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Roth Philip - Indignazione |
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Titolo | Indignazione |
| Autore | Roth Philip | Prezzo Sconto 15%
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€ 14,88
(Prezzo di copertina € 17,50 Risparmio € 2,62)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2009, 136 p., rilegato | | Traduttore | Gobetti N. |
| Editore | Einaudi
(collana Supercoralli) |
| | Disponibile anche in ebook a € 6,99 | Nella promozione Einaudi fino al 11 marzo |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| È il 1951 in America, il secondo anno della guerra di Corea. Marcus Messner, un giovane serio, studioso e ligio alle leggi, di Newark, New Jersey, sta cominciando il secondo anno di università in un campus rurale e conservatore dell'Ohio: il Winesburg College. Perché ha deciso di frequentare il Winesburg invece del college della sua città, a cui si era inizialmente iscritto? Perché il padre, il risoluto e laborioso macellaio del quartiere, pare impazzito: impazzito per la paura e l'apprensione di fronte ai pericoli della vita adulta, ai pericoli del mondo, ai pericoli che vede incombere a ogni angolo sul suo amato figliolo. Come spiega al figlio la longanime madre messa a dura prova dal marito, è una paura che nasce dall'amore e dall'orgoglio che il padre prova per lui. Ciò non toglie che Marcus covi una rabbia troppo grande per poter ancora sopportare di vivere con i genitori. Li abbandona e, lontano da Newark, nel college del Midwest, si deve districare fra le consuetudini e le repressioni di un altro mondo americano. "Arise, ye refuse to be bondslaves! Indignation fills the hearts of our countrymen, /Arise/Arise/Arise In piedi, voi che rifiutate di essere schiavi! L'indignazione riempie i cuori di tutti i nostri compatrioti." Le parole dell'inno nazionale cinese continuano a girare nella testa del giovane Marcus Messner, mentre il decano Caudwell dell'università di Winesburg lo interroga nel proprio ufficio. Nella sua testa solo il vuoto e l'eco convulsa che le sillabe della parola IN-DI-GNA-ZIO-NE, quella che lui considera la più bella del vocabolario americano. è il 1951, e mentre la futura classe dirigente studia la storia nazionale e gioca a baseball, una massa di giovani senza futuro e senza speranza muoiono sul fronte coreano, in una guerra misconosciuta e inutile. Ma a Marcus non toccherà la stessa sorte tragica dei sui cugini maggiori e di tanti compatrioti, perché lui continuerà a studiare e a mantenere la media dei voti più alta del suo corso. Se guerra dovrà essere, sarà combattuta dalle retrovie e con un bel diploma in tasca. Sarà combattuta da ufficiale. I Messner, macellai kasher di Newark, sono orgogliosi del loro unico figlio: intelligente e affidabile Marcus dà una mano ai sui genitori in macelleria, fa "quello che va fatto", compreso sviscerare i polli e comprare la carne al macello. L'estate prima di partire per il college, si sporca le mani di sangue e scopre che quel tanfo insopportabile di morte è entrato per sempre nella testa di suo padre, portandolo alla disperazione. Un uomo normale, il macellaio Messner, che all'improvviso e senza nessuna ragione apparente, viene sopraffatto dalla paura che possa capitare qualcosa di terribile a Marcus. Lo incalza, lo segue, non vive più. è per questo che il ragazzo decide di lasciare il Robert Treat di New York per trasferirsi nel piccolo College di Winesburg in Ohio, lasciando dietro di sé l'apprensione di suo padre, la sua indignazione, la sua macelleria e le sue origini ebraiche. Ma, giunto nel Midwest, Marcus scoprirà un'altra faccia dell'America e una paura ancora più forte e rabbiosa: l'abisso che a volte si può incontrare riflesso negli occhi di una donna. Olivia, con i suoi tagli sui polsi, la sua vita spezzata in due dalla permanenza in un ospedale psichiatrico e la sua disinvoltura sessuale, lo spaventa come un tragico morbo. Anche lei, reduce da un conflitto, urla la sua indignazione, così come suo padre e come lo stesso Marcus, che nel conflitto si ritrova tramortito e narcotizzato, con in testa sempre lo stesso ritornello Arise/Arise/Arise
Un disprezzo che monta fino a traboccare fuori di sé e sulle foto esposte nell'ufficio del decano Caudwell. Magistrale, come sempre, la scrittura di colui che viene considerato da molti il più importante scrittore americano vivente. Philiph Roth stavolta abbandona i personaggi attempati che avevano popolato i suoi ultimi romanzi per ritornare al mondo giovanile e all'ambiente accademico. Lo fa con il furore e l'impeto di una scrittura rabbiosa, che contiene l'amarezza di chi conosce già la fine, di chi guarda con occhio indignato la storia di un'intera generazione tragicamente in lotta con il mondo.
