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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Lilin Nicolai - Educazione siberiana

Educazione siberiana TitoloEducazione siberiana
AutoreLilin Nicolai
Prezzo
Sconto -15%
€ 17,00
(Prezzo di copertina € 20,00)
Dati2009, 343 p., rilegato
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)
 
Disponibile anche usato a € 10,00 su Libraccio.it

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Descrizione
Cosa significa nascere, crescere, diventare adulti in una terra di nessuno, in un posto che pare fuori dal mondo? Pochi forse hanno sentito nominare la Transnistria, regione dell'ex Urss autoproclamatasi indipendente nel 1990 ma non riconosciuta da nessuno Stato. In Transnistria, ai tempi di questa storia, la criminalità era talmente diffusa che un anno di servizio in polizia ne valeva cinque, proprio come in guerra. Nel quartiere Fiume Basso si viveva seguendo la tradizione siberiana e i ragazzi si facevano le ossa scontrandosi con gli "sbirri" o i minorenni delle altre bande. Lanciando molotov contro il distretto di polizia, magari: "Quando le vedevo attraversare il muro e sentivo le piccole esplosioni seguite dalle grida degli sbirri e dai primi segni di fumo nero che come fantastici draghi si alzavano in aria, mi veniva da piangere tanto ero felice". La scuola della strada voleva che presto dal coltello si passasse alla pistola. "Eravamo abituati a parlare di galera come altri ragazzini parlano del servizio militare o di cosa faranno da grandi". Ma l'apprendistato del male e del bene, per la comunità siberiana, è complesso, perché si tratta d'imparare a essere un ossimoro, cioè un "criminale onesto". Con uno stile intenso ed espressivo, anche in virtù di una buona ma non perfetta padronanza dell'italiano, a tratti spiazzante, con una sua dimensione etica, oppure decisamente comico, Nicolai Lilin racconta un mondo incredibile, tragico, dove la ferocia e l'altruismo convivono con naturalezza.

La voce della critica


Educazione siberiana è una narrazione di tipo etnico-antropologico in cui, in forma di racconto, si espongono usi, costumi, tradizioni e linguaggio di una comunità. La comunità è quella di ex siberiani criminali, deportati (ai tempi di Stalin) e poi radicati in Transnistria ai confini (o dentro) la Moldavia, una comunità nata appunto da deportazioni sovietiche di fuorilegge e poi cresciuta come un'enclave all'interno di quell'enclave che è, rispetto alla Moldavia, appunto la Transnistria, l'oltre Dnister o Nistro (sulla cui riva orientale sorge questa regione, secessionista dalla Moldavia). Da un racconto all'altro, con il collante di un narratore che ricorda, dal crudele fronte ceceno dove è stato spedito dai russi, un recentissimo passato, si snoda una sequenza di personaggi e di situazioni che illustrano gergo e codice morale di questa singolare comunità. La comunità criminale svolge la sua illegale e spesso violenta attività rispettando la religione, i bambini, i disabili, le donne e gli animali ed escludendo solo poliziotti, banchieri e rivali. Questa comunità ha sviluppato un suo codice d'onore e un suo linguaggio, di cui persino complessi tatuaggi sono manifestazione. Passando da un racconto all'altro, con una tecnica molto antica e popolare di narrazioni a incastro, il libro presenta il complicato rituale con cui le armi condividono la vita e la stessa religione degli umani, i deboli vengono difesi, il cibo e la casa condivisi. Una specie di onesto microcosmo (le storie vanno dai tempi di Stalin agli anni novanta) popolato da criminali all'antica, tanto rispettosi delle loro leggi quanto indifferenti a quelle degli stati e delle società, violenti ma a loro modo giusti e timorosi di Dio e delle (loro) autorità. Una comunità sul punto di estinguersi, minacciata dalla nuova criminalità senza regole e morale, che infatti la spazzerà via prima e meglio di qualsiasi esercito regolare.
