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Lilin Nicolai - Educazione siberiana

Educazione siberiana
Zoom della copertina
TitoloEducazione siberiana
AutoreLilin Nicolai
Prezzo € 20,00
Prezzi in altre valute
Dati2009, 343 p., rilegato
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)

Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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Descrizione
Cosa significa nascere, crescere, diventare adulti in una terra di nessuno, in un posto che pare fuori dal mondo? Pochi forse hanno sentito nominare la Transnistria, regione dell'ex Urss autoproclamatasi indipendente nel 1990 ma non riconosciuta da nessuno Stato. In Transnistria, ai tempi di questa storia, la criminalità era talmente diffusa che un anno di servizio in polizia ne valeva cinque, proprio come in guerra. Nel quartiere Fiume Basso si viveva seguendo la tradizione siberiana e i ragazzi si facevano le ossa scontrandosi con gli "sbirri" o i minorenni delle altre bande. Lanciando molotov contro il distretto di polizia, magari: "Quando le vedevo attraversare il muro e sentivo le piccole esplosioni seguite dalle grida degli sbirri e dai primi segni di fumo nero che come fantastici draghi si alzavano in aria, mi veniva da piangere tanto ero felice". La scuola della strada voleva che presto dal coltello si passasse alla pistola. "Eravamo abituati a parlare di galera come altri ragazzini parlano del servizio militare o di cosa faranno da grandi". Ma l'apprendistato del male e del bene, per la comunità siberiana, è complesso, perché si tratta d'imparare a essere un ossimoro, cioè un "criminale onesto". Con uno stile intenso ed espressivo, anche in virtù di una buona ma non perfetta padronanza dell'italiano, a tratti spiazzante, con una sua dimensione etica, oppure decisamente comico, Nicolai Lilin racconta un mondo incredibile, tragico, dove la ferocia e l'altruismo convivono con naturalezza.

La recensione di IBS
Fin dai tempi degli Zar, gli Urca, una popolazione di briganti delle foreste siberiane, organizzano la propria società in maniera indipendente ed autonoma. Cristiani ortodossi, profondamente legati alle tradizioni della Chiesa ma contrari a ogni autorità civile e religiosa, i siberiani basano la propria economia sul saccheggio dei convogli imperiali che percorrono la loro vasta regione. Si tratta di una comunità criminale con un codice etico e delle tradizioni profondamente radicate, una società chiusa, in cui il denaro e i mezzi materiali non hanno nessuna importanza per il singolo individuo, ma vengono utilizzati per il sostentamento di tutta la comunità. Un microcosmo in cui gli unici oggetti degni di rispetto sono le armi e le icone dei santi; in cui i disabili, i malati di mente, perfino i miopi, vengono chiamati “Voluti da Dio”, e vengono protetti anche a costo della vita.
Con l’avvento del regime comunista gli Urca vengono deportati, insieme agli altri criminali, in una delle regioni più povere del sud della Russia, la Transnistria, un lembo di terra schiacciato tra la Moldavia e l’Ucraina. È così che a Bender si ritrovano a convivere le bande criminali più pericolose della nazione. Armeni, ucraini, georgiani, caucasici, cosacchi, si spartiscono i quartieri della città. I siberiani si stabiliscono ai margini della foresta, a Fiume Basso, e da lì, così come avevano fatto in passato contro gli Zar, proseguono nella loro strenua resistenza al governo centrale di Mosca.
Attraverso lo sguardo del giovane Nicolai “Kolima”, figlio e nipote di «criminali onesti», entriamo in contatto con un mondo parallelo e sconosciuto, basato su regole e gerarchie nuove e sovversive rispetto a quelle tipiche della società civile. Una controcultura nettamente separata dalla società che la accoglie e che, esattamente come la mafia italiana, segue delle regole proprie tramandate attraverso le generazioni. Kolima è solo un bambino, che impara le regole della sua comunità osservando i grandi, ascoltando le storie che vengono raccontate dagli adulti di ritorno dal carcere.
Ogni frase pronunciata, ogni gesto, ogni tratto dei disegni che i siberiani portano tatuati sul corpo, ha un significato preciso nella simbologia criminale. Segni che solo chi appartiene alla famiglia sa interpretare, regole sacre che vengono infrante solo a costo della vita. Ed è proprio la vita di una manciata di ragazzini ad essere in gioco ad ogni capoverso di questo appassionante romanzo. Si può perdere per poco: per aver rivolto la parola a un poliziotto, per aver preso i soldi da un membro del governo, per aver impugnato un’arma in casa o per non aver rispettato i Santi. In Transnistria, nelle carceri e negli istituti minorili dove la famiglia siberiana estende la propria autorità, se si sbagliano i modi e i tempi di una risposta, si paga con il sangue e con l’umiliazione. In questi posti la giustizia non è quella applicata nei tribunali, anzi, i criminali onesti temono di venire contaminati dalle istituzioni corrotte e prive di etica; in questi posti la giustizia si formalizza nei riti quotidiani, nei racconti, nei simboli.
Un libro che raccoglie le tradizioni, la cultura, il folklore di un popolo criminale ma dignitoso. Una scrittura semplice, chiara, eppure prorompente, capace di sovvertire le regole elementari del senso comune, capace di far riflettere sulla caducità delle strutture sociali, sulla molteplicità delle gerarchie, sul totale relativismo del concetto di giustizia sociale. Un termine mai pronunciato, ma che percorre ogni pagina di questo romanzo, confondendosi, alternandosi con l’ingiustizia somma, la summa iniuria che spesso si cela dietro ogni forma di estremismo.

