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Littell Jonathan - Le benevole |
Nato in Alsazia da padre tedesco e madre francese, Maximilien Aue dirige sotto falso nome una fabbrica di merletti nel nord della Francia. Svolge bene il suo lavoro, è un uomo preciso ed efficiente. Preciso ed efficiente, del resto, lo era stato anche negli anni del nazismo, quando fra il 1937 e il 1945, aveva fatto carriera nelle SS in Germania. Pur essendo un nazionalsocialista convinto, il giovane e brillante giurista era entrato per caso nel corpo, punta di diamante del Reich hitleriano: fermato dalla polizia dopo un incontro omosessuale, aveva accettato di arruolarsi per evitare la denuncia. Nel 1941 Max è sul fronte orientale, dove dà il suo contributo al genocidiodi ebrei, zingari e comunisti. Al crepuscolo del nazismo, viene in aiuto a Max il suo bilinguismo: assumendo l'identità di un francese deportato in Germania, riesce a fuggire. Trascinato dalla corrente della storia e inseguito da fantasmi che, come furie benevole dei greci, le eumenidi, cercano vendetta, Max Aue è parte di noi, la parte più nera.
9 recensioni presenti. Media Voto: 3.33 / 5stefano (17-12-2009) Altro esempio di risultato non all'altezza delle ambizioni. L'intenzione era scrivere il romanzo "definitivo" sull'olocausto, dal punto di vista dei carnefici. Si ottiene un romanzo certe volte un po' prolisso, sicuramente interessante nella competente descrizione della burocrazia dello sterminio, con un rappresentazione piu' che efficace, anzi agghiacciante, della "Aktion" in Ucraina, della guerra in Russia, della caduta di Berlino. Ma a mio parere non riuscito nel personaggio principale, l'SS Aue, le cui deviazioni sessuali (e mi riferisco al rapporto incestuoso con la gemella) lo rendono ben poco "esemplare", anzi, fanno piu' pensare al filone nazi-porno che al romanzo storico. Possibile che questi SS devono sempre essere presentati come dei depravati? Una persona comune come protagonista avrebbe reso il risultato migliore (esemplare), od almeno non avrei saltato a pie' pari parecchie pagine. Voto: 2 / 5 |
maurizio mercuri mmercury2002@yahoo.it (03-09-2009) Beh che dire, forse le premesse c'erano tutte, poi la curiosità di uno scrittore di religione ebraica che crea il suo alter ego in un giovane ufficiale nazista ... si ma a rimangono le innumerevoli pagine inutili che si sarebbero potute ridurre almeno della metà, molto mi è sembrato di un libro costruito a tavolino, la stessa omossessualità del protagonista appare un ulteriore "scandalo" tra le pagine e per la critica, parlando di un carnefice, nazista, che assiste indifferente agli orrori del fronte orientale, con se ricordo bene una relazione incestuosa con la sorella ... l'autore ha voluto creare un mostro senza poi aver la forza di distruggerlo fino in fondo ... insomma tanto rumore per nulla Voto: 1 / 5 |
Marco mdl672002@yahoo.com (30-07-2009) Il vero capolavoro si ha quando ogni pagina di un libro contribuisce a renderlo tale; nel caso di questo libro, l'autore avrebbe potuto ottenere lo stesso risultato con 200 pagine in meno. Ecco perchè penso che "Le Benevole" non sia un capolavoro, ma soltanto un bel libro, in alcune parti un pò noioso, in altre davvero efficace ed originale. Voto: 3 / 5 |
Mik (18-07-2009) Questo romanzo - che fuori dai denti, senza inutili infingimenti, non esiterei a definire grande - ha due meriti: il primo è quello di offrire un coinvolgente affresco - e non un semplice bozzetto, come ormai è usuale - di un universo che in fin dei conti è appena dietro l'angolo. Il secondo è quello di farlo senza pretesa di essere la testimonianza di un tragico vissuto. La digestione della ecatombe nazista è avvenuta e il risultato - stomachevole per molti - è in realtà ricco di vitamine e fa bene alla pelle.
Insuperabili (ovviamente nella resa del loro orrore allucinato, ma è inutile dirlo) le narrazioni delle Aktionen ucraine e del caos dell'evacuazione finale dei campi. Eccellenti anche i cambi di registro e di ritmo, e i paradossi dell'accelerazione del finale.