Il libro è classificato, con il solito trucchetto editoriale (quando non si sa che etichetta dare a un testo in prosa e si vuol dargli la più commerciabile), "romanzo", ma è un romanzo come lo è il Decameron, cioè non lo è, è una sequenza di racconti, il cui tema a volte è un fatto, una storia tramandata dalla comunità criminale (e in tal senso è legittimo parlare di vera e propria narrazione), a volte semplicemente l'illustrazione di un rituale, di una figura della complessa gerarchia, di linguaggi e tradizioni (e in questo senso si tratta di una saggistica antropologica, alla Levy Strauss, i cui tratti narrativi sono comunque ovviamente piuttosto forti e sempre inevitabili).
Se le narrazioni illustrative di usi e costumi (molta attenzione al linguaggio) sono a volte noiose e lente, quelle di eventi (la caccia e lo spietato castigo dei violentatori di una bambina autistica, la sequenza impressionante di lotte e risse il giorno del compleanno del narratore, episodi della vita nei durissimi carceri russi) sono spesso avvincenti e piene di ritmo. La procedura a incastro è in parte presentata come una tipica deriva popolaresca di un discorso che passa disordinatamente da un tema all'altro e in parte si rivela per quel che soprattutto è, un metodo calcolato per coprire un po' tutto il paesaggio sociale della comunità siberiana di Transnistria. Di grande interesse risulta il quadro della società ex sovietica subito dopo la caduta del comunismo, con l'immediata (ma in realtà radicata) estraneità della gente al marxismo di stato, la rapida proliferazione di una cultura antistatale e amorale sulle ceneri di uno statalismo violento e cieco.
Non meno interessante poteva essere osservare l'italiano di questo libro, scritto da uno che vive in Italia da cinque anni (Nicolai Lilin abita a Cuneo e fa tatuaggi), e quindi lingua a dir poco seconda, se non terza o quarta. Purtroppo il piallamento redazionale ha tolto ogni interesse stilistico al testo, che si legge in un italiano medio, abbastanza preciso nei numerosi passaggi metalinguistici di definizione di parole autoctone della comunità, ma incolore e persino politically correct, come quando si chiamano "disabili" gli handicappati teneramente protetti dai premurosi criminali. Per questo non si capisce perché il risvolto di copertina vanti il tasso espressivo di una lingua che invece ne ha pochissimo (mica si penserà che basti un certo numero di fastidiosi "'sto" per "questo", con tanto di apostrofo aferetico, a dare il sapore dell'informale?) e che, forse, è stata persino troppo riveduta. Resta comunque l'importanza di scrittori non italiani che usano un italiano non materno per scrivere racconti o romanzi, come Amilda Ibraimi in Rosso come una sposa (ancora Einaudi) o Amara Lakahous in Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio (e/o). Un segno dei tempi, che la lingua della letteratura sta registrando da decenni nelle altre nazioni e che ora comincia ad affacciarsi anche nella nostra.
Vittorio Coletti

La recensione di IBS
Fin dai tempi degli Zar, gli Urca, una popolazione di briganti delle foreste siberiane, organizzano la propria società in maniera indipendente ed autonoma. Cristiani ortodossi, profondamente legati alle tradizioni della Chiesa ma contrari a ogni autorità civile e religiosa, i siberiani basano la propria economia sul saccheggio dei convogli imperiali che percorrono la loro vasta regione. Si tratta di una comunità criminale con un codice etico e delle tradizioni profondamente radicate, una società chiusa, in cui il denaro e i mezzi materiali non hanno nessuna importanza per il singolo individuo, ma vengono utilizzati per il sostentamento di tutta la comunità. Un microcosmo in cui gli unici oggetti degni di rispetto sono le armi e le icone dei santi; in cui i disabili, i malati di mente, perfino i miopi, vengono chiamati "Voluti da Dio", e vengono protetti anche a costo della vita.