Ascolta l'intervista all'autore del libro su RadioAlt.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Educazione siberiana è una narrazione di tipo etnico-antropologico in cui, in forma di racconto, si espongono usi, costumi, tradizioni e linguaggio di una comunità. La comunità è quella di ex siberiani criminali, deportati (ai tempi di Stalin) e poi radicati in Transnistria ai confini (o dentro) la Moldavia, una comunità nata appunto da deportazioni sovietiche di fuorilegge e poi cresciuta come un'enclave all'interno di quell'enclave che è, rispetto alla Moldavia, appunto la Transnistria, l'oltre Dnister o Nistro (sulla cui riva orientale sorge questa regione, secessionista dalla Moldavia). Da un racconto all'altro, con il collante di un narratore che ricorda, dal crudele fronte ceceno dove è stato spedito dai russi, un recentissimo passato, si snoda una sequenza di personaggi e di situazioni che illustrano gergo e codice morale di questa singolare comunità. La comunità criminale svolge la sua illegale e spesso violenta attività rispettando la religione, i bambini, i disabili, le donne e gli animali ed escludendo solo poliziotti, banchieri e rivali. Questa comunità ha sviluppato un suo codice d'onore e un suo linguaggio, di cui persino complessi tatuaggi sono manifestazione. Passando da un racconto all'altro, con una tecnica molto antica e popolare di narrazioni a incastro, il libro presenta il complicato rituale con cui le armi condividono la vita e la stessa religione degli umani, i deboli vengono difesi, il cibo e la casa condivisi. Una specie di onesto microcosmo (le storie vanno dai tempi di Stalin agli anni novanta) popolato da criminali all'antica, tanto rispettosi delle loro leggi quanto indifferenti a quelle degli stati e delle società, violenti ma a loro modo giusti e timorosi di Dio e delle (loro) autorità. Una comunità sul punto di estinguersi, minacciata dalla nuova criminalità senza regole e morale, che infatti la spazzerà via prima e meglio di qualsiasi esercito regolare.
Il libro è classificato, con il solito trucchetto editoriale (quando non si sa che etichetta dare a un testo in prosa e si vuol dargli la più commerciabile), "romanzo", ma è un romanzo come lo è il Decameron, cioè non lo è, è una sequenza di racconti, il cui tema a volte è un fatto, una storia tramandata dalla comunità criminale (e in tal senso è legittimo parlare di vera e propria narrazione), a volte semplicemente l'illustrazione di un rituale, di una figura della complessa gerarchia, di linguaggi e tradizioni (e in questo senso si tratta di una saggistica antropologica, alla Levy Strauss, i cui tratti narrativi sono comunque ovviamente piuttosto forti e sempre inevitabili).
Se le narrazioni illustrative di usi e costumi (molta attenzione al linguaggio) sono a volte noiose e lente, quelle di eventi (la caccia e lo spietato castigo dei violentatori di una bambina autistica, la sequenza impressionante di lotte e risse il giorno del compleanno del narratore, episodi della vita nei durissimi carceri russi) sono spesso avvincenti e piene di ritmo. La procedura a incastro è in parte presentata come una tipica deriva popolaresca di un discorso che passa disordinatamente da un tema all'altro e in parte si rivela per quel che soprattutto è, un metodo calcolato per coprire un po' tutto il paesaggio sociale della comunità siberiana di Transnistria. Di grande interesse risulta il quadro della società ex sovietica subito dopo la caduta del comunismo, con l'immediata (ma in realtà radicata) estraneità della gente al marxismo di stato, la rapida proliferazione di una cultura antistatale e amorale sulle ceneri di uno statalismo violento e cieco.
Non meno interessante poteva essere osservare l'italiano di questo libro, scritto da uno che vive in Italia da cinque anni (Nicolai Lilin abita a Cuneo e fa tatuaggi), e quindi lingua a dir poco seconda, se non terza o quarta. Purtroppo il piallamento redazionale ha tolto ogni interesse stilistico al testo, che si legge in un italiano medio, abbastanza preciso nei numerosi passaggi metalinguistici di definizione di parole autoctone della comunità, ma incolore e persino politically correct, come quando si chiamano "disabili" gli handicappati teneramente protetti dai premurosi criminali. Per questo non si capisce perché il risvolto di copertina vanti il tasso espressivo di una lingua che invece ne ha pochissimo (mica si penserà che basti un certo numero di fastidiosi "'sto" per "questo", con tanto di apostrofo aferetico, a dare il sapore dell'informale?) e che, forse, è stata persino troppo riveduta. Resta comunque l'importanza di scrittori non italiani che usano un italiano non materno per scrivere racconti o romanzi, come Amilda Ibraimi in Rosso come una sposa (ancora Einaudi) o Amara Lakahous in Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio (e/o). Un segno dei tempi, che la lingua della letteratura sta registrando da decenni nelle altre nazioni e che ora comincia ad affacciarsi anche nella nostra.
Vittorio Coletti