Maximilien Aue (e Thomas Hauser) entrano di prepotenza nella galleria dei Personaggi della letteratura occidentale. Esagero? Provate a dimenticarli! Voto: 5 / 5 |
kikkokat (05-05-2009) Mamma mia che noia immensa! Non sono riuscito ad arrivare oltre la pagina 300...Per carità l'autore è un bravissimo narratore, ma si dilunga troppo, il romanzo è come se andasse al rallentatore invece di proseguire e andare avanti, come dovrebbe...E come' se metti un Cd nel lettore e schiacci pausa, per poi schiacciare di nuovo play e poi pausa. Davvero noioso, la bravura dell autore nel descrivere gli eventi non salva il lettore dalla noia. Sconsigliato! Voto: 2 / 5 |
Luciano Tripepi lucius.calabrus@gmx.net (13-02-2009) Il romanzo di Jonathan Littell è la voce del negativo che si fa storia, la testimonianza rovesciata di fronte all'orrore dello sterminio. La letteratura vera è sempre sfida al negativo, alla contraddizione, a volte all' abiezione che cova nell'essere umano. Littell riesce a dare lingua letteraria allo spazio e al tempo della tragedia, ricostruisce la dimensione storica e, in essa, la multiforme lacerazione perversa del suo protagonista, sempre in bilico fra un lume di coscienza e la piena indifferenza alla natura criminale del regime hitleriano. Eppure, nonostante il grande successo editoriale, "le Benevole" non supera la soglia dell'incompiuto, non riesce a costruire l'equilibrio tragico di un possibile capolavoro.La quantità del descrittivo soffoca, più volte, la verisimiglianza del protagonista, molte pagine riprendono stereotipi psicologici della perversione, specie sessuale. La centralità degli incontri del protagonista con la gran parte dei protagonisti della barbarie nazista ne rende in parte ridondante l'informazione storiografica e rigidamente costruiti i dialoghi. Un'occasione in parte mancata,in conclusione, da parte di un esordiente che, affrontando il più difficile tema, nel modo più arduo, fallisce proprio laddove l'approccio estetico al male imperdonabile suona silenzio e impotenza per la lingua letteraria. Voto: 3 / 5 |
Daniel (25-01-2009) 'Dal punto di vista terribile e ripugnante dei carnefici': cosi l'einaudi lo definisce sulla copertina. Ma il punto è che il romanzo rivela con grande maestria e originalità che questo punto di vista 'carnefice' è cosi comune quanto banale. In altre parole che può coinvolgere il lettore stesso, risvegliandolo da ipocriti stati di buonismo ipocrita. Certo il romanzo presenta numerosi errori di ortografia, a dimostrazione che forse vagamente l'unico errore è stato quello di renderlo cosi possente come testo e quindi ampio come racconto, ma resta uno dei migliori romanzi, semplicemente geniale e intenso, con cui l'umanità inizia il nuovo millennio. Complimenti a Littell che ha raccontato tutto ciò che l'arte medesima stentava ancora a raccontare. ps.sublime è l'uso camp e queer nei personaggi e nelle situazioni Voto: 5 / 5 |
philo (26-11-2008) Il libro è veramente bello ed avvincente. Va premiato l'autore per la dettagliatata ricostruzione storica e per le belle pagine di filosofia sparse qua e la nel testo. E' sicuramente un libro angosciante ma la struttura o lo svluppo narrativo è molto coinvolgente. Non pesano assolutamente le quasi 1000 pagine. Unico neo il richiamo continuo ai gradi dell'esercito e delle SS che all'inizio confonde un poco e dopo ci si fa l'abitudine. Voto: 5 / 5 |
marco (12-10-2008) Mi è piaciuto. Leggendolo ha una certa presa sul lettore, forse per la sua crudeltà in certi passaggi, o forse, per chi come me appassionato di storia, è interessato a scoprire anche l'altro lato della 2 guerra mondiale, quello degli sconfitti. A dire il vero mi aspettavo di più leggendo le recensioni e la pubblicità fatta, però mi sembra un bel romanzo: duro, preciso, mai noioso, tranne che per l'inutile elenco dei vari gradi militari dell'esercito tedesco. Giudico un libro anche da quanto ne ricordo dopo averlo letto da mesi, e devo dire che questo mi ha colpito. Voto: 4 / 5 |
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