Con l'avvento del regime comunista gli Urca vengono deportati, insieme agli altri criminali, in una delle regioni più povere del sud della Russia, la Transnistria, un lembo di terra schiacciato tra la Moldavia e l'Ucraina. È così che a Bender si ritrovano a convivere le bande criminali più pericolose della nazione. Armeni, ucraini, georgiani, caucasici, cosacchi, si spartiscono i quartieri della città. I siberiani si stabiliscono ai margini della foresta, a Fiume Basso, e da lì, così come avevano fatto in passato contro gli Zar, proseguono nella loro strenua resistenza al governo centrale di Mosca.
Attraverso lo sguardo del giovane Nicolai "Kolima", figlio e nipote di «criminali onesti», entriamo in contatto con un mondo parallelo e sconosciuto, basato su regole e gerarchie nuove e sovversive rispetto a quelle tipiche della società civile. Una controcultura nettamente separata dalla società che la accoglie e che, esattamente come la mafia italiana, segue delle regole proprie tramandate attraverso le generazioni. Kolima è solo un bambino, che impara le regole della sua comunità osservando i grandi, ascoltando le storie che vengono raccontate dagli adulti di ritorno dal carcere.
Ogni frase pronunciata, ogni gesto, ogni tratto dei disegni che i siberiani portano tatuati sul corpo, ha un significato preciso nella simbologia criminale. Segni che solo chi appartiene alla famiglia sa interpretare, regole sacre che vengono infrante solo a costo della vita. Ed è proprio la vita di una manciata di ragazzini ad essere in gioco ad ogni capoverso di questo appassionante romanzo. Si può perdere per poco: per aver rivolto la parola a un poliziotto, per aver preso i soldi da un membro del governo, per aver impugnato un'arma in casa o per non aver rispettato i Santi. In Transnistria, nelle carceri e negli istituti minorili dove la famiglia siberiana estende la propria autorità, se si sbagliano i modi e i tempi di una risposta, si paga con il sangue e con l'umiliazione. In questi posti la giustizia non è quella applicata nei tribunali, anzi, i criminali onesti temono di venire contaminati dalle istituzioni corrotte e prive di etica; in questi posti la giustizia si formalizza nei riti quotidiani, nei racconti, nei simboli.
Un libro che raccoglie le tradizioni, la cultura, il folklore di un popolo criminale ma dignitoso. Una scrittura semplice, chiara, eppure prorompente, capace di sovvertire le regole elementari del senso comune, capace di far riflettere sulla caducità delle strutture sociali, sulla molteplicità delle gerarchie, sul totale relativismo del concetto di giustizia sociale. Un termine mai pronunciato, ma che percorre ogni pagina di questo romanzo, confondendosi, alternandosi con l'ingiustizia somma, la summa iniuria che spesso si cela dietro ogni forma di estremismo.

Ascolta l'intervista all'autore del libro su RadioAlt.

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Recensioni 1 - 20 di 41 recensioni presenti.  Media Voto: 3.07 / 5 | Invia recensione

And the Oscar goes to .... (18-12-2015)
Uno dei rari casi dove il film supera il libro (un altro è Il Padrino di Mario Puzo) ma comunque un buon libro.
Voto: 3 / 5
IGOR (19-05-2014)
Un libro per italiani, o per chiunque chi crede ancora alle favole del tipo "i comunisti mangano i bambini". Io, che ho la stessa eta di Lilin e sono cresciuto da quelle parti, l'ho comprato su consiglio di un amico italiano.... ed è stato il mio peggior acquisto letterario. Se il libro non è stato tradotto in russo un motivo ci sarà. Comunque complimenti a Lilin che ha trovato un ottimo modo per fare soldi. Non dico che sconsiglio il libro, basta tener presente che state leggendo una raccolta di barzellette...