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 24 recensioni presenti.  Media Voto: 3.20 / 5

Estelgard (06-12-2009)
Effettivamente il libro mi ha conquistato per i suoi contenuti, poichè non sapevo nulla della Transnistria e imparare qualcosa di nuovo su diverse culture mi è sempre piaciuto. Lo stile è in parte ricercato e in parte grezzo, cosa che mi pensare, come ha scritto qualcuno, che ci sia lo zampino di qualche furbo editore che ha "guidato" l'autore del libro. Le storie sono di certo in parte romanzate e in parte vere, per cui fanno riflettere ancora di più. Comunque consiglio di leggere questo testo come un saggio, nonostante sia autobiografia illumina sul modo di vivere di questi "criminali onesti" siberiani e sulla loro filosofia. La violenza e gli usi arcaici di questa gente sono molte volte spiazzanti e la crudezza del racconto caratterizza sempre gli avvenimenti, per cui si astenga chi non ama le "tinte forti". Detto questo però il libro non mi ha appassionato fino in fondo, forse perchè scritto in maniera troppo regolare, quasi da sceneggiatura di film (pare che si farà infatti), senza veri momenti che mi hanno fatto sussultare. Ripeto che più che l'autobiografia mi hanno interessato i vari aspetti della cultura degli Urca, ma alla fine la lettura non mi è dispiaciuta.
Voto: 3 / 5

Andrea (16-10-2009)
Bruto, brutale e arcaicamente affascinante. Questo è il mondo fino ad oggi sconosciuto raccontato da Lilin. Escendo dallo stretto ambito narrativo e artistico, se il racconto fosse tutto vero sarebbe "bello" (faccio un paradosso) avere una mafia del genere in Italia. Una mafia che rispetta i bambini e le donne e che non uccide senza ragione gli innocenti.
Voto: 4 / 5

henry (19-09-2009)
Per me, qualsiasi libro che rappresenta un viaggio in un "altro mondo" è affascinante: scritto poveramente e spigoloso, come il mondo di cui racconta,ci porta fisicamente ove, forse, fisicamente non andremo mai: le logiche e le regole di quest'altro mondo sono la base di un altra vita, che forse a noi sarebbe capitata, se fossimo nati là e non qui...ricordiamoci sempre questo, quando leggiamo di altri luoghi! Il libro regala un bell'occhio, per guardare e zoomare in un paese che non esiste (la Transnistria non è riconosciuta!)
Voto: 5 / 5

YURY (07-09-2009)
Prendiamo "I ragazzi della via Pal", ambientiamolo negli anni '80/90 vissuti ai margini dell'(ex)impero sovietico, attualizziamolo con una spruzzata di "etica violenta" ed ecco il risultato: 300 pagine più che godibili. Punto di forza la capacità di ricreare un mondo che ruota in modo naturale intorno ad una filosofia criminale, punto debole una certa ripetitività lessicale.
Voto: 4 / 5