Recensioni 1 - 20 di 43 recensioni presenti. Media Voto: 4.46 / 5Carmine_76 (02-01-2012) Primo libro di Roth letto, mi è piaciuto e lo consiglio sicuramente.... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Paola (26-08-2011) E' il primo libro che leggo di quest'autore e mi e' davvero piaciuto molto.intenso,dinamico,profondo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Guia (31-07-2011) Intenso, tumultuoso come i sentimenti di giovane adulto di Marcus e un po' amaro, come la vita. Bello. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
robi (31-07-2011) Ennesimo capolavoro di uno dei migliori scrittori contemporanei. Una scrittura potente, un racconto cinico, struggente, dannatamente amaro. un finale memorabile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
EB (22-04-2011) Efficace e intenso. Lo stesso potenziale di 'Pastorale americana', benché concentrato entro i limiti di un racconto lungo. Peccato che questo potenziale non si sviluppi nelle dimensioni di quel gran romanzo che si limita solo a promettere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
elda (21-04-2011) Molto ben scritto, è un romanzo breve ed intenso che induce alla riflessione.
Un libro tremendamente amaro che mi ha pervaso il cuore di una tristezza infinita. L'ho apprezzato ma non posso affermare di averlo amato. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Luca (19-11-2010) Roth è, semplicemente, Roth: capolavoro! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nat (18-07-2010) Il primo (e non sarà l'ultimo) libro di roth che leggo. Per puro caso ascoltai un'intervista al direttore del corriere della sera che lo consigliò alla radio.
Sono rimasto letteralmente estasiato da questo libro tanto da considerarlo il migliore che io abbia mai letto. E alla fine ammetto che mi sono anche emozionato. Lo consiglio davvero a chiunque e non vedo già l'ora di comprare un altro suo libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
thereader (02-06-2010) Bellissimo. Da leggere con qualsiasi chiave di lettura si desideri (ovvero dal semplice gusto di leggere un romanzo all'andare ricercare significati secondari...) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Standbyme Standbyme@ticino.com (02-05-2010) Quando si crede fermamente in un principio ci si spezza ma non ci si piega. Quanti avrebbero ceduto alle richieste del decano? Un piccolo sacrificio e le colpe sarebbero state mondate, il fronte non avrebbe avuto la sua vittima sacrificale. Marcus, dopo un epico scontro verbale con il decano -poche pagine che possono già essere considerate un classico della letteratura-, non accetta, caparbiamente, la conciliante proposta che gli viene rivolta e ribatte, parola su parola, le accuse che gli vengono rivolte con una ferrea logica. Che dire ancora; è già stato scritto tutto e di più dai tanti lettori, con capacità analitiche maggiori delle mie. Non riesco ad aggiungere altro, banale e scontato sarebbe utilizzare frasi fatte come: “un piccolo capolavoro”. “indimenticabile”, “un genio della moderna letteratura”, “il più grande scrittore vivente”. Mi limito ad assegnare il massimo dei voti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
carlo72 (24-04-2010) Scrittura accattivante, struttura teatrale con qualche incursione nel territorio della tragedia greca, le riflessioni sulle nostre scelte di vita, di credo religioso o politico sempre al centro del racconto. Il diciannovenne inesperto anche se volonteroso si confronta con l'adulto: il decano e il presidente del college, la madre, il padre, tutti a loro modo coerenti con i rispettivi ruoli, tutti corretti nel presentare la realtà della vita adulta. Sta al giovane protagonista fare il salto..... capire che scendere a compromessi nella vita è, purtroppo, obbligatorio, su questioni marginali, come sui principi fondamentali e controllare la propria emotività, e scavare nelle motivazioni delle scelte .... proprio per non ritrovarsi per caso in un college conservatore di provincia per essere stati catturati dalla foto di un depliant... Sì, capolavoro! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giovanni (03-04-2010) Ottima come sempre la scrittura, ma non si tratta certamente di un capolavoro, nè di un libro che lascia il segno. La storia è essenziale e breve, non particolarmente approfondita, lontana dai livelli del miglior Roth. Una lettura non inutile, ma certo non rientra tra le letture indispensabili. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Aléxandros (05-03-2010) Un libro veramente ben scritto, che prende dalla prima alla (quasi) ultima pagina. Il "quasi" è dovuto ai suoi difetti che non lo rendono certamente all'altezza di altre opere di Roth.