Voto: 3 / 5
Borgo.Damiano (14-02-2014)
Il libro di per se non è nemmeno male, ovvio dipende da come si affronta la lettura. Io lo affrontato con la consapevolezza di leggere un romanzo inventato, perché se lo avessi letto credendo a tutte le baggianate scritte lo avrei chiuso alla decima pagina. Ormai Lilin e' stato smascherato, i fatti narrati non sono reali, perché un lettore attento non si lascia sfuggire le contraddizioni, e poi se fossero vere le vicende come minimo Lilin non sarebbe a Cuneo ma in una prigione di max sicurezza di Putin. Comunque si può leggere, senza aspettarsi chissà che, e sopratutto se siete amanti della fantascienza.
Voto: 3 / 5
Ivan Druido (22-11-2013)
Situazioni irreali, fondamenti storici alquanto dubbi, sintassi risibile. In due parole: pessima letteratura. Anzi, nemmeno di letteratura si tratta.
Voto: 1 / 5
Maria Luisa Valeri valeriruffino@tin.it (08-08-2013)
Romanzo autobiografico intenso ed originale, che sicuramente turberà e scuoterà il cuore di ogni Lettore sensibile ed attento. Grazie "Piede scalzo" di questo regalo, che ci hai fatto!!!
Voto: 5 / 5
Leonardo Banfi (08-07-2013)
Un libro di vita, piuttosto che un romanzo. Una trama inesistente, costituito principalmente da aneddoti raccontati in prima persona e vissuti da Nicolai Lilin. Non faccio fatica a credere che siano fatti veri la cosa sconcertante e' che appartengono ad un passato ancora molto vicino a noi, gli anni novanta, un passato carico di violenza e a tratti anche di ironia. La scrittura e' elementare, scorrevole, anche se in alcuni tratti noioso. Valutando solo il contenuto darei un 5/5 ma complessivamente non vale piu' di 3/5. Comunque da leggere, lo scrittore ci porta in una realta' e cultura differente dalla nostra.
Voto: 3 / 5
davide (24-06-2013)
Ho trovato questo libro interessante,forse non impeccabile nella scrittura,ma comunque coinvolgente.Non so dove finisca la verità ed inizi la fantasia,a volte spirtoso ma nache drammatico.Io do un voto positivo
Voto: 4 / 5
Eli (29-05-2013)
Sinceramente non capisco i commenti negativi.. è un libro che ci offre la possibilità di conoscere un mondo completamente diverso dal nostro.. che ci mostra la vita e le regole di un popolo opposto a noi.. in cui valori come il rispetto degli anziani e delle donne sono alla base della società.. in cui la forza viene ricercata nelle proprie origini e nel senso di appartenenza al proprio popolo.. se poi i fatti non sono esattamente reali ma un po romanzati qual'è il problema? E' un libro molto piacevole che consiglio..
Voto: 4 / 5
Matteo (13-04-2013)
Mi risulta impossibile credere a metà delle cose raccontate, nella migliore delle ipotesi sono storielle sentite al bar! Pessimo!
Voto: 1 / 5
Giordano (03-04-2013)
Libro a mio avviso abbastanza mediocre, poteva essere interessante il fatto che fossero racconti verosimili, uno spaccato della realtà siberiana, ma a quanto pare c'è molta fantasia in mezzo...come fiction non è un granchè.
Voto: 2 / 5
Anna (19-03-2013)
Libro secondo me da leggere e avere in libreria poichè offre un interessante spaccato della vita e delle usanze dei criminali siberiani, di cui si sa davvero poco o nulla anche a causa della chiusura all'occidente tipica dell'URSS in atto fino a poche decine di anni fa. La scrittura di Lilin, che ha il merito di aver scritto il libro in Italiano, è asciutta e senza moti di simpatia o indulgenza verso il mondo da cui proviene, semplicemente lo presenta per quello che è. In quanto alle ripetizioni lamentate da alcuni lettori qui sotto, l'editore avrebbe dovuto toglierle sapendo che l'autore stava usando una lingua non sua, ma forse le ha lasciate apposta per non togliere autenticità e spontaneità al testo. Non sarà alta letteratura, ma è di sicuro letteratura moderna, e per l'argomento trattato merita sicuramente attenzione e considerazione. Altri sono i libri da scartare nel panorama letterario, decisamente.