Nikita (31-08-2009)
Le testimonianze orali degli anziani che caratterizzano questo romanzo, rappresentano una novità per la nostra (italica) pessima, modesta narrativa (eccezioni Il Fasciocomunista e Walter Siti e poco altro), dove imperano ispettori e poliziotti. Invece gli Urka odiano gli ispettori e i poliziotti, e ne hanno ben donde.... Non so se tutte le vicende siano vere ma sono convinto siano verosimili. Lilin non ha scritto certo un capolavoro ma i suoi detrattori brillano per superficialità. Meditate, magari fatevi un viaggio in Transnistria invece che riempire annoiati le pigre spiagge con ombrelloni, radioline e palloni.
Voto: 4 / 5

Bracardirum brunosettimj@msn.com (31-08-2009)
Si tratta di una narrazione talmente scorrevole e coinvolgente da appassionare sia il lettore semplice che quello più smaliziato. E' la storia romanzata, ma probabilmente vera almeno nella sostanza, dei primi 20 anni di vita di un "criminale onesto", un pluriomicida confesso ma non pentito, e forse ancora orgoglioso dei suoi delitti. Una rara specie di genio siberiano che ora vive in Italia da sei anni e pare abbia decisamente cambiato mestiere, anche se sarebbe un vero delitto che i nostri abbondanti criminali stanziali o migratori si perdessero così la sua esperienza unica in fatto di onestà. Ora in Italia questo genio per vivere fa il tatuatore, un mestiere che si è portato da casa, i tatuaggi si vede che li sa fare e li fa lui, e sarebbe da imbecilli dubitarne. Ha imparato con sorprendente rapidità a parlare correntemente italiano, ma lui è giovane, è abituato dalla nascita ad esprimersi e a pensare in tre o quattro lingue diverse, e anche questo ci può stare. L'unica cosa di cui fortemente dubito è che questo ottimo libro sia davvero tutta farina del sacco suo. Troppo poche ed accorte le cosiddette ingenuità stilistiche e grammaticali, troppo protervi e temerari (fin dall'incipit, appunto) viceversa gli ammiccamenti autopromozionali di ben altri sviluppi mediatici. Ma questa è chiaramente opera di editoresà quale bravo ma sconosciuto scrittore autentico. Una volta venivano chiamati negri, ora mellifluamente ghost-writers, ma sempre di lavoro oscuro si tratta. Anche il vero autore fosse un dipendente in regola con i versamenti, magari lo stesso ignoto autore del bel risvolto di copertina, andrebbe sempre citato per nome, per soddisfazione sua, dei lettori, e perché no del fisco. Ma probabilmente si tratta di una intera équipe di professionisti intermediatici. Lo vedremo presto. Il libro è sicuramente godibile, sono io ad essere obsoleto e queste moderne astuzie finiscono col rottamarmi. Però obiettivamente, per quanto detto all'inizio, un 4 stelle ci può stare.
Voto: 4 / 5

Alessio (31-08-2009)
Non è un libro che si distingue per la scrittura o la trama, e nemmeno per la costruzione dei personaggi, ma è molto interessante. E' praticamente un'insieme di racconti collegati tra loro, che aprono una finestra su di un mondo sconosciuto(a me perlomeno) e, se anche solo metà di quel che vi si racconta è vero (qualche dubbio mi viene), vale la pena di leggerli.
Voto: 3 / 5

PAOLO (30-07-2009)
Libro assolutamente mediocre, noioso da leggere, senza trama e senza patos. Mi sono chiesto piu' volte come ha fatto a diventare un caso letterario. Oggi ne ho avuto la risposta: la Cattleya, casa di produzione cinematografica, ne ha acquistato i diritti. Siamo sicuri che, come in altri casi (vedi Stig Larson), cattiva letteratura, spacciata per eccelsa, non sia strategicamente al servizio di lucrosa cinematografia? Credo che ormai la strategia sia questa: creare un personaggio scrittore ( e il nostro Lilin e' stupendamente poco banale ), scrivere un testo non difficile alla portata delle masse, pubblicizzarlo con un raffinato tam tam mediatico, e infine lanciare l'attesissimo filmone. Dispiace solo che in tutto questo ci si metta di mezzo il buon nome della vera letteratura.
Voto: 1 / 5

