispetto per essere gustato.
Voto: 5 / 5
Roger (15-04-2009)
Un piccolo capolavoro. Da leggere e meditare. Il costo è un po' elevato, ma sono soldi spesi per un investimento dal ritorno umano profondissimo. Enzo Bianchi si conferma un grandissimo.
Voto: 5 / 5
ant lomell@libero.it (07-04-2009)
Il leit motiv del testo sono i ricordi di usi e costumi di qualche tempo fa, ma non è un libro che vive di nostalgia, anzi vi è un'analisi lucida e volte spietata del passato, con esaltazione però di quelle che erano abitudini e consuetudini che non esistono più. Pur essendo Bianchi fondatore e Priore della comunità di Bose(al)questo libro non è per niente indirizzato solo ai cattolici, è godibilissimo per tutti(quelli che hanno la mente aperta naturalmente...) e senza barriere; infatti così come Bianchi rispolvera tradizioni legate alla vita quotidiana, allo stesso tempo esalta piatti e pietanze semplici appartenenti alla tradizione culinaria del basso Piemonte..che solo a leggerle , che delizia! Prima di chiudere volevo segnalare un paio di passaggi che mi hanno colpito del testo: 1)L'importanza e l'amore che si trasmette nel cucinare, facendolo al meglio possibile 2) L'esaltazione del pane e del vino: "sono cibi antichi nei quali coltura e cultura s’incontrano e s’armonizzano perfettamente" 3) E cioè la cosa che mi ha fatto più riflettere, come Bianchi descrive l'orto: "l’orto è una grande metafora della vita spirituale: anche la nostra vita interiore abbisogna di essere coltivata e lavorata, richiede semine, irrigazioni, etc..."
Voto: 4 / 5
Richebourg83 (06-03-2009)
Bellissimo libretto (indimenticabile la prima parte) che ci narra una vita vera, autentica fatta di gioia ed anche dolore, ma sicuramente costellata di mille valori persi che distinguievano l'uomo dall'animale. Rara anche l'oggettività con la cui Bianchi ci presenta un epoca fatta anche di tante tribolazioni. Uica anche la serenità con cui affronta temi tanto semplici, ma anche tanto profondi come la conlcusione dell'esistenza. Mi sento di dire che forse il pane di ieri è più "bono" anche se duro. da leggere assolutamente.
Voto: 5 / 5
francesco (20-02-2009)
Questo libro è un piccolo cofanetto di ricordi, sapori, odori, di quella vita contadina che oggi è quasi scomparsa. Una vita dura, fatta di piccole cose,e di forti emozioni. Che nel tempo pultroppo hanno cambiato aspetto, trsformandosi oggi: in una vita artificiale, preconfezionata e priva di tutti quei valori che un tempo erano colonne portanti. Certo; una vita più dura, ma assai più genuina...Grazie Enzo!
Voto: 5 / 5
don Chisciotte (18-02-2009)
La statura morale dell'uomo Enzo Bianchi mi era nota già da tempo. Ora scopro anche lo scrittore capace di evocare immagini di un mondo ahimè perduto ma certamente più a misura d'uomo dell'attuale. Una prosa forte e schietta, sicura e di grande impatto: "un tuffo dove l'acqua è più blu"! Grande!
Voto: 5 / 5
Silvia Z. (11-02-2009)
E' un libro da leggere! Riesce a darti una sensazione di benessere che ti accompagna sempre quando ci ripensi e riesce a metterti in pace con il mondo!
Voto: 5 / 5
M. T. (01-02-2009)
Una parola limpida e schietta, immagini del mondo contadino ritratte con occhio sincero, un'immersione nel passato per rinascere migliori nel presente.
Voto: 5 / 5
Giovanni B. (31-01-2009)
Libro piacevole, interessante, bellissimo, non scioccamente nostalgico d'epoche passate... Il quarto capitolo dedicato all'arte del far da mangiare e alla cultura della buona cucina, con le tradizioni di una volta e quelle di oggi, è favoloso, bellissimo, e da solo merita tutto il libro, per il bel mix tra considerazioni sul passato, sul presente, sulla cultura, ecc. Mi ha affascinato e mi ha anche messo l'acquolina in bocca... la descrizione del "rito" del sugo, dei ravioli... (ma si badi che non è un capitolo dedicato al far da mangiare bene! bensì al come dire "ti voglio bene" con il cibo..). Il taglio del libro è di saggia umanità e tradizione, non c'è praticamente nessun discorso religioso, e ti fa proprio (ri)vivere tante cose delle recenti tradizioni di campagna, più o meno (s)conosciute, bello bello, da gustare, al massimo un capitolo per volta. Si merita tutti i 5 punti, assolutamente.
Voto: 5 / 5
Francesca (08-01-2009)
Questo sereno libro di Enzo Bianchi mi è piaciuto molto. Sia per la gradevolissima lettura, capace di coinvolgere, di far partecipe il lettore al punto da sentirsi come una statuetta dentro a quel presepe in continuo movimento dalla primavera a Natale lassù nelle langhe; sia per le mille piccole "morali" che la tradizione, la sapienza dei "vecchi", la vita insomma, insegna e di cui Bianchi si fa fedele memoria nel tempo.
Voto: 5 / 5
claudio (02-12-2008)
Eccezionale Enzo. In poco più di 100 pagine riesce a far rivivere la vita di cinquanta, sessant'anni fa del suo Monferrato. Par di vedere il parroco che lotta contro la grandine, che minaccia chi bestemmia, chi non va in chiesa, che fa chiamare dal chierichetto gli uomini prima della comunione. Par di partecipare alle vendemmie, al timore che l'anno venga rovinato da pioggia o grandine improvvisa. Ti sembra di far parte di quelle corti dove si coltivano orti e si producono quelle che noi oggi chiamiano prelibatezze. Tutto con il senso del rispetto di quegli anni, non certamente migliori di oggi, ma vissuti con più semplicità.
Voto: 5 / 5
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