Voto: 4 / 5
Travax (05-03-2013)
Scrittura semplice, lineare, scorre bene. Interessantissimo il capitolo riguardante l'arte dei tatuaggi e la loro "storia", più che un capitolo un saggio che vale l'intero libro. Per il resto: qualche scazzottata quà e là, racconti sul carcere minorile e sulla vita criminale (non sua ma dei suoi parenti, racconti dell'ambiente in cui è cresciuto). sono certo che molti di noi potrebbero fare altrettanto/ molti di noi hanno vissuto in prima persona esperienze simili (se non superiori a quelle vissute da Lilin). A sto punto, tanto vale leggere il buon vecchio Eddy Bunker (che siberiano non sarà, ma di certo scrive ciò che ha vissuto in prima persona). Comunque lo stesso Lilin ammette che è il suo è un romanzo (e come in ogni romanzo, c'è molta fantasia...). Comunque è uno che ci ha provato, ci ha creduto e... ci è riuscito! Quindi secondo me tre stelle se le merita! Il romanzo in se e per se ne varrebbe due, ma il saggio sui tatuaggi è da cinque (innovativo!). Quindi propendo per le tre stelle.
Voto: 3 / 5
Gianmarco istruzione2000@yahoo.it (22-02-2013)
Se volete conoscere la vita e le tradizioni dei criminali siberiani della Transnistria questo libro fa per voi. Capisco che possa non interessare a tutti, ma personalmente l'ho apprezzato, in particolare per la crudezza con cui vengono descritti certi episodi della spietata realtà di Fiume Basso. Mi sento di sottolineare che il libro alterna capitoli con prolisse (a tratti quasi annoianti) descrizioni di personaggi locali, a capitoli adrenalinici come il racconto dell'esperienza carceraria dell'autore. Un testo probabilmente non immediato ma che, una volta finito di leggere, si fa apprezzare e ti spinge all'acquisto di "Caduta libera", ovvero il seguito.
Voto: 4 / 5
Oblomov71 (16-11-2012)
Non comprendo i numerosi giudizi severi. E' vero, il libro alterna momenti efficaci ad altre parti meno riuscite e lo stile è evidentemente acerbo, per non dire rozzo, ma fotografa con innegabile forza la realtà, il funzionamento, perfino la filosofia delle criminialità organizzate russe, così lontane dalle nostre mafie di oggi, eppure così antropologicamente vicine al modello originario e virtuoso di "andragathìa". Forse un libro mediocre, ma un'ottima lettura, se si comprende la differenza.
Voto: 4 / 5
elena (05-11-2012)
Nel romanzo ci sono tante favole riguardanti i criminali che sono diverse dalla realtà cominciando dall'inizio. Ai criminali non è mai stato permesso di tenere i fucili da caccia in casa e le pistole non sono mai state messe in un posto visivo, erano nascoste, poiché neanche un ex criminale avrebbe mai potuto possedere il porto d'armi. La cosiddetta "picca" era considerata come arma bianca e chi la possedeva rischiava il carcere.La polizia non faceva le cerimonie per controllare la casa di un ladro,ordinava di sdraiarsi per terra,poi si mostrava il mandato al padrone di casa e nessun criminale alzava la testa,altrimenti i poliziotti avevano il diritto di sparare.Il capo dei banditi poteva parlare con il capo della polizia.Un criminale doveva essere un pezzo grosso per essere mandato in Siberia ed era sorvegliato severamente,di certo non poteva andare a svuotare una banca e tornare.Tanti di loro non avevano nemmeno i documenti e non potevano lasciare la zona della propria residenza senza il permesso della polizia locale. I criminali avevano le "caste" (nome con cui volevano che queste fossero chiamate) di ladri,assassini ecc.I tatuaggi di un ladro erano diversi da quelli di un assassino.I loro gradi di autorità non dipendevano dalla banda alla quale appartenevano, ma dalle usanze di casta.Per esempio un ladro "onesto" sulla schiena aveva la chiesa ortodossa con le cupole, contando le quali si poteva sapere quante volte è stato in prigione (per esempio 6 cupole-6 volte).La riunione di casta dava i gradi e sceglieva il tatuaggio adatto.Così lo aveva un siberiano e un moscovita ugualmente. Il vocabolario è molto scarso. Il cappello con 8 triangoli è una semplice coppola siciliana.I pirozki non sono i biscotti farciti ma una specie di calzoni ripieni. Insomma,e'un fantasy.