Anya (23-07-2009)
è una scrittura "filmica". oggetti, azioni, atmosfere si "vedono". editing perfetto - nel senso di "quel tanto che basta" -. ottima scelta da parte di Einaudi. un libro bello.
Voto: 5 / 5

jubanne (21-07-2009)
Ho trovato questo libro interessante, non tanto nella sua struttura narrativa, evidentemente non eccelsa, quanto nei suoi contenuti. Rimane il dubbio di quanto la biografia narrata possa essere vicina al reale. A mio avviso, se trattasi di storia vissuta, è un libro che vale la pena di leggere.
Voto: 3 / 5

MaxVG (17-07-2009)
Una buona lettura se non altro per l'originalità dell'ambientazione. Certo, la struttura letteraria di Lilin non è esattamente degna di alcuni suoi celebri (quasi) conterranei ma ha il pregio di una prosa asciutta che per lo meno non appesantisce le parti meno brillanti del libro. Per fortuna non mancano i capitoli avvincenti come quello della terribile esperienza nel carcere minorile, pagine dense di orrore il cui valore documentale conferisce di per sé valore a Educazione Siberiana. Semmai è la veridicità della testimoninianza a non convincermi del tutto. La visione è a dir poco manichea: Kolima e i suoi sono uomini d'onore e senza macchia che finscono per picchiare e ammazzare tutti ma solo e soltanto per legittima difesa di sé, delle leggi della comunità o di altissimi principi. Tutt'attorno al contrario li circonda una metastasi morale fatta di stupratori, pederasti, traditori e drogati che vivono alla stato bestiale. Sotto questo profilo - affatto secondario - pare quasi un'americanata in salsa post sovietica. Chiudo da dove avevo cominciato: tutt'altro che privo di pecche ma interessante.
Voto: 3 / 5

sabrina (11-06-2009)
Un bel libro, si legge tutto d'un fiato, un pò prolisso nei capitoli, l'autore sente sempre l'esigenza di spiegare tutto e tutti i personaggi, un pò come un continuo aprire di parentesi, che io avrei aperto direttamente in capitoli, così da approfondire tutti i discorsi, comunque gli occhi sono quelli di un bambino, e tutti gli atti di violenza, tutti i coltelli e tutto il sangue, sono percepiti nell'unico modo in cui può percepirli un bambino nato e cresciuto in quella dimensione, è tutto normale, ed è tutto accostato alla grazia, naturale, verso altre fugure, meno fortunate. Ad un certo punto, quella dimensione, paradossalmente, sembra naturale anche a chi, come me, certe cose non le ha mai, nemmeno immaginate.
Voto: 4 / 5

Arcangela Cammalleri arcange@alice.it (26-05-2009)
Nicolai, Kolima vive a Bender, capitale della Transnistria, nel quartiere Fiume Basso, secondo la tradizione siberiana, il codice d’onore è regolato da un’educazione criminale. L’educazione siberiana, è, un ossimoro: criminali onesti. La criminalità retta da una giustizia violenta, s’innesta con i valori quali, l’amicizia, la solidarietà, la violenza, come un seme necessario e naturale. Nicolai trascorre l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza imparando tutto un cerimoniale fatto di parole non dette o dette in un certo modo, il gergo criminale, le gerarchie con i propri ruoli, l’uso delle armi, il coltello prima, la pistola dopo come se si maneggiassero innocenti giochi di guerra, l’odio per gli sbirri, la cui uccisione è men che meno la morte in un conflitto a fuoco dentro un video – game.. E’ un mondo chiuso la cui trasmissione dei valori assume una sacralità antica le cui leggi affondano nella notte dei tempi. Questo giovane, dall’esperienza di un anziano, è una commistione di antichi codici d’onore che cozzano con la civiltà odierna, perché una vita violenta avvicina alle bestie, ma anche una vita pacifica, in cui i valori sono solo materiali, è una vita disonesta. La vera realtà della vita si presenta amara per Nicolai, ai diciotto anni prende coscienza di crearsi un futuro diverso, fuori dalla comunità criminale, il consumismo post-sovietico è impressionante per uno educato alla sobrietà dei costumi siberiani e si sente stanco, disorientato nella prospettiva di realizzarsi in qualche modo onesto ed utile. In uno stile semplice ed immediato, come quasi cronistoria, Lilin ci addentra in queste realtà sconosciute che solo da poco stanno perdendo la loro identità e si avviano verso l’occidentalizzazione forzata. E’ una lettura inconsueta, interessante, un’ennesima testimonianza dell’infinita gamma dei comportamenti umani e di quanto l’abisso del male sia estremamente profondo e senza fondo.
Voto: 3 / 5

luca alquati alquati@alice.it (15-05-2009)
Un libro molto bello per ciò che racconta con estrema verità senza mai cadere nel volgare,e anche in scene forti mantiene un'aura di pudore. Da far leggere in alcuni passi nelle antologie a scuola. Si respira un senso di "onesta" di valori che tanti onesti di oggi non sanno neppure dove stanno di casa. Ho trovato pochi narratori capaci nella semplicità di trasmettere tanta verità e Vita. L'autore un uomo da conoscere e far parlare!
Voto: 5 / 5

