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Goodwin Jason - Il ritratto Bellini | 1840: un ritratto simbolo dell'antica grandezza ottomana, scomparso da Istanbul quattro secoli prima, riappare misteriosamente a Venezia. Il sultano lo pretende. E Yashim in missione nella agonizzante ex Serenissima, scopre che il dipinto leggendario semina morte, suscita amori, dissolve ricchezze favolose. E la ricerca dell'eunuco detective si trasforma in un oscuro gioco del gatto col topo, che minaccia di distruggere più di un trono in Europa. Con il fido Palewski. Yashim si aggira in una Venezia spettrale e oppressa dal giogo della dominazione autriaca. Due cadaveri che appaiono nella melma dei canali fanno subito capire che la partita non sarà né semplice, né incruenta. Tra gli echi di Istanbul che risuonano in tutta la laguna - un palazzo che ospitava un caravanserraglio, dimore fatiscenti che celano tesori -, niente è come sembra, tutto rimanda a un disegno nascosto che muta di continuo, intrecciando presente e passato, finzione e realtà. Il ritratto di Maometto il Conquistatore di Gentile Bellini (o "attribuito a" come dicono prudentemente gli esperti), al centro di questo romanzo, non è invenzione. È un dipinto famoso oggi custodito alla National Gallery di Londra. Le peripezie storiche del dipinto sono ricostruite da Goodwin in una divertente Appendice al romanzo.
| La recensione de L'Indice |
 Di Jason Goodwin, esperto di storia bizantina, quest'anno Einaudi ha pubblicato due volumi: I signori degli orizzonti, saggio storico sull'impero ottomano, e Il ritratto Bellini, terzo giallo della fortunata serie dedicata al detective eunuco Yashim. L'oggetto di indagine del primo, ossia le interessanti vicissitudini dell'impero turco, fa da sfondo al secondo, nel quale l'autore, con l'acribia dello storico, sa ricostruire in modo convincente luoghi e situazioni. Questa volta però, rispetto ai precedenti romanzi (L'albero dei giannizzeri, 2006 e Il serpente di pietra, 2007), non è Istanbul a prestare le proprie intricate vie e i colorati bazar alle peripezie dell'intrigante Yashim. La complessa trama del giallo si sposta infatti a Venezia, ex Serenissima ormai sulla via del declino, accelerato dalla dominazione austriaca. Siamo nel 1840. Il giovane sultano turco Abdülmecid desidera entrare in possesso del ritratto di Maometto II il Conquistatore, datato 1480 e attribuito al veneziano Gentile Bellini (la tela si trova ora alla National Gallery e il suo viaggio è ripercorso dall'autore in appendice), di cui vengono individuate le tracce proprio a Venezia. La ricerca di Yashim e dell'amico Palewski, ambasciatore di Polonia presso la Sublime porta, si snoda per le calli di una Venezia "tale e quale ai Canaletto appesi nella residenza dell'ambasciatore inglese, solo molto più in grande", tra il Caffè Florian e il Fondaco dei Turchi, attirando una sequela di indecifrabili delitti. Accanto all'originalità del plot, si rintracciano dettagli ormai ricorrenti nei romanzi di Goodwin, come l'incontro di Yashim con una donna dalla bellezza irresistibile, sfibranti lotte fisiche, ricette di cucina e libri francesi. Una combinazione che sembra funzionare. Si può perciò perdonare all'autore la citazione del "Gazzettino", quotidiano veneto che sarebbe stato fondato qualche decennio più tardi (1887). Rossella Durando |
Media Voto: 3.5 / 5Dave (12-07-2010) Era il primo libro dell'autore che leggevo (su consiglio di un amico) ma mi ha deluso tantissimo.
L'utilizzo di nomenclature arabe (spesso utilizzate come sinonimi)crea continua confusione durante la lettura.
Ma soprattutto non si capisce nulla della storia e dei personaggi. Forse si dà per scontato che il lettore abbia già letto i libri precedenti?
Accettabile solo l'affresco veneziano dell'epoca.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Alan (20-12-2009) Molto bello anche l'ultimo libro della serie di Yashim. L'ambientazione a Venezia lo rende ancora più intrigante (per chi ama la serenissima).
Da leggere tutto d'un fiato come gli altri due....e aspettiamo il prossimo! ;-) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabio fabio.tadini@yahoo.it (25-09-2009) Ho letto tutti i romanzi della trilogia di Yashim e trovo che questo sia il meno riuscito. In parte ciò è causato dall'aver abbandonato la location di Istanbul, città molto amata dall'autore che, attraverso i suoi romanzi, faceva conoscere anche ai lettori; infatti spostandosi in una città da lui meno conosciuta, anche se altrettanto magica come Venezia, il racconto risulta meno vivo e palpitante.
Inoltre per le prime 180 pagine il vero protagonista del racconto è Palewski, l'ambasciatore di una Polonia che non esiste più ad Istanbul, usualmente spalla di Yashim; infine il meraviglioso personaggio della valide non fa che una comparsata di 5 pagine, dopo essere stata il cuore palpitante del racconto negli altri romanzi della serie!!
Il mio giudizio è certamente quello di un ammiratore tradito dallo scrittore, perché il libro in sè è ben costruito, si legge bene e lascia suspence fino alle ultime 15 pagine alorquando si scopre la verità sul caso.
Se è il vostro primo libro della serie leggetelo, vi piacerà!!! Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Paola (27-07-2009) Libro piacevole.Un po' di colpi di scena, politica e intrighi internazionali ed un costante filo Venezia - Istanbul. La prima, decadente e prigioniera dell'oppressione post-Serenissima; la seconda viva e vivace nel "grande gioco" mondiale. Si legge bene,anche con i suoi molti spunti storici sul periodo. Peccato che il ritratto in copertina sia parziale perché il testo scatena la curiosità di vedere dal vivo questo dipinto.
Nel complesso, se ne esce come in un distensivo pomeriggio di luglio su una comoda sdraio, all'ombra.Sereni. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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