Voto: 1 / 5
Moreno (07-02-2012)
insomma. a volte crudo ma mai abbastanza. A volte tenta di far riflettere ma mai abbastanza. di certo non il mio libro preferito o che regalerei. Sono curioso di vedere come è stato concepito il film, visto che il libro una trama vera non ce l'ha e non ha nemmeno uno messaggio a mio avviso.
Voto: 2 / 5
Rain (23-09-2011)
Libro noioso, scritto veramente in maniera mediocre da una persona che avrebbe da raccontare ma non è uno scrittore; si tratta solo di un resoconto di vita in un territorio particolare,con tradizioni e usi sicuramente interessanti, ma che purtroppo risultano piatti e sempre uguali a se stessi. Assolutamente non il capolavoro che veniva pubblicizzato. Rain
Voto: 2 / 5
Estelgard (06-12-2009)
Effettivamente il libro mi ha conquistato per i suoi contenuti, poichè non sapevo nulla della Transnistria e imparare qualcosa di nuovo su diverse culture mi è sempre piaciuto. Lo stile è in parte ricercato e in parte grezzo, cosa che mi pensare, come ha scritto qualcuno, che ci sia lo zampino di qualche furbo editore che ha "guidato" l'autore del libro. Le storie sono di certo in parte romanzate e in parte vere, per cui fanno riflettere ancora di più. Comunque consiglio di leggere questo testo come un saggio, nonostante sia autobiografia illumina sul modo di vivere di questi "criminali onesti" siberiani e sulla loro filosofia. La violenza e gli usi arcaici di questa gente sono molte volte spiazzanti e la crudezza del racconto caratterizza sempre gli avvenimenti, per cui si astenga chi non ama le "tinte forti". Detto questo però il libro non mi ha appassionato fino in fondo, forse perchè scritto in maniera troppo regolare, quasi da sceneggiatura di film (pare che si farà infatti), senza veri momenti che mi hanno fatto sussultare. Ripeto che più che l'autobiografia mi hanno interessato i vari aspetti della cultura degli Urca, ma alla fine la lettura non mi è dispiaciuta.
Voto: 3 / 5
Andrea (16-10-2009)
Bruto, brutale e arcaicamente affascinante. Questo è il mondo fino ad oggi sconosciuto raccontato da Lilin. Escendo dallo stretto ambito narrativo e artistico, se il racconto fosse tutto vero sarebbe "bello" (faccio un paradosso) avere una mafia del genere in Italia. Una mafia che rispetta i bambini e le donne e che non uccide senza ragione gli innocenti.
Voto: 4 / 5
henry (19-09-2009)
Per me, qualsiasi libro che rappresenta un viaggio in un "altro mondo" è affascinante: scritto poveramente e spigoloso, come il mondo di cui racconta,ci porta fisicamente ove, forse, fisicamente non andremo mai: le logiche e le regole di quest'altro mondo sono la base di un altra vita, che forse a noi sarebbe capitata, se fossimo nati là e non qui...ricordiamoci sempre questo, quando leggiamo di altri luoghi! Il libro regala un bell'occhio, per guardare e zoomare in un paese che non esiste (la Transnistria non è riconosciuta!)
Voto: 5 / 5
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