Alce67 (06-05-2009)
Incredibile; leggo un paio di mesi fa qualcosa sulla Transnistria e rimango incuriosito da questa terra assurda in mano alla criminalità organizzata, che sguazza tra vecchie fabbriche sovietiche di armamenti, il non riconoscimento internazionale, la mancanza di un'autorità governativa. Pochi giorni fa entro in un negozio e mi trovo questo volume Einaudi che tratta le memorie del narratore, ragazzino proprio in Transnistria. Lo compro subito. Lo scrittore non ha ancora 30 anni, è arrivato in Italia 6/7 anni fa e ha scritto il tutto in italiano. Gli si può dunque perdonare uno stile non perfetto. Il libro si dilunga molto e la narrazione si sfrangia nei continui rimandi di memoria. I miei 4/5 di valutazione sono dunque molto più legati ai contenuti che allo stile. Mi chiedo se quanto narrato sia veramente realista, se non autobiografico; l'autore rende però credibili delle storie, un tessuto sociale e dei valori veramente anomali. Domina una fortissima morale "criminale", in qualche modo conservatrice, sebbene sempre in rotta con il potere. L'autore riesce a passare un vero sentimento di nostalgia verso condizioni di vita che appaiono ai nostri occhi inaccettabili, a volte ripugnanti. Devo dire che mi ha colpito. Peccato però che la storia non decolli e si appiattisca in una vagare tra le pieghe della memoria. Penso che i giudizi degli altri lettori siano stati un pò troppo severi; forse contrariati da un certo battàge pubblicitario sull'opera. Per chi però desidera addentrarsi nel mondo ex-sovietico, questo libro può rappresentare una bella sorpresa.
Voto: 4 / 5

francesco (04-05-2009)
Ho letto il libro con molto piacere e interesse. Mi sarebbe piaciuto un po più di criticità da parte dell' autore nei confronti di una società e di una cultura a tratti aberrante. "gli omosessuali non erano degni neanche di essere uccisi, venivano spinti a suicidarsi". Non me ne voglia il bravo Nicolai ma alla fine del libro mi è venuto da pensare che meno male certe culture scompaiano, purtroppo portandosi via anche cose bellissime. Comunque consigliato, se non altro per capire cosa succede non molto lontano da noi, nel nostro continente.
Voto: 4 / 5

sebastiano (18-04-2009)
Ho comprato il libro perchè ho letto la presentazione di saviano su repubblica, quindi come sinonimo di garanzia.Devo dire che non hanno torto coloro che lo reputano noioso perchè in alcuni tratti lo è davvero, si perde in molte cose, però è anche vero che la curiosità ti trascina avanti per vedere come va a finire.Non è un capolavoro ma nemmeneno uno scandalo.
Voto: 4 / 5

Marko (17-04-2009)
Il punto non sono le storie del libro che possono "bruciare gli occhi", ma la scrittura. Che non c'è. Allora mi chiedo qual'è il senso della letteratura. Si parla dell'esistenza del "reality letterario" mi chiedo se questo libro appartiene a questo nuovo genere. Io non sono un occidentale (non sono proprio un occidentale) abituato con "belli e buoni" ma il libro non mi piace lo stesso. E amo i veri scrittori, quelli che sapevano narrare!
Voto: 1 / 5

Adele (17-04-2009)
Anche per me arrivare alla pagina 90 fu un impresa! Il libro non ha una struttura ben precisa, sono ricordi qua e là ma che c'entra? Allora siamo tutti scrittori! Sconsigliato!
Voto: 1 / 5

Libero censore (17-04-2009)
Un schiaffo in piena faccia a tutti noi occidentali assuefatti al buono e al bello... Forse per questo tanti voti bassi. Un capolavoro scomodo, come tanti titoli della migliore letteratura. Ogni pagina brucia negli occhi.
Voto: 5 / 5

Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 24

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