In alcuni punti la trama (e con essa l'autore) sembra perdersi e alcune volte le vicende narrate sono di una prevedibilità imbarazzante. E non è solo il problema di sapere come va a finire (che ad occhio attento si intuisce nel primo quarto del libro), ma proprio la prevedibilità degli eventi che si sussegguono. Come se in certi punti l'autore avesse inserito lo "scrittore automatico" mentre sappiamo che Roth può fare e dare molto di più.
rispetto ad altre opere, ho trovato carente la descrizione della società del tempo. C'è un tentativo al'inizio, ma poi viene assolutamente abbandonato. Aspetto Roth al varco con "L'umiliazione". Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Gilberto (03-03-2010) Un libro straordinario, una lucidissima analisi di un sistema bigotto e meschino, un personaggio vivissimo nonostante racconti...da morto.
Non conoscevo Roth ma mi ha subito conquistato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mariella agresti agrestim@tiscali.it (12-02-2010) Come se bastasse astenersi dall'uccidere per diventare innocenti.
Il presagio e' compiuto.
Bisogna siglarlo?
Sconsigliato.Non rispetta l'essere umano. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
silvia (23-01-2010) ben scritto, avvincente, scorrevole, ricco, un libro di denuncia del perbenismo bigotto imperante 60 anni fa, ma tutt'ora duro a morire e pronto a risorgere in ogni epoca. Un libro tremendamente amaro ma lieve e ironico, se si considera l'argomento trattato, un tema sul quale non si possono chiudere gli occhi Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sarah saraconlh@libero.it (12-01-2010) A parte la scrittura che è a dir poco sorprendente, scorrevole, pulita, lucida, i personaggi così definiti, magari la storia non è accattivante all'ennesima potenza, ma che mporta, è sempre un piacere imbattersi in roth, si legge di un fiato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
luisa Finotti (10-01-2010) Grandissima prova di un grandissimo scrittore Voto: 5 / 5 |  |  |  |
michele (09-01-2010) Premetto che è il primo libro di Roth che leggo e mi riservo di leggerne altri per poter dare un giudizio più articolato. Prendendo però in esame l' opera in questione sono alquanto restio ad unirmi al coro di elogi verso lo scrittore americano, lo trovo un buon libro, ma nulla di più, le tematiche sono molteplici, ma non tutte sviluppate, fili pendenti ed irrisolti ne restano molti e il merito più grande dell' autore è rappresentato dall' aver scelto un argomento di sfondo, il conflitto coreano come lo qualificarono gli americani per non chiamare ipocritamente guerra una vicenda che contò alla fine 4 milioni di morti, di cui non si è mai parlato volentieri nè in letteratura nè in cinematografia. Sia i personaggi che la vicenda esigevano uno sviluppo più completo e la sensazione generale è quella quasi di una certa fretta di finire e di cercare l' effetto più facile e immediato. Un grande scrittore, e Roth così viene definito nel panorama attuale invero un po' asfittico, non deve aver paura di approfondire e di cimentarsi con le difficoltà che sarebbero derivate da un ulteriore analisi di caratteri, vicende e situazioni. In fondo se vogliamo la tematica delle fatalità e degli accidenti che determinano il corso della vita è abbastanza sfruttata (Manzoni docet e Sliding Doors anticipa) e non mi sembra una gran trovata, mentre ho trovato geniale l' uso simbolico e materiale dell' inno cinese, antidoto all' insopportabile sermone, arma di reazione nel feroce duello con il decano (la parte migliore secondo me), e tragico epilogo della vita del protagonista in quanto colonna sonora del fatale assalto nemico alla sua postazione. Voto: 3 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 43
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